LA SAGA DEGLI ELETTI

Dove eravamo rimasti?

La storia comincia con Federico, perciò ditemi: chi sarà Federico in questa saga? Il villain ( il cattivo, il nemico ) (50%)

ALLIGATORI NELLE FOGNE

Federico Giacomini si alzò in piedi, tenendo il medico per il collo, sollevato da terra per più di mezzo metro.
La sua mano nera era enorme, un’autostrada di durissimi fasci muscolari, sormontati ed attraversati da vene gonfie e guizzanti. Il collo del medico vi entrava per intero. Stringendo, Federico avrebbe ricongiunto il pollice con le altre dita.
Federico, inoltre, era diventato più alto…
L’anziano rantolava, e continuava a fissare Federico con un’espressione incredula, il volto livido e paonazzo.
L’altro urlò, o quantomeno, provò ad urlare: « Sicurezz…».
Federico, con un braccio scagliò il dottore addosso a l’altro che aveva provato a chiamare la sicurezza.
Ci fu un tonfo, entrambi i vecchi vennero sbattuti contro la parete di vetro. Quello che aveva provato ad urlare picchiò violentemente la testa contro il vetro rinforzato, accasciandosi poi a terra lentamente, lasciando una scia di sangue lungo la parete. L’altro rimase a terra, boccheggiando come un pesce fuor d’acqua. Federico gli si avvicinò.

« Che cosa mi avete fatto?» Si guardò i palmi delle mani, estasiato, visibilmente contento, più che sorpreso o spaventato. Il medico emetteva rochi rantoli, gli occhi terrorizzati che fissavano Federico.
Quella strana nube nella stanza andava piano piano dissolvendosi, mentre Federico continuava ad esaminarsi mani e braccia, un sorrisetto maligno impresso sul volto.
« Ar…ar…ar…» Quei suoni strozzati erano il segno evidente che qualche costola aveva perforato i polmoni del vecchio.
« Non vuoi dirmelo? Vecchio?» Con una violenza inaudita, afferrò con una mano il cranio del medico, e lo sollevò da terra con la facilità con cui avrebbe potuto sollevare un gattino.
« Non essere timido, dai, spiega!» Federico cominciò a stringere.
« Ar…ar….» gli occhi del medico si riempirono di sangue, i bulbi oculari si gonfiarono, dando l’impressione di stare per schizzare fuori dalle orbite da un momento all’altro.
« Spiega, spiega, spiega» continuò Federico. Il suo volto – quello che una volta era stato il suo volto – era animato da un sorrisetto sadico, illuminato da pupille dilatate e completamente nere.

Arrivarono degli spari a raffica, che riempirono la stanza degli esperimenti di una miriade di tintinnii metallici.
Federico diede un’ultima occhiata al medico, gli sorrise. Il volto dell’uomo era una maschera orripilante, le dita mostruose di Federico erano affondate nelle sue tempie, affossandole come plastilina; capillari e vene esplose avevano creato ematomi estesi su tutto il volto.
«Mani in alto!» ordinò una voce alle sue spalle.
«Oh, mio Dio….» esclamò un’altra.
Federico mollò la presa. La schiena gli prudeva.
« Ho detto, mani in alto!»
Si voltò, cinque guardie armate tenevano i mitra puntati contro di lui. Federico Giacomini si sentiva terribilmente incazzato, poiché quella scarica di proiettili gli aveva procurato un grosso e fastidioso prurito dietro la schiena.
Sorridendo, andò verso i soldati.
« Rimani dove sei!» urlò uno di loro ma, completamente terrorizzati, scaricarono i loro mitra addosso a Federico, che si fermò.
Ci fu un instante di assoluto silenzio, rotto dai lievi rumori delle carni di Federico che si rimarginavano immediatamente.
« Ora tocca a me », disse lui. 
Dal suo corpo schizzarono fuori una miriade di pallottole, come spari. Fu un attimo. Passato quell’attimo, i cinque soldati erano a terra in una pozza di sangue denso; i corpi, i crani, crivellati di colpi.
« Teste di cazzo, dannate teste di cazzo…»
Federico si avviò verso l’uscita. Attraversò lunghi corridoi sterili, spogli, e bianchi, non trovando l’uscita principale. 
Imprecando tornò indietro. Un’altra dozzina di guardie lo attaccò, lui spezzò l’osso del collo a tutti loro, senza particolare impegno o interesse.
Passando davanti a un’altra enorme stanza con la parete a vetro, si soffermò per qualche istante ad osservare la sua immagine riflessa.
Ne fu meravigliato, estasiato. Il suo corpo, una volta flaccido e trascurato, ora era una colonna di muscoli. Era cresciuto di altezza di almeno venti centimetri, si era allargato di spalle, di petto, la sua cassa toracica si era estesa e rafforzata, avvolta e inguainata in duri fasci muscolari. Non aveva più capelli in testa, la sua pelle era diventata grigio scuro, le vene sottostanti nere come il carbone. 
Le pupille erano nere e dilatate.
Federico sorrise soddisfatto alla sua immagine riflessa, poi disse:« Andiamo a trovare Fabio».
Scese quattro rampe di scale, fino ad arrivare al sottosuolo, dove c’erano delle stanze sbarrate da portoni blindati.

Con un pugno fece schizzare all’interno uno dei portoni. 
Dentro, il puzzo fu tremendo perfino per lui.
Dentro a quella stanza vi erano accatastate pile di cadaveri, la maggior parte in avanzato stato di decomposizione.
Federico Giacomini fece una smorfia di disgusto, ma non si scompose, e si avviò verso una grata in fondo alla stanza pendente, nella quale liquami vari vi scorrevano lentamente.
« Le fogne…oggi qualcuno avvisterà un alligatore nelle fogne…»
disse…

Prossimo capitolo, cosa racconto?

  • Altri mutanti, dove sono, e come vivono (33%)
    33
  • L'avvento di un altro mutante, proprio dentro a quella stanza, sulla cui parete a vetro Federico si è specchiato (33%)
    33
  • Il panico che Federico diffonderà nella periferia Romana (33%)
    33
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15 Commenti

  1. Ehi Lu_ca 🙂 bello questo secondo capitolo. Descrizioni molto vivide e precise. Avrei voluto un ritmo diverso, con scene meno venomiane (avrei voluto sapere più su: cosa vuole il personaggio? Cosa gli manca? Come si comporta? Chi è il protagonista? ), ma sono sicuro che mi farai ricredere nei capitoli successivi. Continuo a seguirti e a presto 🙂

  2. Anche se avrei votato anch’io per far diventare Federico il villain della storia -che, visto e considerato il quartiere di provenienza, mi sembrava d’obbligo- non credevo che questo fantasy avrebbe preso una piega così sanguinosa ma immagino sia stato un modo per permettere a Federico di scappare. Attendo il prossimo capitolo, nel quale mi piacerebbe seguire ancora Federico nella periferia romana.

    • Effettivamente, l’idea di Federico che arreca danni a persone e cose in giro per Tor Bella Monaca, non mi ha più abbandonato da quando ho scritto questo secondo capitolo. Perciò, sì, al prossimo vedremo proprio queste scene. Mi alletta troppo. Ti dirò, avrei messo questa scena anche se tutti avessero votato qualcos’altro, magari l’avrei messa in un altro capitolo.

        • Sì sì, assolutamente. Federico: il tipico squallido mezzo tossico de borgata, che vive in un monolocale nelle case popolari, con una compagna infedele, tanti debiti e problemi economici.
          Mettici che adesso è diventato un mostro potentissimo, e la prima cosa che fa è tornare nel quartiere e fare danni su danni. Accoppare creditori e strozzini, prendersi con la forza tutto ciò che vuole: soldi, gioielli, macchine, cose che ha sempre sognato ma che non ha mai avuto.
          Non vedo l’ora di scrivere quel capitolo, e vedere un po’ che ci esce fuori!

    • Sì, però essendo ambientato comunque in un’epoca ” Presente” , “attuale ” E non futuristica, ho deciso di mettere fantasy, anche perché avevo in mente appunto una saga di supereroi, a mo di fumetto, e perciò mi è sembrato più consono fantasy. Comunque vabbè, vedemo npo come si evolve 🙂 ciao al prossimo 😃

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