LA SAGA DEGLI ELETTI

Dove eravamo rimasti?

Prossimo capitolo, cosa racconto? Il panico che Federico diffonderà nella periferia Romana (60%)

UN MOSTRO CON IL CAMICE

Un avambraccio avvolto da fasci muscolari tesi come funi di un ascensore spuntava dalla montagna di cadaveri come una macabra torre. Alcuni cadaveri franarono dalla piccola montagna, per poi accasciarsi al suolo e tornare nella loro immobilità eterna. La mano cercò un punto di appoggio e lo trovò. Poi spuntò un altro braccio, poi una testa, poi un corpo enorme. Questo, a differenza degli altri non indossava stracci lerci, ma un camice bianco. Era un uomo enorme. Aveva i capelli biondi arruffati; il suo volto, forse un tempo piacevole, ora era una deformità grottesca con zigomi sporgenti e spigolosi, vene nere e gonfie che attraversavano tempie e fronte. Ma la cosa peggiore, la cosa più tremendamente agghiacciante, erano i suoi occhi. Pupille nere dilatate fino al parossismo. L’uomo enorme scese dalla montagna di cadaveri a piccoli passi, poi si diresse all’uscita. 

Sul camice bianco v’era ancora attaccato il cartellino: ” Dott. Emanuele Felli “.

Il sole picchiava impietoso sull’asfalto della strada e sul cemento dei palazzi. Federico camminava lentamente in mezzo alla strada. Un sorriso sadico stampato sul volto. Una Clio nera gli passò vicino. Il guidatore: una donna graziosa e tonica che indossava una tuta da trekking, rallentò per un istante, guardò Federico, e ripartì di corsa, sgommando.

« Ma chi è? Regà guardate npo’ lì? » urlò qualcuno.

Federico si fermò sotto a un palazzo e alzò la testa. La finestra al suo appartamento era aperta. Sua moglie era in casa, e sotto casa era parcheggiata la macchina del suo spacciatore.

« Fottuta troia. »

Il portone del condominio era aperto. Il suo appartamento era al terzo piano. Federico entrò. 

Ogni passo sulle scale produceva un tonfo inquietante che riecheggiava nel condominio. Palazzina due, terzo piano, Federico voleva divertirsi un po’. Arrivato al suo appartamento, con un pugno sfondò da parte a parte il portone. Da una delle stanze arrivò un urlo. Era la stanza da letto, e l’urlo era di Laura, sua moglie. Federico cercò a tastoni la maniglia interna; quando la trovò, aprì il portone ed entrò.

« Tesoro, sono a casa! »

Un uomo quasi calvo, in canottiera e mutande, uscì dalla stanza da letto. In mano aveva una pistola.                                   

« F… Federico? » sbiascicò.                                                                   

« Donato, caro Donato, come te la passi? » disse Federico. Sua moglie Laura, tremante, restò dietro il suo amante.                     

« Che cosa ti è successo? » chiese la donna. Era palesemente sotto effetto di cocaina, come lo era anche Donato. Si intravedevano due piccole protuberanze sotto l’elastico laterale delle mutande di Donato. 

Federico si avvicinò a loro di due passi. Continuava a sorridere. 

« Non avvicinarti! » gli intimò lo spacciatore, puntandogli la pistola. 

« Laura, mia cara Laura, non è molto carino scoparsi Donato nel nostro letto, non credi? » La voce di Federico era divertita. Laura scoppiò a piangere. Federico si avvicinò ancora.

« Ora ti sparo! » urlò Donato, terrorizzato.

« Che ne dici, Donà, saldiamo er debito? »

Donato sparò. Il proiettile entrò nel petto di Federico e gli uscì dalla schiena, andandosi a conficcare nel muro alle sue spalle.

« Ora tocca a me. »

Donato rimase a bocca aperta, mentre Federico gli si avvicinava. Laura urlava e piangeva.                                   

Federico, con la sua mano enorme prese la testa di Donato e gliela fracassò contro il muro. Laura indietreggiò. Ansimava, tremava, sembrava aver perso la ragione, tanto era il suo terrore. 

« Bene, veniamo a te, amore mio », disse Federico.

Avanzò verso di lei, schiacciando con le suole delle scarpe i pezzi di cranio e di materia grigia sparsi un po’ ovunque. Sul comodino di fianco al letto c’era un piatto con sopra delle strisce di polvere bianca. 

« Per così poco ti vendi, amore mio? »

Federico scoppiò in una fragorosa risata. 

Nel frattempo molte persone si erano affacciate alle loro finestre o erano scese in strada a guardarsi intorno, allertate da uno sparo che non capivano da dove provenisse. In lontananza riecheggiava il suono delle sirene della polizia. 

« Vieni qui, puttana, ora ci divertiamo un po’! »

Le si avvicinò ancora. 

A quel punto, Laura si buttò dalla finestra. 

Federico scoppiò di nuovo a ridere. Si affacciò alla finestra. Laura era stesa sull’asfalto, una grossa macchia di sangue andava espandendosi sotto la sua testa. 

« Che bel tonfo! » esclamò Federico, divertito.

« Ah ah ah! » Fece per andarsene, ma c’era qualcuno dietro di lui. 

« E tu chi cazzo saresti? »

L’altro mutante, quello con il camice bianco, era appoggiato allo stipite della porta, con le braccia conserte. 

Cosa succede ora

  • I due mutanti scappano, prendendo strade diverse (0%)
    0
  • I due mutanti combattono tra loro (20%)
    20
  • I due mutanti diventano amici e scatenano il panico nel quartiere (80%)
    80
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21 Commenti

  1. Ehi Lu_ca 🙂 bello questo secondo capitolo. Descrizioni molto vivide e precise. Avrei voluto un ritmo diverso, con scene meno venomiane (avrei voluto sapere più su: cosa vuole il personaggio? Cosa gli manca? Come si comporta? Chi è il protagonista? ), ma sono sicuro che mi farai ricredere nei capitoli successivi. Continuo a seguirti e a presto 🙂

  2. Anche se avrei votato anch’io per far diventare Federico il villain della storia -che, visto e considerato il quartiere di provenienza, mi sembrava d’obbligo- non credevo che questo fantasy avrebbe preso una piega così sanguinosa ma immagino sia stato un modo per permettere a Federico di scappare. Attendo il prossimo capitolo, nel quale mi piacerebbe seguire ancora Federico nella periferia romana.

    • Effettivamente, l’idea di Federico che arreca danni a persone e cose in giro per Tor Bella Monaca, non mi ha più abbandonato da quando ho scritto questo secondo capitolo. Perciò, sì, al prossimo vedremo proprio queste scene. Mi alletta troppo. Ti dirò, avrei messo questa scena anche se tutti avessero votato qualcos’altro, magari l’avrei messa in un altro capitolo.

        • Sì sì, assolutamente. Federico: il tipico squallido mezzo tossico de borgata, che vive in un monolocale nelle case popolari, con una compagna infedele, tanti debiti e problemi economici.
          Mettici che adesso è diventato un mostro potentissimo, e la prima cosa che fa è tornare nel quartiere e fare danni su danni. Accoppare creditori e strozzini, prendersi con la forza tutto ciò che vuole: soldi, gioielli, macchine, cose che ha sempre sognato ma che non ha mai avuto.
          Non vedo l’ora di scrivere quel capitolo, e vedere un po’ che ci esce fuori!

    • Sì, però essendo ambientato comunque in un’epoca ” Presente” , “attuale ” E non futuristica, ho deciso di mettere fantasy, anche perché avevo in mente appunto una saga di supereroi, a mo di fumetto, e perciò mi è sembrato più consono fantasy. Comunque vabbè, vedemo npo come si evolve 🙂 ciao al prossimo 😃

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