Lorik il Bugiardo

L’inizio

Fa freddo qui…

Lo sento nelle ossa: freddo ed umidità sono mie compagne da parecchi mesi… tutto il tempo della mia prigionia.

Sono solo qui in cella.

Rispetto ad altre che ho visto, stipate di tante persone che è impossibile anche solo sedersi, è un vero lusso… così come la sedia ed il tavolino di legno vicino alle sbarre.

La sedia è malferma ed il tavolino cigola quando ti appoggi, ma servono entrambi allo scopo. Un buco nel pavimento con due assi funge egregiamente da latrina ed un sottile rivolo d’acqua che corre dal soffitto al pavimento impedisce che si formino cattivi odori. L’unico difetto è che crea un’umidità che, lentamente, mi uccide.

Sinceramente non penso di morire di umidità… la mia testa verrà mozzata tra pochi mesi, non appena il processo a mio carico terminerà. Rispetto ad altri prigionieri ho un trattamento di favore anche nel cibo: non solo pane ed acqua, ma ogni sera una zuppa calda, con qualche verdura dentro. Il brodo ha un leggero sapore di carne, che immagino venga rubata dal cuoco, ma non mi lamento. La zuppa mi tiene caldo ed in forze.

Per la maggior parte del giorno sono anche sorvegliato, come se si aspettassero che io sia in grado di passare attraverso le sbarre o addirittura piegare con la mia forza o scioglierle con il mio tocco.

La mia guardia si chiama Asheron… è un ragazzo di nemmeno vent’anni.

Mi tratta con riguardo. Forse gli hanno chiesto di comportarsi così… ma in realtà immagino sia parte della sua educazione.

Ogni tanto riesce a sporgermi un bicchiere di sidro, e mi ha portato queste pergamene sulle quali sto scrivendo per non annoiarmi troppo. In cambio gli ho predetto che conoscerà una dama e si sposerà entro un anno. Lui è stato molto contento, mi ha portato altre pergamene, una candela per scrivere al buio ed un calamaio… e persino un po’ di paglia da mettere per terra nell’angolo dove dormo.

Ovviamente gli ho mentito… non ho la minima idea se conoscerà una donna o se si sposerà. E’ un ragazzo molto timido, con il mento sporgente ed un espressione sciocca sul viso. Se fossi una donna non lo degnerei di una seconda occhiata, ma forse proprio grazie alla mia predizione ne troverà una se saprà essere meno timido.

E’ questo che ho notato nel corso degli anni: quando le persone si convincono che qualcosa di bello accadrà, solitamente accade! E poi torneranno a coprirti di regali e poco importa se le predizioni fatte ad altri non si sono avverate. Quelli di certo non torneranno a lamentarsi e nessuno ne saprà nulla.

Un tempo ero conosciuto con un altro nome. Per tutti ero Lorik: colui che vede oltre il tempo! Lorik il magnifico! Quanto godevo di questi appellativi un tempo, se ci penso mi viene da ridere.

Asheron mi ha appena chiesto cosa stia scrivendo che mi fa sorridere. Se sapesse che ho parlato di lui in modo non troppo lusinghiero poche righe sopra, credo che non mi darebbe più sidro… e credo anche che sputerebbe in ogni mio piatto di zuppa. Fortunatamente per me lui non sa leggere e dato che è una cosa proibita consegnare ai prigionieri pergamene ed inchiostro, nemmeno altri leggeranno questi scritti.

Ed allora per chi sto scrivendo? Forse per me stesso… o forse per chi sarà abbastanza abile per trovare questi rotoli, dopo che li avrò nascosti. Ho detto alla guardia che sto scrivendo la storia della mia vita… ed è vero, una storia che nessuno conosce, perché l’unico appellativo che potrebbe descrivermi è Lorik il bugiardo.

Sono nato a Paluz, un piccolo villaggio vicino ai boschi. I miei genitori erano semplici contadini. Lo so, nella mia vita non ho mai citato questo villaggio come quello della mia nascita. Ho raccontato di essere nato nella foresta, e di essere stato allevato dalle fate del bosco. Non ho mai saputo che fine abbiano fatto i miei genitori ma me li ricordo molto bene.

Mio padre si chiamava Horag ed era un contadino. Aveva una calvizie incipiente già quando ero piccolo. Ricordo bene la sua schiena larga e le sue mani callose con le quali dispensava ora carezze ed ora scappellotti. Se chiudo gli occhi mi par quasi di vederlo di ritorno dai campi con il sole alle spalle. 
Rompendosi la schiena nei campi aveva guadagnato un piccolo appezzamento di terra, nel quale coltivava le erbe mediche. Lo curava con lo stesso affetto che si riserva ad un figlio e mi ripeteva sempre che quel campo brullo e ghiaioso sarebbe stata la mia fortuna se avessi avuto pazienza ed amore.

Mia madre si chiamava Tiya, e governava la casa, badava agli animali e si prendeva cura di me come meglio poteva. Ero figlio unico, mentre tutte le altre famiglie del villaggio avevano 3 o più bambini. Mia madre nel darmi alla luce era stata quasi in punto di morte, quindi i miei genitori avevano deciso di non averne altri… O almeno questo è quello che raccontarono a me… magari molto più semplicemente non ne erano arrivati. Quindi, mentre tutti i miei amici avevano fratelli o sorelle, io non avevo nessuno, se si esclude il campo di erba medica.

come proseguirà la storia?

  • Il passato viene abbandonato: un nuovo prigionieri entra nella cella. (0%)
    0
  • La storia salta avanti e Lorik è già ragazzo (25%)
    25
  • Lorik racconta ancora qualche cenno dell'infanzia e le sue prime bugie (75%)
    75
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13 Commenti

  1. La prima bugia rientra nella categoria che i bambini possono realmente raccontare, mi è capitato con i miei alunni e mi ha fatto sorridere. La seconda lo fa entrare nella categoria di bugiardo professionista, una bellissima bugia. Adesso direi di ritornare al presente per conoscere di più Lorik e perchè si trova in prigione

  2. Ciao!!!
    Già mi piace tanto la storia e provo empatia per Lorik, quindi ottimo lavoro.
    Personalmente vorrei sapere da dove inizia la “carriera di bugiardo” di Lorik, quindi voto per che continui a raccontare della sua infanzia.

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