1545

Dove eravamo rimasti?

Che farà Anna? Si aggregherà al gruppo (100%)

Non nominare il nome di Dio invano

Anna si unì al gruppo. Chi mosso da pietà cristiana e chi spinto da desideri non cari a Dio, acconsentì a scortare la fanciulla fino alla città, dove avrebbe potuto ottenere ristoro e non correre pericoli. Frate Alberto, per tutto il tragitto, discusse con la giovane causando più volte in lei riso e sentimenti di gaiezza, Cosimo invece taceva. ” Anche San Mauro, in punto di morte, si prese gioco dei suoi carnefici e la nostra missione è meno grave di un martirio ”  disse Frate Alberto al giovine. ” Multis lingua nocet, nocuere silentia nulli” disse impettito Cosimo rivolto al frate e a Anna.

Finalmente giunsero in prossimità della città. Ad accoglierli trovarono un gruppo di sei soldati guidati da Nicola, il ritrovato amico di infanzia. Era trascorsa quasi una decade dal loro ultimo incontro, ma Cosimo non trovò il vecchio amico mutato: negli occhi continuava a brillargli la fiamma di quell’incoscienza che lo aveva portato a scegliere una vita lontana da quella dei suoi avi, le cui esistenze erano regolate dal monotono ciclo delle stagioni che rendono la campagna sempre diversa e sempre uguale. Furono accompagnati in città dove già nell’aere, era possibile percepire le miserie portate da ormai tre anni di guerra. Si recarono quindi presso la sede comunale dove avrebbero potuto discutere con le autorità cittadine e richiedere tutte le documentazioni necessarie alla loro indagine finanziaria. Come già detto, le autorità laiche, allo scoppio della guerra, scelsero la via della fuga ed erano rimaste unicamente le autorità ecclesiastiche.  Nel comune trovarono Padre Giorgio. Aveva circa una cinquantina d’anni, era alto e robusto con capelli grigi. Discussero brevemente con lui. Padre Giorgio non aveva nulla che potesse destare invidia: la sua cultura ecclesiastica era rozza, quella laica quasi completamente assente. Aveva fatto carriera unicamente grazie al suo servilismo verso le alte cariche della chiesa. Stavano discutendo ormai da una mezz’ora quando nella sala si presentò un uomo: era alto circa come Padre Giorgio ma aveva il capo raso ed era estremamente magro. Era Padre Paolo, l’inquisitore. Chiese a Cosimo e a Frate Alberto lo scopo della loro visita, poi iniziò a pronunciare codeste parole che la mia memoria conserva intatte : ” e quindi siete venuti per risolvere vili questioni da banchieri. Altre sono le minacce che affliggono queste terre. I francesi hanno abbandonato Cristo per allearsi con gli infedeli e le eresie di Martino Lutero e di Giovanni Calvino si diffondono dove dovrebbe regnare il verbo della Santa Romana Chiesa. Estirpare e bruciare tali eresie, questa deve essere la vera missione di ogni uomo devoto a Dio! “. Fece una pausa. Si avvicinò poi ad Anna, la fissò negli occhi, le sfiorò i capelli e disse: ” non ci sono solo tali eresie, pure altro minaccia il popolo di Cristo: invidia, superbia, ira, accidia, avarizia, gola e lussuria. Anche chi pratica tali vizi è meritevole del castigo degli uomini e di Dio”. Anna risultò estremamente turbata da queste parole pronunciate con una foga che non sembrava umana.

Il gruppo fu alloggiato in prossimità della canonica e per la sera furono invitati ad un banchetto da Patrizio di Arabuona. Pure Anna fu invitata e le furono portati abiti consoni. La bellezza femminile avrebbe contribuito a rallegrare la serata. Patrizio di Arabuona era di umili origini ma fece fortuna costituendo una società per il trasporto del ferro che veniva dalle miniere di Gonzen. Assieme alla sua capacità imprenditoriale, era motivo di encomio la sua costante opera caritatevole verso orfani, vecchi e malati. Era inoltre stato in stretti rapporti di affari con il defunto banchiere Francesco da Monza, e quindi poteva offrire informazioni sulla situazione finanziaria del comune. Cosimo, Frate Alberto e Anna furono accompagnati al villa del ricco commerciante da Nicola. Durante il tragitto si imbatterono un uomo che destò meraviglia e orrore: era basso, tarchiato e con il volto  sfigurato. Nicola disse che si trattava di un certo Giovanni. Si era sfigurato il volto combattendo contro i Francesi a Serravalle nel 1544. Da allora era tenuto alla larga da tutti per via del suo aspetto mostruoso.

Arrivarono alla villa. Patrizio di Arabuona si rivelò un ottimo anfitrione. La cena fu di comune gradimento, in particolare Frate Alberto apprezzò con commenti entusiasti alcune frittate di verdura; Cosimo e Patrizio si accordarono per discutere delle questioni finanziarie. La cena era quasi al termine quando un altro commensale, uno studente di 16 anni, si avvicinò a Cosimo.

Perchè lo studente si è avvicinato a Cosimo?

  • E' semplicemente ubriaco (20%)
    20
  • Ha sentito parlare degli studi di Cosimo e vuole conoscerlo (20%)
    20
  • Ha informazioni sulla morte di Francesco da Monza (60%)
    60
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13 Commenti

  1. Ciao Ma Re 🙂 sono molto intrigato dal mistero dietro questa giovane, sebbene non ho ancora nessuna idea, per cui suggerisco venga arrestata per poterne sapere un po’ di più.
    Posso invitarti a spendere qualche minuto in più per rivedere la sintassi e l’ortografia?
    Nessuno ti corre dietro ed è un peccato rovinare una storia così carina per qualche refuso!
    A presto 🙂 ciao!

  2. La storia continua a piacermi, mi piace particolarmente la scelta dello stile linguistico che rispecchia l’antichità della storia. Mi sembra di leggere uno di quegli antichi manoscritti scritti da monaci e preti.
    Lo studente è interessato agli studi di Cosimo

  3. Ehy Ma Re 🙂 davvero intriganti questi due capitoli: c’è una bella schiera di personaggi evocativi e leggermente stereotipati che non vedo l’ora di conoscere meglio; davvero un bel ritmo, battente e allegro, ma non sono troppo convinto dai dialoghi. Continua a provare e sperimentare, hai uno stile con del potenziale 🙂 ti seguo con piacere, la storia sta diventando sempre più interessante, ed ho votato per uno studentello ubriaco da opporre al nostro protagonista!

  4. Mi piace lo stile d’altri tempi che hai utilizzato, si adatta molto bene con l’ambientazione del racconto. Ti faccio notare solo qualche svista (“rendini”, “nè” al posto di “né” e un “si” senza accento), ma immagino sia solo distrazione, per il resto non ho altri appunti da farti. Voto per far unire Anna al gruppo!

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