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Dove eravamo rimasti?

Che deciderà di fare Cosimo? Rimarrà in città (100%)

Non uccidere

La ringhiera mostrava da tempo segni di cedimento. Pietro  vi si era appoggiato e il fato fece il resto. Così fu archiviata la morte di Pietro e non c’era motivo di dubitarne. Cosimo continuò con solerzia a espletare il suo compito elaborando un fedele rendiconto della situazione finanziaria della città; Anna iniziò a lavorare nell’ osteria di Matteo il Rosso e Frate Alberto divenne un cliente fisso della taverna e, poco per volta, inizò ad apprezzare quel vinaccio che originariamente sembrava destinato a coloro che avevano una armatura di bronzo a protezione della gola. Anche Nicola si vedeva spesso nell’osteria e non perdeva occasione per parlare con Anna. Tuttavia arrivarono pure notizie funeste : si parlava infatti di un focolaio di peste in un comune vicino. Chi era avezzo all’uso della ragione come Cosimo, individuò come causa del male il passaggio di alcuni mercenari svizzeri;  chi invece non era solito all’ uso della ragione, come Padre Paolo, parlò di un castigo divino.

Era domenica. Cosimo aveva deciso di donarsi un giorno di riposo. Frate Alberto era letto in preda ai postumi di una sbornia rimediata la sera precedente mentre Nicola era impegnato in un turno di perlustrazione. Il giovane uscì indeciso sul da farsi e, mentre passeggiava senza un meta, incontrò Anna. La ragazza gli propose di recarsi al lago già menzionato in precedenza e, seppur titubante, Cosimo accettò.

Nonostante fosse ottobre inoltrato il clima era mite, il sole splendeva e nulla sembrava mostrare i segni dell’autunno. I due si sedettero sulla riva del lago. Cosimo, vista la sua scarsa dimestichezza con il gentil sesso e un carattere tendenzialmente chiuso, guardava in silenzio il paesaggio senza proferire parola con una punta di imbarazzo negli occhi. Ciò sembrava divertire Anna. ” Perchè non fare un bagno?” disse improvvisamente la ragazza stupendo Cosimo. ” Che dite mai? l’acqua sarà gelata!”. Cosimo non fece in tempo a finire di pronunciare codeste parole che la giovane si era già spogliata e immersa in quelle dolci acque. Naturalmente il giovine arrossì e si girò dall’altra parte. Seguirla sarebbe stato un peccato? Pensieri come questo iniziarono ad affollare la mente di Cosimo e improvvisamente rammentò l’unica volta in cui si era lasciato andare alla tentazione del peccato. Era durante il suo soggiorno di studio a Parigi: mentre era impegnato a riordinare la biblioteca si era imbattuto in un volume proibito dalla Santa Chiesa, un raccolta dei versi dell’Angiolieri. Non leggerelo per rispettare lo spirito o leggerlo per coltivare curiosità terrene? La conoscenza costituiva peccato? Cosimo decise di privilegiare il corpo allo spirito e iniziò a leggere: trovò versi in cui si malediva il padre, la madre, i doveri familiari e si elogiava l’ amore carnale. Tali parole turbarono il casto animo di Cosimo e quella giornata al lago fu per lui un ritorno sulle pagine dell’Angiolieri: per pochi attimi,  come ebbe a dire qualche altro illuminato pensatore messo al bando, il corpo divenne strumento di conoscenza al posto dello spirito.

Terminata la domenica degli ozi, tornò il lunedì del lavoro. Alla taverna si presentarono due mercanti che erano recentemente stati a Milano. Parlarono di strane voci che dicevano che c’erano alcuni doppiogiochisti che si erano messi a fare affari di sottobanco con i francesi. Il Duca aveva dei sospetti e già aveva fatto arrestare due commercianti di Lodi ma si diceva che alla fine risultarono estranei ai fatti. Giunse nella taverna pure Frate Alberto e, sedutosi al tavolo con due beoni, iniziò pure lui a gettarsi nei piaceri dell’alcol e a proferire parole che ricordavano più i frati del Boccaccio che i devoti di Domenico di Guzman. C’era tuttavia chi, in preda all’alcol, non si limitava a proferire parole sconce ma che passava direttamente all’azione: fu il caso di due giocatori di dadi che, in preda ai fumi del vino, iniziarono ad accusarci a vicenda di barare e che passarono alle mani. In poco tempo si scatenò una rissa e pure Frate Alberto rimediò un pugno in faccia. Fortuna volle che in quel momento passasse Nicola con due soldati al seguito: entrarono nella taverna, calmarono le acque con le cattive e portarono via gli scalmanati. Dopo poco rimase nella taverna unicamente Anna che si ritrovò a pulire tutto ciò che quegli ubriaconi avevano lasciato. Era china a pulire con uno straccio il pavimento mentre imprecava quella banda di beoni. Appena fuori dalla porta c’era qualcuno, coperto da un manto che la osservava: era Giovanni dal volto sfigurato.

Che farà Giovanni?

  • Aggredirà Anna e lei verrà salvata da Nicola (0%)
    0
  • Aggredirà Anna e lei verrà salvata da Frate Alberto (100%)
    100
  • Aggredirà Anna e lei verrà salvata da Cosimo (0%)
    0
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13 Commenti

  1. Ciao Ma Re 🙂 sono molto intrigato dal mistero dietro questa giovane, sebbene non ho ancora nessuna idea, per cui suggerisco venga arrestata per poterne sapere un po’ di più.
    Posso invitarti a spendere qualche minuto in più per rivedere la sintassi e l’ortografia?
    Nessuno ti corre dietro ed è un peccato rovinare una storia così carina per qualche refuso!
    A presto 🙂 ciao!

  2. La storia continua a piacermi, mi piace particolarmente la scelta dello stile linguistico che rispecchia l’antichità della storia. Mi sembra di leggere uno di quegli antichi manoscritti scritti da monaci e preti.
    Lo studente è interessato agli studi di Cosimo

  3. Ehy Ma Re 🙂 davvero intriganti questi due capitoli: c’è una bella schiera di personaggi evocativi e leggermente stereotipati che non vedo l’ora di conoscere meglio; davvero un bel ritmo, battente e allegro, ma non sono troppo convinto dai dialoghi. Continua a provare e sperimentare, hai uno stile con del potenziale 🙂 ti seguo con piacere, la storia sta diventando sempre più interessante, ed ho votato per uno studentello ubriaco da opporre al nostro protagonista!

  4. Mi piace lo stile d’altri tempi che hai utilizzato, si adatta molto bene con l’ambientazione del racconto. Ti faccio notare solo qualche svista (“rendini”, “nè” al posto di “né” e un “si” senza accento), ma immagino sia solo distrazione, per il resto non ho altri appunti da farti. Voto per far unire Anna al gruppo!

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