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Dove eravamo rimasti?

Che succederà? Anna verrà arrestata (100%)

Non dire falsa testimonianza

Il rombo inscritto in un cerchio era un segno che veniva applicato alle cortigiane della Repubblica di Venezia. Non si trattava dunque di una sfollata, ma di una meretrice che si concedeva agli alti membri della Serenissima. La vendetta di Giovanni lo sfigurato sembrava avverarsi: sulla base delle sue illazioni fu avviato un processo che ben mostrava la decadenza della ragione di quell’epoca. Anna fu accusata di stregoneria e di essere la causa dei casi di peste di cui si parlò in precedenza. La giovane negò naturalmente tutto ma, nella mente di certi fanatici, la sentenza era già scritta e ogni metodo era valido per estorcere una confessione. Venne così deciso di passare alle pratiche della tortura e Anna venea sottoposta all’infame pratica del tratto della corda. I polsi del reo erano legati con una lunga corda dietro la schiena e poi si issava il corpo ignudo del malcapitato per mezzo di una carrucola facendo così gravare l’intero peso del corpo sulla giuntura delle spalle causando dolori tali che, l’interrogato, era disposto a confessare qualsiasi cosa, anche la più assurda. Coloro che erano preposti a tali “interrogatori” erano avanzi di galera che sfogavano la loro malvagità con il vino o infliggendo sofferenze al proprio prossimo con maggior piacere se, lo sfortunato, apparteneva al gentil sesso. Durante le interminabili ore dell’interrogatorio abbondavano apprezzamenti sulle membra della giovine e tali bruti non esitavano a proporre il termine delle sofferenze in cambio di piaceri non cari a Dio: ” non è giusto che una bella fanciulla se ne stia così appesa ad una corda, se farai la brava con me farò cessare ogni tua sofferenza”.

Gli interrogatori avvenivano in una sala della caserma militare e Nicola fu costretto a sentire le urla disperate di dolore di Anna che, nonostante le sofferenze e le umiliazioni, continuava a non confessare. Il soldato incontrò in un atrio Padre Paolo e cercò di riportarlo alla ragione ma ma ogni tentativo fu vano. Nicola gli disse: ” come pensate che siano veritiere le parole estorte con tali sofferenze? Chiunque confesserebbe qualsiasi cosa per far cessare simili dolori”. Le parole dell’inquisitore lasciarono poco spazio alla  speranza: ” poco mi importa, che confessi o che non confessi verrà bruciata viva come strega”.

Questa situazione disturbò notevolmente pure Padre Giorgio. Una ennesima sentenza di morte avrebbe contribuito ad aumentare la cattiva fama della città agli occhi sia di Milano che di Roma, inoltre altri elementi turbavano il suo animo. Come ormai il lettore avrà compreso, corruzione e omertà regnavano sovrane in codesto comune e la viltà di Padre Giorgio aveva contribuito a mantenere questa ignobile situazione. Tuttavia, fonti più che autorevoli, lo informavano che a Milano sospettavano di pratiche illecite che avvenivano nella città e che costituivano una minaccia, se talune ruberie erano accettate, in questo caso si stava superando ogni limite. Padre Giorgio aveva ben compreso la gravità della situazione e pur non essendo implicato in tali illeciti, chiuse sempre un occhio vista l’importanza degli uomini coinvolti. In più tale vicenda poteva avere pure ripercussioni sul conflitto in corso coni francesi. Di prendersi la responsabilità  dell’iniziativa di un procedimenti di denuncia Padre Giorgio non ne voleva nemmeno sentire parlare: da una parte era troppo vile per farlo, dall’altra sapeva che non avrebbe potuto contare sul supporto delle altre autorità cittadine ed ecclesiastiche visto che erano più impegnate ad imbastire un processo-farsa per stregoneria, anzi tentò pure di placare l’animo di Padre Paolo indicando la mancanza di attendibilità di Giovanni, ma le sue argomentazioni non furono minimamente prese in esame. Decise allora, con una idea che ricordava il lavaggio delle mani di Ponzio Pilato, di scrivere una lettera anonima. Il testo doveva doveva essere vago ma con dettagli capaci di richiamare l’attenzione, i riferimenti dovevano essere pochi ma precisi. Insomma un testo che una mente avvezza all’uso della ragione sarebbe stata pienamente in grado di comprendere.

A chi sarà destinata la lettera?

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13 Commenti

  1. Ciao Ma Re 🙂 sono molto intrigato dal mistero dietro questa giovane, sebbene non ho ancora nessuna idea, per cui suggerisco venga arrestata per poterne sapere un po’ di più.
    Posso invitarti a spendere qualche minuto in più per rivedere la sintassi e l’ortografia?
    Nessuno ti corre dietro ed è un peccato rovinare una storia così carina per qualche refuso!
    A presto 🙂 ciao!

  2. La storia continua a piacermi, mi piace particolarmente la scelta dello stile linguistico che rispecchia l’antichità della storia. Mi sembra di leggere uno di quegli antichi manoscritti scritti da monaci e preti.
    Lo studente è interessato agli studi di Cosimo

  3. Ehy Ma Re 🙂 davvero intriganti questi due capitoli: c’è una bella schiera di personaggi evocativi e leggermente stereotipati che non vedo l’ora di conoscere meglio; davvero un bel ritmo, battente e allegro, ma non sono troppo convinto dai dialoghi. Continua a provare e sperimentare, hai uno stile con del potenziale 🙂 ti seguo con piacere, la storia sta diventando sempre più interessante, ed ho votato per uno studentello ubriaco da opporre al nostro protagonista!

  4. Mi piace lo stile d’altri tempi che hai utilizzato, si adatta molto bene con l’ambientazione del racconto. Ti faccio notare solo qualche svista (“rendini”, “nè” al posto di “né” e un “si” senza accento), ma immagino sia solo distrazione, per il resto non ho altri appunti da farti. Voto per far unire Anna al gruppo!

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