Come piante di fragole

Benvenuta nel Maine

Il rumore pigro e cadenzato della pale di un ventilatore la svegliarono.

La stanza non era la sua, niente attorno le ricordava qualcosa di famigliare. Joe stropicciò gli occhi e  guardò la stanza, stordita dal sonno e dal trasloco del giorno prima. Un’incredibile quantità di scatoloni le ricambiarono lo sguardo in silenzio mentre, scendendo piano dal letto, si affacciava alla finestra per salutare l’oceano dal suo nuovo balcone, o per meglio dire, dal balcone di sua nonna.

Qualcuno bussò alla porta. “Tesoro, sveglia e giù dal letto! Abbiamo tante cose da fare oggi!”.

Clara. Nonna. 

Joe non era ancora riuscita ad abituarsi a tutto ciò. Non conosceva assolutamente quella donna mai nominata dai suoi genitori e resuscitata improvvisamente in concomitanza ad un viaggio esotico dall’altra parte del mondo, dove “guarda caso” i suoi genitori non potevano portarla.

Non era giusto, poteva seguire online le lezioni dell’ultimo anno di liceo della sua vecchia scuola oppure poteva anche rimanere a casa da sola, non serviva cambiare, spostarsi a più di 300km di distanza da “casa”. Per di più da una parente sconosciuta e mai nominata.

“Arrivo subito, cerco un paio di infradito” le rispose, annaspando tra scatoloni semiaperti. Joe, 16 anni e capelli rosso fuoco non era sicura di molte cose nella vita, ma sui traslochi non aveva alcun dubio ormai, li odiava.

Si decise ad aprire la porta e scese lentamente le imperiose scale vittoriane in mogano guardandosi attorno sbalordita. La sera prima era arrivata tardi e non aveva avuto tempo per catalogare la casa.

Accarezzò la ringhiera e qualcosa la turbò. Era come fosse già stata li.

Tornò a scrutare meglio la casa: alla luce del mattino però poteva dirlo, era semplicemente, immensa.

Le scale erano sormontate da una vetrata colorata che sembrava fatta a mano da artisti di epoche remote. A quell’ora del mattino la luce filtrava placida, rimbalzando dagli specchi ai vasi di cristallo e componendo un sentiero polveroso che portava al soggiorno, tra piante esotiche di banano e cuscini ricamati.

Il mix accurato tra arredamento moderno e pezzi di antiquariato era una minuzia che Joe notò subito. “Che classe Clara. La tua casa farebbe invidia a una rivista di arredamento”.

“Grazie cara, ma chiamami nonna, è più adeguato ai miei anni. Che rimanga tra noi, ne ho vissuti molti di più di quanti ne dichiari” disse Clara con espressione furbetta.

Joe si rilassò, odiava i formalismi e accettò la tregua imposta da sua nonna. Si accomodò in cucina dove una grande vetrata dava sul giardino che scendeva verso l’oceano.

Che tipo sua nonna!

Era il primo giorno in quella casa ma era già riuscita a trasmetterle calore e simpatia. Il suo aspetto era gentile con abiti lunghi e collane ancora più lunghe. Portava orecchini piccoli ed elaborati rappresentanti due diverse tipologie di piante. Le sue rughe evidenziavano il fatto che fosse una gran chiacchierona.

E infatti.

“Benvenuta nel Maine! Lo so cara che avresti preferito seguire i tuoi genitori. Ma fidati, troverai tutto più famigliare del previsto”, “del resto”, aggiunse sovrappensiero tra se e se, “hai già vissuto qui”.

Joe nel mentre si era accomodata al tavolo ed era intenta ad addentare un pancake si fermò di colpo. “Sai nonna credo tu ti stia confondendo, è la prima volta che vedo questo posto”

La nonna inarcò un sopracciglio “Oh no cara. Tua madre come al solito deve aver glissato tutto ciò che riguarda il Maine e casa sua. Tipico”.

Joe notò la nota di rimprovero nella voce della nonna ma non approfondì. Le sembrava curioso, quasi strano non avere ricordi di quel posto. Forse ci aveva vissuto i primi mesi di vita, si sa, di quell’età non si ricorda mai nulla.

Non fece in tempo ad approfondire meglio la questione che la nonna ripartì all’attacco “Sai stavo pensando che questa mattina potremmo fare un giro della cittadina insieme e poi comprare qualcosa per il tuo nuovo anno scolastico. Ti andrebbe?”

Joe accettò molto volentieri quell’invito. Finita la colazione mentre tornava in camera sua Joe ringraziò silenziosamente sua nonna. Non aveva la minima voglia di disfare quegli scatoloni e poi la curiosità del posto nuovo era l’unica arma che aveva a disposizione per vincere quel senso di nostalgia che sapeva l’avrebbe presto attanagliata.

Scelse un vestito a fiori leggero, un cappellino da baseball e si diresse in bagno. Trenta minuti dopo era pronta al fianco della nonna per esplorare la città. La brezza estiva le scompigliò i capelli e il profumo di pino bianco pungente la mise subito di buon umore, come quella volta..

“Cara, ecco per andare in città è facilissimo, prendi questa piccola scorciatoia e tieni sempre la destra. Ci vorranno si e no 10 minuti a piedi. Io son vecchia e i ciottoli per terra mi potrebbero procurare qualche storta ma al ritorno magari potresti provarla, giusto per imparare la strada”.

Detto questo la nonna si avviò sulla sinistra, sulla strada principale.

Joe con le infradito decise che per il momento l’avrebbe seguita sulla strada asfaltata.

Chi incontrano Joe e Clara in città?

  • Qualcuno di inaspettato (40%)
    40
  • Amici del passato (60%)
    60
  • Nuovi compagni di classe (0%)
    0
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