Cronache dalla fine del mondo

Caduta.

“Qualsiasi cosa succeda, non toglierti mai il casco”. 

Il vetro del casco si era rotto in mille pezzi durante la caduta nel burrone, e nel medesimo istante in cui Ray Aberdenn aprì gli occhi capì di essere letteralmente fottuto.

Aveva la faccia premuta contro il terriccio bagnato, il sangue che stava colando dalla ferita alla testa gli appannava la vista dell’occhio destro. Il temporale lo aveva colto mentre si trovava in esplorazione e non dava segno di voler cessare, ben presto il terreno su cui giaceva si sarebbe trasformato in un lago: doveva togliersi di lì il prima possibile e tornare a cercare la sua squadra.

“ E’ tutto inutile ormai, il casco si è rotto”.

Quanto tempo gli restava? 

Il generale Kemp durante l’addestramento aveva detto che un uomo poteva respirare l’aria del pianeta Antar20 per 120 minuti senza subire subire danni permanenti al cervello. 

< Dopo il primo minuto comincerete ad avere delle allucinazioni, i membri della prima spedizione hanno detto di sentire delle voci dentro le loro teste e hanno affermato di vedere delle strane ombre in mezzo alla vegetazione>

Ray aveva interrotto la spiegazione del generale Kemp alzando una mano, era un ragazzo molto curioso e durante le lezioni teoriche faceva sempre un sacco di domande.

< Che cosa provoca questo tipo di allucinazioni?> 

Kemp si passò una mano sul cranio lucido e scosse la testa.

< Non lo sappiamo, nessuno lo sa. Ci sono ancora pochissimi studi sull’atmosfera di Antar20, probabilmente tutto dipende dalla quantità di ossigeno presente nell’aria. Ecco perchè quando domani mattina la vostra squadra andrà sul quel pianeta a recuperare il frammento del Cubo non dovrete mai e poi mai togliervi il casco > 

Rupert Miller aveva ridacchiato dal fondo dell’aula.

< Mica siamo idioti!>

Rupert era il migliore amico di Ray, si erano conosciuti durante il primo anno di corso e si erano amorevolmente detestati per tutto il primo semestre. Poi Ray aveva capito che Rupert non era così tanto male, d’altro canto Rupert invece si era convinto che Ray non fosse “uno stupido scimmione idiota”. 

E così adesso non solo erano amici ma avevano finito per ritrovarsi nella squadra capitanata dall’ufficiale Artemis Ripley.

Qualcosa durante l’atterraggio era andato storto, Ray aveva eseguito quella manovra decine di migliaia di volte durante le simulazioni di volo, ma le forti correnti d’aria di Antar20 avevano fatto schiantare la nave sul versante di una collina. Glielo avevano spiegato in tutte le salse: i venti su questo pianeta sono molto diversi rispetto a quelli che si trovano sulla terra. Aveva perso conoscenza e quando aveva ripreso i sensi si era ritrovato completamente da solo, dei suoi compagni nessuna traccia. 

Dove potevano essere andati? Non c’era alcuni traccia di sangue e l’ipotesi di un eventuale rapimento era da escludere: Antar20 era completamente disabitato, le uniche forme di vita che popolavano quel pianeta erano una sottospecie di Cianobatteri. Ray non aveva perso tempo, nonostante il quartier generale avesse insistito per proseguire comunque con la missione principale, lui era corso a cercare la sua squadra.

“ Non me ne vado da qui senza di loro”.

Anche se aveva a disposizione poco meno di 120 minuti per ritrovarli, doveva comunque tentare. 

Provò ad alzarsi da terra, ma non appena mosse la gamba sinistra sentì un dolore lancinante simile  ad una forte scarica elettrica che lo costrinse nuovamente a faccia in giù. 

< Splendido, quasi sicuramente è rotta> esclamò ad alta voce.

< Hai bisogno di una mano?> 

Una voce alla sue spalle aveva parlato 

Non apparteneva a nessuno dei suoi amici.

Loro erano gli unici esseri umani su quel pianeta.

Istintivamente portò una mano alla fodera della pistola, ma si accorse durante la caduta era scivolata poco più avanti. 

Che cosa farà Ray?

  • Afferra la pistola e spara alla voce, chiunque essa sia. (27%)
    27
  • Rimane immobile perchè tanto è solo un'allucinazione (18%)
    18
  • Si volta per vedere chi sta parlando (55%)
    55
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6 Commenti

  1. Incipit d’impatto e ben scritto, complimenti!
    L’unica cosa che non mi ha convinto molto è il dettaglio sull’atmosfera del pianeta, mi sembra strano che un’aria che può essere respirata per 120 minuti provochi allucinazioni già dopo il primo minuto, in questo caso avrei o accorciato il tempo per cui è respirabile o aumentato il tempo prima del quale si hanno le allucinazioni.
    Per il resto però niente da dire, voto per vedere chi sta parlando!

  2. Ciao! Ho intenzione di tornare alla fantascienza anche io quindi son contento di leggere nuovi racconti di questo genere. Se ci sono di mezzo viaggi nel tempo e pianeti alieni poi è proprio la mia storia 😀
    Questo primo capitolo funziona, lo stile è asciutto ma scorre bene, il che si adatta bene a questo tipo di racconto. Non mi hanno convinto solo le parti in cui sei “costretta” a dare qualche spiegazione semiscientifica a quello che succede (come le allucinazioni causate dall’ossigeno) ma è quello che crea più difficoltà anche a me, visto che del genere fantascienza mi attrae più la parte fanta di quella scienza 😛 Comunque ho votato per l’allucinazione. A presto!

  3. Afferra la pistola, che è scivolata poco più in là, e spara.
    Ciao, Emanuela.
    Nonostante non ci siano altri commenti, vedo che hai già altri voti sulle opzioni, vediamo se arriva qualcun altro a ribaltare le sorti del secondo episodio.
    Parrebbe che il tuo stile provenga più dalla cinematografia che dalla letteratura, ma potrei sbagliare. Comunque il testo scorre e sono curiosa di vedere dove ci porterai.
    L’uso dei segni maggiore e minore sta al posto delle caporali?

    Benvenuta e alla prossima!

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