Dentro l’oscura, fredda e metallica tana del bianconiglio

Il Bianconiglio

 Qualcosa stava cambiando. Di nuovo.

Quel qualcosa penetrava lentamente la realtà, la trafiggeva, la spezzava, aprendola in due. Lasciando di essa un semplice guscio vuoto, privo di qualsiasi contenuto. Quando accadeva, il tempo veniva distorto. Tutte le creature viventi venivano modificate. L’anatomia delle cose cambiava. Era successo in maniera prepotente questa volta e, nonostante nessuno attorno a lei se ne fosse accorto (come sempre), i danni provocati da ciò erano evidenti. Quella…cosa invisibile e impercettibile che aveva trafitto la realtà di fronte ai suoi giovani e piccoli occhi aveva modificato tutto. Si accorse di questo secondo cambiamento della giornata solo quando lei, la festeggiata di quel bellissimo compleanno di 8 anni, vide che la mano che stava tagliando la torta per servirle una fetta si era fermata. O meglio, si stava muovendo a un terzo della velocità normale. Se ne accorse quando il tempo iniziò a perdere senso e a svuotarsi, come accadeva quando la realtà veniva trafitta. Cavolo, pensò, è un vero disastro. Guardò subito sua madre adottiva accanto a lei, fino a pochi secondi prima sorridente. Quando aprì la bocca l’urlo che emise non fu udito nemmeno da lei stessa. La cosa che aveva trafitto la realtà aveva distorto il volto di sua madre, come quello di tutti gli altri invitati. Le loro espressioni erano grottesche quanto inquietanti, e per ognuno di loro il tempo era soggettivo. Nella piccola stanza dove al centro era posizionato il tavolo (e al centro di esso la torta) qualcuno si muoveva a doppia velocità, qualcuno tre volte meno veloce, qualcun altro invece era completamente fermo. Il tempo aveva perso il senso stesso della sua esistenza. La bambina allora, superato lo shock iniziale (ogni volta che accadeva era come la prima volta) e il pianto che le inumidì il visino, si destreggiò nella stanza della follia. Nel salotto che aveva perso l’equilibrio che mai e poi mai, in un mondo sano e normale, si deve perdere. Attenta a non scontrarsi con i vari invitati, decisa ad uscire da quel luogo per aspettare da sola che tutto tornasse al normale (di solito l’equilibrio veniva ristabilito in poche ore), la festeggiata di quel compleanno ormai rovinato aprì la porta. Dio… Anche le altre stanze della casa erano nella stessa condizione. Uscendo di casa, con una sensazione sempre più sgradevole che le saliva dallo stomaco, la bambina non poté fare altro che osservare con orrore crescente. Quando quelle deformazioni improvvise, quei…bug, della realtà si erano manifestati per la prima volta (ossia all’età di tre anni, dopo un viaggio in treno, il fatidico giorno in cui era stata abbandonata dai suoi genitori e accolta qualche giorno dopo da una coppia che desiderava più di ogni altra cosa al mondo una tenera bambina), erano apparsi e durati solo in determinati luoghi e brevi periodi. Lo aveva riferito ai genitori adottivi che l’avevano fatta visitare, ma non si erano tanto convinti della percentuale di verità di ciò che affermava. Quando però lo psicologo infantile aveva detto che quelle visioni sarebbero scomparse in poco tempo allora la loro convinzione era completamente scomparsa. Avevano liquidato la cosa come delle stupide fantasticherie infantili. “Fantasticherie” che, col tempo, si erano fatte sempre più presenti e sempre più durature, ma soprattutto, si erano allargate. Se prima le deformazioni trafiggevano la realtà, lo spazio e il tempo solo di punti determinati nella casa (di solito angoli umidi che si sgretolavano senza motivo o peggio, attraevano oggetti deformando pure loro), col tempo avevano rotto l’equilibrio di intere stanze e persino di intere case. La bambina non capì bene se l’orrore atroce che stava provando derivasse da questi ricordi, questa specie di riassunto mentale di come nella sua vita fosse entrata la cosa impercettibile che trafiggeva la realtà, oppure se fosse trasmesso dal fatto che, quella volta, quella medesima cosa aveva oltrepassato il limite: la deformazione, infatti, si era allargata anche all’esterno della casa e adesso era ovunque. Tutto fuori era distorto come dentro e non c’era via d’uscita. Poteva solo osservare.

 Fu riportata alla realtà dal contatto con la grottesca e spaventosa madre che, cambiando del tutto la sua percezione del tempo, l’aveva raggiunta, muovendosi al triplo della velocità normale. Cercava di dirle qualcosa con quella dannata espressione indescrivibilmente deformata, ma, come aveva imparato, quando quel delirio prendeva sopravvento nel tempo e nello spazio, nessun suono si poteva udire. La bambina si girò e tornò a contemplare la strada deforme, con le macchine cambiate in un’ambientazione (cielo, sole, altre case) al limite dell’inverosimile. Dell’incomprensibile. Presa da un’improvviso scatto d’ira e disperazione, si mise a correre. Lontano da tutto quel disastro. 

Quando la festeggiata però aprì gli occhi, era troppo tardi per salvare le persone dentro il tunnel. Quando capì tutto, erano ormai condannate.

Non importa, ti rispondo, alla domanda che mi stai facendo. Non importa cosa vogliono dire quelle ultime frasi, lo capirai. Adesso decidi.

  • La storia esploderà, contorcendosi su sé stessa e rivelando la sua vera forma (50%)
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  • La storia rimarrà nel luogo in cui l'equilibrio, che mai e poi mai dev'essere perduto, non esiste più, focalizzandosi su altri personaggi (0%)
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  • La storia proseguirà con una vena più onirica, ma altrove, con ulteriori approfondimenti riguardo la cosa che trafigge la realtà. (50%)
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12 Commenti

  1. Io sono per la bambina!
    Bel racconto, ben strutturato, tuttavia, come ha già sottolineato Gianluca, succedono veramente poche cose.
    All’inizio mi sembrava un po’ noioso, però poi hai dato un grande colpo di scena con l’apparizione di una bambina

  2. Ciao Non Importa,
    ritorneremo dalla bambina.
    Quando ho letto il primo paragrafo ho pensato: “no, un altro che molla il racconto…” poi ho letto il seguito e ho tirato un sospiro, non mi piacciono le cose lasciate a metà.
    Questo episodio mi è piaciuto più del primo, a essere sincera, è più strutturato, nonostante le “stranezze” che ci stanno vista la piega che vuoi dare alla storia.
    Mi permetto di farti un appunto, se me lo consenti: ho notato che non hai risposto ai commenti dei lettori, se puoi cerca di trovare un minutino per farlo, le persone ti dedicano parte del loro tempo per la lettura dei capitoli e per commentare, sarebbe carino rispondere. Se poi riesci a fare una capatina anche sui racconti degli altri, non dico il mio che è praticamente finito, per dare una tua opinione, sarebbe carino anche quello e in più, magari, porterebbe qualche lettore in più, e i lettori sono importanti perché portano feedback… 😉 e noi siamo qui per questo, no? Per crescere. 🙂

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, chiarisco un attimo la questione che hai voluto farmi notare (giustamente; anzi, ben vengano gli appunti o le critiche): avendo iniziato da poco qui (mi sembra una settimana o meno), ad essere sincero, devo dire che non avevo fatto caso al fatto che si potesse rispondere ai commenti… Non me n’ero proprio accorto. Mi aveva fatto piacere ricevere delle note da altri lettori ma le avevo lette distrattamente e con fretta, dato che il giorno in cui iniziai a scrivere su questa piattaforma non era un buon periodo (per motivi personali) e avevo un sacco di cose per la testa. Perciò il tempo che ho passato su questo sito, dopo il primo episodio è stato veramente esiguo (per dire al verità solo ieri mi sono ricordato continuare la storia). Per quanto riguarda le storie da seguire è la stessa storia: passandoci pochissimo tempo (e praticamente dimenticandomene) non ho esplorato la piattaforma. Grazie per il commento e, se hai avuto la pazienza di leggere tutto questo papiro che ho scritto, sarai felice di sapere che ho letto il tuo incipit e l’ho trovato molto interessante. Sto leggendo anche altro e, se il tempo e la mia situazione attuale me lo concede, capirò di più su questo sito.

    • Super d’accordo. TheIncipit si è svuotato molto ultimamente. Il suo intento principale è quello di leggere e far interagire i creators; oltretutto stiamo tutti imparando qualcosa, sulla scrittura e su noi stessi, ed è un network più bello se ci si commenta a vicenda con spunti o consigli. Detto questo, alla prossima 🙂

  3. Importa qualcosa se non decido di non decidere?

    A te forse non importerà, a me sì perché questo incipit mi è piaciuto molto.
    Scritto divinamente, chiaro e a dir poco terrificante. Hai dato tre scelte tutte diverse tra loro e, scherzi a parte, è stato molto difficile decidere quale scegliere perché tutte e tre le opzioni sono molto interessanti e da esse dipende l’intero corso del racconto.
    Alla fine ho votato affinché la storia riveli la sua vera forma.

    A presto

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