DICE KINGDOM parte III

IL REAME SCINTILLANTE

Rotto. Spento. Il suo Dado da Battaglia non serviva più a nulla e senza Fulvio non poteva più sperare in niente. È un dado speciale, diceva il Manuale del Giocatore, non separartene mai.

Fulvio lo gettò nel baule nell’angolo della sua stanza e si buttò sul letto.

Fu una notte di incubi e di rabbiosi sogni di rivalsa. Destinati a infrangersi, pensava, ma quando sopraggiunse il giorno Fulvio scoprì che la risolutezza che lo aveva investito, e che tendeva a scomparire con la luce del sole, non l’aveva ancora abbandonato. Forse perché nella torre rovesciata giorno e notte si confondevano?

Attraversò Borgo Paggio, spettrale come sempre, immerso in una luce crepuscolare che sembrava preannunciare la fine dei giorni. Passò oltre l’ingresso dell’Arena, sbarrato dalle guardie per contenere l’infezione di viticci rossi che aveva corrotto il povero Tobias. Non avevano nemmeno rimosso il suo corpo, per non rischiare di venire contaminati a loro volta. Guanting aveva portato Corinne nel covo dei “Predatori”, dove stava cercando di tenerla in vita con impacchi curativi realizzati da lei stessa. I viticci rossi avevano preso il controllo di Tobias proprio mentre si trovava nell’infermeria della torre e le guardie avevano provveduto a sigillare anch’essa.

Il Cancello dei Domini si spalancava una volta ogni tre giorni, quindi gli restavano poco più di sette ore per ottenere un nuovo dado e partecipare all’incursione successiva: l’unico modo per riuscirci si trovava nel luogo più misterioso del regno dei dadi. Fulvio doveva compiere non una, ma due imprese quasi impossibili: con il nuovo dado, infatti, contava di sconfiggere due Signori dei Domini, in modo da rimanere in gioco da solo. Poi avrebbe dovuto pensare alla sua prossima mossa…

Arrivò infine alla porta d’oro dell’Osservatorio, sorvegliata da due Guardie della Corona con le lance incrociate, che tuttavia lo lasciarono passare.

Il nome “Abisso Baluginante” descriveva perfettamente lo spettacolo che Fulvio si trovò davanti agli occhi al di là della porta. Il tetto dell’osservatorio, che si trovava sotto di lui, sbocciava come petali di rosa affacciandosi su un oceano di scintille vorticanti che danzavano in cerchi concentrici, come se gigantesche gocce d’acqua s’infrangessero sulla sua superficie. Niente tentacoli rossi che cercavano di ghermirlo come aveva profetizzato Randi quando, poche ore prima, aveva manifestato la sua intenzione di recarsi laggiù, ma i segni dell’infezione non mancavano. I flussi di scintille che salivano dall’abisso e fluivano nella Corona del Re Campione, dando forma al regno dei dadi, si stavano prosciugando. Ben presto si sarebbero esauriti e allora, forse, il regno sarebbe crollato su sé stesso e il gioco finito per sempre.

Non c’era più tempo né ragione di tergiversare. Fulvio scese la scaletta di servizio che conduceva a una piattaforma a strapiombo al centro dell’Osservatorio, chiuse gli occhi e si lasciò cadere nel vuoto.

Annaspò. Sprofondava in un pozzo di luce cercando disperatamente di respirare, ma il suo corpo non rispondeva, come se dormisse mentre il suo cervello era già sveglio.

Poi l’aria tornò a riempire i suoi polmoni e si risvegliò da quell’incubo soffocante.

Era in piedi. Le sue dita sprofondavano nella sabbia calda. Era tutto nudo, ma quando se ne rese conto i suoi vestiti si materializzarono sul suo corpo. Non la tenuta da Giocatore, ma i suoi vestiti normali, jeans e felpa con cappuccio. Si guardò intorno, scoprendo di trovarsi sulla cima di una gran montagna di sabbia, ad almeno sei-settecento metri d’altezza, al di sotto di un vortice d’oro che occupava gran parte del cielo pallido. In lontananza scorgeva delle strutture strane, come dei pinnacoli bozzoluti. Erano l’unico punto di riferimento in quell’orizzonte indefinito, quindi scivolò cautamente giù per il pendio e s’incamminò in quella direzione. Arrivò alla base della montagna e da lì proseguì con più difficoltà. Il terreno sembrava costituito da lastre di cristallo e scricchiolava sotto i suoi piedi, rendendo incerti i suoi passi. Di tanto in tanto s’imbatteva in cianfrusaglie di ogni genere: borse e cappe tutte rovinate, DARM rotti, dadi imperfetti o incompleti gettati lì dal Fabbricante di Dadi. Era sulla strada giusta: da quella discarica poteva recuperare dadi scartati e, se aveva fortuna, trovarne uno per sostituire il suo. Fulvio proseguì, determinato.

Gli sembrarono trascorse ore quando raggiunse uno di quei pinnacoli. Erano, scoprì, la base dei flussi di scintille che fornivano energia al gioco, che s’innalzavano al cielo come cascate che scorrevano al contrario. Alcune scintille, però non brillavano, ma si raggrumavano in masse rossicce simili a fiocchi di neve e fluttuavano pigramente in su verso la torre rovesciata oltre il vortice nel cielo. Era quella l’origine dell’infezione? Domanda preoccupante, ma non quanto la caverna che si aprì come una bocca alla base del pinnacolo e decisamente meno della voce che dal profondo della caverna lo chiamò a sè.

Di chi è la voce?

  • Di un personaggio sconosciuto (25%)
    25
  • Di un altro Giocatore (25%)
    25
  • Del padre di Fulvio (50%)
    50
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19 Commenti

  1. Io dico una missione.
    Dapiz, bello anche questo capitolo (Sono arrivata a metà della prima storia, mi sbrigo, promesso) molto descrittivo e soprattutto ci lasci la bomba della corona proprio alla fine, così da farci venire voglia di leggere subito il prossimo.
    A presto!

    • L’Abisso ha messo la prova Fulvio mostrandogli quella che di fatto è la sua peggiore paura, ossia che non possa mai scappare da suo padre e che anche laggiù tutto sia sotto il suo controllo, ma a quanto pare Fulvio non era d’accordo 🙂
      Anche sull’infezione le cose cominciano a essere più chiare: negli ultimi due capitoli ho suggerito che derivi da una corruzione delle scintille che danno energia al reame e provenga direttamente dalla Corona, il perché lo scopriremo presto 🙂
      Ciao!

  2. E rieccoci alla carica.
    Ciao Dapiz,
    Non sbagli un colpo con questa terza parte, bravo. Ma che te lo dico a fare?!? La descrizione del tempio rosso, chissà perché, mi ha fatto tornare in mente gli ambienti ai piani alti dell’azienda di Fsntozsi, con tanto di Gran Farabutt… ma è stato un attimo di ricreazione dei pensieri, poi tutto di è rifatto serio.
    Nella frase: “dove ne trovò il proprietario” avrei omesso il ne, ma è solo una mia idea.

    Ci si rivede al terzo, io voto per la visione.

    Alla prossima!

  3. Ciao Dapiz!
    avevo scritto tutto un commento, con impressioni, complimenti e segnalazioni… poi ho votato e il commento è sparito, come per magia…
    Ricomincio, sperando di ricordare tutto:
    ritorno alla grande! Bello davvero questo episodio, hai questa capacità di raccontare gli ambienti e di farlo senza creare fronzoli che, forse te l’ho già detto, ti invidio parecchio. Sai mostrare quel che hai in testa, come fa un regista quando ha in mente una scena e mette tutta la sua maestria per trasmettere allo spettatore quello che lui, proprio in quel momento, vuole fargli vedere. Anche tu hai questa dote, far “vedere” le scene al lettore e a me quello che “vedo” piace parecchio. Benissimo, anche meglio del precedente.
    Giusto per non sembrare troppo ossequiosa, ti dico che nella frase: “Poi l’aria tornò a riempire i suoi polmoni e si risvegliò da quell’incubo soffocante.” io, il soffocante, lo avrei omesso, anche perché si capisce che lo è da quanto scritto sopra. Ti segnalo anche un accento grave, anziché acuto, sul sé finale. Ma sono proprio quisquilie… 🙂
    Bravo, Dapiz. Bentornato.
    Il voto incriminato è andato al padre, anche se mi sarebbe piaciuto un personaggio misterioso… ma, da parte mia, sarebbe risultato troppo scontato.

    Alla prossima!

    p.s. so che ho dimenticato di scrivere qualcosa, ma non so cosa 😉

  4. Dapiz,
    voglio essere sincera. Quando ho letto III nel titolo di questo racconto mi è scappato un “ecchepalle” ma mi hai convinta a leggere l’incipit grazie al commento che hai lasciato qui sotto. Credo tu abbia creato un mondo veramente geniale e aspettati una visita anche nei due racconti precedenti, piano piano li recupererò per mettermi in pari perché mi hanno incuriosita molto.
    Grazie al recap, almeno in questo primo capitolo del racconto, non ho notato una particolare necessità di dover leggere i racconti precedenti, anzi, mi sono subito tuffata nel mondo di Fulvio e mi è piaciuto molto il tuo incipit.
    L’unico appunto che mi viene in mente di farti è che cominci quasi tutte le tue frasi con i verbi, non che questo sia un errore, ma variare aiuterebbe a dare un po’ di movimento alla prosa.
    Ci si legge, a presto!

    • Ciao, ti ringrazio moltissimo di essere passata di qua e di esserti soffermata sul mio racconto nonostante sia ormai più vicino alla fine che all’inizio. Anche io sono molto restio a leggere storie già iniziate, quindi capisco il fastidio, ma sono contento che tu non abbia avuto grosse difficoltà a orientarti nel mondo che ho creato.
      Ti ringrazio anche di avermi fatto notare la tendenza a iniziare le frasi con i verbi, tra i tanti problemi che riscontro nel mio modo di scrivere di questo non mi ero ancora accorto, ma d’ora in poi cercherò di fare più attenzione. Se hai qualche altra osservazione di questo tipo fammi sapere, apprezzo molto questo genere di critiche!

      Ciao e grazie ancora! 🙂

  5. Benvenuti a questa terza e ultima parte di Dice Kingdom!
    Il periodo è un po’ sfortunato per iniziare un nuovo racconto, specie se è il secondo seguito di uno già iniziato, ma spero comunque che qualcuno abbia ancora voglia di seguirmi fino alla fine dell’avventura! 😎

    Per chi dovesse partire da ora consiglio di recuperare le prime due parti, ma in caso ecco un brevissimo RECAP per raccapezzarsi un po’ nella vicenda.

    Il protagonista è Fulvio, un ragazzo dei nostri tempi che sogna di sfuggire dalla vita che il padre, autoritario uomo d’affari, ha già deciso per lui. Fulvio vive in una città di nome Gramigna, che nasconde un segreto magico: un regno nascosto in cui si svolge un gioco chiamato Regêm Dice i cui partecipanti combattono per conquistare la Corona del Re Campione, un manufatto che a quanto si dice è in grado di esaudire i desideri. Fulvio intende vincere la corona e riuscire dove il padre ha fallito, ossia prendere il controllo della sua città per salvarla dal disagio e dal decadimento che la stanno divorando.
    I suoi avversari (quelli rimasti in piedi, almeno) sono Corinne, una ragazza a cui piace atteggiarsi da eroina, Randi, un giovane che vuole svelare i misteri del regno dei dadi e apprenderne i segreti per diventare un vero mago e portare la magia nel mondo, Guanting, una donna in grande sintonia con il reame magico che intende proteggerlo da influenze esterne, e Luce, un’aggressiva bambina la cui famiglia è legata a quella di Fulvio da fatti non ancora chiari.

    Lo svolgimento del gioco, però, è messo in pericolo da una misteriosa infezione rappresentata da un’infestazione di viticci rossi che corrompe tutto quello che contamina, compresi gli stessi Giocatori, come abbiamo scoperto nell’ultimo capitolo della seconda parte del racconto. Durante lo scontro con Tobias, un Giocatore posseduto dall’infezione, Fulvio ha perso il suo unico Dado da Battaglia, lo strumento che permette ai Giocatori di combattere e difendersi nel gioco.

    Per informazioni sulle regole del gioco qui c’è il manualetto che ho pubblicato sul mio sito: https://www.dapiz.it/manuale-dice-kingdom/

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