DICE KINGDOM parte III

Dove eravamo rimasti?

Di chi è la voce? Del padre di Fulvio (50%)

IL TEMPIO ROSSO

Era un inganno. L’Abisso giocava con la sua mente, ma lui non si sarebbe tirato indietro. Fulvio s’addentrò nella caverna al di sotto del pinnacolo di scintille e, non appena la luce del reame scintillante si affievolì, si ritrovò in un altro luogo. La prima impressione fu di un tempio: lunghi corridoi in pietra rossa dai soffitti bassi, supportati da colonnine intarsiate, l’illuminazione tenue ma diffusa che proveniva da sottili fessure nei muri. Proseguendo l’ambiente cambiò in pavimenti lucidi, pareti in vetro che mostravano grandi stanze con tavoli di roccia levigata, piante ornamentali a ogni angolo… Il tempio rosso gli ricordava tanto la sede di una grande azienda. La voce lo chiamò di nuovo, impaziente. Fulvio la seguì e infine raggiunse quello che pareva l’ufficio di un imprenditore faraone, dove ne trovò il proprietario. Suo padre, o almeno quello che l’Abisso cercava di fargli credere fosse suo padre. Era seduto a una scrivania di marmo bianco dalle venature d’oro e come sempre riusciva a trasmettergli il suo disappunto senza nemmeno aprir bocca. Era l’opposto di Fulvio, alto e possente come un pugile, con i capelli rossi che non accennavano a sbiancare nonostante avesse passato i cinquanta.

«Complimenti» esordì, «tutto questo tempo e ti trovi punto e a capo. Cosa speravi di concludere scappando via così?»

«Non casco in questa messinscena, tu non sei mio padre» rispose lui, cercando di tenere a bada il timore che quell’uomo gli suscitava nonostante si trattasse solo di un’illusione di qualche tipo.

«Non sei mai stato in grado di affrontare la realtà.» Il falso padre si alzò e fece il giro della scrivania. «Hai cercato di allontanarti dalla tua strada, ma non puoi fuggire da te stesso e da quello che devi fare. Anche in questo regno nascosto resti mio figlio, e quella sedia è per te… O almeno lo sarebbe, se ne fossi degno.»

«Tu non hai potere qui» ribattè Fulvio, «e a dirla tutta non ne hai più molto neanche di sopra.» Avrebbe mai avuto il coraggio di rivolgersi a lui così, se avesse saputo d’aver davanti il suo vero padre? «Hai fallito in tutto quello che hai fatto, ma io…»

«Tu sei finito qui a rovistare negli scarti altrui sperando di trovare una magia che ti farà avere fama e gloria! Non ti rendi conto che ragioni come un bambino? Dovevo lasciar perdere te e tua madre!»

«Per una volta hai ragione» sbottò Fulvio, «saremmo tutti molto più contenti, ma tu non puoi fare a meno di metterti in mezzo!»

«Perché io so quello che è giusto! E ho lavorato duro per arrivare fin qua, a differenza di te. Ma se credi di meritarti un premio, dimostralo!»

Apparvero intorno a lui e prima che potesse fare una mossa si ritrovò circondato. Suoi doppioni, formati o infettati da viticci rossi, fuoriuscirono dalle pareti e si strinsero su di lui, brandendo bastoni acuminati. Fulvio non poteva combattere né difendersi in alcun modo. Ricordò gli abiti che si materializzavano dal nulla e tentò d’immaginarsi armato di dadi e DARM, ma non servì a nulla e intanto le guardie avanzavano. Non poteva finire così. Furioso si gettò contro i doppi, che lo respinsero e gettarono a terra.

«Cazzo!» Ringhiò. Era in trappola. Di nuovo, per colpa di suo padre. O per colpa sua? Ricacciò indietro le lacrime e con tutta rabbia che aveva in corpo sferrò un pugno al suolo, poi un altro e un altro ancora, ignorando le nocche insanguinate, trovando piacere in quel dolore. CRACK. Il pavimento s’incrinò. Fulvio si bloccò, stupefatto. Era scattato qualcosa dentro di lui, qualcosa che non sapeva se poteva controllare o meno, ma non poteva lasciarlo svanire. Ricominciò a colpire, sempre più forte e con ogni colpo la crepa si allargava di più…. Ma i doppioni gli furono addosso. Levarono i bastoni, pronti a giustiziarlo. Fulvio si alzò in piedi e cercò il finto padre con lo sguardo. Lo scorse oltre la calca di gemelli malvagi.

«Ehi, pa’» lo chiamò, e lui lo fissò dritto negli occhi. Fulvio gli fece il dito medio e con tutta la forza che gli restava mollò un pestone. Il pavimento s’infranse come una lastra di vetro colpita da un proiettile e Fulvio precipitò nel profondo dell’Abisso Baluginante.

Non si risvegliò da un’altra parte come sperava sarebbe successo distruggendo l’illusione. Ruzzolò, si schiantò, cadde in ogni direzione, ma poi si fermò, disorientato e dolorante. Era dinanzi a un’immensa cascata di scintille che scorreva verso l’alto e convogliava scintille rosse verso regno dei dadi. Al centro della cascata c’era qualcosa che pulsava. Fulvio trovò la forza di rimettersi in piedi e s’inoltrò nel flusso di scintille. Non vedeva nulla e gli sembrava di respirare polvere, ma seguì la luce pulsante finché il suo piede non urtò qualcosa di nascosto sotto la sabbia. Scavò alla cieca ed estrasse l’oggetto sepolto. Se lo rigirò tra le mani, incredulo. Non sapeva che aspetto avesse ma sapeva che era davvero lei, lo sentiva come l’aveva sentito la prima volta che l’aveva scorta in una visione. Era esattamente come immaginava la Corona del Re Campione.

Nel prossimo capitolo...

  • Una missione (50%)
    50
  • Una visione (25%)
    25
  • Un ritorno (25%)
    25
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19 Commenti

  1. Io dico una missione.
    Dapiz, bello anche questo capitolo (Sono arrivata a metà della prima storia, mi sbrigo, promesso) molto descrittivo e soprattutto ci lasci la bomba della corona proprio alla fine, così da farci venire voglia di leggere subito il prossimo.
    A presto!

    • L’Abisso ha messo la prova Fulvio mostrandogli quella che di fatto è la sua peggiore paura, ossia che non possa mai scappare da suo padre e che anche laggiù tutto sia sotto il suo controllo, ma a quanto pare Fulvio non era d’accordo 🙂
      Anche sull’infezione le cose cominciano a essere più chiare: negli ultimi due capitoli ho suggerito che derivi da una corruzione delle scintille che danno energia al reame e provenga direttamente dalla Corona, il perché lo scopriremo presto 🙂
      Ciao!

  2. E rieccoci alla carica.
    Ciao Dapiz,
    Non sbagli un colpo con questa terza parte, bravo. Ma che te lo dico a fare?!? La descrizione del tempio rosso, chissà perché, mi ha fatto tornare in mente gli ambienti ai piani alti dell’azienda di Fsntozsi, con tanto di Gran Farabutt… ma è stato un attimo di ricreazione dei pensieri, poi tutto di è rifatto serio.
    Nella frase: “dove ne trovò il proprietario” avrei omesso il ne, ma è solo una mia idea.

    Ci si rivede al terzo, io voto per la visione.

    Alla prossima!

  3. Ciao Dapiz!
    avevo scritto tutto un commento, con impressioni, complimenti e segnalazioni… poi ho votato e il commento è sparito, come per magia…
    Ricomincio, sperando di ricordare tutto:
    ritorno alla grande! Bello davvero questo episodio, hai questa capacità di raccontare gli ambienti e di farlo senza creare fronzoli che, forse te l’ho già detto, ti invidio parecchio. Sai mostrare quel che hai in testa, come fa un regista quando ha in mente una scena e mette tutta la sua maestria per trasmettere allo spettatore quello che lui, proprio in quel momento, vuole fargli vedere. Anche tu hai questa dote, far “vedere” le scene al lettore e a me quello che “vedo” piace parecchio. Benissimo, anche meglio del precedente.
    Giusto per non sembrare troppo ossequiosa, ti dico che nella frase: “Poi l’aria tornò a riempire i suoi polmoni e si risvegliò da quell’incubo soffocante.” io, il soffocante, lo avrei omesso, anche perché si capisce che lo è da quanto scritto sopra. Ti segnalo anche un accento grave, anziché acuto, sul sé finale. Ma sono proprio quisquilie… 🙂
    Bravo, Dapiz. Bentornato.
    Il voto incriminato è andato al padre, anche se mi sarebbe piaciuto un personaggio misterioso… ma, da parte mia, sarebbe risultato troppo scontato.

    Alla prossima!

    p.s. so che ho dimenticato di scrivere qualcosa, ma non so cosa 😉

  4. Dapiz,
    voglio essere sincera. Quando ho letto III nel titolo di questo racconto mi è scappato un “ecchepalle” ma mi hai convinta a leggere l’incipit grazie al commento che hai lasciato qui sotto. Credo tu abbia creato un mondo veramente geniale e aspettati una visita anche nei due racconti precedenti, piano piano li recupererò per mettermi in pari perché mi hanno incuriosita molto.
    Grazie al recap, almeno in questo primo capitolo del racconto, non ho notato una particolare necessità di dover leggere i racconti precedenti, anzi, mi sono subito tuffata nel mondo di Fulvio e mi è piaciuto molto il tuo incipit.
    L’unico appunto che mi viene in mente di farti è che cominci quasi tutte le tue frasi con i verbi, non che questo sia un errore, ma variare aiuterebbe a dare un po’ di movimento alla prosa.
    Ci si legge, a presto!

    • Ciao, ti ringrazio moltissimo di essere passata di qua e di esserti soffermata sul mio racconto nonostante sia ormai più vicino alla fine che all’inizio. Anche io sono molto restio a leggere storie già iniziate, quindi capisco il fastidio, ma sono contento che tu non abbia avuto grosse difficoltà a orientarti nel mondo che ho creato.
      Ti ringrazio anche di avermi fatto notare la tendenza a iniziare le frasi con i verbi, tra i tanti problemi che riscontro nel mio modo di scrivere di questo non mi ero ancora accorto, ma d’ora in poi cercherò di fare più attenzione. Se hai qualche altra osservazione di questo tipo fammi sapere, apprezzo molto questo genere di critiche!

      Ciao e grazie ancora! 🙂

  5. Benvenuti a questa terza e ultima parte di Dice Kingdom!
    Il periodo è un po’ sfortunato per iniziare un nuovo racconto, specie se è il secondo seguito di uno già iniziato, ma spero comunque che qualcuno abbia ancora voglia di seguirmi fino alla fine dell’avventura! 😎

    Per chi dovesse partire da ora consiglio di recuperare le prime due parti, ma in caso ecco un brevissimo RECAP per raccapezzarsi un po’ nella vicenda.

    Il protagonista è Fulvio, un ragazzo dei nostri tempi che sogna di sfuggire dalla vita che il padre, autoritario uomo d’affari, ha già deciso per lui. Fulvio vive in una città di nome Gramigna, che nasconde un segreto magico: un regno nascosto in cui si svolge un gioco chiamato Regêm Dice i cui partecipanti combattono per conquistare la Corona del Re Campione, un manufatto che a quanto si dice è in grado di esaudire i desideri. Fulvio intende vincere la corona e riuscire dove il padre ha fallito, ossia prendere il controllo della sua città per salvarla dal disagio e dal decadimento che la stanno divorando.
    I suoi avversari (quelli rimasti in piedi, almeno) sono Corinne, una ragazza a cui piace atteggiarsi da eroina, Randi, un giovane che vuole svelare i misteri del regno dei dadi e apprenderne i segreti per diventare un vero mago e portare la magia nel mondo, Guanting, una donna in grande sintonia con il reame magico che intende proteggerlo da influenze esterne, e Luce, un’aggressiva bambina la cui famiglia è legata a quella di Fulvio da fatti non ancora chiari.

    Lo svolgimento del gioco, però, è messo in pericolo da una misteriosa infezione rappresentata da un’infestazione di viticci rossi che corrompe tutto quello che contamina, compresi gli stessi Giocatori, come abbiamo scoperto nell’ultimo capitolo della seconda parte del racconto. Durante lo scontro con Tobias, un Giocatore posseduto dall’infezione, Fulvio ha perso il suo unico Dado da Battaglia, lo strumento che permette ai Giocatori di combattere e difendersi nel gioco.

    Per informazioni sulle regole del gioco qui c’è il manualetto che ho pubblicato sul mio sito: https://www.dapiz.it/manuale-dice-kingdom/

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