La famiglia Chastel

Dove eravamo rimasti?

La storia della famiglia Chastel è appena cominciata! Cosa dovranno affrontare gli eredi nel prossimo capitolo? La lettura del testamento. (75%)

Il testamento

Erano trascorsi due giorni dalla morte di mio padre, ma non mi riusciva difficile immaginarlo attraversare la casa in vestaglia, con il giornale in una mano e una tazza di caffè nell’altra. Avevo l’impressione che il suo fantasma aleggiasse ancora per tutta Rideau Hall e che non avesse alcuna voglia di abbandonarla.

Da un lato, ero contento di poter tornare nella casa in cui avevo vissuto gran parte della mia vita. Dall’altro, avrei preferito tornarci in circostanze meno tragiche. Approfittai del fatto di essere arrivato per primo per bighellonare un po’ in giro: attraversai il salotto, la cucina, la biblioteca, andai al piano di sopra, visitai le camere da letto e passai davanti all’ufficio di mio padre, ma l’ingresso era sbarrato dai nastri gialli della polizia.

Tornai allora in salotto e mi lasciai cadere sulla poltrona, davanti al camino spento. Quando mi sedetti, la busta che avevo preso dalla scrivania di mio padre e che conservavo nella tasca interna della giacca, mi batté contro il petto. Non sapevo cosa mi fermasse dall’aprirla: provavo una curiosità morbosa verso le ultime parole scritte da un uomo morto, ma un brivido d’angoscia mi attraversava ogni volta che anche solo pensavo di leggerne il contenuto.

Abbandonai i miei pensieri e tornai alla realtà solo quando udii il portone d’ingresso aprirsi: Sofie era appena arrivata e le andai incontro per salutarla. Era una donna alta, oggettivamente attraente, dai lunghi capelli castani e gli occhi verdi. Mi abbracciò forte, come non faceva da tempo: lei più di tutti aveva subìto la perdita di papà. La morte di mamma, avvenuta solo qualche anno prima dopo una lunga malattia, poi, non la aveva di certo aiutata.

“Oh, Joel”, disse trattenendo le lacrime. “Gli altri sono già arrivati?”

“Non ancora. Ma ho sentito Antoine, dovrebbe arrivare a momenti. E Fleur… beh, è Fleur: saremo fortunati se anche solo si presenterà.”

Tornati in salotto, ci sedemmo l’uno di fronte all’altra, in attesa che gli altri ci raggiungessero.

“Domani c’è la festa di beneficenza”, disse lei d’un tratto.

“Non so se sia il caso…”

“Papà la stava organizzando da un mese. Non possiamo annullarla con così poco preavviso.”

In quel momento, capii che Sofie avrebbe preso in mano le redini della famiglia. Non che la cosa mi dispiacesse, anzi: era davvero in gamba e sapeva gestire ogni situazione e, siccome badare a noiose questioni finanziare e burocratiche non era certo il mio forte, non mi opposi.

“D’accordo”, le risposi. “Parleremo con Yasmine, allora. E chiederemo ai domestici…”

“Fratello caro e sorella adorata!”, mi interruppe una voce squillante. “Ben trovati!”

Io e Sofie ci voltammo verso l’ingresso, scorgendo Antoine venire verso la nostra direzione. Subito dietro di lui, silenziosa e cupa, c’era Fleur.

“Teatrale come sempre”, risposi alzandomi e senza celare una nota di fastidio nella mia voce. Strinsi la mano a mio fratello e gli diedi una pacca sulla spalla. Poi, mentre Sofie salutava Antoine, io andai da Fleur e la abbracciai: lei ricambiò debolmente, ma non disse nulla.

“Gerard sta arrivando”, annunciò infine Antoine. “Iniziamo a spostarci verso la biblioteca?”

Henri Gerard o, più formalmente, l’Avocat Gerard, era un grande amico di nostro padre, nonché l’avvocato di famiglia. Da piccolo ero convinto facesse parte dell’arredamento della casa: non passava giorno senza che io lo vedessi fare avanti e indietro dall’ufficio di papà. Era anche in prima fila al funerale, subito a fianco a noi: entro sera avevamo già fissato la data per la lettura del testamento. Oggi.

Arrivati nell’antica biblioteca (la stanza più grande di tutta Rideau Hall), vi trovammo Madame Yasmine che stava finendo di riordinare i libri sugli scaffali più alti, aiutata da Marcel. Sofie li invitò a restare per la lettura: sicuramente, Renaud li avrebbe citati nel testamento, per ringraziarli della loro fedeltà in tutti quegli anni.

“Messieurs e Mesdames Chastel, buongiorno”, disse Henri Gerard irrompendo nella stanza con passo spedito. Era un ometto basso, avvolto in un abito di tweed, con capelli grigi e occhiali dalla montatura spessa.

Senza troppe cerimonie, si infilò dietro la scrivania al centro della stanza e ci invitò a sedere, come se quella non fosse stata casa nostra. Recuperò poi dalla valigia in pelle la busta contenente il testamento e, una volta estratto, lo distese davanti a sé.

“Cominciamo”, disse l’Avocat schiarendosi la gola.

La lettura fu rapida e indolore: tutti i beni di Renaud Chastel sarebbero stati equamente divisi tra i suoi quattro figli, mentre una parte del denaro posseduto sarebbe stato destinato ai fidati collaboratori Madame Yasmine e Monsieur Marcel. In meno di un’ora, l’Avocat era tornato al proprio ufficio e Antoine se n’era andato (così ci disse) per un impegno improvviso, mentre Sofie e Fleur si erano allontanate con Madame Yasmine per discutere dei preparativi per la festa della sera successiva.

Fu allora che rimasi solo. Fu allora che cedetti. Fu allora che aprii la busta lasciata da mio padre.

E dopo una presentazione dei personaggi, è tempo di entrare nel dettaglio. Quale Chastel approfondiremo maggiormente nel prossimo capitolo?

  • Fleur. (64%)
    64
  • Antoine. (9%)
    9
  • Sofie. (27%)
    27
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