La famiglia Chastel

Dove eravamo rimasti?

E dopo una presentazione dei personaggi, è tempo di entrare nel dettaglio. Quale Chastel approfondiremo maggiormente nel prossimo capitolo? Fleur. (64%)

L’ultima lettera

La festa era iniziata da circa un’ora e tutti gli ospiti erano ormai arrivati. Il fatto che così tanta gente avesse voglia di partecipare ad una serata di gala in una casa in cui era da poco morta una persona, mi lasciava alquanto stranito. Di certo, non si poteva negare che i domestici, sotto l’attenta guida di Sofie, avessero svolto un ottimo lavoro nell’allestire il salone principale in poco più di ventiquattr’ore.

Osservando il mio riflesso nella finestra, però, non riuscivo a togliermi dalla testa quel che avevo trovato nella busta: una brevissima lettera scritta a mano, con una grafia sbilenca, ben lontana da quella sottile ed elegante di mio padre, forse causata dall’irrequietezza per il gesto che avrebbe compiuto di lì a poco. Quelle poche righe, tuttavia, bastarono a rendermi inquieto: ‘Mi pento di quel che ho fatto‘, iniziava.

Cercai di distrarmi. Volevo evitare di pensare alla morte di papà. Allontanandomi dalla finestra, allora, mi guardai intorno e, attraverso quel centinaio di persone vestite eleganti che affollavano il salone, scorsi mia sorella Fleur, che se ne stava da sola appoggiata a una delle colonne laterali. Recuperai due bicchieri di champagne da un cameriere di passaggio e mi diressi da lei.

La morte è l’unico modo che ho per redimere il mio spirito‘, pensai nuovamente. Non riuscivo a non ricordare quella lettera. Era più forte di me.

Mentre cercavo di distrarmi e pensare ad altro, sentii una mano poggiarsi sulla mia spalla e, quando mi voltai, mi accorsi che si trattava di Henri Gerard.

“Buonasera, Joel”, disse sorridendo lievemente. “Posso rubarle un attimo?”

Senza farmi notare, spostai lo sguardo verso la direzione di Fleur e notai che era ancora lì, immobile.

“Ma certo”, sorrisi in risposta a Gerard. “Di cosa vuole parlarmi?”

“Di niente di particolare, in realtà. Ci tenevo solo a scusarmi per ieri, per la lettura del testamento. È stato tutto così impersonale, la memoria di vostro padre avrebbe meritato qualcosa di meglio. Però, ecco, ho avuto degli impegni, sì… degli impegni improvvisi… e io non…”

Notai che si stava affannando parecchio e quasi provai pena ad osservare quel basso ometto. Farfugliava parole confuse ma, quando arrivava a pronunciare il nome di mio padre, si bloccava completamente e ricominciava da capo l’intero discorso.

“Monsieur Gerard”, gli venni in aiuto. “Non deve scusarsi, davvero. Renaud avrebbe compreso la situazione.”

L’Avocat parve calmarsi un poco. Si sistemò gli occhiali e, sospirando, disse: “Mi spiace davvero, Joel. Vostro padre era un caro, carissimo amico e collega. Sarà dura, ora che lui non c’è più.”

“La ringrazio, Gerard. Se avesse bisogno di qualcosa, mi trova qui in giro.”

Henri mi salutò con un cenno e si mescolò tra la folla, decisamente più tranquillo che a inizio conversazione. O, perlomeno, così mi parve. Dirigendomi finalmente verso Fleur, mi tornò nuovamente alla memoria la lettera: ‘I fantasmi delle mie azioni sono più vividi di quanto potessi immaginare.

“Fleur”, pronunciai a bassa voce, avvicinandomi e porgendole uno dei bicchieri.

Lei, per tutta risposta, si scostò una ciocca di capelli corvini dagli occhi e mi sorrise.

“Ciao, Joel.”

“Stai bene? So che tutta questa gente ti mette a disagio, se vuoi possiamo…”

“Tranquillo. Non è un problema.”

“Mi dispiace, sai? Ma papà aveva organizzato tutto un mese fa e Sofie ha insistito per…”

“Sofie”, mi interruppe Fleur. “Papà è stato seppellito due giorni fa e lei già si comporta come se fosse l’unica in grado di guidare questa famiglia.”

“Hai ragione”, risposi cercando di ignorare quella nota di meschinità nella sua voce. “Ma è comunque meglio di Antoine, no?”

“Immagino di sì”, disse sorridendo alla mia battuta. “Ma non è giusto. Prima mamma quattro anni fa. E ora papà. Non è giusto.”

“La vita non è mai giusta”, cercai di consolarla. “So che è una frase fatta e che non è quello che vuoi sentirti dire, ma dobbiamo farci forza, Fleur. Siamo una famiglia e ci aiuteremo a vicenda.”

“Come no”, rispose sarcastica. “Antoine non mi sembra certo dello stesso avviso.”

Sapevo bene a cosa si riferiva. Antoine era sempre stato la pecora nera della famiglia. Aveva problemi di ogni tipo: dipendenza da droghe, alcool e gioco d’azzardo, problemi finanziari che papà provvedeva sempre a saldare e frequentazione di pessime compagnie, gentaglia famosa in tutta la città per i loro precedenti, aggrappata al ricco rampollo dei Chastel così come un leone si aggrappa alla preda appena catturata.

“Mamma mi manca più di ogni altra cosa”, continuò Fleur. “Papà la amava tanto. Ha fatto di tutto per lei, specialmente quando si è ammalata, e…”

Le parole di mia sorella, d’un tratto, si fecero ovattate. Un istinto primordiale prese il sopravvento su di me. Mentalmente, recitai un’ultima volta il testo della lettera.

Mi pento di quel che ho fatto. La morte è l’unico modo che ho per redimere il mio spirito. I fantasmi delle mie azioni sono più vividi di quanto potessi immaginare. Gli scheletri del mio passato sono celati nella cripta.

La lettera non può più essere ignorata: è giunta l'ora per una terribile scoperta! Chi affiancherà Joel nel prossimo capitolo?

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