Sidera Omnia Vetus

La Mattina del Giorno della mia Morte

Il letto di foglie secche è umido e sta antipatico sotto al culo, mentre le gambe incrociate mi testano i nervi delle cosce. 

Stronza.

Non mi sente nessuno. Perché non c’è nessuno. Quantomeno nell’eccezione di presenza in senso fisico. Nella mente, l’ingombranza di questa donna è lapalissiana e gargantuesca. Manovro il coltello ad affilare la ruggine della lama di questa lancia. 

Stronza.”

Il coltello scorre elettrico e irregolare sul metallo. Ruvido. Come la carta seppia, ma con la grana più grossa. 

Stronza.

Per un istante immagino di avere lei sotto al coltello. Qualche parte non necessariamente vitale. Per carità, no. Laterale o posteriore: la spalla, la schiena, il bacino. Poi su, il petto. La gola. 

Sto esagerando. Se mi taglio e il dito sanguina, come naturale  conseguenza ne fuoriuscirà anche dal mio culo, del sangue. Don Gherardo non apprezzerebbe. Non voglio sentirlo mo che ritorno a Roma. Ma tanto non torno. Questa stronza pure il lavoro mi compromette.

Mi rendo orrendamente conto di monologare nella solitudine della foresta. Un fantasma impazzito a sua volta in un manicomio. Gli occhi mi diventano lente d’ ingrandimento puntata sulla punta affilata della lancia. Il tempo pare davvero che rallenti, quando sei concentrato. Invero rallenta sul serio. Lo disse quel professore tedesco quando venne a Montecassino.  Ha detto che da lontano dalla terra tutto fluisce più veloce. E grazie, senza un cazzo da fare. Io invece, che ho il culo attaccato al suolo da un secolo, che sono impegnato in questa attività santa negli intenti, ma infernale nei metodi, il tempo si gela ogni giorno. Specie mo che penso continuamente a lei. 

Stronza. E ancora più stronza questa lancia di merda!!” grido.

Mi alzo, getto la lancia macedone a terra. Digiuno da due giorni, ho la polvere in bocca. Sento il culo bruciare sia per la precedente posizione, che per Anna. Sento gusto di polvere di merda secca in bocca. Potrei non tornare. Io non torno. Io muoio qui, lo so già. Mi transustanzierò stanotte. Mi spremo a immaginare la forza dei tentacoli, e la mia carne olivastra e facciale afflosciarsi a terra. Osservo questi inusuali e brutti alberi ottomani di fronte a me. Chi lo sa che alberi sono. Forse Rico lo saprebbe. Rico sa un sacco di cose. Ma chi se ne frega che alberi sono. Chi se ne frega di Rico, sopratutto, adesso. 

Devo pisciare. Piscio. Provo un’antica e grassa soddisfazione a fare atterrare delle gocce di piscio su questo suolo ottomano. Mi sgrollo il cazzo. Mi voglio stendere. Prima ho raccolto una di queste ciliegie bizantine solo per gustarne col naso la fragranza. Domani finisce questo sacro digiuno e mi mangio un chilo di ciliegie. Prendo la ciliegia profumata dallo zaino, butto giù la coperta e mi stendo occhi in aria. Chiudo gli occhi. La annuso. Ricordo l’odore delle ciliegie…

Io e Don Vito ci stavamo trasferendo da Vallombrosa perché i sabaudi avevano espropriato il convento e l’annesso ciliegio di Don Vito. Spero che il Duce li stermini tutti, i Savoia. Un uomo forte, il Duce. Non posso non stimarlo in fatto di tempra e carattere. Peccato sia un mangiapreti. Se sapesse che i romani stavano per far piombare dal cielo cinque leoni su un cucciolo d’agnello, se sapesse che solo un’ altro leone si mise in testa di difenderlo… ma era un grand’uomo pure Don Vito. Non meritava quella fine orrorosa. Chi lo sa adesso… 

Don, forse stasera. Lo spero. Senza di lei sarei morto sessant’anni fa, non stanotte.”

Don Vito mi sente. E io lacrimo. Chiudo gli occhi. 

Vi ricordo, Don. Pax anima vestra.”

Sorrido leggermente, gli occhi chiusi, da solo. Forse sto impazzendo: la paura della mia morte stasera. Ricordo che eravamo su un carro, io e il Don, Mantova era stata appena annessa al Regno d’Italia e noi stavamo mobilitando i nostri corpi alla Rotonda di San Lorenzo, in cui poi ci sarei stato fino al ’71. Il Don mi diede una ciliegia. Io gli chiesi se non fosse peccato mangiarla. Mi ricordo, precise, le sue parole, una citazione di Matteo, o del Levitico: “Brando mio, non è ciò che entra nella bocca che contamina l’uomo… è quel che esce dalla bocca che contamina l’uomo: le cose che escono dalla bocca procedono dal cuore; sono esse che contaminano la gente. Perché dal cuore provengono pensieri malvagi, omicidi, adulteri, fornicazione, furti, false testimonianze, maldicenze…

Adulteri, false testimonianze…

Era meglio che non ce l’avevo, questo ricordo. Anna rimpiazza prepotentemente Don Vito Mancuso nel mio ristretto contenitore cerebrale.

Chiudo gli occhi. Avrò circa otto ore di sonno quando stasera mi sveglierò. E morirò, probabilmente. Una morte fresca, riposata. Prendo il crocefisso. Lo bagno con le labbra di un bacio. Tengo la lancia macedone limitrofa al mantello grigio che separa me da questo freddo infernale. Spero che in Vaticano abbiano ragione sull’Antica Macedonia. 

Mi addormento. 

Non voglio sognare. So cosa sognerei. No, non Anna.

Non voglio farlo. 

Bene, grazie assai di avere raggiunto questo punto. Ditemi, come volete che proceda la storia

  • Il protagonista, Brando, riesce a riposarsi. Si sveglia. (50%)
    50
  • Il protagonista, Brando, passa la giornata in bianco senza dormire pensando ad Anna. (38%)
    38
  • Il protagonista, Brando, sogna la sua giovinezza nell'Abbazia di Vallombrosa. (13%)
    13
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

12 Commenti

  1. Ho letto i precedenti commenti e condivido le critiche che ti hanno fatto, per cui non ne aggiungo altre. Ti dirò semplicemente che questo incipit, nonostante tutti i difetti che ti hanno già fatto notare, mi ha incuriosito molto, sia per lo stile di scrittura che per la storia in sé.
    Di solito non mi piace la prosa altisonante ed enfatica, però se non è forzata ed è semplicemente il modo naturale in cui scrivi allora ti consiglio di continuare su questa strada, magari correggendo i numerosi errori di logica e di grammatica, ma senza costringerti a scrivere con uno stile che non ti appartiene. Siccome poi ho visto che nel prossimo capitolo spiegherai meglio di cosa parla la storia, ti consiglio anche di non fare l’errore opposto e di impantanarti in degli spiegoni, che non sono mai una cosa positiva. Cerca semplicemente di trovare un equilibrio tra quello che è il tuo stile e la chiarezza della prosa, che è sempre fondamentale. Anche perché ribadisco che secondo me in questo incipit c’è del potenziale e fidati che non avresti ricevuto tutti questi commenti se così non fosse 😀
    A presto!

  2. Gabriele,
    ho letto questo incipit e mi sento leggermente allucinata.
    Come hanno scritto gli altri qui sotto, si capisce davvero poco della circostanza, del protagonista e della storia. Ottomano, macedone, bizantino, romano, il Duce, il Regno d’Italia lasciano intendere che il protagonista ha vissuto una larga parentesi temporale ma non ci hai dato indizi per capire alcunché e il risultato è a dir poco confusionario. Spero che, come hai scritto tu stesso, nel prossimo capitolo riuscirai a dare un contesto e una realtà a questo racconto.

    Sotto la scrittura opulenta e forzatamente ricercata io ho visto un potenziale per questa storia ma non posso dire che la tua scrittura mi ha convinta al cento per cento. Termini aulici come “transustanzione”, “orroroso” e altri che non sto qui ad elencare, cozzano terribilmente con altri più scurrili come “sgrollarsi il cazzo” o “stronza”. Senza offesa, i paroloni non impressionano nessuno e la scrittura ricercata lasciamola a chi la sa gestire -ho letto che sei del sud come me e quindi ti parlo come una che scrive proprio “terra terra”-.

    Mi permetto, nella mia presunzione, di darti un suggerimento: alleggerisci il lessico, usa frasi più semplici e d’effetto -mi è piaciuta molto questa “Lo bagno con le labbra di un bacio”- e rileggi tanto prima di pubblicare -ci sono alcune frasi che non hanno molto senso né logico, né grammaticale, tipo questa “Forse sto impazzendo: la paura della mia morte stasera”-.

    Come ha scritto Keziarica le critiche sono solo un modo per crescere, spero di non essere stata troppo “bacchettona”. Ti seguo e aspetto il tuo prossimo capitolo.

    • Ciao Trix, grazie per essere passata.

      Messaggio ricevuto! Questo per me è il primo approccio alla prosa. Avevo paura di raccontare troppo, quindi in fase di scrittura ho deciso di raccontare il meno possibile. Dato che la situazione “fantastica” non è semplice (il protagonista ha effettivamente cento e passa anni), il risultato è l’incomprensione. Grr… prossimo obiettivo, chiarificare!! Però non essere troppo dura con la prosa abbondante, scrivo così perché mi diverto un casino. Magari con le parolacce ho esagerato.

      Prossimo episodio risolvo tutto, promesso!
      Alla prossimo episodio, grazie per essere passata 🙂

  3. Ciao Gabriele,
    a essere sincera non credo di aver capito molto di questo incipit, in che periodo storico siamo? Brando viaggia nel tempo oppure vive da centinaia d’anni?
    Il ricorso alle parolacce è piaciuto poco anche a me, non perché non si debbano usare (io stessa le uso spesso), ma in questo contesto mi paiono fuori luogo. Sembra un po’ un voler forzare la prosa per stupire il lettore, attenzione però: rischi di confonderlo.
    Ti concedo il beneficio del dubbio e seguo.

    Alla prossima!

    p.s. le critiche fanno crescere, non ti risentire se ti si fanno notare quel che non è piaciuto 🙂

    • Ciao Sky__Walker. “Un altro” è un refuso, grazie della segnalazione. Non perché mi stai criticando, ma non mi piace l’aggettivo “pompata”, è raccontato, generico. Ovviamente non è una prosa leggera, ma non è necessariamente un male. Come diceva Gianluca, sotto, penso che in questo primo episodio ho fatto poco per chiarire la situazione. Nel prossimo, se mi seguirai, tenterò di risolvere il problema.

  4. Ciao Gabriele e ciao Brando, benvenuti 🙂
    Da dove iniziare?
    Non sono riuscito a seguire questo monologo interiore.
    : cosa vogliono dire questi due aggettivi? Perché li hai usati in questa frase? Non potevi descrivere con l’azione o col dialogo quello che volevi dire?
    Le parolacce hanno il ruolo di spie luminose sul tuo racconto – ma tu vuoi che il lettore se lo goda, non che venga distratto da esse.
    La prosa non sono riuscito a seguirla, scusa, usi troppe strutture atipiche e tempi verbali diversi.
    Quali sono gli eventi? Cosa sta succedendo? Cosa vuole il protagonista?
    Spero tu ci posaa rispondere nei prossimi capitoli. To seguo incuriosito. A presto 🙂

    • Ciao Gianluca, grazie del commento. Avevo letto il tuo racconto appena dopo avere postato, adesso lo commento. Rileggendo il mio episodio, mi hai fatto capire che effettivamente si capisce poco la situazione. Non è semplice distaccarsi dal fatto che la situazione, io che scrivo ce l’ho già in mente. Nel prossimo episodio è la prima cosa che cercherò di risolvere. Ancora, hai ragione e grazie del commento. I tempi verbali diversi sono un refuso di trascrizione (avevo scritto tutto al passato, inizialmente). Una parafrasi della frase potrebbe essere “nelle mente, invece, la presenza di questa donna è ovvia e gigante”.

      Grazie del commento utile, ci vediamo sul tuo racconto.

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi