Sulle tracce del passato

Dove eravamo rimasti?

Il prossimo capitolo sarà scritto dal punto di vista di Edoardo. Adesso che anche lui ha scoperto tutto, dove andrà? Da nessuno di loro, bensì in un luogo che possa aiutarlo a metabolizzare il tutto (60%)

Ricominciare

Mentre guidavo la moto verso un luogo del quale neanche io conoscevo l’ubicazione, il fruscio del vento stava lentamente sovrastando quell’assordante rumore che aveva del tutto riempito la mia testa.

Delle lacrime salate scendevano copiosamente dagli occhi e bagnavano il mio viso, mostrando tutto ciò che mi si trovava innanzi appannato e indistinguibile ma, se avessi dato retta allo stimolo che da tempo il mio cervello mi mandava e mi fossi deciso a fermarmi, tutto il casino dal quale stavo fuggendo mi avrebbe raggiunto in pochissimi istanti.

Certo che il destino è davvero strano: avevo trascorso gli ultimi dieci anni della mia vita accrescendo dentro il cuore la speranza che, un giorno lontano, tutta la mia storia potesse apparirmi completa ma, adesso che il mio desiderio era uscito da quel piccolo cassetto, vorrei solamente riavvolgere il nastro e tornare indietro nel tempo, fino ad arrivare al momento dell’ultimo abbraccio di mia madre; all’epoca ero solo un bambino che non riusciva ad intendere bene cosa stesse accadendo, ma ricordo perfettamente la tristezza dei suoi occhi: non avrebbe voluto andare via -questo mi era abbastanza chiaro già all’epoca-, eppure qualcosa la costringeva a farlo.

Ma veramente sono arrivato ad odiarla solo perché /loro/ -non riesco ancora a chiamarli con il loro nome e, forse, non sarò mai capace di farlo- non avrebbero accettato lo scoppio di un clamore popolare?

Mi era stata negata la possibilità di avere un’infanzia stabile e serena -e questo dovrebbe essere uno dei diritti inalienabili di ogni bambino- per… per cosa?

Per un capriccio personale?

Per non perdere quella dannata rispettabilità alla quale tutti fanno appello qualora accada un evento così tanto destabilizzante da mandare in crisi qualsivoglia progetto di vita?

Per anni ho covato quell’amaro risentimento verso la persona sbagliata e, mentre io ero troppo impegnato a cercare -inutilmente- di cancellare il suo volto da ogni ricordo, coloro che avevano architettato tutto continuavano a svolgere la propria vita come se nulla fosse mai accaduto; credo che non riuscirò mai a capire come qualcuno possa guardarsi allo specchio pur essendo ben a conoscenza del fatto di aver irrimediabilmente distrutto delle vite.

Sapete quale sia il colmo? Io mio padre l’ho anche conosciuto, ma non potevo conoscere la sua vera identità.

Sarebbe stato meglio continuare a rimanere all’oscuro di tutto?

Forse, ma non sarei riuscito a perdonare mia madre: lei aveva sempre anteposto la mia felicità -se così possiamo definirla- alla sua sua, ma io sono sempre stato troppo focalizzato solo su me stesso per riuscire a comprenderlo.

Mi vergognavo per non aver mai fatto nessun passo verso di lei duranti tutti questi anni; magari non sarebbe cambiato nulla, ma sarei stato per sempre vittima del rimorso a causa di ciò.

Spensi la moto nei pressi della stazione del paese, la stessa che aveva sancito il distacco più doloroso della mia vita.

Rimasi lì, seduto su una panchina della sala d’attesa con le mie immancabili cuffiette, per un tempo che mi sembrò essere infinito, decidendo di tornare indietro solo quando un uomo sulla cinquantina -probabilmente il capostazione- mi si avvicinò chiedendomi se tutto andasse bene

“Non va bene un cazzo” pensai tra me e me, ma a cosa serviva rimanere lì e aspettare che tutto si sistemasse da solo?

Ripensai alla battuta di un film visto pochi giorni prima che la mia vita subisse quell’ulteriore sconvolgimento emotivo: “Anche la sfida passa, ma ti conviene darle una mano”.

Anch’io dovevo agire in quel modo: ero appena venuto a conoscenza di una verità con la quale avrei dovuto fare per sempre i conti, ma ero riuscito a ritrovare -metaforicamente parlando- mia madre, e nulla avrebbe potuto distruggere ciò.

Intanto il cellulare continuava a vibrare insistentemente; constatato che la parte del cattivo ragazzo non fosse per me, non mi rimaneva che tornare a casa.

Avevo sempre finto che non mi importasse avere qualcuno che potesse pararmi le spalle ma, come finalmente avevo capito, non era vero nulla: mi serviva qualcuno sul quale poter contare e, volendo o meno, quella persona era mia madre.

Non potetti non abbracciarla quando la vidi e, anche quella volta, furono i suoi occhi a parlare per lei: aveva avuto paura, tanta paura, e mi sentivo un idiota per averla ripagata in quel modo

-Ricominciamo da qui- mi propose, e come avrei potuto non accettare?

Sicuramente avremmo continuato a litigare ancora per molto, ma cosa importava?

Avevo finalmente trovato l’ultimo tassello del puzzle, e nulla mi avrebbe più impedito di essere felice.

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87 Commenti

  • Io voto da nessuno di loro perché è il capitolo finale e sia i nonni che il padre sarebbero troppo sacrificati; oltre al fatto che “tale madre, tale figlio” anche lui preferirà metabolizzare le cose prima di prendere una decisione 🙂

    Finalmente è tutto chiaro e… sì, ci sta tutto: complimenti! Hai gestito la questione nel miglior modo possibile 🙂

    Ciao 🙂

  • Emma ne parlerà con Carlo.
    Molto bello questo capitolo, Rossella. I dialoghi sono realistici pur affrontando un tema che scuote entrambi, sia Emma che Edoardo e anche l’evoluzione del loro rapporto appare naturale e mai forzata. Sono curiosa di sapere cosa sia successo, non vedo l’ora di saperne di più!
    A presto

  • Bene, i misteri stanno venendo a galla. Non vedo l’ora di sapere cosa è successo Fra Emma e il papà di Edoardo.
    Ho votato per il monologo, ma solo perché so che ti piacciono, in realtà spero che vinca una delle altre Due opzioni.
    Non ho “appunti” da fare. Penso che ti sei sforzata di seguire il consiglio del capitolo scorso.
    Alla prossima

    • Ciao Gra, grazie per continuare a seguirmi nonostante sia stata assente per un po’ (mille impegni legati alle scuole e ad un progetto legato al mondo della scrittura che spero possa diventare realtà nel minor tempo possibile).
      Grazie anche per la scelta del monologo: effettivamente sì, mi piace cimentarmi in essi?
      Grazie ancora per essere passata.
      A presto.

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