Sulle tracce del passato

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo episodio... Tutto andrà come organizzato e Carlo si presenterà all'appuntamento (67%)

Non sei da sola.

Dopo aver messo fine a quella così attesa conversazione telefonica con l’uomo che più di chiunque altro avrebbe dovuto sostenermi, venni improvvisamente pervasa da uno strano sentore, paragonabile a ció che provai nei pochi istanti che precedettero quella telefonata a causa della quale l’ordine che mi ero imposta di ristabilire all’interno della mia nuova vita era stato del tutto rivoluzionato, come se qualcuno -forse un’entità superiore che si diverte a mettermi costantemente i bastoni tra le ruote?- avesse voluto farmi capire che sia impossibile e completamente insensato anche solo prendere in considerazione l’idea di stravolgere il proprio passato per poter ricominciare a vivere; se la mia deduzione risultasse essere corretta, posso solo dire che il modo utilizzato da quel “qualcuno” -la cui identità rimarrà per sempre un mistero- sia stato il più terribile che potesse sperimentare per punirmi di aver commesso un peccato considerato da questo gravissimo.
Avevo impiegato anni per cercare di dimenticare tutto, per poi rendermi conto di non essere riuscita a risolvere nulla: il destino, ancora una volta, aveva dimostrato di essere molto più potente delle deboli armi che mi aveva concesso di utilizzare per illudermi di essere riuscita a sconfiggere tutti quei mostri pronti a gettarmi nelle oscure tenebre della disperazione.
Ma io volevo veramente arrendermi senza neanche provare a lottare? Non era nel mio stile, ma non avevo scelta: dovevo gettare le armi e lasciare che la corrente degli avvenimenti mi trascinasse con essa, con la flebile speranza di riuscire a sopravvivere e non annegare.
Avevo tanti problemi ai quali pensare, ma per il momento il principale era provare a nascondere di aver pianto: non volevo che Carlo vedesse quel lato di me.
In bagno fissai a lungo il mio riflesso allo specchio, facendo quasi fatica a riconoscermi: come avevo fatto a ridurmi così?
Da piccola scrissi su un diario che non avrei mai permesso a nessuno di farmi soffrire, ma quel desiderio non venne mai esaudito.
Carlo bussò alla porta dell’appartamento dopo quella che mi parve un’eternità, nonostante il mio orologio da polso dicesse che fossero trascorsi esattamente dieci minuti dal termine del nostro breve dialogo telefonico.
Era stato anche puntale.
Mi spostai leggermente dall’ingresso, dandogli la possibilità di entrare in casa.
Durante quell’interminabile attesa avevo pensato molto a come iniziare quel dialogo, ma ogni genere di discorso da me creato all’interno della mia testa non sembrava avere più alcun significato, come se tutto fosse stato repentinamente eliminato da quel qualcuno di cui parlavo prima.
Lui iniziò a fissarmi senza aprire bocca, aspettandosi forse che fossi io la prima a prendere parola; più lui mi guardava così intensamente e più io odiavo il suo sguardo, nonostante fossero stati proprio i suoi occhi verdi come il più brillante degli smeraldi a farmi innamorare di lui.
Improvvisamente Carlo ruppe quell’imbarazzante silenzio -riempito solamente dal ticchettio delle lancette di un vecchio orologio posto sopra il divano del salotto e dal battere troppo accelerato dei nostri cuori- nel quale ci trovavamo immersi, chiedendomi banalmente come mi sentissi.
-Non mi sento- gli risposi, e la sua espressione divenne alquanto sorpresa: era abituato ad una Emma sempre sul pezzo che non si faceva abbattere da nulla, ma quella era la versione di me stessa che creai quando presi la decisione di stendere un velo pietoso sul passato e tendere le braccia al futuro che mi attendeva
-È come se stessi vivendo in una bolla insonorizzata, all’interno della quale tutti i rumori esterni giungono ovattati-
Solo allora capì che avessi realmente bisogno di una spalla sulla quale piangere, e nessuno all’infuori di lui avrebbe potuto svolgere quel compito: mi conosceva bene, e sapeva quando fosse il caso di mettere fine a quelle lacrime.
-Ti va di sederci?- propose, e io accettai con un cenno del capo: oggettivamente era meglio tenere quel discorso da seduti.
-So che questa situazione ti faccia stare male, ma…-
-Non reggo un altro “devi decidere da sola”- lo bloccai io, etichettando con le dita l’ultima parte della frase pronunciata.
Lui non proseguì, e io capii che stesse per dirmi esattamente ciò che avevo pensato; dopotutto anch’io avevo imparato a conoscerlo.
Sorrisi pensando al fatto che avessi insistito per averlo lì con me affinché potesse aiutarmi a capire cosa fosse meglio fare, ma alla fine si rivelò essere più confuso di me: sapeva che il mio passato non fosse dei migliori, ma credeva che non saremmo mai arrivati a questo punto.
-Ho paura- ebbi poi il coraggio di dire abbassando lo sguardo
-Anche io-.
Non mi sarei mai aspettata quella risposta, ma anche lui aveva ragione: ero stata così concentrata su me stessa da non pensare a come potessero sentirsi gli altri, ma sapevo di dover rimediare.
-Ma ricorda una cosa: non sei da sola- aggiunse poi, e nel bacio che seguì dopo cercai tutte le forze che mi servivano per prendere una decisione.

Prima di scoprire quale scelta dovrà compiere ci sarà un breve flashback. Su cosa si concentrerà?

  • Avremo maggiori dettagli sulla famiglia di Emma (0%)
    0
  • Conosceremo un po' meglio il passato di Emma (60%)
    60
  • Il primo incontro di Emma e Carlo (40%)
    40
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15 Commenti

  1. Ciao Rossella,
    Io direi di indagare sul passato di Emma.
    In questo capitolo la narrazione è un po’ lenta, forse perché Emma aveva già parlato del suo disagio nell’incipit. In ogni caso è scritto bene, manca solo un po’ di narrazione che ci puoi dare facendo proseguire la trama!
    A presto!

    • Ciao; sì, in questo capitolo ho volontariamente tralasciato la questioni “decisione da prendere” (che sicuramente verrà narrato a partire dal quarto capitolo) per lasciare spazio al rapporto tra Emma e Carlo. Spero di riuscire a “stupire” con l’effetto sorpresa dato dalla rivelazione finale.
      Grazie mille per essere passato, alla prossima

      • Ciao Rossella 🙂 spero di non essere sembrato duro!
        Quello che volevo dire, anche alla luce della tua risposta, è che devi trovare un modo, attraverso il dialogo, di creare una tensione sempre crescente. A me Carlo sembra un loving interest che può fungere da vero antagonista; spero metta in difficoltà la protagonista con le sue scelte e parole. Questo era quello che intendevo ed è un consiglio che spero tu percepisca come benevolo visto che continuo a seguirti con interesse 🙂 a presto!

    • Ciao Red, grazie per essere passato.
      Sì, effettivamente in questo capitolo ho voluto parlare un po’ meglio della situazione che sta affrontando Emma, ma senza scendere troppo nel dettagli per non rovinare quell’effetto sorpresa che vorrei lasciare al momento della grande rivelazione.
      Grazie ancora per aver aver letto.
      A presto.

    • Per il momento sto cercando di dare il minor numero di informazioni per poi poter ottenere un “effetto sorpresa” al momento della rivelazione finale; spero di riuscirci…
      E poi credo che l’alone del mistero sia un po’ come il nero: sta bene su tutto😊😂
      Grazie mille per continuare a seguirmi, a presto.

  2. Ciao Rossella! interessante questo incipit, tutto il tempo non mi sono posta che una domanda: quale decisione deve prendere? Per questo ho scelto l’opzione forse più facile: Tutto andrà come organizzato.
    La tua storia m’intriga.

  3. Ciao Rossella 🙂 grazie per essere passata dalle mie parti.
    Molto coinvolgente questo Incipit. Hai già in mente cosa sconvolgerà la vita dei tuoi personaggi nel prossimo capitolo/i? La tua narrazione in prima persona necessiterà di un drive da parte dei protagonisti che ci deve tenere incollati allo schermo 🙂
    Per questo ho votato forse l’opzione più scomoda, ovvero la non comparsa di Carlo. Da come ne parla la nostra protagonista, sembra l’antagonista perfetto per lei, vista la sua ambiguità.
    A prestissimo 🙂

    • Ciao, grazie a te per essere passato.
      Ho già delle idee in mente, ma ovviamente tutto potrà cambiare da un momento all’altro.
      Per quanto riguarda la narrazione in prima persona è quella che ho utilizzato in tutte le opere pubblicate qui su The Incipit, poiché credo (ma questa è un mio gusto personale) che serve al lettore per “entrare” all’interno delle vite dei protagonisti e potersi meglio immedesimarsi in questi, ma ripeto che si tratti esclusivamente di una opinione.
      Parlando del rapporto tra i due protagonisti è ancora tutto da scoprire, e spero che riesca a mettere in luce ciò che ho in mente.
      A presto!

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