Un racconto dalla Città dei Sogni

Una rosa in un campo di margherite

Quella mattina non iniziò come tutte le altre. Ci fu una dissonanza, come una rosa in un campo di margherite che segnò l’intera giornata. Thomas la percepiva dentro di sé, come un malessere o torpore fastidioso e già ben prima che l’intera città si svegliasse, pronta a produrre il solito caotico e assordante rumore di una vita pulsante e laboriosa. A scuola, mentre guardava i compagni parlottare o ripassare con la testa sui libri, in attesa dell’arrivo del professore, non poté non lasciarsi sfuggire sincere espressioni di preoccupazione. Appena uscì di casa, sotto un cielo plumbeo e malinconico e le cui sfumature si congiungevano con il grigio dei palazzi, passò dinanzi alla casa di Sara, la sua amica di infanzia e forse da qualche giorno, la sua prima vera cotta. Non ne era certo, ci rifletteva e rifletteva, non venendo a capo di nuovi e potenti sentimenti che gli si aggrovigliavano attorno al cuore. In quel freddo lunedì di novembre tuttavia, la ragazza non si fece trovare sotto casa, pronta a percorrere con lui, come facevano  ogni giorno, il tragitto che da anni li conduceva a scuola. Suonò il campanello, ma dopo quelle armoniose note – ding dong – , che Thomas percepì come stonate, si rese conto che nessuna serranda era alzata, e il portone era chiuso. Attese invano: né Sara né i suoi genitori erano a casa. Zaino in spalla, con  una strana ma crescente preoccupazione, si avviò verso la scuola, dove da lì a poco sarebbe entrato il Professore, che dopo il consueto ma benevolo saluto degli studenti, iniziò a spiegare senza ottenere da quella classe l’attenzione che sempre era stato in grado di avere. Fu subito il suo aspetto a tradire il suo umore: la cravatta, sempre indossata con rigore sopra splendide camicie, era annodata male e spiegazzata; i capelli ricci, che gli donavano l’aria da intellettuale, erano scompigliati; gli occhi erano scavati e ornati da occhiaie scure e profonde. 
Con una voce flebile provò ad accennare all’argomento del giorno sotto gli occhi sempre più consapevoli degli studenti, che ben presto intuirono che quello dinanzi a sé era un uomo a pezzi. 
Il Professore non voleva stare lì: il suo brio, il suo umorismo e la sua tipica gioia erano spariti. Il suo mondo era crollato e con esso anche lui. Posò il suo sguardo su Thomas, che osservava le prime gocce di pioggia scendere dal cielo, ignorando del tutto la strana situazione presente in classe. Il Professore non riuscì a tollerare un altro momento, indossò il cappotto e senza salutare usci dall’aula, sotto gli sguardi attoniti di tutti, inclusi quelli di Thomas, che si svegliò dall’incantamento delle pioggia. 
Messosi in auto, il Professore si accese una sigaretta, un conforto di cui tanto aveva bisogno in quel momento, avviando il motore dopo poche boccate. Non sapeva dove andare: quelle strade che  sempre sentiva come sue adesso apparivano distanti e sconosciute. Arrivò al Ponte, dove le auto sfrecciavano in un’ormai rapida e fredda pioggia. Accostò di lato e scese, incamminandosi verso il parapetto. Sotto di sé il fiume infuriava, impetuoso e profondo, acque nere e pericolose. L’uomo le osservava, non trovando alcun motivo per non sollevarsi sopra il parapetto Una mano, tuttavia, lo afferrò per il braccio. Le dita erano nodose e raggrinzite, dalle lunghe unghie, eppure forti e decise. L’uomo volse così lo sguardo alla sua salvatrice, una anziana signora dagli occhi smeraldo.
«Non ne vale la pena», sussurrò in modo quasi impercettibile la donna, «vieni, ti voglio mostrare una cosa.»
L’uomo la segui preso a braccetto fino ad un vicolo, in cui l’anziana signora aveva una coperta per terra e un piccolissimo tavolino, con un oggetto avvolto in un telo di velluto viola. Il Professore capì perfettamente cosa fosse. Forse quella donna, così dal nulla, lo aveva salvato, almeno per il momento.  La donna si inginocchio da una parte del tavolino, con la schiena rivolta verso il muro e invitò  l’uomo a porsi dinanzi a lei. Inginocchiati entrambi, la donna sollevò delicatamente il telo mostrando la già intuita sfera di cristallo.
«Chiuda gli occhi», sussurrò la donna, anche se il Professore avrebbe giurato di non averle visto muovere le labbra. Quasi automaticamente però gli occhi si chiusero e sentì una sensazione di serenità interiore. Poi giunse il canto, più nella mente che nelle orecchie. Parole antiche, forse in una lingua mai sentita, ma rassicuranti e dolci.
 «Apri gli occhi», disse la donna.
L’uomo li aprì e li posò sulla sfera. Tutto attorno a lui si fece prima nero, poi rosso, poi blu, infine viola. Quello che vide fu una figura di spalle, femminile forse, non del tutto definita. Poi il buio. Quando si risvegliò si ritrovò nuovamente dinanzi al parapetto, confuso, ma non più intenzionato a gettarsi. Aveva avuto un’allucinazione o era successo davvero? Chi era quella anziana donna? E chi era quella sagoma vista nella sfera? Voleva capire, così come Thomas voleva capire dove si trovasse Sara.

Tornato da scuola, cosa farà Thomas?

  • Parlerà con i compagni di classe per sapere se sanno qualcosa (20%)
    20
  • Cerca di introdursi in casa di Sara alla ricerca di indizi (60%)
    60
  • Va alla ricerca di Sara per i luoghi che frequentavano (20%)
    20
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10 Commenti

  1. Ciao Alan,
    ho trovato anch’io che le informazioni in questo incipit siano molte, ma la cosa non mi ha dato particolarmente fastidio. La storia promette bene e il personaggi del professore e di Thomas hanno già una buona forma. Ti farei notare, invece, qualche sbavatura che, a parte “usci” senza accento (nella scena dove il Professore esce dall’aula) e la vecchia che prima dà del lei e poi del tu, sono solo mie fisime.
    Per esempio: “iniziò a spiegare senza ottenere da quella classe l’attenzione…” io avrei scritto “dalla classe” si sa che ci si riferisce a quella classe specifica, è lì.
    Poi ho trovato strano che Thomas, fino a quel momento attentissimo a quanto gli accade intorno, all’improvviso si faccia rapire dalla pioggia.
    Nella frase: “…studenti, che ben presto intuirono che quello dinanzi a sé era un uomo a pezzi.” io avrei usato “loro” piuttosto che “sé” visto che si tratta di una moltitudine e non di un solo soggetto, ma sono mie idee e magari sono pure sbagliate 😉
    Detto questo, la storia mi piace e aspetto il secondo episodio. Ho votato per la visita alla casa in cerca di indizi, un po’ di avventura non guasta mai.
    Continua così, hai una bella storia per le mani.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica e grazie innanzitutto del tuo commento. In realtà, le correzioni sono più che giuste, nonché apprezzate, e mi ricordano di rivedere al meglio l’episodio prima di caricarlo. Riguardo alla parte della pioggia, volevo far intendere che nonostante lo stato del prof, Thomas era pensieroso riguardo all’amica, ma ho sicuramente sbagliato nel rappresentarlo. Ti ringrazio per i complimenti e spero di rivederti presto qui tra i commenti :3

  2. Cercherà di introdursi a casa di Sara.

    Alan, il tuo incipit è il preludio di una storia interessante ma hai inserito troppe informazioni, troppi accadimenti, decisamente troppa trama. Il risultato è leggermente confusionario, però tu scrivi molto bene e sono certa che nei prossimi capitoli saprai come recuperare.

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