Un racconto dalla Città dei Sogni

Dove eravamo rimasti?

Tornato da scuola, cosa farà Thomas? Cerca di introdursi in casa di Sara alla ricerca di indizi (60%)

Una melodia in una stanza vuota

Furono ore interminabili quelle che divisero Thomas dalla corsa sotto la pioggia verso casa della ragazza.
Si sentiva frastornato. Durante il tragitto pensò a quanto fosse successo in aula, mai aveva visto il professore in quello stato, né tantomeno avrebbe mai immaginato di vederlo quasi scappare via. Provò pena per lui.
Distratto da questi pensieri e dalla preoccupazione di non trovare Sara, si ritrovò ad un tratto davanti alla casa dell’amica, dove, però, non c’era l’ombra né di lei che della sua famiglia. Le serrande erano ancora tutte abbassate, il portone era chiuso e ai continui suoni del campanello non rispondeva nessuno. Persino l’intera via sembrava desolata.
Era così strano che sia Sara che tutta la sua famiglia fossero spariti così, senza dir nulla. Il ragazzo pensò che magari i suoi genitori sapessero qualcosa, dato che le due famiglie erano in buoni rapporti e si conoscevano da molto. Corse così al proprio nido, dove tuttavia la madre, sorpresa anche lei della notizia, non seppe darle alcuna risposta.
«Forse sono usciti in mattinata, magari ritorneranno questa notte. Non ti preoccupare!», disse la donna. Eppure, in Thomas andava accrescendosi un inspiegabile timore. Provò così a chiamare: compose il numero ruotando la ruota e aspettò decine e decine di minuti con la cornetta in mano, in attesa che qualcuno  interrompesse gli antipatici tu tu  del telefono.
Non poté non cadere nello sconforto e nell’assoluto stupore. Eppure, un’idea gli balenò in mente: entrare in casa della ragazza, per cercare di capire dove si fosse cacciata. L’unico modo per poter entrare era dal lucernario in mansarda. Ma come raggiungerlo?
Dalla parte principale dell’edificio era pressoché impossibile… Ma dal retro, forse.
Senza indugiare troppo, si cambiò di abito, prese il suo cappottino impermeabile e uscì di soppiatto per non farsi notare dalla madre, indaffarata come sempre tra le faccende di casa e il suo lavoro da pittrice.
Aggirata la casa dell’amica, il ragazzo si ritrovò in un vicolo, dove studiò il modo in cui poter salire sul tetto. 
I palazzi attorno a sé erano antichissimi e imponenti, con ingressi introdotti da scalinate immense che li facevano apparire ancora più grossi di quanto fossero già; le gargolle da cui sgorgava l’acqua piovana, spaventosi complici delle azioni che Thomas avrebbe fatto da lì a poco, osservavano dall’alto in un rigoroso silenzio.  Vi erano anche delle scale antincendio, dalle quali il ragazzo avrebbe potuto accedere, con un pizzico di fortuna, al tetto. Era pericoloso, persino stupido, eppure più passavano i secondi, più quel timore sempre crescente veniva sostituito da una quasi certezza che alla ragazza fosse accaduto qualcosa di brutto.
Salito in cima alle scale di metallo, l’unico modo per poter salire era tramite una grondaia. Il tratto da scalare era breve, ma la pioggia rendeva tutto più complicato. Con coraggio, il giovane l’afferrò, e con lentezza, ma anche sicurezza, riuscì ad issarsi sul tetto. La città, vista dall’alto, era come un labirinto su cui si stagliava l’immensa Torre di Ferro con la sua croce in cima.
Camminando sulle coperture in zinco del tetto, arrivò al lucernario di Sara, dove per poter entrare doveva essere sfondato il vetro. Preparò un potente calcio che lo infranse. Sotto, la mansarda, con tutti i suoi oggetti polverosi e abbandonati.
Si fece coraggio: la caduta non era alta, ma doveva fare attenzione a come cadere o poteva farsi molto male. Con cautela, fece più prove prima di calarsi giù. Con la gamba sinistra, poi con la destra, prima di lato, poi all’indietro. Non era certamente pratico in quello che era una vera e propria effrazione.
«Cosa sto facendo», disse tra sé e sé, e mentre cercava di fare un’ulteriore prova per calarsi, inciampò e cadde di sotto, sul pavimento di legno ricoperto da vetri infranti.
Stette diversi secondi in silenzio, immobile, biasimandosi per la sua stupidità. Rialzatosi, si scrollò i vetri rotti da dosso e controllò che non si fosse ferito. Per fortuna, non lo era.
Si mosse con cautela tra i mobili e gli oggetti accatastati, andando a memoria alla ricerca della botola che da tempo lui e Sara non aprivano per andare alla ricerca di vecchi cimeli con cui poter fantasticare storie sempre nuove.
Trovata la botola, si calò di sotto dalla scala a pioli. Osservò la casa e ne fu assolutamente sbalordito dallo stato. I tappetti rossi, srotolati per i corridoi e per le scale, erano impolverati, così come lo erano tutti i mobili. Le luci non funzionavano, e dentro l’edificio, c’era solo un grande quanto innaturale silenzio. Camminò con il cuore immobile per la paura fino alla camera della sua amica. La porta era semichiusa.
La spinse con la mano.
Dentro non c’era niente.
Niente di niente. Era una stanza vuota in una casa abbandonata.
Nel silenzio e nello stupore, Thomas iniziò ad udire qualcosa.
Un suono.
Un rumore.
«E’ una melodia»

 

Nel prossimo episodio, vedremo le vicende del Professore. Dopo la visione mostrategli dall'anziana signora, cosa fara?

  • Andrà da un amico, al quale spiegherà i suoi recenti eventi (67%)
    67
  • Cercherà informazioni sulla magia, in modo da capire lo strano evento appena vissuto (33%)
    33
  • Ritornerà a casa, pronto ad affrontare la sua malinconia e il suo dolore, così da poter cercare la figura vista nella sfera (0%)
    0
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

10 Commenti

  1. Ciao Alan,
    ho trovato anch’io che le informazioni in questo incipit siano molte, ma la cosa non mi ha dato particolarmente fastidio. La storia promette bene e il personaggi del professore e di Thomas hanno già una buona forma. Ti farei notare, invece, qualche sbavatura che, a parte “usci” senza accento (nella scena dove il Professore esce dall’aula) e la vecchia che prima dà del lei e poi del tu, sono solo mie fisime.
    Per esempio: “iniziò a spiegare senza ottenere da quella classe l’attenzione…” io avrei scritto “dalla classe” si sa che ci si riferisce a quella classe specifica, è lì.
    Poi ho trovato strano che Thomas, fino a quel momento attentissimo a quanto gli accade intorno, all’improvviso si faccia rapire dalla pioggia.
    Nella frase: “…studenti, che ben presto intuirono che quello dinanzi a sé era un uomo a pezzi.” io avrei usato “loro” piuttosto che “sé” visto che si tratta di una moltitudine e non di un solo soggetto, ma sono mie idee e magari sono pure sbagliate 😉
    Detto questo, la storia mi piace e aspetto il secondo episodio. Ho votato per la visita alla casa in cerca di indizi, un po’ di avventura non guasta mai.
    Continua così, hai una bella storia per le mani.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica e grazie innanzitutto del tuo commento. In realtà, le correzioni sono più che giuste, nonché apprezzate, e mi ricordano di rivedere al meglio l’episodio prima di caricarlo. Riguardo alla parte della pioggia, volevo far intendere che nonostante lo stato del prof, Thomas era pensieroso riguardo all’amica, ma ho sicuramente sbagliato nel rappresentarlo. Ti ringrazio per i complimenti e spero di rivederti presto qui tra i commenti :3

  2. Cercherà di introdursi a casa di Sara.

    Alan, il tuo incipit è il preludio di una storia interessante ma hai inserito troppe informazioni, troppi accadimenti, decisamente troppa trama. Il risultato è leggermente confusionario, però tu scrivi molto bene e sono certa che nei prossimi capitoli saprai come recuperare.

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi