Un racconto dalla Città dei Sogni

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo episodio ritorneremo a Thomas. Cosa succederà al ragazzo? Seguirà la melodia (100%)

Il sole sorge ad Ovest, non ad Est

La melodia si faceva sempre più forte nella testa del ragazzo. Accordi da un luogo lontano eppure così vicino. Tese l’orecchio e lo sguardo dell’anima, sempre più colpita da quella strana quanto potente musica che, pian piano, si annidava attorno al cuore del ragazzo. Parole confuse, grandi silenzi e di nuovo accordi misteriosi.
Senza farsi domande si avviò alla ricerca delle note riecheggianti tra le mura di quella casa da tempo disabitata, o almeno, così ad occhio sembrava.
Scese le scale, lasciando impronte sul tappeto rosso invaso dalla polvere. L’atrio, con uno splendido pavimento in marmo, era decorato al centro con una meravigliosa rosa dei venti. Si presentava con attorno tutto il ciclo del sole, con sopra delle lettere di una scritta ormai illeggibile, tanto il pavimento era deteriorato. Nulla di tutto questo era presente a casa di Sara.
Il giovane osservò la rosa con un’inquieta ma sempre crescente curiosità, finché la sua attenzione venne catturata dalla raffigurazione del ciclo solare.
«E’ sbagliato… Il sole dovrebbe sorgere ad Ovest, non ad Est. E di conseguenza il Nord dovrebbe essere qui sotto, non qui sopra», disse tracciando con il dito il percorso giusto, senza rendersi conto che la melodia era ormai un tutt’uno con i suoi pensieri. Cercò così di capire nuovamente da dove provenissero le note, ma gli fu impossibile. Senza rendersene conto, si posizionò al centro della rosa, con lo sguardo rivolto verso il Sud.
La melodia si faceva sempre più forte. Più definita.
Accordi misteriosi per una dolce voce ma forte e decisa.
La stanza si illuminò come invasa da una tempesta di lampi silenziosi. Il marmo divenne luminescente e i granelli di polvere invasero l’aria. Tutto durò pochi ma luminosi secondi, al termine dei quali non c’era più nessuna traccia di Thomas. Il ragazzo non sapeva che al suo risveglio avrebbe dovuto guardare ad Est per veder sorgere il sole.

                                                                       

***

Messosi in auto, il Professore diede un ultimo sguardo alla casa dell’amico. Pensò, accendendosi l’ennesima sigaretta, che forse sarebbe stato saggio andare alla polizia. Ma poi? Cosa sarebbe successo, gli avrebbero creduto?
Scosse la testa. No, non gli avrebbero creduto.
Pensò al suggerimento dell’amico: «Sì, certo Phileas, grande idea hai avuto!», sbottò sbattendo le mani sul volante.
«Cosa dovrebbe accadere andando davanti a quel dannatissimo albero? Sono tutte cazzate!»
E mentre la rabbia e la frustrazione crescevano in lui, non si rese conto di essere arrivato, malvolentieri, ma forse guidato da una tenue speranza, proprio nella piana del Grande Albero.
Era un gigantesco campo verde, con al centro un’enorme quercia, che si stagliava imponente con i suoi rami verso il cielo. Suscitava riverenza ma anche un senso di protezione. Per questo, era il luogo di pellegrinaggio di tutti coloro avessero qualche problema. C’erano due linee di pensiero in merito: c’era chi credeva che l’Albero avesse reali poteri, e chi credeva invece che il luogo suscitasse semplicemente epifanie grazie al senso meditativo che creava. Ad ogni modo, che fosse per l’una o per l’altra ragione, l’Albero era assai rispettato da quasi la totalità degli abitanti della Città. Ed era rispettato anche dalla moglie del Professore, che invece ne era sempre stato in qualche modo indifferente.
Sempre fumando, il Professore si trovò faccia a faccia con la quercia.
Ne osservò il colore un po’ smorto, le linee invase dall’ambra, le radici immense, la chioma imponente. Rimase lì per decine e decine di minuti, in silenzio sotto la pioggia fredda e inarrestabile. Poi, la canzone.
Nella sua testa iniziarono a risuonare quelle stesse note, quelle stesse parole, che era solita cantare la moglie. Erano forti, intense, come se la donna fosse accanto a lui nel cantarle.
L’uomo osservò l’Albero, questa volta non con aria interrogata e diffidente, ma con il cuore in frantumi per via della melodia.
Le foglie della quercia iniziarono ad illuminarsi, tutto attorno all’uomo, immobile per la paura, era  adesso come immerso nell’ambra. I rami iniziarono poi a spostarsi, quasi come se stessero per abbracciarlo. Appena i due corpi entrarono in contatto, una tempesta di lampi silenziosi invase l’area tutt’attorno al Grande Albero. Pochi luminosi secondi e l’Albero ritornò in posizione come se niente fosse accaduto.
Del Professore non c’era più nessuna traccia.

Al loro risveglio i due protagonisti saranno...

  • Insieme ma con una terza persona (100%)
    100
  • Separati in due luoghi diversi (0%)
    0
  • Insieme nello stesso luogo (0%)
    0
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12 Commenti

  1. Ciao Alan,
    ho trovato anch’io che le informazioni in questo incipit siano molte, ma la cosa non mi ha dato particolarmente fastidio. La storia promette bene e il personaggi del professore e di Thomas hanno già una buona forma. Ti farei notare, invece, qualche sbavatura che, a parte “usci” senza accento (nella scena dove il Professore esce dall’aula) e la vecchia che prima dà del lei e poi del tu, sono solo mie fisime.
    Per esempio: “iniziò a spiegare senza ottenere da quella classe l’attenzione…” io avrei scritto “dalla classe” si sa che ci si riferisce a quella classe specifica, è lì.
    Poi ho trovato strano che Thomas, fino a quel momento attentissimo a quanto gli accade intorno, all’improvviso si faccia rapire dalla pioggia.
    Nella frase: “…studenti, che ben presto intuirono che quello dinanzi a sé era un uomo a pezzi.” io avrei usato “loro” piuttosto che “sé” visto che si tratta di una moltitudine e non di un solo soggetto, ma sono mie idee e magari sono pure sbagliate 😉
    Detto questo, la storia mi piace e aspetto il secondo episodio. Ho votato per la visita alla casa in cerca di indizi, un po’ di avventura non guasta mai.
    Continua così, hai una bella storia per le mani.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica e grazie innanzitutto del tuo commento. In realtà, le correzioni sono più che giuste, nonché apprezzate, e mi ricordano di rivedere al meglio l’episodio prima di caricarlo. Riguardo alla parte della pioggia, volevo far intendere che nonostante lo stato del prof, Thomas era pensieroso riguardo all’amica, ma ho sicuramente sbagliato nel rappresentarlo. Ti ringrazio per i complimenti e spero di rivederti presto qui tra i commenti :3

  2. Cercherà di introdursi a casa di Sara.

    Alan, il tuo incipit è il preludio di una storia interessante ma hai inserito troppe informazioni, troppi accadimenti, decisamente troppa trama. Il risultato è leggermente confusionario, però tu scrivi molto bene e sono certa che nei prossimi capitoli saprai come recuperare.

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