Un racconto dalla Città dei Sogni

Dove eravamo rimasti?

Al loro risveglio i due protagonisti saranno... Insieme nello stesso luogo (50%)

La casa in cima alla nera scogliera

L’uomo avanzava, come sempre ogni mattino, verso l’antica villa in cima alla scogliera. Questa si stagliava verso il cielo, come una nera torre su cui si infrangeva con triste malinconia l’opaca schiuma d’onda di un freddo e grigio mare. Quel mattino, tuttavia, davanti al cortiletto dell’antica magione, l’uomo vide due volti sconosciuti, distesi a terra, come morti. Con cautela si avvicinò ad essi. Un ragazzino ed un uomo. Controllò loro il battito, erano vivi. Iniziò a scuoterli e come rinascendo in un nuovo mondo, i due si risvegliarono da un lungo sonno senza sogni.

«State bene?», chiese l’uomo sconosciuto, sorpreso e allarmato dalla nuova presenza.

I due risvegliati si guardarono reciprocamente con sorpresa, poi con paura e smarrimento l’attimo dopo in cui si resero conto di essere svaniti in un altro posto.

 «State seduti, vi prego», disse l’uomo sconosciuto, dopo che i due provarono ad alzarsi invano, stremati da chissà quale antica forza. Si sentivano come travolti e come annegati in un turbinio di acque profondissime.

«Dove siamo?», chiese il Professore, trovando le forze e il coraggio di chiederlo, mentre accanto a sé Thomas osservava lo spazio attorno, un confuso quadro grigio fatto di rocce e nubi.

«Vi trovate davanti alla mia villa. Di solito nessuno si avventura fin quassù…», rispose l’uomo con un tono cortese.

Ci furono diversi secondi di silenzio, in cui lo sconosciuto studiò i due stranieri. Poi, il Professore provò a rialzarsi, questa volta con successo, aiutando il giovane Thomas a fare lo stesso.

«Stai bene ragazzo?», gli chiese. Il giovane annuì.

«Volete una tazza di tè?», domandò l’uomo sconosciuto, «Fa piuttosto freddo qui fuori e voi mi sembrate abbastanza scossi. Venite, venite. Parleremo dentro».

Detto questo, si avviò con le chiavi tra le mani pronto ad aprire il portone di quella che era un’imponente costruzione di pietra, sormontata da neri comignoli affilati e da un piccolo torrione dal tetto aguzzo un po’ storto. Ad uno sguardo più attento, l’aspetto dell’edificio suscitava una discreta dose di bizzarria e di inquietudine.
I due, continuando a guardarsi con fare smarrito, seguirono il loro anfitrione senza fiatare. 
L’interno della casa si presentava decisamente migliore dell’esterno. Certo, l’arredamento sembrava provenire da un altro secolo, e suscitava, in accordo con l’esterno, un certo non so che di bizzarro, ma si presentava ordinato e almeno apparentemente pulito, proprio in accordo con il proprietario, che, appena i due ebbero a riaversi con una tazza di tè caldo preparato in un rigoroso silenzio, squadrarono dalla testa ai piedi. Egli era un uomo sulla quarantina, di ordinato quanto bello aspetto. I suoi abiti tuttavia avevano un’aria assai desueta ed erano un po’ consunti, strani, ma non brutti. 

«Cosa vi è successo?», domandò l’ospite, spezzando il silenzio.

I due non risposero. 

 «Avete battuto la testa? State male? Posso andare a chiamare un medico, se è necessario»

«No, la prego, non è necessario. Stiamo bene, credo», rispose Thomas.

«Questo mi rassicura. Ma…Cosa vi è successo? E soprattutto, chi siete?», domandò lo sconosciuto.

«Io mi chiamo Thomas e lui è un mio Professore»

«Veniamo dalla Città», continuò l’insegnante. 

L’ospite rimase sorpreso.

«Città? La prima città vicina si trova a miglia di distanza. Alloggiate al Villaggio vicino all’Antica Foresta?»

I due abitanti della Città erano del tutto frastornati. 

«Siete proprio sicuri di stare bene?»

«Ci perdoni, signore, è solo che… Noi veniamo dalla Città e come ha appena detto, è un posto lontano. Abbiamo fatto un lungo viaggio e sì, alloggiamo al Villaggio», disse il Professore, architettando una menzogna che risultò falsa ancora prima di essere pronunciata. Si domandò il perché di tale azione.Thomas rimase in silenzio invece, osservando la reazione dello sconosciuto. Questi inarcò il sopracciglio, molto poco apprezzava le bugie. Pensava che avrebbe potuto metterli in difficoltà facilmente con alcune domande, eppure il loro aspetto, la camicia di colui che si faceva chiamare professore con quella stana cravatta, così come gli abiti del ragazzo… Qualcosa non andava in loro, ed era assai deciso a scoprirlo. A suo tempo.

«Immagino sarete molto stanchi allora. Prego, siate miei ospiti per questa notte. La dimora dei Fairfax non nega mai un letto a dei nuovi amici. A tal proposito, non mi sono ancora presentato: io sono il conte Alistair Fairfax. Seguitemi pure, vi mostro la mia dimora»

I due si alzarono rifocillati da quel buon tè caldo e lanciandosi numerosi sguardi interrogativi si incamminarono dietro al Conte. Questi li portò dapprima nel salotto, tra mobili antichi e pregiati; li portò nella biblioteca, colma di libri; li portò poi agli alloggi, piccole stanze, con tanto di caminetto, ma chiuse da tempo e dall’odore poco gradevole.
Fairfax se ne scusò, da tempo non aveva più ospiti in quella casa. E in quelle scuse, i due smarriti notarono una forte sfumatura di malinconia. Non immaginavo quanta sofferenza provasse quell’uomo.

Quale sarà la prossima azione del Conte Fairfax?

  • Lascerà il Professore e Thomas a parlare da soli. (100%)
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  • Racconterà la sua storia. (0%)
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  • Cercherà di scoprire la verità sugli sconosciuti. (0%)
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14 Commenti

  1. Ciao Alan,
    ho trovato anch’io che le informazioni in questo incipit siano molte, ma la cosa non mi ha dato particolarmente fastidio. La storia promette bene e il personaggi del professore e di Thomas hanno già una buona forma. Ti farei notare, invece, qualche sbavatura che, a parte “usci” senza accento (nella scena dove il Professore esce dall’aula) e la vecchia che prima dà del lei e poi del tu, sono solo mie fisime.
    Per esempio: “iniziò a spiegare senza ottenere da quella classe l’attenzione…” io avrei scritto “dalla classe” si sa che ci si riferisce a quella classe specifica, è lì.
    Poi ho trovato strano che Thomas, fino a quel momento attentissimo a quanto gli accade intorno, all’improvviso si faccia rapire dalla pioggia.
    Nella frase: “…studenti, che ben presto intuirono che quello dinanzi a sé era un uomo a pezzi.” io avrei usato “loro” piuttosto che “sé” visto che si tratta di una moltitudine e non di un solo soggetto, ma sono mie idee e magari sono pure sbagliate 😉
    Detto questo, la storia mi piace e aspetto il secondo episodio. Ho votato per la visita alla casa in cerca di indizi, un po’ di avventura non guasta mai.
    Continua così, hai una bella storia per le mani.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica e grazie innanzitutto del tuo commento. In realtà, le correzioni sono più che giuste, nonché apprezzate, e mi ricordano di rivedere al meglio l’episodio prima di caricarlo. Riguardo alla parte della pioggia, volevo far intendere che nonostante lo stato del prof, Thomas era pensieroso riguardo all’amica, ma ho sicuramente sbagliato nel rappresentarlo. Ti ringrazio per i complimenti e spero di rivederti presto qui tra i commenti :3

  2. Cercherà di introdursi a casa di Sara.

    Alan, il tuo incipit è il preludio di una storia interessante ma hai inserito troppe informazioni, troppi accadimenti, decisamente troppa trama. Il risultato è leggermente confusionario, però tu scrivi molto bene e sono certa che nei prossimi capitoli saprai come recuperare.

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