Un racconto dalla Città dei Sogni

Dove eravamo rimasti?

Quale sarà la prossima azione del Conte Fairfax? Cercherà di scoprire la verità sugli sconosciuti. (50%)

Serpenti neri attorno al cuore

Rotoli di pergamene, fogli sparsi e libri illuminati da tenui candele su un tavolo in una stanza inondata dall’oscurità; mai avrebbe pensato che i suoi sofferenti studi giornalieri sarebbero stati interrotti da una così improvvisa quanta fortuita Causalità. Egli lo aveva capito da tempo, era certo che forze misteriose e indifferenti ai sentimenti degli uomini agissero al di là di ogni destino apparentemente costruito.  Aveva cercato di capire cosa fosse successo, anni orsono, alla sua famiglia; aveva raccolto attorno sé una biblioteca imponente, fatta dai tomi più illustri ma anche da quelli più sconosciuti e il tutto solo per un’agognata  conoscenza e speranza. Anni e anni vissuti in eterna solitudine, accompagnato da carte e candele, finché quel giorno le sue ipotesi e teorie, per le quali era stato considerato un pazzo, e per questo deriso e allontanato, trovarono finalmente un fondamento di verità con l’apparizione di quei due così strani ospiti.
Non poteva crederci, non voleva crederci; quella fiducia che da anni ormai si era affievolita si era riaccesa come un fuoco morente si riaccende con della buona legna.
Entrambi erano apparsi laddove sua moglie e sua figlia erano spariti. Non c’era modo alcuno che essi si fossero inerpicati fin lassù e inoltre i loro abiti avevano un non so che di strano.
Pensò di interrogarli con cautela, cercando di capire chi davvero fossero e quale fosse la loro storia. Era evidente che qualcosa non tornava. E così, sui divani impolverati e inusati da tempo, tutti e tre sostavano in rigoroso silenzio, con il timore di proferire una parola sbagliata.
Il ragazzo non aveva idea di cosa fosse successo, il Professore si sentiva come in un sogno, Fairfax fremeva. E pertanto fu lui a muovere la prima, quanto pericolosa domanda.

«Da dove provenite, davvero?», chiese con tono serio, ma non cattivo.
I due ospiti guardarono il loro anfitrione con uno sguardo rassegnato. Sapevano benissimo che entrambi non potevano mentire, o meglio, non riuscivano a mentire.
Fu per questo che raccontarono, incalzati dalle domande, quanto loro fosse successo: chi per una ragione, chi per un’altra, entrambi si erano ritrovati da posti differenti, insieme, su quella scogliera. E nessuno dei due ne comprendeva le ragioni. Non fu tuttavia un racconto del tutto limpido, il professore omise il dettaglio dell’Anziana Signora e della sua strana sfera di cristallo. Quella era una faccenda tutta sua.
Fairfax ascoltò con acceso interesse, cercando di dissimulare la tempesta interiore. Le loro descrizioni di quello che egli chiamava Partenza  combaciavano e corrispondevano perfettamente a quella che anche lui aveva visto diverso tempo prima. Tutto questo fu per lui come ricevere un pugno in piena faccia. Non sapeva cosa fare, che dire, che pensare. Tutti quegli anni di fatica, di disperazione, trovavano così una conferma. C’era la possibilità che la sua famiglia fosse ancora viva, ma non ebbe il coraggio di dirlo, né tantomeno di portare alle labbra anche soltanto un cenno delle sue teorie. Forse fu mero egoismo, forse soltanto incapacità d’animo, ma non diede alcuna speranza a coloro i quali avevano riacceso, seppur indirettamente, la sua.

«Vi sentite bene?», chiese il ragazzo, osservando Fairfax che al termine del racconto era impallidito.
Questi non rispose, rapito dal turbinio dei suoi pensieri e delle sue emozioni.
«Signore, ha bisogno di aiuto?», incalzò il Professore alzandosi dal divano e avvicinando una mano al padrone di casa.
Solo vedendo quell’imminente contatto fisico riuscì a riprendere il controllo di sé, alzandosi di scatto, e  rassicurando i suoi ospiti che aveva soltanto bisogno di riposo. Si congedò da loro e li invito ad andare nelle loro stanze. L’indomani avrebbero parlato ancora, o almeno questo fu quanto promise loro Fairfaix.
Strani sentimenti infatti, gli si annidarono nel petto. Era saggio rivelar loro quanto sapeva? No, non si trattava di essere saggi… Si trattava di convenienza. Forse metterli a conoscenza di tutto, poteva minare la possibilità di ritrovare la propria famiglia. Si promise di ripensarci durante la notte, nella speranza di fare la scelta giusta, che non necessariamente era la scelta migliore per tutti.
Entrò così nella sua camera da letto e si avvicinò alla finestra: il mare nero tutto attorno era in agitazione e rare gocce cadevano dal cielo, mentre la luna, pallida, si intravedeva tra le rosse nuvole.
«Potrò mai davvero rivederle?», disse sottovoce, tra sé e sé.
Lo sfiorò uno spiacevole pensiero: non aveva provato empatia alcuna per i suoi due ospiti che avevano un così simile triste trascorso. Se ne rese conto, rabbrividì; durò poco, però, quel pentimento. I serpenti neri attorno al suo fragile cuore si erano ormai fatti strada.
Adesso doveva solo capire cosa fare e in che modo poter sfruttare i recenti avvenimenti. Si chiuse così nel suo studio e rilesse i suoi appunti per tutta la notte; l’indomani ne uscì con un animo totalmente diverso.

E' passato tanto ma eccomi qui con un nuovo episodio. Nel prossimo però...

  • Un nuovo personaggio si unisce alla storia (100%)
    100
  • Thomas e il Professore cercano di andar via dalla magione (0%)
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  • Vedremo come Fairfax abbia intenzione di usare Thomas e il Professore (0%)
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15 Commenti

  • Ciao Alan,
    ho trovato anch’io che le informazioni in questo incipit siano molte, ma la cosa non mi ha dato particolarmente fastidio. La storia promette bene e il personaggi del professore e di Thomas hanno già una buona forma. Ti farei notare, invece, qualche sbavatura che, a parte “usci” senza accento (nella scena dove il Professore esce dall’aula) e la vecchia che prima dà del lei e poi del tu, sono solo mie fisime.
    Per esempio: “iniziò a spiegare senza ottenere da quella classe l’attenzione…” io avrei scritto “dalla classe” si sa che ci si riferisce a quella classe specifica, è lì.
    Poi ho trovato strano che Thomas, fino a quel momento attentissimo a quanto gli accade intorno, all’improvviso si faccia rapire dalla pioggia.
    Nella frase: “…studenti, che ben presto intuirono che quello dinanzi a sé era un uomo a pezzi.” io avrei usato “loro” piuttosto che “sé” visto che si tratta di una moltitudine e non di un solo soggetto, ma sono mie idee e magari sono pure sbagliate 😉
    Detto questo, la storia mi piace e aspetto il secondo episodio. Ho votato per la visita alla casa in cerca di indizi, un po’ di avventura non guasta mai.
    Continua così, hai una bella storia per le mani.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica e grazie innanzitutto del tuo commento. In realtà, le correzioni sono più che giuste, nonché apprezzate, e mi ricordano di rivedere al meglio l’episodio prima di caricarlo. Riguardo alla parte della pioggia, volevo far intendere che nonostante lo stato del prof, Thomas era pensieroso riguardo all’amica, ma ho sicuramente sbagliato nel rappresentarlo. Ti ringrazio per i complimenti e spero di rivederti presto qui tra i commenti :3

  • Cercherà di introdursi a casa di Sara.

    Alan, il tuo incipit è il preludio di una storia interessante ma hai inserito troppe informazioni, troppi accadimenti, decisamente troppa trama. Il risultato è leggermente confusionario, però tu scrivi molto bene e sono certa che nei prossimi capitoli saprai come recuperare.

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