Cronache della Cohors Arcana: una consegna urgente.

Sera sulle sponde del Nilo Bianco

Col calar della sera ed il pigro scroscio della cateratta del Nilo Bianco, un’oasi d’acqua pulita e vigorosamente verde come atto di sfida dei confronti dell’arsura circostante, l’aria si rinfrescava e uomini e bestie potevano tirare il fiato.
La calura del deserto ad occidente, là dove il Sole se ne andava a morire o dormire, non era più così minacciosa ed asfissiante come lo era stata per tutto il dannato giorno e le genti miste che popolavano quel fazzoletto di terra potevano trovare rifugio e conforto.
Al di là degli alloggi dei Nubiani e Kushiti residenti in zona come aiuto ai coloni latini, solide capanne in mattoni di limo essiccati al sole radunate come formiche in cima ad una duna, alte palizzate di legno disidratato si ergevano come strane figure geometriche spigolose ed imbronciate in un mondo tondo.
Quell’ossessiva proporzione angolosa aveva sempre stranito Jethro, l’artigiano solido quanto la sua abitazione. Ebreo di culto, scuro di pelle e latino di adozione così come i suoi figli, il più grande dei quali serviva proprio all’interno del castrum come attendente. Era sveglio, il suo Aronne.
Ricciolino e svelto, rideva e faceva ridere i legionari con la sua bocca grande piena di parole e il suo naso piatto, il suo cervello da ragazzino ormai proiettato verso l’età adulta ed un futuro ben diverso da quello dei genitori. Dal giubilo poteva passare alla serietà con una velocità impressionante.
Perciò tutto il sollievo che la sera aveva portato svanì dal viso stanco di Jethro quando si ritrovò Aronne sulla soglia di casa dopo settimane trascorse nel campo, ammutolito e corrucciato.
Cohors Arcana.” si limitò a dire, prima di trotterellare dentro e lasciarsi alle spalle un’ambiguità pesantissima.

Un misto di occhiatacce, incerti saluti militari e qualche occhio strabuzzato accolse il trio al suo ingresso nel castrum: il vecchio e i due giovani al suo seguito, un uomo e una donna, erano così mal assortiti ed abbigliati in maniera tanto inusuale da non passare di certo inosservati. Sembravano dei profughi uniti solo dal deserto e dalla casualità più che un’effettiva squadra pretoriana.
Riconosciute a colpo d’occhio le loro insegne, i tre erano stati subito condotti dal decurione Lucio Aurelio Oppido, che li accolse piuttosto sbrigativamente, seccato dall’inaspettata intrusione.
“Cosa porta ben tre di voi qui?”
Il giovane, Nubiano d’aspetto, ma agghindato come un guerriero tribale dell’Africa nera rispose altrettanto duramente, accennando alla cassa di legno che trasportava sulla schiena.
“Questa va a Roma.”
“Vi sembro forse un cursor? Questa è una Statio Posita e non lo sapevo?” Piccato dalla severità di quel barbaro, Aurelio si difese con una punta di sarcasmo e strappò un ghigno sghembo ai suoi attendenti.
Tuttavia, il Nubiano rimase impassibile.
“Questa va a Roma, subito.”
“Perdonate il mio amico.” s’intromise la donna, una Persiana dalla pelle ambrata e gli occhi profondi quanto un cielo stellato. Le sue parole erano soavi quanto la seta di cui era avvolta, una nube di porpora ed oro. “Temo che il viaggio abbia logorato il suo umore. Decurione, sappiamo che questo esula dalle vostre mansioni, ma è di vitale importanza che la nostra spedizione raggiunga al più presto la Pretura di Roma con ogni mezzo.”
Passi lievissimi la condussero accanto ad Aurelio, finché il velo che le celava le labbra non gli sfiorò l’orecchio, seguito da un sussurro malizioso. “Vi assicuro che il vostro aiuto sarà ricompensato…” 

Aurelio deglutì, ammutolito e rosso in volto.
“Chiamate Aronne.” ordinò infine, prima di rivolgersi nuovamente ai tre con un sorriso esagerato. “Benvenuti! Sarà un onore assistere ospiti di cotanta levatura!”
Una carezza d’acqua dopo una giornata trascorsa sotto al sole cocente: ecco cos’era stato l’intervento della Persiana. Anche uno meno acuto del bastardo di Lucius, il mulatto Aurelio Niger, se ne sarebbe accorto.
La debolezza carnale del padre avrebbe forse alterato l’adolescente, ma una scorta infinita di pazienza e freddezza lo mantenne calmo: era pur sempre nato da quella colpa.
“Aronne non c’è, Decurione.” si limitò a rispondere, squadrando con i suoi grandi occhi scuri il trio, un sopracciglio folto inarcato ed il profilo solido che condivideva col padre lambito dal rossore della sera. “Sua madre è vicina alle doglie. Se me lo concederete, accompagnerò io gli ospiti alla prossima stazione fluviale.”
Il suo sguardo si posò sul terzo membro del gruppo, finora rimasto silente ed anonimo: un vecchio bruno, forse Kushita, forse Israelita. Oltre al sigillo della Cohors Arcana, Niger individuò tra le vesti un fermaglio rappresentante il disco solare, quanto mai bizzarro per un probabile Ebreo.
Mitra?
Il ragazzo si tese per un attimo, come appesantito improvvisamente dalla lorica, prima di proseguire con rinnovata tranquillità. “Qui il fiume è troppo basso per permettere la navigazione, ma il terreno è favorevole agli spostamenti terrestri. Con acqua e provviste in abbondanza e cavalli freschi, partiremo all’alba.”

 

La notte sta calando sul castrum e nei dintorni. Una quiete reale o apparente si stende insieme all'oscurità?

  • Perché Aronne si è effettivamente allontanato dal Castrum? Osserviamo lui e la sua famiglia. (29%)
    29
  • Cos'è la Cohors Arcana? Cosa ne pensa Aurelio Oppido? (43%)
    43
  • Cosa ci sarà nella cassa? Seguiamo Aurelio Niger e la sua curiosità nei confronti dei tre bizzarri viaggiatori. (29%)
    29
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31 Commenti

  1. Che ci fa alla testa di una tempesta?
    Fantasy, misto ad horror è quello che sta diventando questo racconto, ma sai cosa? Non mi dispiace affatto! Ancora una volta sei riuscit* a imprimere delle bellissime immagini nella tua scrittura, davvero brav*
    A presto!

  2. Ciao, ho votato per una panoramica all’esterno del castrum!
    Ti dirò, le tue ambientazioni mi hanno ricordato una fusione tra Wilbur Smith e Valerio Massimo Manfredi!
    Ho percepito un’atmosfera carica di elettricità statica, in questi due capitoli, e ho l’impressione che presto il fulmine colpirà molto violentemente!
    Aspetto il seguito con molto interesse!

  3. Osserviamo la reazione di Aurelio Niger e dei tre viaggiatori.
    Ciao, ho appena terminato di leggere i due capitoli che avevo perso.
    La trama mi piace, e la situazione sembra scorrere bene.
    Mi allego al commento di Trix sull’effetto “libro di storia” (probabilmente sarà perché con la testa sono già proiettata verso l’imminente riapertura della scuola 😂), ma non per questo il capitolo risulta meno avvincete degli altri.
    A presto!

  4. Ciao Linea,
    un capitolo un po’ didascalico questo ma non per questo meno interessante. Forse subisce un po’ l’effetto libro di storia ma devo dire che rimane interessante comunque. Non so proprio cosa votare così mi accodo alla maggioranza e dico di vedere che succede fuori dal castrum.
    A presto!

  5. Ciao Linea (perdona l’abbreviazione) 😀
    Devo dirti che trovo questo capitolo un po’ troppo pesante, tutte le informazioni che hai dato sarebbero potute essere veicolate meglio attraverso qualche scena di routine o dialoghi invece che con una lunga descrizione.
    A parte questo, a livello tecnico scrivi bene e la storia ha molte potenzialità, perciò mi aspetto un terzo capitolo migliore e che ci porti nel vivo della narrazione!
    A presto!

    • Ciao Andrea, grazie ancora per aver letto e commentato!
      Devo essermi fatta fregare dalla foga dello spiegone, ho voluto focalizzarmi molto su Aurelio padre e il suo vissuto personale, anziché disperdere l’attenzione tra diversi legionari e il loro chiacchiericcio sui nuovi arrivati, ma alcuni punti non mi soddisfano pienamente a rileggerli ora.
      Ho ancora il prossimo capitolo per inserire uno sguardo più variegato sugli eventi…e gli eventi stessi, ovviamente!

      Fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

  6. Ciao! Stile molto particolare, quasi difficile da leggere, ma continua così perchè dà un sacco di personalità al tutto. Credo sia dovuto alla sovrabbondanza di aggettivi, che fa risuonare soprattutto le descrizioni in modo poetico.
    Mi intriga il mix ambientazione+horror, vediamo cos’hai in serbo 🙂
    Voto per tornare da Aronne, alla prossima!

  7. Incipit particolare, sia per l’ambientazione sia per lo stile di scrittura, molto descrittivo e dal ritmo lento ma scorrevole. Ci sono molti dettagli e la cosa all’inizio mi ha spiazzato un po’, ma mi è piaciuta la precisione con il quale hai descritto l’ambientazione e i personaggi. Unica cosa, occhio alle “d” eufoniche. Voto per seguire Aurelio Niger e i viaggiatori, magari scopriremo più avanti cos’è la Cohors Arcana. A presto!

    • Grazie mille per il commento e il voto! La vera frenesia arriverà più avanti, ma ho voluto comunque dare una spintarella agli eventi per essere certa che l’intera ambientazione prendesse vita: ciò che per ora è nascosto o sembra scontato per i personaggi che vivono la storia salterà fuori in ogni caso con le dovute spiegazioni.
      Questa è solo un’introduzione, dopotutto!

      Fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

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