Cronache della Cohors Arcana: una consegna urgente.

Dove eravamo rimasti?

La notte ormai è finita, i giochi fatti, i dadi lanciati. Ora possiamo solo affrontare le conseguenze e osservare l'epilogo. Finale Positivo (100%)

Alba

Anche se cammino nella valle delle tenebre, non temerò alcun male, perché tu sei con me.

Aronne, però, era solo.

Correva a perdifiato in un buio che non accennava a farsi meno intenso, denso come il fumo di un incendio, in grado di bloccare la luce dell’alba. 

Quella dannata valle di tenebre aveva confini? Sarebbe finita, prima o dopo? 

Aronne non si azzardò a chiederselo, per paura di perdere il filo della preghiera, per timore di lasciare aperto un minimo spiraglio di mente e vederselo occupato non da un raggio di speranza, bensì da altro orrore.

Dopotutto, quella voce era ancora lì, sulla soglia. Lo aspettava, ripeteva ossessivamente la stessa orrida pulsazione di quella mattina.

Accecarsi con la fede lo avrebbe salvato dalla cecità spettrale promessa da quella cantilena senza parole?

Non pensare, dannazione. Continua a correre.

Era Aurelio ad incoraggiarlo. La necessità della separazione non ne leniva lo strazio, ma almeno lo spettro della voce dell’amico ovattava ulteriormente l’orrendo richiamo.

Aronne deglutì e ansimò, si strinse le braccia al petto per non perdere la presa sul proprio fardello. Da tiepido e confortevole, il carico del ragazzo si era fatto freddo, inerte, morto.

Si trattava di un vaso antico, un sepolcro per un organo pulsante di sangue rancido, strappato dal proprio corpo.
Proprio da lì proveniva la pulsazione, una parodia di vita rigettata dall’aldilà e ricacciata tra i veri vivi.
Non sarebbe stato in grado di spiegarlo in altro modo, smarrito com’era.

Smarrito. Perduto.

Dov’era il porto? Dov’era il Nord? Come diamine faceva ad orientarsi con quel rumore e quel buio disgustoso tutto intorno?

Un conato di vomito gli chiuse la gola a causa del sapore caustico del respiro esausto e, per riaprirla, Aronne non trovò altra soluzione che urlare di frustrazione. 

Che importava farsi individuare, a quel punto? Bastava non fermarsi, dopotutto! E poi…magari qualcun altro lo avrebbe sentito! Magari era più vicino al fiume di quanto credesse! 

Urlò ancora e ancora, fino a sovrastare tutto il resto: il latrato della tempesta, i corpi ingoiati dalla notte, persino gli ordini di Aurelio e il dolore che lo pervadeva.

Non smise fino a che non percepì un cambiamento sotto le piante dei piedi ormai insensibili. 

Acqua.

Le ginocchia tremarono, prima di collassare sotto allo scarso peso del ragazzino. Acqua tiepida gli lambì le cosce, quieta come mai prima d’ora, mentre il calore del Sole iniziò lentamente a riscaldargli le guance gelide. 

Eccoli, il fiume e l’alba. 

Ci era riuscito.


“Signore! Si sta svegliando!” 

Il comandante scattò in piedi, seguito alla chetichella dal soldato ancora trafelato per l’urgenza di riferire quella notizia.

La bella stagione intiepidiva quel puntino remoto del limite settentrionale dell’Impero, a miglia e miglia di distanza dalle cateratte del Nilo Bianco, ma la tensione saturava il castrum al posto della nebbia.

“Il lupo non ci permette di avvicinarci, mostra le zanne a chiunque, meno che a voi.”

“Non colpitelo. La bimba ne soffrirebbe.”

Gli uomini ritti sulla soglia della baracca si scostarono per far entrare il comandante.

Accoccolata sul giaciglio, la creaturina bionda tremò d’intirizzimento, prima di stendere timidamente un braccio verso il vuoto oltre i suoi occhi ciechi, fino a che la manina orba dell’anulare non trovò una mano calda e callosa a stringerla.

Il fitto pelo della bestia sotto di lei si gonfiò, ma senza aggressività. La rispettosa delicatezza del comandante era stata premiata.

“Dunque, piccola? Cos’è capitato?”

“Ho rifatto quel sogno.”

“Che sogno?”

“La terra veniva ricoperta da una coltre scura e cominciava a sgretolarsi. Dalle crepe…tanta acqua e tantissima sabbia, ovunque, come un fiume in piena. Negli accampamenti, nei villaggi…nella Città.

La bambina era una piccola barbara, eppure la sua lingua tesseva un latino sorprendente. Sapeva a che Città si stesse riferendo, ma il comandante non osò comunque interromperla.

“Anche la città si sgretolava. Le macerie venivano inondate e uomini e animali annegavano.  Rimanevano solo i bambini e tra di loro ce n’era uno tutto bianco.”

“Un bambino bianco?”

“Il bambino bianco giocava con le viscere di sua madre. Se le litigava con gli altri bambini, li picchiava fino a strappargliele dalle mani. Se cadevano le pescava dal fango, in mezzo alla distruzione. Poi le cuciva per farne una bambola, come fanno le bambine. Mi vedeva…mi ha chiamata, voleva giocare con me.”

“E la Città?”

“Alla fine, anche lui… annegava. I flutti se lo…portavano…via…”

Le quattro dita sottili persero la presa e si abbandonarono mollemente all’incoscienza, conciliata dalle premure quasi fraterne della belva nera.

Malgrado le vertigini, il comandante uscì. Sulla soglia lo attendeva un suo pari grado, recante l’effige della Cohors Arcana.

“Quindi, Fabrizio? Nulla sui moti rivoltosi dei druidi, ma diversi dettagli in più riguardo al massacro del Nilo Bianco e al canopo disperso.” L’uomo sospirò. “Peccato non averla trovata prima.”

“Meglio ora che mai, Calgar. Ora hai un altro augure.”

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61 Commenti

  • Ho come l’impressione che questa storia non finirà qui. Non so se sarà questo il luogo dove deciderai di dare forma al tuo seguito, ma sono abbastanza certa che un seguito ci sarà.

    Dal basso piedistallo concessomi dal mio gusto personale (che è diverso dalla cortesia) io ti dico che questa storia mi ha sempre affascinata. Hai trascinato il lettore in modo diretto, chiaro ed efficace in quest’ambientazione particolare senza mai annoiare. Sicuramente la tua è una storia complessa, che ha patito più di altre il limite dei cinquantamila caratteri perché avrebbe avuto bisogno di più spazio per dipanarsi, come il filo di una matassa che srotolandosi a terra a un certo punto si scontra col muro (e perdona pure la metafora moscia).

    Sarò ignorante – e sicuramente anche polemica – ma io non ho mai disdegnato questo racconto, né il tuo modo di scrivere. È d’obbligo sottolineare che c’è sempre spazio per migliorare, ma non v’è dubbio alcuno che il tuo modo di scrivere abbia lasciato qualcosa in me, visto che sono tornata più volte a recuperare la tua storia. Leggere di certi atti di baldanza – senza che nessuno li abbia richiesti peraltro – mi infastidisce sempre, soprattutto quando mi ricordo che siamo su TheIncipit e non seduti alla scrivania di un editore che ci condurrà diretti in una libreria.

    Detto ciò spero di rileggerti presto. Buona scrittura!

  • E così, dopo 9 lunghi mesi, si conclude questa storia! Mi ha preso fin dal primissimo capitolo, emozionandomi e trascinandomi in questo mondo tanto antico quanto “arcano” (perdona il pessimo gioco di parole). Ovviamente, quale avido lettore, non posso che dire “Sì ma…e poi?!” Non credere, questa non è una critica; sono genuinamente stupito del finale ed al tempo stesso amareggiato…perchè voglio sapere di più! Mi sembra che ci siano così tante domande insolute, così tante cose ancora da sapere sulla Cohors Arcana e, soprattutto, su questo ultimissimo personaggio introdotto proprio ora, all’ultimo capitolo!

    Il mio giudizio finale è positivo, con quella puntina di speranza nel vederti scrivere ancora ed ancora, dato che il tuo racconto mi sarà di conforto in tanti momenti della giornata così come lo sono stati questi capitoli per tutti i mesi passati!

    Complimenti ancora, complimentoni davvero!

  • In fondo sono un’ottimista, quindi dico finale positivo.
    Ho recuperato ben tre capitoli, ma devo dire che se ho trovato i precedenti due “di transizione”, questo qui l’ho apprezzato per le considerazioni che i due ragazzi fanno sulle donne. D’altra parte è facile conquistarsi il mio favore con queste tematiche ehehe. In ogni caso, spero in un finale col botto, positivo o negativo che sia.
    A presto!

    • Ciao Trix, grazie per essere ritornata e per aver seguito la Coorte Arcana fino ad ora.
      Sono una madre disamorata nei confronti di questo povero racconto, lo concluderò al meglio. Ho già preso in mano la sua rielaborazione, mi servirà del tempo e della pratica per trasformarlo in una bella opera fatta di eventi, anziché di transizioni.

      Fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

  • Ciao Linea, l’avevo capito che era ispirato da Lex Arcana, sai? Io sono particolarmente interessato a tutte le subcreazioni con storie del mondo alternative, e poi sono un Roman fanboy e quindi non posso che adorare la tua subcreazione.

    Però il tuo stile è improponibile. Sarò cattivo ma bilancio la cortesia degli utenti che è pericolosa e distruttiva per il tuo miglioramento tecnico. Perché adesso come adesso tu scrivi, in una parola, male. La tua scrittura è ampollosa, usi sempre descrivi astratti e mai dettagli concreti, la paratassi non è sostenuta con nessuno strumento che la giustifichi e costringi il lettore a rileggere per capire, troppe metafore sono mosce e fanno storcere il naso.

    Ti edito solo il primo capitolo. Già dalla prima riga: “un’oasi d’acqua pulita e vigorosamente verde come atto di sfida dei confronti dell’arsura circostante” la frase è spropositatamente lunga senza motivo, la metafora dell’oasi per il fiume, che magari l’hai scelta proprio perché rimanda al deserto, è fuorviante, e quel “vigorosamente verde come atto di sfida nei confronti dell’arsura circostante” era da un pezzo che non leggevo una frase così scritta male; “proporzione angolosa” tu dici di essere una scienziata: proporzione significa un rapporto tra due misurazioni quindi è termine usato improriamente (in una maniera che non giustifica assolutamente la licenza), poi “angolosa” dà un tono infantile che stona col resto; “faceva ridere con la sua bocca grande piena di parole” metafora moscia, molle e agrodolce, brutta; “cervello da ragazzino ormai proiettato nell’età adulta” sembra scritta da uno psicologo del novecento; ricordati che stai scrivendo un fantasy: il cervello per gli antichi è solo una parte del corpo e non la sede della mente; la parola “proiezione”, deriva dalla psicoanalisi che a sua volta l’aveva presa dal disegno, “età adulta” è un’espressione della letteratura psicologica clinica e divulgativa se tu scrivi un fantasy sarebbe meglio evitare parole come le userebbe un uomo moderno, perché stridono con l’atmosfera; immagina nel SdA Tolkien scriva cose come “Galdalf aveva un gran bel cervello anche dopo l’età adulta” (…); poi tu lo puoi anche fare (es. Pratchett che usa uno stile modernista in un fantasy) ma deve essere una scelta cosciente e precisa; “[il vecchio e i due giovani] erano così mal assortite” tre persone non possono essere “male assortite”: sotto che punto di vista? estetico, sociologico, politico, psicologico, …? per quale obiettivo? tu puoi dire che un esercito è “male assortito”, nel senso che non è ben organizzato, o che è composto da soldati presi alla bell’è meglio… ma tre persone non possono essere “male assortite”; uno rileggendo capisce che intendevi che davano una sensazione di provenire da situazioni (sociali, psicologiche) completamente diverse ma dà fastidio e costringe a rileggere; “Nubiano d’aspetto” cioè? io sono appassionato di storia romana e so che i nubiani probabilmente avevano l’aspetto dei moderni libici o marocchini, ma il lettore medio no; meglio scrivere “carnagione color sabbia e capelli corti e ricci” o cose del genere; “ma agghindato come un guerriero tribale dell’Africa nera” cioé? dai per scontato che il lettore abbia i riferimenti hollywoodiani e ti affidi a quelli; si sente proprio l’autore (tu) che dice “avete presente quando in un film vedevate i selvaggi africani, o nei documentari i Masai? Ecco”; dà fastidio; “occhi profondi quanto il cielo stellato” no comment.

    Mi fermo qui. Ho scremato tantissime altre cose (praticamente ogni frase è da riscrivere) e ho evitato di farti notare gli errori classici: show don’t tell non pervenuto, aggettivi astratti anziché concreti, spiegoni prima della cose che dopo si dice, e soprattutto la fastidiosissima – in un romanzo fantasy standard – paratassi. Occhio che chi viene alla scrittura dal GdR (gioco GdR anche io) spessissimo scrive male perché pensa che per scrivere anche in maniera passabile non serva studiare, basta solo mettere su righe quello che accade in una sessione. Non è così. Io ho appena pubblicato un episodio per cercare di imitare lo stile secco e senza pretese e “simple stupid” di Martin – un esercizio per rendere l’autore assolutamente trasparente e la lettura fluidissima.

    Aspetto la tua prossima storia. Hola!

    • Ciao Prodigy!
      Mi sarebbe piaciuto affrontare questo discorso prima, anziché scoprire il commento solo dopo una settimana solo perché non è arrivata la notifica!
      Ti ringrazio per la revisione esaustiva, ho già in cantiere il prossimo racconto, a partire non dal contenuto, ma da una struttura più ordinata.
      Magari siamo masochisti in due, dato che hai ben pensato di farti del male a leggere e fare l’autopsia al cadavere rigonfio che è questo racconto, mentre io godo a vedere la mia subcreatura sezionata con strumenti ben più adatti dei miei. Meglio ancora, mi dici che attendi il nuovo cadavere da sezionare!

      In ambito di scrittura creativa, sto ancora imparando a mettere le briglie a parole, immagini, forme che mi fermentano in testa, conducendole con la tecnica anziché facendomi trascinare al prezzo di espormi troppo.
      L’interpretazione dal vivo (dato che vengo dalla scrittura al gioco di ruolo e non il contrario, rendendo il mio un peccato originale) mi ha costretta proprio ad aprire la testa e misurare la narrazione, perciò figurati come potevo scrivere prima!

      Con ogni commento, critica e rilettura metto il tutore alla spina dorsale sbilenca. Spero di passare dal sostegno all’indipendenza.
      Da amatrice del campo letterario, mi fido molto di più dell’opinione altrui che della mia. Sei un critico letterario di professione, per caso?

  • Decisamente fantastico, con questo hai reso perfettamente come ormai quella sottile linea tra realtà e magia sia talmente labile da consentire (almeno in questo ucronico Impero Romano) un tale susseguirsi di eventi. Non mi ero lasciato trasportare così tanto dall’emozioni di un personaggio da molto tempo, complimenti davvero sei stata stupendamente brava!

    Tuttavia, purtroppo, ora una domanda sorge spontanea: gli occhi del morto si riaprono, sarà finita la caccia di questo “Nemesi”? Spero proprio di vedere come andrà a finire!

    • Ciao Gatto! Troppi, troppi complimenti che davvero non mi merito, considerato anche il tempo che ci è voluto a partorire questo settimo capitolo!
      Chissà che seguendo la via del morto (Nemesi dici tu? Un po’ alla Resident Evil!) non raggiunga prima una chiusura per questa notte infernale!

      Grazie ancora per l’assiduità nella lettura,
      fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

    • Grazie mille, prof! Sapere di aver smosso delle emozioni tumultuose come la paura con le parole è la soddisfazione più grande che potrei mai ricevere come scrittrice, cercherò con tutte le mie forze di proseguire su questa stessa linea.
      Per quanto riguarda la cassa…chissà! Spesso l’immaginazione permette di figurarsi quanto di più orribile esista…o non esista!

      Fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

    • Ciao Gatto! Buon Natale e grazie per essere passato!
      Sarò sincera, Vindor risulta enigmatico persino me, come personaggio. Ogni volta che penso a lui mi immagino un fiume di esperienza che non può essere contenuto in questa storia in particolare e mi commuovo per lui, considerata la trappola per topi in cui lui e i suoi compagni si sono infilati.
      Ti faccio ancora tanti auguri e ricordati che qui qualcuno attende di saperne di più sugli eventi della Polaris VII!

      Fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

    • Ciao Trix! Grazie per la persistenza nella lettura e perdonami per il ritardo nella risposta.
      Ogni domanda forse troverà risposta…chissà!
      Sarò sincera, in realtà fremo dalla voglia di parlare e dire qualcosa di più, ma THe iNCIPIT è bello proprio perché ti costringe a procedere un passo alla volta.

      Fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

  • La prima parte del capitolo mi è piaciuta molto, è scorrevole e i dialoghi sono ben gestiti, mentre la seconda parte mi è sembrata un po’ confusionaria e molto descrittiva, sullo stile dei precedenti capitoli, anche se come sempre suggestiva e interessante.
    Voto per Tertius che trova Aurelio Niger, magari lo scontro può iniziare sullo sfondo per poi essere visto da vicino in seguito.
    A presto!

    • Buonasera Lorenzo, felice di ritrovarti tra queste righe!
      Il tempo è agli sgoccioli, ma conto che cinque capitoli siano sufficienti per coprire gli eventi di questa notte infernale nonostante la psichedelia dei rituali e l’esoterismo cavalcante.
      Ho sempre il timore di spingere sull’acceleratore e finire fuori strada quando lavoro coi dialoghi, ma in questo caso sono proprio stati la mia ancora di salvezza. Meno esoterismo e più sostanza per il prossimo capitolo? Vedremo!

      Fino al prossimo aggiornamento -e al prossimo vocabolo d’interesse-, linea allo studio.

  • All’inizio ho fatto un po’ di fatica, hai uno stile abbastanza contorto e a volte non riesco a ricreare bene in mente l’immagine di ciò che sta succedendo, però andando avanti nel capitolo credo che questo diventi quasi un punto di forza, portando il lettore a volere più informazioni proprio perchè rimane confuso! Voto per la fortezza, spero che riesca a contrastare questa grande minaccia!
    A presto 😀

    • Ciao Andrea!
      Effettivamente gli eventi nella mia testa si svolgono sempre in maniera abbastanza contorta e lo stile ne risente, sono anni che provo a migliorare, ma c’è ancora del lavoro da fare.
      Insomma, per i momenti al cardiopalmo funziona, per il resto un po’ meno.
      Sono aperta ai consigli su come mettere ordine in questo macello…anche se la situazione propende per il macello!
      Grazie ancora per la fedeltà nella lettura!

      Fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

    • Ciao Trix! Innanzitutto grazie per l’assiduità con la quale continui a leggere, commentare e votare anche dopo un mese di attesa; ora che sono più stabile con il lavoro conto di accorciare i tempi.
      Sai che temevo di aver fatto l’esatto contrario e non aver spiegato chissà cosa, ponendo magari un po’ troppo l’accento sulla spaventosità del nuovo arrivato?
      Come che sia, apriamo lo scontro…al prossimo aggiornamento, almeno!

      Linea allo studio.

  • Continuo a trovare il tuo stile di scrittura affascinante, sicuramente non è molto immediato però è coinvolgente e la precisione dei contenuti e dei riferimenti riesce a non essere per niente pesante! Interessante poi l’aspetto sovrannaturale del racconto, anche in riferimento alla dimensione leggermente ucronica, sia per l’impero romano ancora in piedi, sia per il fatto che il paganesimo sembra essere la religione dominante. Vediamo che succederà, intanto voto anch’io per guardare negli occhi da morto!

    • Salve Lorenzo, è un piacere rivederti su questo racconto! Ero indecisa inizialmente sul genere a cui ascrivere questo racconto in particolare, ma ritenevo che la vena dell’orrore e del mistero fosse predominante sull’ambientazione dalle pretese (poco) storiche!
      E poi una punta di sovrannaturale non sta male, dai! Se valgono le predizioni fatte ispezionando viscere di animali o stormi in volo!

      Grazie ancora per aver letto e commentato.
      Fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio

  • Che ci fa alla testa di una tempesta?
    Fantasy, misto ad horror è quello che sta diventando questo racconto, ma sai cosa? Non mi dispiace affatto! Ancora una volta sei riuscit* a imprimere delle bellissime immagini nella tua scrittura, davvero brav*
    A presto!

    • Ciao Trix,
      com’è che si dice? Il sovrannaturale sta bene su tutto? O era il nero…?
      Grazie mille per i complimenti e i pareri, mi aiutano davvero molto a capire come aggiustare qualcosina qua e là per ottenere un buon prodotto.
      E poi, chi lo sa? Potrei avere in cantiere un fantasy, dopo aver concluso questo!

      Fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

    • Ben tornato e grazie, Frost! Mi fa piacere sentirti coinvolto e sulle spine, non ero sicura del risultato che avrei ottenuto (avendo già diverse possibilità in testa e quindi tarpandomi un po’ “l’effetto sorpresa”), ma mi fai capire di aver azzeccato l’atmosfera!

      Fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

  • Ciao, ho votato per una panoramica all’esterno del castrum!
    Ti dirò, le tue ambientazioni mi hanno ricordato una fusione tra Wilbur Smith e Valerio Massimo Manfredi!
    Ho percepito un’atmosfera carica di elettricità statica, in questi due capitoli, e ho l’impressione che presto il fulmine colpirà molto violentemente!
    Aspetto il seguito con molto interesse!

    • Ciao Frost,
      mi hai fatto un complimento enorme, per quanto non possa vantare l’attenzione al dettaglio storico di Manfredi. Conto sulla verosimiglianza, cercando di intrecciare quello che sarebbe potuto essere ad elementi assolutamente assurdi…o almeno ci provo!
      Grazie ancora per essere passato, conto di tenere alto lo stato d’allarme!

      Fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

  • Osserviamo la reazione di Aurelio Niger e dei tre viaggiatori.
    Ciao, ho appena terminato di leggere i due capitoli che avevo perso.
    La trama mi piace, e la situazione sembra scorrere bene.
    Mi allego al commento di Trix sull’effetto “libro di storia” (probabilmente sarà perché con la testa sono già proiettata verso l’imminente riapertura della scuola 😂), ma non per questo il capitolo risulta meno avvincete degli altri.
    A presto!

  • Ciao Linea,
    un capitolo un po’ didascalico questo ma non per questo meno interessante. Forse subisce un po’ l’effetto libro di storia ma devo dire che rimane interessante comunque. Non so proprio cosa votare così mi accodo alla maggioranza e dico di vedere che succede fuori dal castrum.
    A presto!

    • Ciao Trix! Perdonami il ritardo nella risposta, è stata una settimana terrificante e ho ancora il terzo capitolo per le mani. Ti ringrazio ancora per aver letto, spero davvero che tu ti sia goduta la narrazione malgrado l’effetto conferenza!
      Più effetto Barbero o più prof di liceo?

      Fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

  • Ciao Linea (perdona l’abbreviazione) 😀
    Devo dirti che trovo questo capitolo un po’ troppo pesante, tutte le informazioni che hai dato sarebbero potute essere veicolate meglio attraverso qualche scena di routine o dialoghi invece che con una lunga descrizione.
    A parte questo, a livello tecnico scrivi bene e la storia ha molte potenzialità, perciò mi aspetto un terzo capitolo migliore e che ci porti nel vivo della narrazione!
    A presto!

    • Ciao Andrea, grazie ancora per aver letto e commentato!
      Devo essermi fatta fregare dalla foga dello spiegone, ho voluto focalizzarmi molto su Aurelio padre e il suo vissuto personale, anziché disperdere l’attenzione tra diversi legionari e il loro chiacchiericcio sui nuovi arrivati, ma alcuni punti non mi soddisfano pienamente a rileggerli ora.
      Ho ancora il prossimo capitolo per inserire uno sguardo più variegato sugli eventi…e gli eventi stessi, ovviamente!

      Fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

  • Ciao! Stile molto particolare, quasi difficile da leggere, ma continua così perchè dà un sacco di personalità al tutto. Credo sia dovuto alla sovrabbondanza di aggettivi, che fa risuonare soprattutto le descrizioni in modo poetico.
    Mi intriga il mix ambientazione+horror, vediamo cos’hai in serbo 🙂
    Voto per tornare da Aronne, alla prossima!

    • Grazie mille per il commento! Mi dichiaro colpevole di eccessiva generosità quando si parla di aggettivi, spesso mi viene da descrivere il tutto come se fosse il frame di una pellicola.
      Cercherò di farci più attenzione, ma è una cosa che mi porto dietro da parecchio ormai, sto sul filo del rasoio con la scorrevolezza della narrazione.

      Fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

  • Incipit particolare, sia per l’ambientazione sia per lo stile di scrittura, molto descrittivo e dal ritmo lento ma scorrevole. Ci sono molti dettagli e la cosa all’inizio mi ha spiazzato un po’, ma mi è piaciuta la precisione con il quale hai descritto l’ambientazione e i personaggi. Unica cosa, occhio alle “d” eufoniche. Voto per seguire Aurelio Niger e i viaggiatori, magari scopriremo più avanti cos’è la Cohors Arcana. A presto!

    • Grazie mille per il commento e il voto! La vera frenesia arriverà più avanti, ma ho voluto comunque dare una spintarella agli eventi per essere certa che l’intera ambientazione prendesse vita: ciò che per ora è nascosto o sembra scontato per i personaggi che vivono la storia salterà fuori in ogni caso con le dovute spiegazioni.
      Questa è solo un’introduzione, dopotutto!

      Fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

    • Grazie mille, sono felice che ti abbia suscitato della curiosità! Avevo un po’ di timore ad inserire un’ambientazione marginale come quella di una provincia comunque abbastanza lontana dal cuore pulsante dell’Impero, ma vedrò di mantenermi su questa linea! Alla fine abbiamo appena cominciato.

      Fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

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