Cronache della Cohors Arcana: una consegna urgente.

Dove eravamo rimasti?

S'alza un vento strano. Sarà stato saggio il Decurione a farsi beffe della volubilità del tempo? Le mura sono sempre le ultime a cadere. Cosa starà succedendo al di fuori del castrum? (71%)

Di notte tutti i gatti sono bigi

Le luci dell’accampamento tremolavano come anime spaventate all’inferno, constatò Aronne, mentre occhieggiava le mura geometriche dall’ingresso della propria capanna. Ormai da qualche ora se ne stava lì sulla soglia, una volta consumato il pasto serale e pregato in quasi totale silenzio insieme alla famiglia. Poche risposte alle già sparute domande poste dai fratelli, emozionati per il ritorno del maggiore, ma stanchi per la giornata passata a scorrazzare o ad aiutare il padre nelle mansioni di vasaio.

Come si stava in mezzo ai soldati? Gli permettevano di frequentare la scuola rabbinica? Sarebbe rimasto a casa abbastanza per vedere l’arrivo del nuovo nato ed aiutare in casa e in bottega, mentre la madre e le sorelle si spostavano presso la capanna della levatrice?

Replicava a monosillabi, accompagnato da un sorriso esausto ed incerto, come se degli ami da pesca gli si fossero piantati nelle guance e comandassero a loro piacimento nervi e muscoli.
La verità? Non era troppo sicuro del senso del proprio gesto, non razionalmente almeno. Una bizzarra ansia lo aveva tormentato per tutto il mattino, fino a raggiungere l’apice in una crisi di sudore freddo e palpitazioni intorno al tardo pomeriggio. Solo allora aveva deciso di allontanarsi dal
castrum, giusto appena prima che la piaga calasse su di esso con i suoi lampi, i suoi mulinelli e la sua melma vomitata dal cielo e dalle viscere del buon fiume.

Le condizioni della madre erano solo uno dei motivi che lo avevano attratto verso l’unico rifugio sicuro concepibile.
Un’
altra voce lo aveva messo in guardia, una che non aveva niente a che fare con la sua famiglia o con le lucide loriche dei legionari. Non parlava il latino mischiato alle lingue kush o il greco striato di egiziano della gente su a nord, neppure l’ebraico della Torah per prepararsi al Bar Mitzvah.
Non comunicava a parole.
Paradossalmente, non apparteneva a niente che profumasse di familiarità, sicurezza o avventura: solo un brivido freddo ed un formicolio alla punta delle dita.

Il vento tempestava il legno levigato e lo faceva gemere e scricchiolare, mentre l’umile fango essiccato reggeva senza emettere alcun suono.
Come se solo per l’asilo fornito ai forestieri della coorte arcana si fosse scatenata quella tempesta, mentre i dintorni venivano lasciati intonsi…per ora, almeno.

Aronne rabbrividì e si tese al pensiero, i suoi grandi occhi scuri ridotti a fessure per combattere l’oscurità angosciante. Con la vista affilata per quanto possibile ed il cuore a mille, colse qualcosa. Una scintilla?

Appena dopo un mulinello di sabbia vorticante, fredda e glauca come…come un occhio demoniaco fisso, spietato.

Un fruscio di passi dietro di lui lo costrinse a sbattere le palpebre e sobbalzare, perdendo di vista il caos all’esterno e puntando la lampada verso il nuovo mostro prodotto dalla paranoia. 

Fortunatamente era solo la maggiore tra le sue sorelle più piccole, i riccioli neri come fusi con il buio circostante e gli occhi cisposi, confusi dall’incontro con la sagoma ingobbita sulla soglia.

“Judith, accidenti! Che ci fai ancora sveglia?”
“Potrei farti la stessa domanda…” sbadigliò lei, stropicciandosi le guance morbide e scottate dal sole, apparentemente incurante dell’angustia del fratello. “Stai sprecando un sacco di olio per tenere il lume acceso. Vieni a dormire, dai!”

Piccato dal rimprovero, il ragazzino con la smania di farsi adulto incappucciò bruscamente il becco della lampada di terracotta ed il bagliore caldo morì, lasciando campo libero ai gelidi lumicini circostanti.

Due di quei luccichii vitrei strisciarono sul suolo nero non appena la luce mancò. Di nuovo quel guizzo ceruleo gli strizzò l’occhio, subdolo e glaciale…proprio intorno alle caviglie della bambina. Ancora troppo suscettibile per razionalizzare, Aronne scattò come una molla verso di lei, terrorizzato e reso aggressivo da qualunque presenza sconosciuta potesse turbare la quiete della sua casa.

Una saetta balenò oltre il buio quasi contemporaneamente a lui. 

Un tonfo, due, tre.

Zampe ovattate sul terreno ed uno schizzo di pelo argenteo picchiettato di nero si perse nella notte in un istante.

“Mau, no!!” esclamò Judith, riconoscendo il micio che avevano adottato per tenere lontani topi e serpenti e dibattendosi tra le braccia di Aronne.

Che scemo che era stato a farsi spaventare così. Troppo, troppo ansioso. Che razza di guida sarebbe stato per la famiglia con tutta quella paura?
“Non urlare, lo vado a prendere io prima che finisca in bocca ad uno sciacallo.” la rincuorò, affidandole il lume e balzando all’inseguimento.

La bestiola era veloce, ma l’umano era persistente. Come due fulmini senza peso tagliarono la notte immobile, pesciolini argentei in un mare nero, mentre la sabbia inghiottiva i loro passi.

Un’onda gelida saettò accanto a loro per un attimo, una lama di vento affilata che procedeva in direzione opposta ad una velocità inumana, seguita da una tempesta di sabbia.
Una forma umana, fredda e pulsante di un guizzo glauco. 
Occhi da morto.

Sembra che il peggio debba ancora arrivare. Cosa ha scatenato quest'orrore? Chi sarà sommerso e chi sarà salvato?

  • La Coorte Arcana si attiva per respingere la minaccia. Sarà troppo tardi? (0%)
    0
  • Aronne, passato il terrore, torna indietro per dare l'allarme. Sarà più veloce della sabbia? (0%)
    0
  • Guardiamo attraverso questi fantomatici occhi da morto. Che ci fa alla testa di una tempesta? (100%)
    100
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31 Commenti

  1. Che ci fa alla testa di una tempesta?
    Fantasy, misto ad horror è quello che sta diventando questo racconto, ma sai cosa? Non mi dispiace affatto! Ancora una volta sei riuscit* a imprimere delle bellissime immagini nella tua scrittura, davvero brav*
    A presto!

  2. Ciao, ho votato per una panoramica all’esterno del castrum!
    Ti dirò, le tue ambientazioni mi hanno ricordato una fusione tra Wilbur Smith e Valerio Massimo Manfredi!
    Ho percepito un’atmosfera carica di elettricità statica, in questi due capitoli, e ho l’impressione che presto il fulmine colpirà molto violentemente!
    Aspetto il seguito con molto interesse!

  3. Osserviamo la reazione di Aurelio Niger e dei tre viaggiatori.
    Ciao, ho appena terminato di leggere i due capitoli che avevo perso.
    La trama mi piace, e la situazione sembra scorrere bene.
    Mi allego al commento di Trix sull’effetto “libro di storia” (probabilmente sarà perché con la testa sono già proiettata verso l’imminente riapertura della scuola 😂), ma non per questo il capitolo risulta meno avvincete degli altri.
    A presto!

  4. Ciao Linea,
    un capitolo un po’ didascalico questo ma non per questo meno interessante. Forse subisce un po’ l’effetto libro di storia ma devo dire che rimane interessante comunque. Non so proprio cosa votare così mi accodo alla maggioranza e dico di vedere che succede fuori dal castrum.
    A presto!

  5. Ciao Linea (perdona l’abbreviazione) 😀
    Devo dirti che trovo questo capitolo un po’ troppo pesante, tutte le informazioni che hai dato sarebbero potute essere veicolate meglio attraverso qualche scena di routine o dialoghi invece che con una lunga descrizione.
    A parte questo, a livello tecnico scrivi bene e la storia ha molte potenzialità, perciò mi aspetto un terzo capitolo migliore e che ci porti nel vivo della narrazione!
    A presto!

    • Ciao Andrea, grazie ancora per aver letto e commentato!
      Devo essermi fatta fregare dalla foga dello spiegone, ho voluto focalizzarmi molto su Aurelio padre e il suo vissuto personale, anziché disperdere l’attenzione tra diversi legionari e il loro chiacchiericcio sui nuovi arrivati, ma alcuni punti non mi soddisfano pienamente a rileggerli ora.
      Ho ancora il prossimo capitolo per inserire uno sguardo più variegato sugli eventi…e gli eventi stessi, ovviamente!

      Fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

  6. Ciao! Stile molto particolare, quasi difficile da leggere, ma continua così perchè dà un sacco di personalità al tutto. Credo sia dovuto alla sovrabbondanza di aggettivi, che fa risuonare soprattutto le descrizioni in modo poetico.
    Mi intriga il mix ambientazione+horror, vediamo cos’hai in serbo 🙂
    Voto per tornare da Aronne, alla prossima!

  7. Incipit particolare, sia per l’ambientazione sia per lo stile di scrittura, molto descrittivo e dal ritmo lento ma scorrevole. Ci sono molti dettagli e la cosa all’inizio mi ha spiazzato un po’, ma mi è piaciuta la precisione con il quale hai descritto l’ambientazione e i personaggi. Unica cosa, occhio alle “d” eufoniche. Voto per seguire Aurelio Niger e i viaggiatori, magari scopriremo più avanti cos’è la Cohors Arcana. A presto!

    • Grazie mille per il commento e il voto! La vera frenesia arriverà più avanti, ma ho voluto comunque dare una spintarella agli eventi per essere certa che l’intera ambientazione prendesse vita: ciò che per ora è nascosto o sembra scontato per i personaggi che vivono la storia salterà fuori in ogni caso con le dovute spiegazioni.
      Questa è solo un’introduzione, dopotutto!

      Fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

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