Cronache della Cohors Arcana: una consegna urgente.

Dove eravamo rimasti?

Sembra che il peggio debba ancora arrivare. Cosa ha scatenato quest'orrore? Chi sarà sommerso e chi sarà salvato? Guardiamo attraverso questi fantomatici occhi da morto. Che ci fa alla testa di una tempesta? (100%)

Il sapore dell’odio

Più simile ad una pietra che ad un uomo.

Bianco, senza traccia di pigmento, come un gesso o una statua spogliata della pittura che le dava vita, erosa da secoli di agenti atmosferici e poi ripulita da muschio, immondizia varia e dai brandelli di colore sopravvissuti. Non è divertente? Le stesse mani che ripuliscono la statua, nel tentativo di infondere nuovo splendore nell’opera d’arte, la spogliano in realtà della sua stessa vita. Mani d’uomo.

Ironicamente, la storia della scheggia impazzita in corsa nella notte si sarebbe potuta riassumere proprio in quell’immagine.

Nessun respiro inquietava l’aria intorno a quella bocca dagli angoli induriti, come scolpiti nella freddezza del marmo.

Davanti ai suoi occhi glauchi, come intorbiditi da una pellicola liquida e lattiginosa, si stendeva un paesaggio familiare, una distesa di sabbia sterile che cedeva il passo a terra secca, poi sempre più ricca mano a mano che il fiume la lambiva. Ad incorniciare il tutto, un nero sepolcrale. Con ogni falcata in direzione della rappresentazione stessa della vita, l’acqua si inquietava, prima nicchiando e leccando con sempre più incertezza i propri argini e poi esplodendo in un impeto pauroso, come un mastino tenuto a stento alla catena e smanioso di sangue. Grosse schegge di arenaria rovinarono tra i flutti, onde imbizzarrite sembrarono aggrapparsi agli isolotti che protrudevano dalla superficie dell’acqua con la forza della disperazione, per poi scivolare di nuovo nel nero liquido e trascinarsi dietro niente più che frammenti di roccia e terrore.

Nessuna bestia gettava i suoi richiami nei dintorni. Tutti i lumi delle capanne erano spenti, gusci vuoti e silenziosi, sfiorati appena dal gelo disinteressato degli occhi del morto.

Nera sullo sfondo plumbeo, solo la sagoma del castrum stagliava la propria ombra sulla notte circostante, quasi a voler gettare una sfida alla scintilla cerulea.

Una creazione qualunque di fronte alla prova del tempo che la creatura dalle sembianze umanoidi aveva affrontato, ben prima di essere vomitato dal deserto e spinto verso il fiume.

 Un sapore amaro si spanse sulla lingua dietro a quelle labbra indurite, prima che si crepassero in un grugnito ed il risentimento lo invadesse da capo a piedi. Non era il sapore caustico dell’aria esausta nella bocca di un atleta dopo lo scatto o l’aspro sentore dell’acido lattico in seguito ad uno sforzo mostruoso.

Quello era il sapore di un odio vecchio ed ormai marcio, radicato ed assorbito insieme al latte materno. Lo impregnava al punto da non avere più contorni definiti da motivi, alibi o eventi, fino a sfumare nella forma cesellata del suo corpo, radici a forma di vasi sanguigni e rami di carne mortalmente pallida.

Lui era l’incarnazione dell’odio.

Figlio di un dio e dio a propria volta.

Mentre il fiume piangeva e gridava senza voce, la figura prese ritmo ed aumentò la frequenza della corsa, falcate silenziose che neppure sollevavano un velo di polvere dal terreno, il bagliore freddo dei suoi occhi fisso sulle luci sempre più tremule dell’accampamento, sbattute dall’ululato del corteo infernale che lo accompagnava.

Silenzioso e frenetico come una bestia selvaggia, si abbatté sulle mura e rimase appeso al legno liscio. La tempesta lo seguì, fedele.

Pochi, affannati battiti di cuori terrorizzati riempirono le sue orecchie, prima che la sabbia ingoiasse tutto.

Suoni, odori, sensazioni, visioni, vita: il buio e il freddo si spartirono le carcasse di luce insieme al ruvido morso del deserto.

Solo allora si mosse, affondando le dita nei tronchi smerigliati fino a scheggiarli, a proprio agio avvolto nel manto di caos e soddisfatto dal panico che serpeggiava tra i ranghi dietro alla palizzata. Giunto alla fine della scalata, trovò ad accoglierlo una sinfonia distorta di ordini confusi e respiri pesanti, mescolati insieme ai mulinelli della calamità.

Qualche sagoma emerse dalle correnti d’aria e sabbia: le guardie di ronda sui camminamenti delle mura. Andavano a tentoni come bambini assonnati, le porzioni di pelle lasciate nude dalla tunica, dai calzari e dall’armatura grattugiate dagli agenti atmosferici ed orribilmente arrossate.

Neppure lo videro, né scorsero la mano tremenda che schianto i loro crani sul legno, unendo schegge d’osso alle schegge già presenti e dissetando la tempesta sua compagna con sangue e materia grigia.

Non si curò delle mani imbrattate, mentre si calava giù senza l’ausilio di corde o scale ed il tonfo dei suoi piedi nudi si perdeva nel marasma generale. Nessuno, meno che lui, vedeva ad un palmo dal proprio naso.

Ironicamente, non aveva bisogno di vedere per raggiungere quello che gli serviva. Era sufficiente seguire quella pulsazione, la voce senza parole che lo aveva guidato dalla nascita fino alla morte e oltre la morte ancora. 

Un brivido inquietante per chiunque non fosse lui, il richiamo di un ventre terribile, ma che per lui era casa ed era ora prigioniero di una luce orrenda, il vessillo di quegli stupidi accecati dal Dio Sole.

Madre, sto venendo a prenderti.

Né mura costruite dall'uomo né limiti naturali hanno potuto nulla contro un'odio ancestrale. Quale virtù arcana potrà opporre resistenza?

  • Temperanza: la Persiana (67%)
    67
  • Prudenza: il Vecchio (0%)
    0
  • Fortezza: il Nubiano (33%)
    33
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61 Commenti

  • Ho come l’impressione che questa storia non finirà qui. Non so se sarà questo il luogo dove deciderai di dare forma al tuo seguito, ma sono abbastanza certa che un seguito ci sarà.

    Dal basso piedistallo concessomi dal mio gusto personale (che è diverso dalla cortesia) io ti dico che questa storia mi ha sempre affascinata. Hai trascinato il lettore in modo diretto, chiaro ed efficace in quest’ambientazione particolare senza mai annoiare. Sicuramente la tua è una storia complessa, che ha patito più di altre il limite dei cinquantamila caratteri perché avrebbe avuto bisogno di più spazio per dipanarsi, come il filo di una matassa che srotolandosi a terra a un certo punto si scontra col muro (e perdona pure la metafora moscia).

    Sarò ignorante – e sicuramente anche polemica – ma io non ho mai disdegnato questo racconto, né il tuo modo di scrivere. È d’obbligo sottolineare che c’è sempre spazio per migliorare, ma non v’è dubbio alcuno che il tuo modo di scrivere abbia lasciato qualcosa in me, visto che sono tornata più volte a recuperare la tua storia. Leggere di certi atti di baldanza – senza che nessuno li abbia richiesti peraltro – mi infastidisce sempre, soprattutto quando mi ricordo che siamo su TheIncipit e non seduti alla scrivania di un editore che ci condurrà diretti in una libreria.

    Detto ciò spero di rileggerti presto. Buona scrittura!

  • E così, dopo 9 lunghi mesi, si conclude questa storia! Mi ha preso fin dal primissimo capitolo, emozionandomi e trascinandomi in questo mondo tanto antico quanto “arcano” (perdona il pessimo gioco di parole). Ovviamente, quale avido lettore, non posso che dire “Sì ma…e poi?!” Non credere, questa non è una critica; sono genuinamente stupito del finale ed al tempo stesso amareggiato…perchè voglio sapere di più! Mi sembra che ci siano così tante domande insolute, così tante cose ancora da sapere sulla Cohors Arcana e, soprattutto, su questo ultimissimo personaggio introdotto proprio ora, all’ultimo capitolo!

    Il mio giudizio finale è positivo, con quella puntina di speranza nel vederti scrivere ancora ed ancora, dato che il tuo racconto mi sarà di conforto in tanti momenti della giornata così come lo sono stati questi capitoli per tutti i mesi passati!

    Complimenti ancora, complimentoni davvero!

  • In fondo sono un’ottimista, quindi dico finale positivo.
    Ho recuperato ben tre capitoli, ma devo dire che se ho trovato i precedenti due “di transizione”, questo qui l’ho apprezzato per le considerazioni che i due ragazzi fanno sulle donne. D’altra parte è facile conquistarsi il mio favore con queste tematiche ehehe. In ogni caso, spero in un finale col botto, positivo o negativo che sia.
    A presto!

    • Ciao Trix, grazie per essere ritornata e per aver seguito la Coorte Arcana fino ad ora.
      Sono una madre disamorata nei confronti di questo povero racconto, lo concluderò al meglio. Ho già preso in mano la sua rielaborazione, mi servirà del tempo e della pratica per trasformarlo in una bella opera fatta di eventi, anziché di transizioni.

      Fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

  • Ciao Linea, l’avevo capito che era ispirato da Lex Arcana, sai? Io sono particolarmente interessato a tutte le subcreazioni con storie del mondo alternative, e poi sono un Roman fanboy e quindi non posso che adorare la tua subcreazione.

    Però il tuo stile è improponibile. Sarò cattivo ma bilancio la cortesia degli utenti che è pericolosa e distruttiva per il tuo miglioramento tecnico. Perché adesso come adesso tu scrivi, in una parola, male. La tua scrittura è ampollosa, usi sempre descrivi astratti e mai dettagli concreti, la paratassi non è sostenuta con nessuno strumento che la giustifichi e costringi il lettore a rileggere per capire, troppe metafore sono mosce e fanno storcere il naso.

    Ti edito solo il primo capitolo. Già dalla prima riga: “un’oasi d’acqua pulita e vigorosamente verde come atto di sfida dei confronti dell’arsura circostante” la frase è spropositatamente lunga senza motivo, la metafora dell’oasi per il fiume, che magari l’hai scelta proprio perché rimanda al deserto, è fuorviante, e quel “vigorosamente verde come atto di sfida nei confronti dell’arsura circostante” era da un pezzo che non leggevo una frase così scritta male; “proporzione angolosa” tu dici di essere una scienziata: proporzione significa un rapporto tra due misurazioni quindi è termine usato improriamente (in una maniera che non giustifica assolutamente la licenza), poi “angolosa” dà un tono infantile che stona col resto; “faceva ridere con la sua bocca grande piena di parole” metafora moscia, molle e agrodolce, brutta; “cervello da ragazzino ormai proiettato nell’età adulta” sembra scritta da uno psicologo del novecento; ricordati che stai scrivendo un fantasy: il cervello per gli antichi è solo una parte del corpo e non la sede della mente; la parola “proiezione”, deriva dalla psicoanalisi che a sua volta l’aveva presa dal disegno, “età adulta” è un’espressione della letteratura psicologica clinica e divulgativa se tu scrivi un fantasy sarebbe meglio evitare parole come le userebbe un uomo moderno, perché stridono con l’atmosfera; immagina nel SdA Tolkien scriva cose come “Galdalf aveva un gran bel cervello anche dopo l’età adulta” (…); poi tu lo puoi anche fare (es. Pratchett che usa uno stile modernista in un fantasy) ma deve essere una scelta cosciente e precisa; “[il vecchio e i due giovani] erano così mal assortite” tre persone non possono essere “male assortite”: sotto che punto di vista? estetico, sociologico, politico, psicologico, …? per quale obiettivo? tu puoi dire che un esercito è “male assortito”, nel senso che non è ben organizzato, o che è composto da soldati presi alla bell’è meglio… ma tre persone non possono essere “male assortite”; uno rileggendo capisce che intendevi che davano una sensazione di provenire da situazioni (sociali, psicologiche) completamente diverse ma dà fastidio e costringe a rileggere; “Nubiano d’aspetto” cioè? io sono appassionato di storia romana e so che i nubiani probabilmente avevano l’aspetto dei moderni libici o marocchini, ma il lettore medio no; meglio scrivere “carnagione color sabbia e capelli corti e ricci” o cose del genere; “ma agghindato come un guerriero tribale dell’Africa nera” cioé? dai per scontato che il lettore abbia i riferimenti hollywoodiani e ti affidi a quelli; si sente proprio l’autore (tu) che dice “avete presente quando in un film vedevate i selvaggi africani, o nei documentari i Masai? Ecco”; dà fastidio; “occhi profondi quanto il cielo stellato” no comment.

    Mi fermo qui. Ho scremato tantissime altre cose (praticamente ogni frase è da riscrivere) e ho evitato di farti notare gli errori classici: show don’t tell non pervenuto, aggettivi astratti anziché concreti, spiegoni prima della cose che dopo si dice, e soprattutto la fastidiosissima – in un romanzo fantasy standard – paratassi. Occhio che chi viene alla scrittura dal GdR (gioco GdR anche io) spessissimo scrive male perché pensa che per scrivere anche in maniera passabile non serva studiare, basta solo mettere su righe quello che accade in una sessione. Non è così. Io ho appena pubblicato un episodio per cercare di imitare lo stile secco e senza pretese e “simple stupid” di Martin – un esercizio per rendere l’autore assolutamente trasparente e la lettura fluidissima.

    Aspetto la tua prossima storia. Hola!

    • Ciao Prodigy!
      Mi sarebbe piaciuto affrontare questo discorso prima, anziché scoprire il commento solo dopo una settimana solo perché non è arrivata la notifica!
      Ti ringrazio per la revisione esaustiva, ho già in cantiere il prossimo racconto, a partire non dal contenuto, ma da una struttura più ordinata.
      Magari siamo masochisti in due, dato che hai ben pensato di farti del male a leggere e fare l’autopsia al cadavere rigonfio che è questo racconto, mentre io godo a vedere la mia subcreatura sezionata con strumenti ben più adatti dei miei. Meglio ancora, mi dici che attendi il nuovo cadavere da sezionare!

      In ambito di scrittura creativa, sto ancora imparando a mettere le briglie a parole, immagini, forme che mi fermentano in testa, conducendole con la tecnica anziché facendomi trascinare al prezzo di espormi troppo.
      L’interpretazione dal vivo (dato che vengo dalla scrittura al gioco di ruolo e non il contrario, rendendo il mio un peccato originale) mi ha costretta proprio ad aprire la testa e misurare la narrazione, perciò figurati come potevo scrivere prima!

      Con ogni commento, critica e rilettura metto il tutore alla spina dorsale sbilenca. Spero di passare dal sostegno all’indipendenza.
      Da amatrice del campo letterario, mi fido molto di più dell’opinione altrui che della mia. Sei un critico letterario di professione, per caso?

  • Decisamente fantastico, con questo hai reso perfettamente come ormai quella sottile linea tra realtà e magia sia talmente labile da consentire (almeno in questo ucronico Impero Romano) un tale susseguirsi di eventi. Non mi ero lasciato trasportare così tanto dall’emozioni di un personaggio da molto tempo, complimenti davvero sei stata stupendamente brava!

    Tuttavia, purtroppo, ora una domanda sorge spontanea: gli occhi del morto si riaprono, sarà finita la caccia di questo “Nemesi”? Spero proprio di vedere come andrà a finire!

    • Ciao Gatto! Troppi, troppi complimenti che davvero non mi merito, considerato anche il tempo che ci è voluto a partorire questo settimo capitolo!
      Chissà che seguendo la via del morto (Nemesi dici tu? Un po’ alla Resident Evil!) non raggiunga prima una chiusura per questa notte infernale!

      Grazie ancora per l’assiduità nella lettura,
      fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

    • Grazie mille, prof! Sapere di aver smosso delle emozioni tumultuose come la paura con le parole è la soddisfazione più grande che potrei mai ricevere come scrittrice, cercherò con tutte le mie forze di proseguire su questa stessa linea.
      Per quanto riguarda la cassa…chissà! Spesso l’immaginazione permette di figurarsi quanto di più orribile esista…o non esista!

      Fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

    • Ciao Gatto! Buon Natale e grazie per essere passato!
      Sarò sincera, Vindor risulta enigmatico persino me, come personaggio. Ogni volta che penso a lui mi immagino un fiume di esperienza che non può essere contenuto in questa storia in particolare e mi commuovo per lui, considerata la trappola per topi in cui lui e i suoi compagni si sono infilati.
      Ti faccio ancora tanti auguri e ricordati che qui qualcuno attende di saperne di più sugli eventi della Polaris VII!

      Fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

    • Ciao Trix! Grazie per la persistenza nella lettura e perdonami per il ritardo nella risposta.
      Ogni domanda forse troverà risposta…chissà!
      Sarò sincera, in realtà fremo dalla voglia di parlare e dire qualcosa di più, ma THe iNCIPIT è bello proprio perché ti costringe a procedere un passo alla volta.

      Fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

  • La prima parte del capitolo mi è piaciuta molto, è scorrevole e i dialoghi sono ben gestiti, mentre la seconda parte mi è sembrata un po’ confusionaria e molto descrittiva, sullo stile dei precedenti capitoli, anche se come sempre suggestiva e interessante.
    Voto per Tertius che trova Aurelio Niger, magari lo scontro può iniziare sullo sfondo per poi essere visto da vicino in seguito.
    A presto!

    • Buonasera Lorenzo, felice di ritrovarti tra queste righe!
      Il tempo è agli sgoccioli, ma conto che cinque capitoli siano sufficienti per coprire gli eventi di questa notte infernale nonostante la psichedelia dei rituali e l’esoterismo cavalcante.
      Ho sempre il timore di spingere sull’acceleratore e finire fuori strada quando lavoro coi dialoghi, ma in questo caso sono proprio stati la mia ancora di salvezza. Meno esoterismo e più sostanza per il prossimo capitolo? Vedremo!

      Fino al prossimo aggiornamento -e al prossimo vocabolo d’interesse-, linea allo studio.

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