Cronache della Cohors Arcana: una consegna urgente.

Dove eravamo rimasti?

Una nuova via si apre per Agostino Aurelio Niger. Una via di Damasco per il giovane credente o forse qualcosa di più oscuro? Cosa vedremo? Una via tenebrosa corre lungo il deserto. Agostino la affronterà da solo? (75%)

Ottavo Cerchio

Agostino correva a ritmo sostenuto, il respiro ampio malgrado il peso dell’arcano gli incurvasse le giovani spalle.

Doveva resistere, mantenere il cuore saldo in quel gesto di carità estrema, come saldo era rimasto il vecchio ormai pronto ad incontrare il proprio Dio al di là del mondo.

La cassa a malapena si era notata sulla schiena possente di Tertius, mentre ora svettava, simile ad una gobba squadrata sulla silhouette armoniosa del giovane. Pareva vuota, ma tradiva allo stesso tempo una densità immotivata.

Nel nero informe gli occhi del ragazzo faticavano ad orientarsi, i piedi andavano avanti per conto proprio e l’assenza di un lume o di luce naturale aprivano un vuoto infinito nel quale nuotare fino ad annegare.
Il fiume era vicino, però.
Non come lo era stato nell’accampamento, coi suoi gorghi e i suoi lamenti, ma come una corda di sicurezza avvinta in vita.
Quanto tempo era passato?
Un minuto, come un anno intero o tutta l’eternità. E quello poteva essere sempre lo stesso Nilo dalle cateratte bianche… o il Nilo di casa.

Non sembrava strano che fosse ormai giorno, a quel punto. Non più strano dell’essere tornato o del mistero che aveva condannato il castrum e centinaia di uomini in una singola notte.
Era trascorso qualche anno dalla sua partenza, da quando al calore di Aksum si era sostituita l’arsura del servizio militare e di un padre ruvido e Agostino si era trasformato in Aurelio Niger.

Si stropicciò gli occhi un paio di volte e, mentre avanzava, immerse i piedi nei rigagnoli d’irrigazione di un cortile familiare, lasciando impronte d’acqua e terriccio con ogni passo.
Non sembrava strano, eppure…faticava così tanto ad accettare la cosa.

Questo almeno finché un richiamo non gli sciolse il cuore.
“Agostino…?”

Ritta in fondo allo stretto lastricato tortuoso come le spire di un pigro serpente addormentato al Sole, si ergeva una donna dal portamento fiero, la pelle trapunta di notte e cinta dei colori sgargianti dell’alba, la testa superbamente alta e coronata di trecce sottili. Il sorriso più bello del mondo illuminò la visione e il ragazzo la riconobbe col cuore in gola.
“Mamma!”
I piedi gli furono lievi, mentre scattava in avanti rischiando di far scivolare dalle spalle il fardello per raggiungerla. 
Tornò bambino e le si abbandonò tra le braccia, senza fiato e molle sulle gambe, colto da un sopore benedetto.

“Agostino!” ripetè gioiosa Monica Fatoumata, incurvandosi calorosamente sul figlio e affondando il volto nei suoi ricci. “Bimbo mio, che gioia!”
Con mani tremanti d’emozione gli ripulì le guance dalla sabbia e dal sudore della notte tormentata, come era solita fare quando da bambino si risvegliava inquieto da un incubo. Non era strano.
“Agostino, chiudi gli occhi…” Con un rituale ormai collaudato, gli accarezzò dolcemente le palpebre coi pollici. 

“Chiudi gli occhi, sei a casa.”

Sul punto di addormentarsi, la pace gli venne meno con un dolore sordo, una scottatura, una realizzazione.
“Non posso riposare, mamma.”
I raggi dell’altro Sole si fecero freddi, mentre il fermaglio che era stato di Vindor gli splendeva sul cuore e ardeva come un Sole vero.

Un angolo della bella bocca sorridente guizzò meccanicamente, ora ostile. “Dannato sia quel Romano, cosa ti ha fatto! Non sei più il mio Agostino?”

“Che dici! Non preoccuparti, tornerò!”

“Ti prego, non lasciarmi!”

“…tornerò. Te l’ho promesso.”

“Bugiardo!!” La voce ricca della pia nobildonna si squarciò orribilmente in uno stridore infernale, mentre le sue mani nere mutavano in artigli contorti, alla ricerca del tenero volto del figlio. “Bugiardo come quel cane pagano di tuo padre!”

Eppure era quell’immonda trasfigurazione a latrare, il cranio deforme e allungato a foggia di loppide, fauci canine slogate a esporre le zanne e sbavare oscenamente.  Un dito adunco puntò l’amuleto.

Sai cosa attende gli idolatri e gli spergiuri, piccolo bastardo?!

Una febbre terrificante lo sferzò da capo a piedi, minacciando di metterlo in ginocchio. Il suolo sotto le piante dei piedi gelati lo ustionava come fosse incandescente, mentre la testa scoppiava di bollore.
Il cervello gli colava giù per le tempie e gli occhi come sudore e lacrime, ma la gola gonfia di struma gli impediva qualunque lamento. Contrasse le mani intorno al collo nel tentativo disperato di respirare, invano.
La cassa pesava come un macigno e le gambe non potevano trasportarlo lontano, piegate ad un angolo innaturale da una gravosità altrettanto innaturale. Tutt’intorno a lui, il quieto giardino marciva e diffondeva il raccapricciante odore del guasto, oscurando tutto in una nebbia malsana. 

Giacque immobile per chissà quanto. Solo l’aspro sapore delle proprie interiora vomitate e sparse al suolo lo tenne sveglio, impedendo l’annichilimento completo di sensi e ragione e ritardando all’infinito lo sprofondamento in una follia ormai inevitabile.
In quel nulla denso risuonò una nuova voce.

“Aurelio?”

“…c-chi è là?” Non seppe mai con quale presenza di spirito biascicò quella domanda.

“Aurelio! Dio sia lodato, sei tu!

“…Aronne?”

Due amici ritrovati. Una speranza o solo l'ennesima illusione di una notte crudele?

  • Aronne affronta nuovamente il deserto. Vale più la fedeltà alla famiglia o la fedeltà ad un amico? (0%)
    0
  • Solo Agostino ha dato la propria parola. Perseguirà in solitudine la propria missione? (0%)
    0
  • Si riaprono gli occhi del morto. La sua caccia si sarà conclusa? (100%)
    100
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

61 Commenti

  • Ho come l’impressione che questa storia non finirà qui. Non so se sarà questo il luogo dove deciderai di dare forma al tuo seguito, ma sono abbastanza certa che un seguito ci sarà.

    Dal basso piedistallo concessomi dal mio gusto personale (che è diverso dalla cortesia) io ti dico che questa storia mi ha sempre affascinata. Hai trascinato il lettore in modo diretto, chiaro ed efficace in quest’ambientazione particolare senza mai annoiare. Sicuramente la tua è una storia complessa, che ha patito più di altre il limite dei cinquantamila caratteri perché avrebbe avuto bisogno di più spazio per dipanarsi, come il filo di una matassa che srotolandosi a terra a un certo punto si scontra col muro (e perdona pure la metafora moscia).

    Sarò ignorante – e sicuramente anche polemica – ma io non ho mai disdegnato questo racconto, né il tuo modo di scrivere. È d’obbligo sottolineare che c’è sempre spazio per migliorare, ma non v’è dubbio alcuno che il tuo modo di scrivere abbia lasciato qualcosa in me, visto che sono tornata più volte a recuperare la tua storia. Leggere di certi atti di baldanza – senza che nessuno li abbia richiesti peraltro – mi infastidisce sempre, soprattutto quando mi ricordo che siamo su TheIncipit e non seduti alla scrivania di un editore che ci condurrà diretti in una libreria.

    Detto ciò spero di rileggerti presto. Buona scrittura!

  • E così, dopo 9 lunghi mesi, si conclude questa storia! Mi ha preso fin dal primissimo capitolo, emozionandomi e trascinandomi in questo mondo tanto antico quanto “arcano” (perdona il pessimo gioco di parole). Ovviamente, quale avido lettore, non posso che dire “Sì ma…e poi?!” Non credere, questa non è una critica; sono genuinamente stupito del finale ed al tempo stesso amareggiato…perchè voglio sapere di più! Mi sembra che ci siano così tante domande insolute, così tante cose ancora da sapere sulla Cohors Arcana e, soprattutto, su questo ultimissimo personaggio introdotto proprio ora, all’ultimo capitolo!

    Il mio giudizio finale è positivo, con quella puntina di speranza nel vederti scrivere ancora ed ancora, dato che il tuo racconto mi sarà di conforto in tanti momenti della giornata così come lo sono stati questi capitoli per tutti i mesi passati!

    Complimenti ancora, complimentoni davvero!

  • In fondo sono un’ottimista, quindi dico finale positivo.
    Ho recuperato ben tre capitoli, ma devo dire che se ho trovato i precedenti due “di transizione”, questo qui l’ho apprezzato per le considerazioni che i due ragazzi fanno sulle donne. D’altra parte è facile conquistarsi il mio favore con queste tematiche ehehe. In ogni caso, spero in un finale col botto, positivo o negativo che sia.
    A presto!

    • Ciao Trix, grazie per essere ritornata e per aver seguito la Coorte Arcana fino ad ora.
      Sono una madre disamorata nei confronti di questo povero racconto, lo concluderò al meglio. Ho già preso in mano la sua rielaborazione, mi servirà del tempo e della pratica per trasformarlo in una bella opera fatta di eventi, anziché di transizioni.

      Fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

  • Ciao Linea, l’avevo capito che era ispirato da Lex Arcana, sai? Io sono particolarmente interessato a tutte le subcreazioni con storie del mondo alternative, e poi sono un Roman fanboy e quindi non posso che adorare la tua subcreazione.

    Però il tuo stile è improponibile. Sarò cattivo ma bilancio la cortesia degli utenti che è pericolosa e distruttiva per il tuo miglioramento tecnico. Perché adesso come adesso tu scrivi, in una parola, male. La tua scrittura è ampollosa, usi sempre descrivi astratti e mai dettagli concreti, la paratassi non è sostenuta con nessuno strumento che la giustifichi e costringi il lettore a rileggere per capire, troppe metafore sono mosce e fanno storcere il naso.

    Ti edito solo il primo capitolo. Già dalla prima riga: “un’oasi d’acqua pulita e vigorosamente verde come atto di sfida dei confronti dell’arsura circostante” la frase è spropositatamente lunga senza motivo, la metafora dell’oasi per il fiume, che magari l’hai scelta proprio perché rimanda al deserto, è fuorviante, e quel “vigorosamente verde come atto di sfida nei confronti dell’arsura circostante” era da un pezzo che non leggevo una frase così scritta male; “proporzione angolosa” tu dici di essere una scienziata: proporzione significa un rapporto tra due misurazioni quindi è termine usato improriamente (in una maniera che non giustifica assolutamente la licenza), poi “angolosa” dà un tono infantile che stona col resto; “faceva ridere con la sua bocca grande piena di parole” metafora moscia, molle e agrodolce, brutta; “cervello da ragazzino ormai proiettato nell’età adulta” sembra scritta da uno psicologo del novecento; ricordati che stai scrivendo un fantasy: il cervello per gli antichi è solo una parte del corpo e non la sede della mente; la parola “proiezione”, deriva dalla psicoanalisi che a sua volta l’aveva presa dal disegno, “età adulta” è un’espressione della letteratura psicologica clinica e divulgativa se tu scrivi un fantasy sarebbe meglio evitare parole come le userebbe un uomo moderno, perché stridono con l’atmosfera; immagina nel SdA Tolkien scriva cose come “Galdalf aveva un gran bel cervello anche dopo l’età adulta” (…); poi tu lo puoi anche fare (es. Pratchett che usa uno stile modernista in un fantasy) ma deve essere una scelta cosciente e precisa; “[il vecchio e i due giovani] erano così mal assortite” tre persone non possono essere “male assortite”: sotto che punto di vista? estetico, sociologico, politico, psicologico, …? per quale obiettivo? tu puoi dire che un esercito è “male assortito”, nel senso che non è ben organizzato, o che è composto da soldati presi alla bell’è meglio… ma tre persone non possono essere “male assortite”; uno rileggendo capisce che intendevi che davano una sensazione di provenire da situazioni (sociali, psicologiche) completamente diverse ma dà fastidio e costringe a rileggere; “Nubiano d’aspetto” cioè? io sono appassionato di storia romana e so che i nubiani probabilmente avevano l’aspetto dei moderni libici o marocchini, ma il lettore medio no; meglio scrivere “carnagione color sabbia e capelli corti e ricci” o cose del genere; “ma agghindato come un guerriero tribale dell’Africa nera” cioé? dai per scontato che il lettore abbia i riferimenti hollywoodiani e ti affidi a quelli; si sente proprio l’autore (tu) che dice “avete presente quando in un film vedevate i selvaggi africani, o nei documentari i Masai? Ecco”; dà fastidio; “occhi profondi quanto il cielo stellato” no comment.

    Mi fermo qui. Ho scremato tantissime altre cose (praticamente ogni frase è da riscrivere) e ho evitato di farti notare gli errori classici: show don’t tell non pervenuto, aggettivi astratti anziché concreti, spiegoni prima della cose che dopo si dice, e soprattutto la fastidiosissima – in un romanzo fantasy standard – paratassi. Occhio che chi viene alla scrittura dal GdR (gioco GdR anche io) spessissimo scrive male perché pensa che per scrivere anche in maniera passabile non serva studiare, basta solo mettere su righe quello che accade in una sessione. Non è così. Io ho appena pubblicato un episodio per cercare di imitare lo stile secco e senza pretese e “simple stupid” di Martin – un esercizio per rendere l’autore assolutamente trasparente e la lettura fluidissima.

    Aspetto la tua prossima storia. Hola!

    • Ciao Prodigy!
      Mi sarebbe piaciuto affrontare questo discorso prima, anziché scoprire il commento solo dopo una settimana solo perché non è arrivata la notifica!
      Ti ringrazio per la revisione esaustiva, ho già in cantiere il prossimo racconto, a partire non dal contenuto, ma da una struttura più ordinata.
      Magari siamo masochisti in due, dato che hai ben pensato di farti del male a leggere e fare l’autopsia al cadavere rigonfio che è questo racconto, mentre io godo a vedere la mia subcreatura sezionata con strumenti ben più adatti dei miei. Meglio ancora, mi dici che attendi il nuovo cadavere da sezionare!

      In ambito di scrittura creativa, sto ancora imparando a mettere le briglie a parole, immagini, forme che mi fermentano in testa, conducendole con la tecnica anziché facendomi trascinare al prezzo di espormi troppo.
      L’interpretazione dal vivo (dato che vengo dalla scrittura al gioco di ruolo e non il contrario, rendendo il mio un peccato originale) mi ha costretta proprio ad aprire la testa e misurare la narrazione, perciò figurati come potevo scrivere prima!

      Con ogni commento, critica e rilettura metto il tutore alla spina dorsale sbilenca. Spero di passare dal sostegno all’indipendenza.
      Da amatrice del campo letterario, mi fido molto di più dell’opinione altrui che della mia. Sei un critico letterario di professione, per caso?

  • Decisamente fantastico, con questo hai reso perfettamente come ormai quella sottile linea tra realtà e magia sia talmente labile da consentire (almeno in questo ucronico Impero Romano) un tale susseguirsi di eventi. Non mi ero lasciato trasportare così tanto dall’emozioni di un personaggio da molto tempo, complimenti davvero sei stata stupendamente brava!

    Tuttavia, purtroppo, ora una domanda sorge spontanea: gli occhi del morto si riaprono, sarà finita la caccia di questo “Nemesi”? Spero proprio di vedere come andrà a finire!

    • Ciao Gatto! Troppi, troppi complimenti che davvero non mi merito, considerato anche il tempo che ci è voluto a partorire questo settimo capitolo!
      Chissà che seguendo la via del morto (Nemesi dici tu? Un po’ alla Resident Evil!) non raggiunga prima una chiusura per questa notte infernale!

      Grazie ancora per l’assiduità nella lettura,
      fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

    • Grazie mille, prof! Sapere di aver smosso delle emozioni tumultuose come la paura con le parole è la soddisfazione più grande che potrei mai ricevere come scrittrice, cercherò con tutte le mie forze di proseguire su questa stessa linea.
      Per quanto riguarda la cassa…chissà! Spesso l’immaginazione permette di figurarsi quanto di più orribile esista…o non esista!

      Fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

    • Ciao Gatto! Buon Natale e grazie per essere passato!
      Sarò sincera, Vindor risulta enigmatico persino me, come personaggio. Ogni volta che penso a lui mi immagino un fiume di esperienza che non può essere contenuto in questa storia in particolare e mi commuovo per lui, considerata la trappola per topi in cui lui e i suoi compagni si sono infilati.
      Ti faccio ancora tanti auguri e ricordati che qui qualcuno attende di saperne di più sugli eventi della Polaris VII!

      Fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

    • Ciao Trix! Grazie per la persistenza nella lettura e perdonami per il ritardo nella risposta.
      Ogni domanda forse troverà risposta…chissà!
      Sarò sincera, in realtà fremo dalla voglia di parlare e dire qualcosa di più, ma THe iNCIPIT è bello proprio perché ti costringe a procedere un passo alla volta.

      Fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

  • La prima parte del capitolo mi è piaciuta molto, è scorrevole e i dialoghi sono ben gestiti, mentre la seconda parte mi è sembrata un po’ confusionaria e molto descrittiva, sullo stile dei precedenti capitoli, anche se come sempre suggestiva e interessante.
    Voto per Tertius che trova Aurelio Niger, magari lo scontro può iniziare sullo sfondo per poi essere visto da vicino in seguito.
    A presto!

    • Buonasera Lorenzo, felice di ritrovarti tra queste righe!
      Il tempo è agli sgoccioli, ma conto che cinque capitoli siano sufficienti per coprire gli eventi di questa notte infernale nonostante la psichedelia dei rituali e l’esoterismo cavalcante.
      Ho sempre il timore di spingere sull’acceleratore e finire fuori strada quando lavoro coi dialoghi, ma in questo caso sono proprio stati la mia ancora di salvezza. Meno esoterismo e più sostanza per il prossimo capitolo? Vedremo!

      Fino al prossimo aggiornamento -e al prossimo vocabolo d’interesse-, linea allo studio.

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi