Cronache della Cohors Arcana: una consegna urgente.

Dove eravamo rimasti?

Due amici ritrovati. Una speranza o solo l'ennesima illusione di una notte crudele? Si riaprono gli occhi del morto. La sua caccia si sarà conclusa? (100%)

Onora la madre

Infine, solo un corpo rimase ritto, unico relitto in un mare di cadaveri.
Il morto navigò sul macabro oceano di membra spezzate con passi incredibilmente leggeri per una figura tanto possente, le braccia mollemente stese lungo il corpo.

Sangue nero e denso gli colava dalle mani con la languida lentezza di un miele amaro, mentre s’affacciava sulla soglia della baracca che aveva ospitato la dannata Coorte Arcana.
Scrutò rapidamente lo spazio ristretto con la gelida fissità di un rettile, prima di procedere una volta ripulitosi sdegnosamente i piedi sulle due sagome abbandonate sulla soglia – una imponente, ma ormai svuotata, l’altra tanto contorta, corrosa e sanguinolenta da rendere impossibile il riconoscimento.

Non che ci fossero occhi a cui interessasse riconoscere alcunché in mezzo a quel macello.

Il Nilo piangeva senza occhi, come una femmina cui avessero strappato la prole e il suo ventre violato ribolliva di gorghi singhiozzanti, buttando acqua limacciosa come lacrime sul terreno per tramutare tutto in un fango incoerente.

Gli occhi del vecchio, d’altra parte, erano ormai chiusi.

Un contegno dignitosamente addolorato gli appesantiva il capo, chino su di una spalla. Le rughe più profonde rispetto a prima, la pelle dalla sfumatura bruciata senza tono e ridotta alla consistenza del papiro, le membra rinsecchite e rigide intorno al bastone come i rami di un albero colpito da un fulmine.

“Un altro stupido cerino spento.”

Un filo di vento affilato sibilò quel commento carico di disprezzo, accarezzando appena le orecchie del morto. “Non potei vedere lo sciocco Nimrod spegnersi così, ma già questa è una rivalsa. Egli e i suoi ciechi conversi muoiono, io persisto. E tu domini, figlio mio.”
Un sorriso gli tagliò il bianco volto schizzato di cupo vermiglio a sentirsi elogiato così, ma persino quel freddo piacere giunse smorzato. 

La voce amata e riverita arrivava da un chissà dove così remoto, a malapena un sussurro.
La pulsazione risultava impercettibile e fiacca, ben altra cosa rispetto alle vette di terrore agghiacciante instillate dalla sua sola, silente presenza.

La cassa non era lì.

Con un moto d’ira meccanicamente misurato, la creatura fendette l’aria con un braccio tornito. L’esuvia del vecchio Vindor, infine deturpata e dimenticata una volta espletato il proprio compito, finì polverizzata dal colpo e si mescolò alla sabbia nuovamente rabbiosa.
Mulinelli simili ad una muta di cani idrofobi si sollevarono dal suolo, spezzando le catene dell’acqua che li aveva resi fango pur di sfogare la propria inestinguibile sete di rovina. Ad un cenno del mento del padrone e fratello, i segugi si lanciarono fuori da ogni fessura e crepa nel legno ormai eroso, ululando e stridendo.

Un concerto di respiri affannosi li guidava nella notte, loro madre ancestrale e dimenticata, inutile in quel frangente di caccia frenetica e insensata.
Nemmeno il manto d’incarnato blu della genitrice celeste, tanto insultata in quel momento, poteva nascondere le prede allo sguardo glauco del morto, così come la madre di vita incarnata nel fiume non aveva avuto altra scelta se non leccare il sangue versato e insozzarsi con la putredine dei cadaveri.

Nessuna madre poteva competere con la sua, a quel punto.

All’improvviso, un lampo nero squarciò il ventre del firmamento in un’esplosione ultravioletta, percepito solo dalle orbite cerulee del morto in virtù di qualche prodigio infernale.
Individuato.
Che eletto scialbo.
Boccheggiante e riverso su un fianco nella sabbia gelida, gli occhi pieni di lacrime acide, in preda di un incubo.
E dire che si era pure battuto con orgoglio nell’accampamento, per quanto al mostro potesse importare di materie così mortali come l’ardimento o l’onore.

Rispetto a lui, ogni guerriero era poco meno di un bimbo cieco, ottuso, presuntuoso.
Decani come il vecchio e i suoi due accompagnatori, resi refrattari ognuno a modo proprio da anni di spietata preparazione, a stento avevano sopportato il peso dell’arcano che lui rappresentava e avevano infine ceduto.
La potenza del legame che lo univa a ciò che gli era stato strappato e l’odio per esserne stato privato lo rendevano inarrestabile.

Non sarebbe stato un dio, altrimenti.

Il patetico monoteista, né soldato né clerico, non poteva nulla. Anzi, aveva percorso già fin troppi passi.
Cosa fare ora? 
Cedere alla delusione per la reiterata stupidità dimostrata dalle altre divinità –testarde e perseveranti nell’affidare il proprio volere a creaturine così fragili ed insignificanti– o concedersi un po’ di sadico divertimento e prolungare la battuta di caccia, giocando con la preda istupidita?

Altrettanto improvvisamente, un altro lampo esplose nell’abisso di cielo e terra con un chiarore tale da accecarlo e strappargli un grido mostruoso dalle viscere.
L’eco del suo dolore riverberò a lungo nel deserto.
In dignitoso silenzio, le madri arcane godettero di quella piccola vendetta.

“Cos’è stato, Aurelio?!”
“Non c’è tempo, Aronne! Forza, non mancherà molto! Devo arrivare a Roma il prima possibile!”

Il tempo è ormai agli sgoccioli e i due ragazzi, nuovamente braccati, devono decidere in fretta.

  • Esodo: Aronne e Agostino uniscono le forze e affrontano insieme la traversata del mare di sabbia. (100%)
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  • Il popolo eletto: Aronne cerca di convincere Agostino a tornare al villaggio. La comunità ebraica Kush lo aiuterà di certo. (0%)
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  • Le colpe dei padri: Agostino si rende conto di non essere degno e affida ad Aronne il compito, preparandosi ad aprirgli la strada. (0%)
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55 Commenti

  • Decisamente fantastico, con questo hai reso perfettamente come ormai quella sottile linea tra realtà e magia sia talmente labile da consentire (almeno in questo ucronico Impero Romano) un tale susseguirsi di eventi. Non mi ero lasciato trasportare così tanto dall’emozioni di un personaggio da molto tempo, complimenti davvero sei stata stupendamente brava!

    Tuttavia, purtroppo, ora una domanda sorge spontanea: gli occhi del morto si riaprono, sarà finita la caccia di questo “Nemesi”? Spero proprio di vedere come andrà a finire!

    • Grazie mille, prof! Sapere di aver smosso delle emozioni tumultuose come la paura con le parole è la soddisfazione più grande che potrei mai ricevere come scrittrice, cercherò con tutte le mie forze di proseguire su questa stessa linea.
      Per quanto riguarda la cassa…chissà! Spesso l’immaginazione permette di figurarsi quanto di più orribile esista…o non esista!

      Fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

    • Ciao Gatto! Buon Natale e grazie per essere passato!
      Sarò sincera, Vindor risulta enigmatico persino me, come personaggio. Ogni volta che penso a lui mi immagino un fiume di esperienza che non può essere contenuto in questa storia in particolare e mi commuovo per lui, considerata la trappola per topi in cui lui e i suoi compagni si sono infilati.
      Ti faccio ancora tanti auguri e ricordati che qui qualcuno attende di saperne di più sugli eventi della Polaris VII!

      Fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

  • La prima parte del capitolo mi è piaciuta molto, è scorrevole e i dialoghi sono ben gestiti, mentre la seconda parte mi è sembrata un po’ confusionaria e molto descrittiva, sullo stile dei precedenti capitoli, anche se come sempre suggestiva e interessante.
    Voto per Tertius che trova Aurelio Niger, magari lo scontro può iniziare sullo sfondo per poi essere visto da vicino in seguito.
    A presto!

  • All’inizio ho fatto un po’ di fatica, hai uno stile abbastanza contorto e a volte non riesco a ricreare bene in mente l’immagine di ciò che sta succedendo, però andando avanti nel capitolo credo che questo diventi quasi un punto di forza, portando il lettore a volere più informazioni proprio perchè rimane confuso! Voto per la fortezza, spero che riesca a contrastare questa grande minaccia!
    A presto 😀

    • Ciao Andrea!
      Effettivamente gli eventi nella mia testa si svolgono sempre in maniera abbastanza contorta e lo stile ne risente, sono anni che provo a migliorare, ma c’è ancora del lavoro da fare.
      Insomma, per i momenti al cardiopalmo funziona, per il resto un po’ meno.
      Sono aperta ai consigli su come mettere ordine in questo macello…anche se la situazione propende per il macello!
      Grazie ancora per la fedeltà nella lettura!

      Fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

    • Ciao Trix! Innanzitutto grazie per l’assiduità con la quale continui a leggere, commentare e votare anche dopo un mese di attesa; ora che sono più stabile con il lavoro conto di accorciare i tempi.
      Sai che temevo di aver fatto l’esatto contrario e non aver spiegato chissà cosa, ponendo magari un po’ troppo l’accento sulla spaventosità del nuovo arrivato?
      Come che sia, apriamo lo scontro…al prossimo aggiornamento, almeno!

      Linea allo studio.

  • Continuo a trovare il tuo stile di scrittura affascinante, sicuramente non è molto immediato però è coinvolgente e la precisione dei contenuti e dei riferimenti riesce a non essere per niente pesante! Interessante poi l’aspetto sovrannaturale del racconto, anche in riferimento alla dimensione leggermente ucronica, sia per l’impero romano ancora in piedi, sia per il fatto che il paganesimo sembra essere la religione dominante. Vediamo che succederà, intanto voto anch’io per guardare negli occhi da morto!

    • Salve Lorenzo, è un piacere rivederti su questo racconto! Ero indecisa inizialmente sul genere a cui ascrivere questo racconto in particolare, ma ritenevo che la vena dell’orrore e del mistero fosse predominante sull’ambientazione dalle pretese (poco) storiche!
      E poi una punta di sovrannaturale non sta male, dai! Se valgono le predizioni fatte ispezionando viscere di animali o stormi in volo!

      Grazie ancora per aver letto e commentato.
      Fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio

  • Che ci fa alla testa di una tempesta?
    Fantasy, misto ad horror è quello che sta diventando questo racconto, ma sai cosa? Non mi dispiace affatto! Ancora una volta sei riuscit* a imprimere delle bellissime immagini nella tua scrittura, davvero brav*
    A presto!

  • Ciao, ho votato per una panoramica all’esterno del castrum!
    Ti dirò, le tue ambientazioni mi hanno ricordato una fusione tra Wilbur Smith e Valerio Massimo Manfredi!
    Ho percepito un’atmosfera carica di elettricità statica, in questi due capitoli, e ho l’impressione che presto il fulmine colpirà molto violentemente!
    Aspetto il seguito con molto interesse!

  • Osserviamo la reazione di Aurelio Niger e dei tre viaggiatori.
    Ciao, ho appena terminato di leggere i due capitoli che avevo perso.
    La trama mi piace, e la situazione sembra scorrere bene.
    Mi allego al commento di Trix sull’effetto “libro di storia” (probabilmente sarà perché con la testa sono già proiettata verso l’imminente riapertura della scuola 😂), ma non per questo il capitolo risulta meno avvincete degli altri.
    A presto!

  • Ciao Linea,
    un capitolo un po’ didascalico questo ma non per questo meno interessante. Forse subisce un po’ l’effetto libro di storia ma devo dire che rimane interessante comunque. Non so proprio cosa votare così mi accodo alla maggioranza e dico di vedere che succede fuori dal castrum.
    A presto!

  • Ciao Linea (perdona l’abbreviazione) 😀
    Devo dirti che trovo questo capitolo un po’ troppo pesante, tutte le informazioni che hai dato sarebbero potute essere veicolate meglio attraverso qualche scena di routine o dialoghi invece che con una lunga descrizione.
    A parte questo, a livello tecnico scrivi bene e la storia ha molte potenzialità, perciò mi aspetto un terzo capitolo migliore e che ci porti nel vivo della narrazione!
    A presto!

    • Ciao Andrea, grazie ancora per aver letto e commentato!
      Devo essermi fatta fregare dalla foga dello spiegone, ho voluto focalizzarmi molto su Aurelio padre e il suo vissuto personale, anziché disperdere l’attenzione tra diversi legionari e il loro chiacchiericcio sui nuovi arrivati, ma alcuni punti non mi soddisfano pienamente a rileggerli ora.
      Ho ancora il prossimo capitolo per inserire uno sguardo più variegato sugli eventi…e gli eventi stessi, ovviamente!

      Fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

  • Ciao! Stile molto particolare, quasi difficile da leggere, ma continua così perchè dà un sacco di personalità al tutto. Credo sia dovuto alla sovrabbondanza di aggettivi, che fa risuonare soprattutto le descrizioni in modo poetico.
    Mi intriga il mix ambientazione+horror, vediamo cos’hai in serbo 🙂
    Voto per tornare da Aronne, alla prossima!

  • Incipit particolare, sia per l’ambientazione sia per lo stile di scrittura, molto descrittivo e dal ritmo lento ma scorrevole. Ci sono molti dettagli e la cosa all’inizio mi ha spiazzato un po’, ma mi è piaciuta la precisione con il quale hai descritto l’ambientazione e i personaggi. Unica cosa, occhio alle “d” eufoniche. Voto per seguire Aurelio Niger e i viaggiatori, magari scopriremo più avanti cos’è la Cohors Arcana. A presto!

    • Grazie mille per il commento e il voto! La vera frenesia arriverà più avanti, ma ho voluto comunque dare una spintarella agli eventi per essere certa che l’intera ambientazione prendesse vita: ciò che per ora è nascosto o sembra scontato per i personaggi che vivono la storia salterà fuori in ogni caso con le dovute spiegazioni.
      Questa è solo un’introduzione, dopotutto!

      Fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

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