Cronache della Cohors Arcana: una consegna urgente.

Dove eravamo rimasti?

Il tempo è ormai agli sgoccioli e i due ragazzi, nuovamente braccati, devono decidere in fretta. Esodo: Aronne e Agostino uniscono le forze e affrontano insieme la traversata del mare di sabbia. (100%)

Esodo

Il grido aveva riempito il silenzio di un’angoscia densa, pesante sulle spalle dei ragazzi affannati. Aronne teneva il passo delle gambe ben più lunghe di Agostino Aurelio diligentemente, nonostante i polpacci infiammati e la gola asciutta.

Il volto imberbe era imperlato di condensa, la pelle bollente di sforzo in contrasto con l’aria gelida del deserto notturno.

Tra le sue braccia, Mau sonnecchiava in un tripudio di fusa, beatamente -o magari volutamente- inconsapevole della frenesia di quelle ultime ore di oscurità. Il pelo argenteo era ancora velato di sabbia, come la pelle del padroncino, ma nulla in confronto alle abrasioni che avevano straziato i soldati nell’accampamento, maschere di sangue che luccicavano di umori malsani e terrore nella memoria di Agostino.

“…Aurelio, cos’è successo al castrum? Dove sono tutti?”

Nessuna risposta, a parte il respiro scandito e marziale del bastardo del Decurione e il lieve scricchiolio della cassa di legno sulle sue spalle. Pulsava, quella cosa maledetta.

Aronne rivisse le orribili sensazioni di quella giornata e contenne un conato di vomito solo grazie al tepore rassicurante della palletta di pelo e miagolii.

L’emanazione di qualunque cosa fosse lì dentro era spaventevolmente simile all’orrore strisciante di quella mattina, solo più intenso.

“Aurelio…” cavò fuori Aronne dalla propria gola, sforzandosi di passare per l’uomo impassibile e tutto d’un pezzo che non era ancora.

La realtà dei fatti? Era solo un ragazzino disperso, sbattuto lontano dalla via di casa dall’anomala tempesta notturna, ora al seguito del compagno appena più grande alla disperata ricerca di chissà cosa.

Non che, a pensarci bene, ci fosse molto da sperare anche in Aurelio. Dopotutto, lo aveva trovato riverso sulla sabbia ghiacciata, gli occhi vacui e pieni di lacrime, il respiro strozzato come se un incubo gli stesse pigiando l’addome come uva nel tino.

Aronne scacciò immediatamente quel pensiero. Non poteva darsi alla sfiducia, se voleva che quella notte giungesse alla fine.

Anche se cammino nella valle delle tenebre, non temerò alcun male, perché tu sei con me.

Lo pensò ed ecco che Agostino Aurelio aveva iniziato ad intonare il Salmo in latino.

Il solo diaframma sosteneva l’intero corpo del giovane cristiano, come se le sue membra fossero piene della lode all’Onnipotente. Timidamente, Aronne lo seguì con l’immaginazione, non avendo altro.

La mente vivace di bambino lo guidò indietro nel tempo, alle antiche, gloriose sale del Tempio di Gerusalemme. Così la sua voce fiorì di giubilo, accompagnata dalla determinazione del compagno cristiano al suo fianco, due lingue unite nella speranza, due marinai sulla stessa nave a fronte di una marea gentile, ora che l’orrore della tempesta di dissipava insieme all’urlo.

Con lo spirito rinfrancato, i due si sorrisero nell’oscurità forzata, certi che non sarebbe durata abbastanza da ingoiarli e dissolverli. 

“Ti spiegherò tutto quando saremo al sicuro. Per adesso andiamo avanti.” osò sfidare nuovamente il silenzio Agostino, illuminato da una forza incomprensibile, non tipica del giovanotto serio di sempre. “Come sta tua mamma?”

“La pancia è enorme, sembra la pietra della macina. Lei se la porta in giro come se niente fosse, neppure sembra addolorata o affaticata!” sorrise Aronne, strizzando un po’ gli occhi per orientarsi meglio. “È incredibilmente forte.” 

“Ne ha portati tanti, ormai deve essere uno scherzo per lei.”

“Se è così tanto uno scherzo, mi chiedo perché non vadano le donne a combattere! Con tutta quella forza!”

Risero come bambini di fronte a quella supposta assurdità.

“Eppure…beh, ci sono delle donne che fanno la guerra, giusto? Mi avevi raccontato delle donne del Nord…” proseguì Aronne, scivolando dall’ilarità alla riflessione.

“Parli delle donne-scudo? Sono leggende!”

“E la donna che è entrata nell’accampamento? Secondo te quella è una guerriera?”

Agostino si rabbuiò e si morse il labbro, prima di rispondere. “Non era sola. Penso che sia questo che conti, donna o uomo. Tua mamma non è da sola. Noi non siamo soli…” 

Lanciò uno sguardo alle proprie spalle e il suo volto s’indurì. Mise una mano sulla schiena dell’amico con una consapevolezza che andava oltre i suoi anni.

“E non lo resteremo.”  

Mentre un filo di luce violacea tagliava a metà cielo e terra, il deserto infuriato partì per l’ultimo, tremendo assalto.

Trovò Agostino Aurelio Niger, lo scuro bastardo, il soldato mancato, sangue Romano, sangue d’Africa, sangue di Dio, più orgoglioso e luminoso che mai. Scintillava di forza giovanile, alimentata dal fervore come da un combustibile inestinguibile. Non sarebbe crollato sotto il peso della viltà, del timore o della cassa.

Portò la mano al fianco e sguainò la semispatha.

La lama piatta rifulse in mezzo al torbido plumbeo e alla sabbia ringhiante, ben diversa dalla lucentezza morta e glauca negli occhi dell’avversario. Senza emettere un suono, il ragazzo si lanciò in avanti con la sicurezza degli eroi, delle eroine e dei primi martiri e vibrò il colpo fatale.

La notte ormai è finita, i giochi fatti, i dadi lanciati. Ora possiamo solo affrontare le conseguenze e osservare l'epilogo.

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61 Commenti

  • Ho come l’impressione che questa storia non finirà qui. Non so se sarà questo il luogo dove deciderai di dare forma al tuo seguito, ma sono abbastanza certa che un seguito ci sarà.

    Dal basso piedistallo concessomi dal mio gusto personale (che è diverso dalla cortesia) io ti dico che questa storia mi ha sempre affascinata. Hai trascinato il lettore in modo diretto, chiaro ed efficace in quest’ambientazione particolare senza mai annoiare. Sicuramente la tua è una storia complessa, che ha patito più di altre il limite dei cinquantamila caratteri perché avrebbe avuto bisogno di più spazio per dipanarsi, come il filo di una matassa che srotolandosi a terra a un certo punto si scontra col muro (e perdona pure la metafora moscia).

    Sarò ignorante – e sicuramente anche polemica – ma io non ho mai disdegnato questo racconto, né il tuo modo di scrivere. È d’obbligo sottolineare che c’è sempre spazio per migliorare, ma non v’è dubbio alcuno che il tuo modo di scrivere abbia lasciato qualcosa in me, visto che sono tornata più volte a recuperare la tua storia. Leggere di certi atti di baldanza – senza che nessuno li abbia richiesti peraltro – mi infastidisce sempre, soprattutto quando mi ricordo che siamo su TheIncipit e non seduti alla scrivania di un editore che ci condurrà diretti in una libreria.

    Detto ciò spero di rileggerti presto. Buona scrittura!

  • E così, dopo 9 lunghi mesi, si conclude questa storia! Mi ha preso fin dal primissimo capitolo, emozionandomi e trascinandomi in questo mondo tanto antico quanto “arcano” (perdona il pessimo gioco di parole). Ovviamente, quale avido lettore, non posso che dire “Sì ma…e poi?!” Non credere, questa non è una critica; sono genuinamente stupito del finale ed al tempo stesso amareggiato…perchè voglio sapere di più! Mi sembra che ci siano così tante domande insolute, così tante cose ancora da sapere sulla Cohors Arcana e, soprattutto, su questo ultimissimo personaggio introdotto proprio ora, all’ultimo capitolo!

    Il mio giudizio finale è positivo, con quella puntina di speranza nel vederti scrivere ancora ed ancora, dato che il tuo racconto mi sarà di conforto in tanti momenti della giornata così come lo sono stati questi capitoli per tutti i mesi passati!

    Complimenti ancora, complimentoni davvero!

  • In fondo sono un’ottimista, quindi dico finale positivo.
    Ho recuperato ben tre capitoli, ma devo dire che se ho trovato i precedenti due “di transizione”, questo qui l’ho apprezzato per le considerazioni che i due ragazzi fanno sulle donne. D’altra parte è facile conquistarsi il mio favore con queste tematiche ehehe. In ogni caso, spero in un finale col botto, positivo o negativo che sia.
    A presto!

    • Ciao Trix, grazie per essere ritornata e per aver seguito la Coorte Arcana fino ad ora.
      Sono una madre disamorata nei confronti di questo povero racconto, lo concluderò al meglio. Ho già preso in mano la sua rielaborazione, mi servirà del tempo e della pratica per trasformarlo in una bella opera fatta di eventi, anziché di transizioni.

      Fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

  • Ciao Linea, l’avevo capito che era ispirato da Lex Arcana, sai? Io sono particolarmente interessato a tutte le subcreazioni con storie del mondo alternative, e poi sono un Roman fanboy e quindi non posso che adorare la tua subcreazione.

    Però il tuo stile è improponibile. Sarò cattivo ma bilancio la cortesia degli utenti che è pericolosa e distruttiva per il tuo miglioramento tecnico. Perché adesso come adesso tu scrivi, in una parola, male. La tua scrittura è ampollosa, usi sempre descrivi astratti e mai dettagli concreti, la paratassi non è sostenuta con nessuno strumento che la giustifichi e costringi il lettore a rileggere per capire, troppe metafore sono mosce e fanno storcere il naso.

    Ti edito solo il primo capitolo. Già dalla prima riga: “un’oasi d’acqua pulita e vigorosamente verde come atto di sfida dei confronti dell’arsura circostante” la frase è spropositatamente lunga senza motivo, la metafora dell’oasi per il fiume, che magari l’hai scelta proprio perché rimanda al deserto, è fuorviante, e quel “vigorosamente verde come atto di sfida nei confronti dell’arsura circostante” era da un pezzo che non leggevo una frase così scritta male; “proporzione angolosa” tu dici di essere una scienziata: proporzione significa un rapporto tra due misurazioni quindi è termine usato improriamente (in una maniera che non giustifica assolutamente la licenza), poi “angolosa” dà un tono infantile che stona col resto; “faceva ridere con la sua bocca grande piena di parole” metafora moscia, molle e agrodolce, brutta; “cervello da ragazzino ormai proiettato nell’età adulta” sembra scritta da uno psicologo del novecento; ricordati che stai scrivendo un fantasy: il cervello per gli antichi è solo una parte del corpo e non la sede della mente; la parola “proiezione”, deriva dalla psicoanalisi che a sua volta l’aveva presa dal disegno, “età adulta” è un’espressione della letteratura psicologica clinica e divulgativa se tu scrivi un fantasy sarebbe meglio evitare parole come le userebbe un uomo moderno, perché stridono con l’atmosfera; immagina nel SdA Tolkien scriva cose come “Galdalf aveva un gran bel cervello anche dopo l’età adulta” (…); poi tu lo puoi anche fare (es. Pratchett che usa uno stile modernista in un fantasy) ma deve essere una scelta cosciente e precisa; “[il vecchio e i due giovani] erano così mal assortite” tre persone non possono essere “male assortite”: sotto che punto di vista? estetico, sociologico, politico, psicologico, …? per quale obiettivo? tu puoi dire che un esercito è “male assortito”, nel senso che non è ben organizzato, o che è composto da soldati presi alla bell’è meglio… ma tre persone non possono essere “male assortite”; uno rileggendo capisce che intendevi che davano una sensazione di provenire da situazioni (sociali, psicologiche) completamente diverse ma dà fastidio e costringe a rileggere; “Nubiano d’aspetto” cioè? io sono appassionato di storia romana e so che i nubiani probabilmente avevano l’aspetto dei moderni libici o marocchini, ma il lettore medio no; meglio scrivere “carnagione color sabbia e capelli corti e ricci” o cose del genere; “ma agghindato come un guerriero tribale dell’Africa nera” cioé? dai per scontato che il lettore abbia i riferimenti hollywoodiani e ti affidi a quelli; si sente proprio l’autore (tu) che dice “avete presente quando in un film vedevate i selvaggi africani, o nei documentari i Masai? Ecco”; dà fastidio; “occhi profondi quanto il cielo stellato” no comment.

    Mi fermo qui. Ho scremato tantissime altre cose (praticamente ogni frase è da riscrivere) e ho evitato di farti notare gli errori classici: show don’t tell non pervenuto, aggettivi astratti anziché concreti, spiegoni prima della cose che dopo si dice, e soprattutto la fastidiosissima – in un romanzo fantasy standard – paratassi. Occhio che chi viene alla scrittura dal GdR (gioco GdR anche io) spessissimo scrive male perché pensa che per scrivere anche in maniera passabile non serva studiare, basta solo mettere su righe quello che accade in una sessione. Non è così. Io ho appena pubblicato un episodio per cercare di imitare lo stile secco e senza pretese e “simple stupid” di Martin – un esercizio per rendere l’autore assolutamente trasparente e la lettura fluidissima.

    Aspetto la tua prossima storia. Hola!

    • Ciao Prodigy!
      Mi sarebbe piaciuto affrontare questo discorso prima, anziché scoprire il commento solo dopo una settimana solo perché non è arrivata la notifica!
      Ti ringrazio per la revisione esaustiva, ho già in cantiere il prossimo racconto, a partire non dal contenuto, ma da una struttura più ordinata.
      Magari siamo masochisti in due, dato che hai ben pensato di farti del male a leggere e fare l’autopsia al cadavere rigonfio che è questo racconto, mentre io godo a vedere la mia subcreatura sezionata con strumenti ben più adatti dei miei. Meglio ancora, mi dici che attendi il nuovo cadavere da sezionare!

      In ambito di scrittura creativa, sto ancora imparando a mettere le briglie a parole, immagini, forme che mi fermentano in testa, conducendole con la tecnica anziché facendomi trascinare al prezzo di espormi troppo.
      L’interpretazione dal vivo (dato che vengo dalla scrittura al gioco di ruolo e non il contrario, rendendo il mio un peccato originale) mi ha costretta proprio ad aprire la testa e misurare la narrazione, perciò figurati come potevo scrivere prima!

      Con ogni commento, critica e rilettura metto il tutore alla spina dorsale sbilenca. Spero di passare dal sostegno all’indipendenza.
      Da amatrice del campo letterario, mi fido molto di più dell’opinione altrui che della mia. Sei un critico letterario di professione, per caso?

  • Decisamente fantastico, con questo hai reso perfettamente come ormai quella sottile linea tra realtà e magia sia talmente labile da consentire (almeno in questo ucronico Impero Romano) un tale susseguirsi di eventi. Non mi ero lasciato trasportare così tanto dall’emozioni di un personaggio da molto tempo, complimenti davvero sei stata stupendamente brava!

    Tuttavia, purtroppo, ora una domanda sorge spontanea: gli occhi del morto si riaprono, sarà finita la caccia di questo “Nemesi”? Spero proprio di vedere come andrà a finire!

    • Ciao Gatto! Troppi, troppi complimenti che davvero non mi merito, considerato anche il tempo che ci è voluto a partorire questo settimo capitolo!
      Chissà che seguendo la via del morto (Nemesi dici tu? Un po’ alla Resident Evil!) non raggiunga prima una chiusura per questa notte infernale!

      Grazie ancora per l’assiduità nella lettura,
      fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

    • Grazie mille, prof! Sapere di aver smosso delle emozioni tumultuose come la paura con le parole è la soddisfazione più grande che potrei mai ricevere come scrittrice, cercherò con tutte le mie forze di proseguire su questa stessa linea.
      Per quanto riguarda la cassa…chissà! Spesso l’immaginazione permette di figurarsi quanto di più orribile esista…o non esista!

      Fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

    • Ciao Gatto! Buon Natale e grazie per essere passato!
      Sarò sincera, Vindor risulta enigmatico persino me, come personaggio. Ogni volta che penso a lui mi immagino un fiume di esperienza che non può essere contenuto in questa storia in particolare e mi commuovo per lui, considerata la trappola per topi in cui lui e i suoi compagni si sono infilati.
      Ti faccio ancora tanti auguri e ricordati che qui qualcuno attende di saperne di più sugli eventi della Polaris VII!

      Fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

    • Ciao Trix! Grazie per la persistenza nella lettura e perdonami per il ritardo nella risposta.
      Ogni domanda forse troverà risposta…chissà!
      Sarò sincera, in realtà fremo dalla voglia di parlare e dire qualcosa di più, ma THe iNCIPIT è bello proprio perché ti costringe a procedere un passo alla volta.

      Fino al prossimo aggiornamento, linea allo studio.

  • La prima parte del capitolo mi è piaciuta molto, è scorrevole e i dialoghi sono ben gestiti, mentre la seconda parte mi è sembrata un po’ confusionaria e molto descrittiva, sullo stile dei precedenti capitoli, anche se come sempre suggestiva e interessante.
    Voto per Tertius che trova Aurelio Niger, magari lo scontro può iniziare sullo sfondo per poi essere visto da vicino in seguito.
    A presto!

    • Buonasera Lorenzo, felice di ritrovarti tra queste righe!
      Il tempo è agli sgoccioli, ma conto che cinque capitoli siano sufficienti per coprire gli eventi di questa notte infernale nonostante la psichedelia dei rituali e l’esoterismo cavalcante.
      Ho sempre il timore di spingere sull’acceleratore e finire fuori strada quando lavoro coi dialoghi, ma in questo caso sono proprio stati la mia ancora di salvezza. Meno esoterismo e più sostanza per il prossimo capitolo? Vedremo!

      Fino al prossimo aggiornamento -e al prossimo vocabolo d’interesse-, linea allo studio.

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