LO SPECCHIO

Dove eravamo rimasti?

Cosa succede dopo Daniel continua le indagini (67%)

Il diario

La spiaggia era vicino alla casa di Isabel e la casetta era così come lei l’aveva lasciata quando era una bambina. Giocattoli, disegni, ricordi. Sembrava che il tempo non fosse mai passato.

Eccezion fatta per un piccolo, minuscolo, all’apparenza insignificante quadernetto giallo sopra il tavolino da tè.

Daniel lo prese delicatamente fra le mani e iniziò a sfogliarlo. Gli sembrava una indebita ingerenza nella vita della figlia. Non era mai stato, d’altronde, un genitore particolarmente ossessivo o severo; anzi, riteneva che tali comportamenti fossero completamente deleteri. 

Ma era necessario e lo sapeva. In più Isabel l’aveva pregato di farlo. Iniziò a leggere ogni singola pagina, cercando di decifrare ogni riga, parola, sillaba alla ricerca del nome del suo assassino.

Rimase lì fermo per ore a leggere ma non trovò niente. 

Strano, pensò, come il diario si interrompa bruscamente ad aprile. Dopo il 15 di quel mese non c’era più niente. Ma non perché fossero finite le pagine; il quaderno era scritto solo per metà.

“Come mai Isabel non appunta più niente da aprile?”

“Magari ha scritto ma non è visibile” disse una voce proveniente dall’atrio della casupola.

Billy. Daniel, tutt’assorto com’era, si era quasi dimenticato della sua presenza.

“Cosa intendi dire?” chiese, stranito, Daniel.

“Vede io Isabel e Marion avevamo inventato un codice da piccoli. Per evitare che qualcuno leggesse i nostri segreti li scrivevamo con l’inchiostro magico”. 

Billy, vedendo l’uomo di fronte a sé completamente disorientato, afferrò il quadernetto, prese l’accendino che portava sempre con sé e avvicino la fiamma alla prima pagina vuota.

“Fermo, che fai, così finirai per bruciarlo!” urlò il padre disperato. Non voleva che tutti i suoi sforzi andassero letteralmente in fumo.

“Si calmi, ecco vede?”

Stavano iniziando a comparire, sotto la spinta della piccola fiamma, lettere, sillabe, parole, frasi.

Un nuovo diario si stava formando davanti a loro. Erano stupefatti.

Poi si palesò un nome, scritto in inchiostro rosso.

JONES.

I due uomini si guardarono confusi in faccia. Chi era questo Jones?

“Allora, cerchiamo di restare calmi e di pensare razionalmente” proruppe per primo Billy.

“Da quello che abbiamo letto Isabel frequentava qualcuno per avere delle ripetizioni in attesa di iniziare le lezioni alla facoltà di medicina. Era qualcuno di importante. Non dice mai il nome e poi, nell’ultima pagina, ecco che scrive a caratteri cubitali JONES” proseguì Daniel.

“Bisogna parlare con Marion, lei sicuramente saprà” proferì Billy mentre ancora rimuginava su quel nome.

Jones.

Jones, chi diavolo sei?

“Hai ragione, andiamo a casa mia. Marion mi aveva detto che oggi stesso sarebbe partita da Harvard e che sarebbe arrivata in serata. Ormai si sta facendo tardi e dovrebbe essere sul punto di arrivare”finì Daniel.

Isabel osservava tutto dallo specchietto retrovisore della macchina di suo padre. Aveva fiducia in lui, così come non nutriva dubbi su Billy o su Marion. Avevano delle menti fini e brillanti: erano sulla strada giusta e sapeva che non avrebbero faticato a mettere insieme i pezzi di questo puzzle insanguinato e disperato.

Forse c’era ancora speranza.

Non era, per il momento, necessario che continuasse a seguire suo padre. 

Poteva darsi ad altro e così come era venuta svanì dallo specchietto.

Era sempre davanti a qualche superficie sbrilluccicosa, quel lurido verme. 

Così pieno di sè, tronfio, vanitoso, vanaglorioso. Sembrava la caricatura di un bonzo.

Non provava il minimo rimorso per quello che aveva fatto.

In fondo era cosa comune uccidere, violentare e squartare un’adolescente.

Comunissima.

La sua mano fredda e cadaverica attraversò il cranio del suo aguzzino, fino ad arrivare ai bulbi oculari. Tirò, spremette e rigirò come fossero delle bamboline vodoo.

Sorrideva soddisfatta mentre lui si contorceva dal dolore, mentre si toccava quel suo viso perfetto i cui occhi piangevano sangue.

Le sue grida di dolore erano come un balsamo.

Si ritenne soddisfatta quando lo vide stramazzare a terra, ansimando e digrignando i denti.

Per adesso era tutto. Se ne andò ridendo di una risata gelida e gracchiante.

Quando Daniel e Billy arrivarono alla villa trovarono una macchina della polizia. Davanti al portone di ingresso si trovava la detective Lydia Shelby, colei che era stata incaricata del caso di omicidio, e stava parlando con Marion. C’era anche un giovane medico con loro che Daniel non aveva mai visto

Si girò appena vide arrivare i due uomini. Aveva un sorriso enigmatico dipinto in volto.

“Signor McFerson, dobbiamo parlare”.

cosa succederà dopo

  • Isabel si ricontra con Marion e suo padre (25%)
    25
  • si scava nella vita dell'uomo misterioso (25%)
    25
  • Lydia racconta quello che ha scoperto (50%)
    50
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24 Commenti

  1. Isabel inizia a progettare vendetta.
    Starry, il confronto tra Marion e il padre di Isabel è scritto benissimo ma devo dirti che, a mio parere, doveva essere più breve.
    A questo punto della storia qualcosa doveva già essersi mosso, delineato. Suo padre dovrà cercare il colpevole, Isabel l’ha reso chiaro, quindi non vedo perché dovrebbe contattare Billy per entrare in contatto con lei se loro un contatto ce l’hanno già attraverso lo specchio. Il prossimo sarà già il quarto capitolo, cioè quasi la metà della storia e il padre non ha ancora nemmeno cominciato le indagini e non sa neanche da dove iniziare, a quanto pare.
    Vedremo cosa tirerai fuori dal cilindro, aspetto di leggerlo!

  2. Bene questo secondo capitolo, mi è piaciuto come hai cambiato POV in modo fluido ad un certo punto.
    Occhio ai tempi verbali!
    Voto per le indagini in solitaria, sicuramente le motivazioni del padre vanno ben oltre a quelle di chiunque altro, a presto 🙂

  3. Adoro le indagini, perciò voto per il loro proseguimento, a cui sono sicuro parteciperà anche il padre!
    Molto fluida la narrazione, ho apprezzato come hai reso le emozioni del padre e la successiva scena dell’arrivo delle autorità.
    Alla prossima! 🙂

  4. Mi ha intrigata la frase finale, per cui dico il fantasma nello specchio.
    Molto angosciante questo incipit, Starry ma nel senso buono. Coinvolge e trascina nella disperazione del padre che perde la figlia in maniera così brutale e violenta. Bravissima!
    Ti seguo, alla prossima!

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