Polaris VII

Un Capodanno Memorabile

Il capitano Valentini diede un’ultima occhiata al calice vuoto, prima di osservare bene i restanti membri dell’equipaggio. Due italiani (lui incluso), un russo, due inglesi ed un giapponese. Nella sua mente si formarono possibili battute riguardo un gruppo così eterogeneo di individui, ma non era questo il caso: era l’ufficiale con il grado più alto, nonchè il responsabile per le relazioni con la NASA. Non era il momento di fare gli spiritosi, doveva risollevare gli animi e questa, forse, era la sua ultima possibilità.

Sollevando un attimo il calice vuoto di fronte a se, Valentini si schiarì la gola per richiamare l’attenzione, e cominciò il suo discorso “Membri della Polaris VII, tra qualche minuto saranno passati esattamente due anni dall’inizio della nostra missione, due anni assieme nello spazio, due anni lontani da casa. So bene cosa state pensando: vi starete chiedendo “Ma ne è valsa davvero la pena?”” qui una pausa, forse studiata, servì a lasciar riflettere per un secondo i sei membri della navicella Polaris VII.
“Tuttavia” continuò Valentini “Io penso che sì, ne è valsa la pena! La nostra missione non consiste nel trovare un luogo abitabile su Marte, la nostra missione è dare speranza. Quanti di noi, partendo alla volta dello spazio, hanno avuto dei dubbi sull’esito della missione? Quasi tutti, immagino. Eppure siamo qui! Abbiamo continuato ad esaminare ogni singola parte del pianeta rosso, ne abbiamo calcolato la quantità di ossigeno, di acqua, di anidride carbonica e persino azoto! Diavolo, per gentile concessione della NASA, siamo pure riusciti a scendere sulla superficie per raccogliere dei campioni di terra e trattarli in modo da-“
“Taglia corto” il russo, Nikolai Sokolov, interruppe il discorso con la sua voce cavernosa, resa ancora di più dal silenzio che si fece subito dopo che ebbe parlato.
“…giusto” rispose Valentini sospirando e socchiudendo gli occhi “Hai ragione…sappiamo tutti cosa abbiamo fatto in questi due anni”
“E sappiamo tutti che non è servito a niente. Ci hanno mandati via dalla Terra per due anni, due fottuti anni spesi a rendere Marte una nuova casa. Ma non si può fare…non ancora”
Le parole di Nikolai resero ancora più pesante l’aria nella cabina, mentre i presenti cominciavano ad assomigliare a gusci vuoti, un’ombra degli astronauti che erano.

“…Hai detto giusto, Nik” la voce di una delle astronaute inglesi, Dorothy Calloway, tintinnò come una pioggia benefica in quel silenzio “Non abbiamo trovato un modo per rendere abitabile Marte…per ora!” il suo sorrisetto da maestrina compiaciuta di solito non era ben accetto dagli altri membri, tuttavia in quel frangente si rivelò divertente.
“Cosa intendi?”
“Intendo dire che abbiamo ancora un anno davanti, un ultimo anno prima di tornare a casa. Tanto vale passarlo dando il massimo! E anche se non ce la dovessimo fare, oh beh, torneremmo indietro con quello che abbiamo trovato.”
“Dorothy ha ragione” il giapponese, Takumi Iruketa, aggiunse “Nik, abbiamo raccolto campioni di superficie marziana con all’interno batteri. Questo non è stato lavoro sprecato!”
“Ma neanche una soluzione”
“Oh al diavolo Nik!” disse Dorothy “Ti sei dimenticato quello che abbiamo visto dalle ultime foto? Non ci siamo nemmeno mai avvicinati a quel posto, ma già la sua presenza ha dello stupefacente!”
“Erano solo un gran mucchio di pietre…”
“Un mucchio di pietre fin troppo “ordinato” oserei dire!”
“Signori, signori!” la voce squillante di Tommasini, l’altro italiano, volse l’attenzione di tutti all’orologio da polso “Un minuto a Capodanno!” e dicendo così prese la bottiglia di spumante che fluttuava dietro di lui.

Uno dopo l’altro, tutti i membri tornarono a fissare Valentini, gli occhi di ognuno degli astronauti (persino quelli di Nikolai) ricolmi di una strana luce che poteva essere chiamata “speranza”. Tuttavia spettava a lui, all’ufficiale capo della spedizione, a Valentini riaccendere quelle scintille, mantenere vive quelle fiaccole di speranza. Schiarendosi un’ultima volta la voce, Valentini sollevò il calice in alto e disse “Io brindo alla riuscita della missione, ad ognuno di voi che la renderà possibile e, perchè no, anche a Marte! Che il pianeta rosso si goda quest’ultimo anno senza nessuno, perchè quando avremo finito, ci sarà molta più gente là sotto!”
Kanpai!” gridò Takumi
Na zdorovye!” aggiunse Nikolai, nonostante la sua iniziale reticenza.

Uno ad uno, tutti i membri brindarono e risero, il peso della loro responsabilità trasformato non più in un macigno che ognuno doveva portare da solo, bensì in un roccia da trasportare tutti assieme. A dieci secondi alla Mezzanotte, cominciarono il conto alla rovescia: cinque…quattro…tre…due…uno. Nell’esatto momento in cui il tappo dello spumante fluttuò nella cabina, un velo rosso calò sull’equipaggio; una voce elettronica sovrastò la sirena dell’allarme e scosse gli astronauti che, per una manciata di secondi, erano rimasti bloccati sul posto.
ALLARME. RILEVATI DANNI MULTIPLI AL SISTEMA. PERICOLO DI SCHIANTO”

Cosa succede sulla Polaris VII? Cosa è successo che rischia di far schiantare l'astronave su Marte?

  • Dorothy era l'addetta alla manutenzione: se qualcosa non andava, lei sapeva come ripararlo... (0%)
    0
  • Nikolai era il più vicino all'uscita della cabina e si precipitò verso la sala comandi... (33%)
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  • Valentini prese in mano la situazione e diede vari ordini... (67%)
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10 Commenti

  1. Non so che altro aggiungere, la stazione spaziale con il volante e l’effetto schianto al cardiopalmo danno una bella nota da film d’azione al tutto! Un buon tono fantascientifico, anche se non proprio quello che una fanatica dell’attendibilità -o più semplicemente rompiscatole dell’accuratezza scientifica che vorrebbe vedere i teropodi piumati- andrebbe a cercare.
    Eppure mi stai tenendo qui!
    Comunque, non erano in sei sulla stazione? Chi è questa Irine?

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