Polaris VII

Dove eravamo rimasti?

Cosa succede sulla Polaris VII? Cosa è successo che rischia di far schiantare l'astronave su Marte? Valentini prese in mano la situazione e diede vari ordini... (67%)

Cadere con stile

Valentini prese in mano la situazione e diede vari ordini
“Nik corri in sala comandi, individua il problema ed informami subito! Dorothy, vai alla zona reattori e cerca di capire perchè stiamo cadendo! Coraggio signori, muoversi!” E detto questo corse verso l’uscita, dritto verso la postazione di comando, da dove poteva avere una visuale completa dell’esterno della nave grazie alle varie telecamere sparse su tutt’attorno.

Una volta giunto sul posto diede ordine ad Icarus, l’IA della nave, di dargli una completa visuale dell’esterno. Apparentemente sembrava tutto a posto, salvo per un piccolo particolare: si erano avvicinati troppo a Marte ed erano stati presi dalla sua forza di gravità la quale, inesorabilmente, li stava trascinando sulla superficie. “Nik, situazione?”
“Non capisco! Qui non risulta niente!”
“Dannazione! Dorothy, tu cosa mi puoi dire?”
“Non registro nessuna anomalia nel sistema, nessuna perdita di carburante nè segni di collisioni con corpi estranei che ci abbiano spinto verso Marte!”
Valentini si passò una mano sulla testa rasata e digrignò i denti “Merda!”
“Valentini, stiamo scendendo troppo in fretta, di questo passo se non ci ucciderà lo schianto lo farà l’atmosfera!” la voce di Tommasini risuonò nell’auricolare, ma si perse nei vari suoni di allarme e delle paratie della nave che cominciavano a cedere sotto la pressione improvvisa dell’atmosfera. Valentini cominciò a cercare un modo per reindirizzare Icarus verso i sistemi di propulsione, di modo da poter attutire la caduta. Usò vari codici preconfigurati, ma non funzionarono; cercò di sovrascrivere il sistema, ma nemmeno le sue password personali che avrebbe dovuto usare in casi di emergenza (come questo per l’appunto) riuscirono a fare breccia nel sistema di Icarus.

“Dannazione, dannazione, porca merda!” Valentini sbraitò e colpì la tastiera con tutta la rabbia che aveva in corpo, mentre sullo schermo compariva la traiettoria di schianto che la Polaris VII avrebbe seguito. Solo allora Valentini ebbe un’ultima, folle idea. Mentre armeggiava con i comandi di volo, Valentini aprì il canale di comunicazione universale “Dorothy, quanto sono spesse le paratie?”
“Cosa?”
“Pensi che possano reggere un urto con il suolo?”
Ci fu un momento di silenzio che parve prolungarsi all’infinito, finchè la voce della tecnica britannica non risuonò ancora una volta nell’auricolare
“Se non stessimo precipitando? Teoricamente…sì”
“Perfetto” Valentini cliccò sull’icona che rappresentava una cloche e si mise seduto ai posti di fronte alla console. Questa rientrò e, con un suono secco, fece fuoriuscire un volante bianco marmoreo dal centro.
“A tutto l’equipaggio, ho disinserito il pilota automatico: sto per effettuare un atterraggio d’emergenza manuale”
Vari versi di disapprovazione si sollevarono all’unisono nel canale condiviso, mentre Valentini sentiva contemporaneamente nell’auricolare le voci degli altri membri della Polaris; c’era Takumi che stava elencando tutti i possibili calcoli di probabilità che li avrebbero portati comunque a schiantarsi sulla superficie marziana, oppure la voce di Tommasini che imprecava nella sua lingua natale, ma sopra tutte c’era solo la voce di Nikolai.

Dopo aver chiesto a gran voce silenzio, fu Nikolai a parlare “Comandante…no, Alessandro Valentini, lei è sicuro di quello che sta per fare? Nessuno di noi è competente abbastanza per poter pilotare una nave del genere, nemmeno lei!”
“Parla per te Nik, io avevo il massimo nei test di volo all’accademia”
“Anche in questa situazione?”
“Mancano cinque minuti all’impatto!”
La voce di Takumi sovrastò le altre, la notizia della tragedia imminente di certo non aiutò a calmare gli animi, tuttavia Valentini, con un ultimo feroce urlo disse “DANNAZIONE, STATE ZITTI ED ASSICURATEVI A QUALCOSA!”.

Ed ora iniziava il conto alla rovescia: a quattro minuti dall’impatto Valentini era già riuscito ad alzare leggermente il muso dell’astronave, allineandola con il terreno. “Il più è fatto” si disse mentre ricalibrava i motori di modo che non lo abbandonassero proprio in quel momento.

A tre minuti Valentini cominciò a sentire le mani sudate, il volante scivoloso, tuttavia la presa rimase salda mentre raddrizzava l’astronave e puntava verso una distesa di terreno senza crateri o ostacoli.

A due minuti Icarus, che fino a quel momento era rimasto silente (a parte gli allarmi continui di imminente impatto), si permise di informare i membri dell’equipaggio che le probabilità di salvarsi da uno schianto di tali proporzioni erano bassissime, cosa che fece ridacchiare nervosamente Valentini.

Ad un minuto, proprio quando ormai il capitano della spedizione era sul punto di distinguere la distesa di Marte ad occhio nudo e di reggersi alla cloche con tutte le sue forze, un solo pensiero gli passò nella mente. Una cosa sciocca, banale, insignificante di fronte alla morte. Pensò all’ultimo membro del gruppo, l’altra donna britannica. “Perchè Irine non ha detto niente prima?”

Dopodiché, la Polaris VII si schiantò su Marte.

Qualcuno è sopravvissuto? Che ne è dei membri della Polaris VII?

  • Qualcuno si risveglia ma non è dove dovrebbe essere... (100%)
    100
  • Qualcuno si risveglia ed è ferito.... (0%)
    0
  • Qualcuno si risveglia e vede un cadavere.... (0%)
    0
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10 Commenti

  1. Non so che altro aggiungere, la stazione spaziale con il volante e l’effetto schianto al cardiopalmo danno una bella nota da film d’azione al tutto! Un buon tono fantascientifico, anche se non proprio quello che una fanatica dell’attendibilità -o più semplicemente rompiscatole dell’accuratezza scientifica che vorrebbe vedere i teropodi piumati- andrebbe a cercare.
    Eppure mi stai tenendo qui!
    Comunque, non erano in sei sulla stazione? Chi è questa Irine?

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