Resistere o ribellarsi!

La nostra casa, la nostra causa

Caterina era stanca e infreddolita, ma aveva voglia di salutare i bambini prima di andare a riposarsi. Il suo sguardo percorse in pochi secondi il perimetro della sala comune in cui era appena entrata: la stanza circolare, il cui diametro misurava appena una trentina di metri, ospitava diverse sedie di legno, qualche vecchio tavolo e una grande e logora cucina. Completavano l’arredamento alcune piccole panche, sistemate in fila davanti alla parete meridionale. Tutt’attorno a loro la roccia s’innalzava a formare una cupola, popolata da poche lampade a vapore che illuminavano l’ambiente con una triste luce giallognola. Tre tunnel, infine, si aprivano nelle pareti rocciose.

I ragazzi videro Caterina e, sciamando dall’angolo dei giochi, si avvicinarono a lei festosi e urlanti, chiedendole a gran voce di raccontare una delle sue storie.

«Picciriddi, lassatila stari ¹. E’ stanca.»

La ragazza tranquillizzò la signora che, poco distante, sferruzzava a maglia con la velocità di un treno a vapore; invitò i ragazzi a sedersi insieme con lei sulle panche e iniziò a raccontare della superficie. Per una ventina di minuti, Caterina intrattenne i suoi ascoltatori, creando la suspense necessaria alla sua storia e ignorando la stanchezza, attorcigliando di tanto in tanto alcune ciocche dei lunghi capelli castani attorno all’indice, in un riflesso involontario. Terminato il racconto, le madri chiamarono a raccolta i propri figli: mancavano dieci minuti al coprifuoco, dovevano ritornare alle proprie tende.

«Quando potrò venire con te? Voglio esplorare anch’io la superficie… e uccidere i Borbone!»

 A parlare era stato un ragazzino, Gaetano, la cui faccia era screziata dalle lentiggini. Aveva numerose ciocche rosse che gli ricadevano disordinate sulla fronte.

«Quando avrai sedici anni – gli rispose Caterina, improvvisamente seria, dopo averlo fissato per un paio di secondi con i suoi intensi occhi neri – potrai unirti agli esploratori. Quanti anni hai, adesso?»

«Ne ho quasi quindici!», continuò il ragazzo, fiero e impettito, «Tu?»

«Io ne ho diciannove. Va’ nella tua tenda ora e non ripetere più ciò che hai detto!»

Ebbe appena il tempo di terminare la frase quando il vapore, correndo lungo i tubi che percorrevano le caverne, diede voce alle sirene che, con il loro lungo ululato, intimarono agli abitanti di dirigersi al dormitorio. La ragazza osservò i suoi concittadini per qualche secondo; li vide incolonnarsi e imboccare il tunnel che li avrebbe condotti in una seconda sala, grande almeno cinque volte quella in cui si trovava, dov’erano disposte le tende con un letto vero e proprio – per i più fortunati – o con dei pagliericci.

Caterina entrò nella sua, si sdraiò, ma non ebbe tempo di chiudere gli occhi che un ragazzo scostò i lembi della tenda ed entrò.

«Hai raccontato una bella storiella, poco fa. Hai sentito ciò che ha detto Gaetano? Vuole uccidere i Borbone.», sussurrò quest’ultima frase, preoccupato delle conseguenze che avrebbe potuto scatenare se fosse stata udita dalle orecchie sbagliate, «Permetti loro di sperare in un futuro migliore che non arriverà mai, così rischi di attirare l’attenzione e di essere arrestata per incitamento alla ribellione. Se i patrizi ti sentissero…»

«I patrizi dovrebbero capire che il mondo è cambiato e dovrebbero schierarsi al nostro fianco.»

Caterina osservò il suo migliore amico, Antonio, rabbuiarsi dopo aver ascoltato la sua affermazione. Gli poggiò una mano sul moncone della spalla destra, carezzandoglielo lentamente.

«Dove hai lasciato il tuo braccio meccanico?»

«L’ho dato allo scienziato, una delle leve non funzionava bene e faceva resistenza quando lo piegavo. Come posso sparare ai garibaldini con un braccio bloccato?»

«Non dovremmo sparargli, ma ribellarci ai Borbone e unirci all’esercito di Garibaldi. Lo vedi cosa stanno facendo i nostri sovrani? Viviamo ammassati come animali, ci obbligano a donare ai patrizi parte della selvaggina che riusciamo a cacciare e a rintanarci nel dormitorio allo scattare del coprifuoco. Non sei stanco di vivere in questo modo?»

Antonio si accorse della lacrima che stava cavalcando la guancia di Caterina, così come della voce incrinata con cui gli aveva posto quella domanda. Si alzò di scatto, fece per uscire dalla tenda, ma si fermò, si voltò e le diede un ultimo consiglio.

«E’ meglio sopportare la miseria che conosci, che quella ignota. Stai attenta, ho sentito alcuni soldati sussurrare il tuo nome, durante il turno mattutino.»

Così dicendo, uscì dalla tenda e la lasciò sola.

Caterina spense la candela appollaiata sul suo comodino, unica testimone di quella conversazione scomoda, e iniziò, senza successo, a corteggiare il sonno ristoratore.

La svegliarono poche ore dopo, i tacchi dei loro stivali ruppero il silenzio che governava il dormitorio.

Erano tre soldati dei patrizi, il blu scuro delle loro divise si confondeva con la penombra della caverna.

«Vestiti, fa’ in fretta. Devi venire con noi, sei richiesta al centro di comando.»

¹ Bambini, lasciatela in pace.

Cosa vuole il centro di comando?

  • Mandarla in superficie con un gruppo di soldati, per un'urgente operazione militare. (75%)
    75
  • Mandarla in superficie per un'urgente missione di recupero alimenti. (8%)
    8
  • Imprigionare Caterina per istigazione alla ribellione. (17%)
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17 Commenti

  1. Avvincente e sorprendente questo incipit. Voto 10 per la location, la mia amata Sicilia, e per aver riesumato una situazione storica ambientata in un nuovo contesto. Io dico che Caternia si fa arrestare, ma poi come riscatto le chiedono di partire per una missione alquanto pericolosa.

  2. Frost Winter,
    che incipit oltremodo interessante, il tuo! Figlia di antenati che sono vissuti (bene, meglio che sotto il Regno d’Italia) sotto la dominazione borbonica, non ho potuto che appassionarmi al tuo racconto. L’ho trovato molto incalzante, coinvolgente, caratterizzato benissimo, tanto che mi sembrava di essere lì, immersa in quella realtà parallela, sospesa tra passato e fantascienza. Continuerò a seguirti con molto interesse e voto perché Caterina partecipi a una qualche operazione militare.
    A presto!

  3. Il cambiamento climatico e la ricostruzione delle curve di temperatura, il confronto dei tracker climatici, isotopi e fauna/flora sono tra le parti che mi hanno appassionato di più dei miei studi. Ti devo ringraziare davvero tanto per aver dato vita a questi dati ed aver costruito ciò che poteva essere, inserendo l’elemento umano romanzato e striato di storia.
    In definitiva? Attendo il prossimo capitolo con grande interesse, magari seguendo Caterina nella sua missione di recupero.
    Complimenti davvero!

    • Ciao LineaAlloStudio, non sono uno studioso del clima, so semplicemente che nel 1600 c’è stato un abbassamento generale delle temperature, una sorta di “piccola era glaciale”.
      Il fatto di esagerare la cosa e inserire una glaciazione nel 1860 è stata dettata, più che altro, dal voler inserire gli aspetti steampunk nel mio racconto: l’epoca doveva essere il 19simo secolo, dal momento che mi sarebbe piaciuto renderlo un post-apocalittico ho pensato che una glaciazione sarebbe stata perfetta, come il cacio sui maccheroni. 🙂
      Grazie per il commento, il complimento e per la lettura, ci vediamo presto nel tuo racconto!!

  4. Ciao, ho appena terminato di leggere il tuo Incipit.
    Non ti nascondo che, da sicialina quale sono, ho molto apprezzato l’utilizzo del dialetto, anche perché ciò è riuscito maggiormente a trasportarmi all’interno dello scenario da te descritto.
    In poche parole l’incipit mi è piaciuto molto, e la storia sembra essere promettente.
    Ti seguo
    Ps: per quanto riguarda la scelta sono stata tentata di votare affinché Caterina venisse imprigionata, ma credo che prima sia necessario conoscerla meglio.
    A presto!

  5. Ciao!

    Un ottimo incipit ed un’ambientazione fantastica (ho apprezzato la rielaborazione che hai fatto di quell’effettiva micro era glaciale che c’era stata in quel periodo). Inoltre ho notato un certo utilizzo di tecnologia steampunk e questo mi ha fatto incuriosire ancora di più!
    Non vedo l’ora di leggere come prosegue e quale missione le affideranno al centro di comando!

    • Ciao Gatto Ctulhu (io ho apprezzato il tuo riferimento a Lovecraft, nel tuo nick)!
      Grazie mille per essere passato e per aver notato ciò che speravo fossi riuscito a far trasparire 🙂 Questo sarà infatti un racconto fantascientifico post-apocalittico, steampunk e semi storico!
      Passerò a dare un’occhiata al tuo lavoro 🙂 a presto!

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