Un mistero di nome Tamara

Ricominciare

Si dice che a volte il passato ritorna. E questo fu quello che accadde a Libero. Che adesso si domandava il perché. Ma partiamo dal principio.

Circa un anno prima, tornando a casa, Libero scoprì che la sua compagna Tamara non era a casa. Non vedendola tornare si preoccupò che le fosse successo qualcosa. Poi, realizzò che nell’armadio mancavano buona parte dei suoi vestiti. Si arrese all’idea che l’aveva lasciato senza dare spiegazioni. Ci volle un anno prima che Libero si riprendesse.

Una sera, tornando a casa dopo il lavoro, Libero si ritrovò ad avere altri programmi per la serata. Anziché scaldare la sua cena e consumarla stando seduto sul divano a guardare la televisione, avrebbe dovuto rimettete in ordine. Perché, quando aprì la porta di casa, vide che il soggiorno fu messo a soqquadro.

Il primo pensiero fu che fossero entrati i ladri. Ma facendosi largo tra gli oggetti sparsi per terra, non gli sembrò mancare niente. Tutti gli oggetti di valore che un ladro avrebbe potuto prendere erano ancora lì per terra. Come, ad esempio, la sua argenteria. Il pensiero successivo fu che la serratura della porta di ingresso era ancora intatta. Libero ricordava benissimo di aver girato la chiave nella serratura prima di aprire. Andò a guardare la porta e non vide alcun segno di effrazione.

C’erano due copie della chiave, e una era nella sua mano. L’altra era nel cassetto della credenza vicino alla porta. Andò a controllare e la trovò lì nella sua scatola. E fu allora che si ricordò della terza copia. Quella che sparì insieme a Tamara.

D’un tratto l’idea che fosse tornata a casa fece riemergere nella mente di Libero le tante domande che avrebbe voluto farle. E, continuando a pensare a lei, Libero poggiò le chiavi sulla credenza. Poggiò il suo zaino per terra e richiuse la porta di casa. Si disse che avrebbe chiamato la polizia solo dopo essersi levato un dubbio.

Andò in camera da letto e trovò le ante dell’armadio aperte. Guardandole a Libero ritornò in mente un altro ricordo. Quello in cui decise di raccogliere tutto ciò che Tamara lasciò in  casa, e di in uno scatolone nell’armadio. Libero non ebbe il coraggio di disfarsene. E ora tutti quegli oggetti erano sparsi sul letto. Quella confusione gli confermò che lei era stata lì.

Decise di rimettere a posto parte di quel disordine. Ritornò in soggiorno e riprese da terra qualche fumetto, le copertine nella caduta furono rovinate. Libero fece un lungo respiro e li ripose sugli scaffali. Ricordò di quando discusse con Tamara sul dove metterli. Lei non li voleva esposti in soggiorno e lui, allora, a malincuore la accontentò. Libero pensò che l’aver buttato per terra quei fumetti fosse una ripicca di Tamara. Però perse la pazienza quando vide che alcune statuette, dei suoi personaggi preferiti, erano rotte o addirittura sparite. «Tamara! Va bene che eri arrabbiata, ma questo è troppo!»

L’esclamazione di Libero come risposta ebbe solo il silenzio. Sapeva che a lei non piacevano. E finché vissero insieme, accettò di tenerli in un cassetto. Ma il gesto di romperle gli sembrò troppo. Si chiese che motivazione avesse avuto per farlo. Adesso lei non viveva più lì. Raccolse da terra le ultime cose e tra quelle ritrovò il bracciale d’argento di Tamara. Pendeva dalle pagine di un fumetto.

Libero ricordava bene di non avercelo messo lui, né di averlo mai risposto nello scatolone. E ricordava altrettanto bene che Tamara non se ne sarebbe mai liberata. L’unica volta che pensò di averlo perso andò nel panico.

Nei suoi pensieri Libero risentì la voce di Tamara quando lo ritrovò. «Questo è l’unico ricordo di mia madre. Non se lo toglieva mai, era il suo porta fortuna. L’unica volta che l’ha fatto per darlo a me… è morta.»

Fu la prima e unica volta che Tamara parlò a Libero del suo passato. Non gli disse molto. Se non che Tamara rimase orfana da piccola e che non aveva dei veri e propri ricordi della sua famiglia. Solo quello su sua madre e il bracciale. Quella fu anche l’occasione per Libero di sentirle dire che lui adesso era tutta la sua famiglia.

Ripensando a questo, Libero si ritenne uno stupido ad aver dato retta ai suoi amici quando affermarono che Tamara l’avesse semplicemente lasciato. Sentì che non avrebbe mai dovuto interrompere le sue ricerche. Il dubbio che fosse successo qualcosa a Tamara tornò a farsi prepotente nella mente di Libero. Sentì che doveva riprendere a cercarla. Voleva capire che cosa le era successo. Ma da dove avrebbe potuto ricominciare?

Come comincerà la ricerca di Libero?

  • Dalla richiesta di aiuto ad un suo conoscente che è anche commissario. (25%)
    25
  • Dalle pagine del fumetto nella quale ha trovato il bracciale. (63%)
    63
  • Dal bracciale d'argento di Tamara. (13%)
    13
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41 Commenti

  • Ciao, ho letto tutto di seguito quello che hai pubblicato.
    Non faccio commenti replica visto che sono arrivato in ritardo. Una sola considerazione che vale per tutti i capitoli. Storia classica di un giallo con scomparsa e ricerca di indizi nel passato: cattura l’attenzione e si arricchisce del contributo, non da poco, del fiabesco con la storia del fumetto. Benissimo dunque.
    Le mie osservazioni sono invece dirette all’uso non sempre perfetto dei verbi usati al passato remoto, e all’impressione che ho avuto, a momenti, di leggere un resoconto di stampo quasi giornalistico di fatti e situazioni spogliate di emozioni che invece almeno per Libero dovrebbero avere un peso. Per non dare l’impressione di voler correre al finale ci dovresti donare qualche riga di riflessione dove magari succede poco ma i personaggi acquistano umanità. Ti seguo, brava 🙋

  • Irene sapeva della nuova vita con lui.
    Dani, episodio molto pieno, ma comunque piacevole. I dialoghi a volte sembrano un po’ forzati, ma sono sicura che sia perché lo spazio è poco e le cose da dire molte. In ogni caso, il mistero si infittisce. Ci hai buttato dentro pure un bambino dagli occhi azzurri! Vedremo, vedremo! A presto

  • Verranno scoperti da Cristina che rivelerà un segreto…
    Ciao, Danica.
    I segreti sbocciano come fiori in questo racconto: una morte sospetta (di cui non di e neanche certi), il bambino, il sotterfugio della famiglia… si da sempre più intricato. Vediamo cosa succede nel proseguo. Intanto, complimenti per la suspense. Cristina ha chiamato Libero per nome, lo haa as appena conosciuto… qualcosa mi dice che sapesse di lui e della sua vita con la sorella.

    Alla prossima!

  • Io dico di partire dalle sorelle!
    Dani bellissimo anche questo capitolo di scoperta di Libero. Sono proprio curiosa di sapere perché ha inscenato la sua morte, deve essere una cosa grossa e, di certo, la famiglia deve averla sostenuta in questa scelta.
    Capitolo molto bello, ci sono un po’ tanti “del quale”, “alla quale” , “con il quale” ecc. Variando con l’alternativa “cui” il capitolo sarebbe stato più fluido in lettura ma niente di importante.
    A presto!

  • Dani,
    Io dico basta con le indagini su Riccardo e opto perché Libero si concentri su Tamara. Questo perché ormai può già leggere tra le righe che Tamara l’abbia condotto lì perché sapeva lei stessa che l’uomo era lì e non mi sembra abbastanza verosimile che la cameriera oltre che a vederli abbia anche origliato la conversazione che hanno avuto.
    In ogni caso bellissimo capitolo anche questo. Un pezzo in più per comporre il puzzle!

  • Una delle cameriere lo ha visto parlare con una ragazza.
    Ottimo proseguo, mi piace la piega che stai dando al racconti.
    L’unica cosa che non mi è suonata è la frase : Ma i loro nomi non vennero scritti… forse dono io, ma mi pare sbagliato il tempo verbale dato il contesto. Poi ti segnalo un refusino: Libero SI mise poco a collegare quel nome, Poca cosa, tutto fila.

    ALLA PROSSIMA!

  • Ottimo racconto, la narrazione fila e, purtroppo, in questa prima parte non ho fatto in tempo nella partecipazione delle votazioni. Unica pecca gli error sintattici e grammaticali che un po’ rovinano la fluidità. Anche la presenza di ripetizioni e frasi troncate e riaperte dal ‘Ma’ spezzettano molto il ritmo. Aumentando la qualità grammaticale sicuramente daresti molta più profondità durante la lettura.

  • Io voto per il pub, vediamo a via porta.
    Ciao Danica,
    mi è piaciuto questo capitolo, carina l’idea di raccontare anche quel che avviene nel fumetto che, immagino, avrà poi attinenza con il proseguo della storia.
    Ti segnalo un errore di battitura nella frase “Riuscìa rimandare lo spirito nei meandri della terra.” ma è propio una bazzecola. 🙂

    Aspetto
    Il terzo, alla prossima!

    • Ciao, scusa se non ho risposto al tuo precedente commento. Rimedierò adesso. Innanzitutto Grazie per tutti e due i commenti. Hai ragione, scrivendo gli episodi con il telefono ho dimenticato di mettere lo spazio tra le due parole. Riguardo il nome ripetuto nel primo episodio, è un errore che mi era capitato già di fare. La prossima volta farò più attenzione. 🙂

  • Ciao Danica.
    mi è piaciuto il tuo incipit, anche io scrivo gialli (almeno ci provo) e mi piace leggerli perciò, eccomi qua.
    Ho solo un appunto da farti a proposito dell’uso del nome del protagonista: dato che è solo sulla scena avresti potuto ometterlo qua e là, ma la storia è tua e spetta a te la scelta 😉
    Per il resto direi che sei sulla strada giusta per un buon racconto.
    Ho votato per il conoscente/commissario anche se credo di essere in minoranza 🙂
    Non mi resta che aspettare il secondo capitolo, spero presto, dato che è già passato un po’ di tempo dalla pubblicazione di questo.

    Alla prossima!

  • Si dice che a volte il passato ritorna. Ed è proprio quello che sta succedendo qui, adesso.
    Ciao Danica,
    che piacere rileggerti dopo tanto tempo! E che piacere vedere che, nonostante sia passato diverso tempo, la tua scrittura è sempre capace di toccare le corde giuste, di mettere in luce i particolari essenziali, di regalare emozioni. Ci hai catapultati nella mente di Libero, nella sua gabbia di solitudine, non vedo l’ora di leggere le avventure che ci regalerà.
    Io dico di partire dalle pagine di quel fumetto,
    a prestissimo!

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