Una parola dopo l’altra

Dove eravamo rimasti?

Quale sarà il genere della storia? (Sono stato costretto a metterne uno, ma spero che potrò modificarlo!) Giallo (50%)

Un unico passo falso

La linea che divide la vita dalla morte è molto più sottile di quanto pensiamo. Vivere, significa camminare in bilico su quel bordo angusto, facendo attenzione a mettere i piedi uno davanti all’altro e a non perdere l’equilibrio, evitando le numerose trappole che incontriamo sul percorso. Ma per passare da una parte all’altra, basta un unico passo falso. Una manciata di secondi. Perché la sicurezza è solo un’illusione. Claudio fece questa amara esperienza una domenica di aprile. Bastò un attimo e la sua vita non fu più quella di prima. Tutto ciò che aveva di caro gli fu tolto, con la velocità di uno schiocco di dita.

Quel giorno era iniziato come tutti gli altri. Claudio si era svegliato tardi, come ogni domenica mattina, unico giorno in cui non era costretto ad andare a scuola. Dopo colazione si era messo a studiare matematica e a terminare i compiti per l’indomani, aveva giocato con il nuovo tablet del papà e ascoltato un po’ di musica. Durante il pomeriggio, era andato a fare un giro in bici con Max, suo compagno di classe e poi erano rimasti a giocare a pallone con altri ragazzi al parchetto vicino casa, finché la mamma non si era sbracciata dalla finestra per attirare la sua attenzione, dicendogli di tornare a casa.

Ogni domenica sera, infatti, Claudio e i genitori andavano a cena fuori, a casa degli zii. Dopo una doccia veloce ed essersi vestito in fretta, sollecitato dalla madre, si ritrovò ad aspettare per mezz’ora il ritorno del padre, uscito per andare a comprare una bottiglia di vino in un’enoteca poco distante, ma rimasto imbottigliato nel traffico. Anche questo era solito accadere, visto che il padre era quasi sempre in ritardo. La mamma lo sapeva bene, perciò, gli aveva detto che l’appuntamento dalla sorella era di un quarto d’ora prima del previsto, e al suo ritorno lei e il figlio salirono i macchina senza fretta, sapendo di essere in orario.

Seduto sul sedile posteriore, Claudio giocava svogliatamente al telefono, ricevuto per l’ottimo pagellino di primo liceo di qualche mese prima. Pur trovando molto stupide le applicazioni dello smartphone, se non altro gli servivano a passare il tempo durante gli spostamenti, e, in più, era sempre meglio che ascoltare i discorsi monotoni dei genitori, riguardanti lavoro, spese, impegni, e tutto ciò che trovava dannatamente noioso. La zia abitava nel paesello di Manfredonia, distante solo trenta minuti da casa loro, ma Claudio guardava spesso l’orologio, affamato ed impaziente di arrivare.

In autostrada erano passati da un ingorgo all’altro e appena imboccata l’uscita per la cittadina, il notiziario sul traffico aveva annunciato un incidente tra due camion. Lo speaker consigliava di evitare la superstrada, dove si era già formata una coda di diversi chilometri, in quanto la carreggiata era del tutto bloccata. Il padre, decise di prendere la provinciale, per evitare l’ingorgo, una stradina angusta e del tutto sterrata. Fantastico! Al diavolo i camion! Ci metteremo un sacco di tempo! Pensò Claudio scocciato tra sé e sé. Poi finalmente, con un po’ di ritardo, arrivarono dagli zii.

La serata passò in fretta, tra la pizza cucinata dalla zia e le solite partite a carte del dopo cena, che stabilivano chi avrebbe sparecchiato la tavola. Claudio era esente dal gioco, perché era una cosa da adulti, dicevano loro, ma a lui non interessavano le carte. Voleva molto bene alla zia, perché era sempre gentile e generosa, e ogni volta lo faceva tornare a casa con lasagne, cornetti e prelibatezze varie. Sua madre, in questi casi, faceva sempre la contrariata, dicendole che tutte quelle porcherie gli avrebbero fatto male, ma Claudio sapeva che lo faceva per lui. Ognuno dimostra il proprio affetto in modo differente.

Tutto era come sempre, ma prima dell’albeggiare sarebbe diventata la giornata peggiore della sua vita. Nel bel mezzo della notte, sdraiato sul lettino dell’ospedale di Foggia a scrutare con timore l’oscurità che veniva da fuori la finestra, un unico pensiero occupava la sua mente. Era una singola domanda, a cui però non riusciva a dare una risposta. Tormentato, non riusciva a prendere sonno, con quelle tre parole che volteggiavano sulla sua mente come un corvo nero che non ne vuole sapere di andare via. Perché sono sopravvissuto?

Cosa svelerà il prossimo episodio?

  • Il rapporto tra la madre e la sorella (25%)
    25
  • Qualcosa di più su Claudio (75%)
    75
  • Cosa è accaduto (0%)
    0
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15 Commenti

  1. Ciao, ho appena letto i capitoli 3 e 4. Non ho potuto farlo prima, mi dispiace… La cosa che mi è piaciuta di più, comunque, è stato l’incidente. Hai descritto bene il tutto, ma mi piacerebbe che al contempo descrivessi anche gli stati d’animo di Claudio. Sembra che alle domande del dottore risponda un po’ come un’autonoma e che non gli dispiaccia affatto per quello che è successo ai suoi genitori, credo che sia più preoccupato per quella cintura che lo stringeva mentre era a testa in giù…
    Ti saluto!

  2. Come qui, come promesso ci sino anch’io. Ho letto tutti capitoli e tutti i commenti. Ti avviso che sono molto critica. A me le critiche costruttive ricevute su questo sito hanno aiutato parecchio a migliorare. Il sentirsi dire bravo aiuta a trovare la forza per andare avanti, ma solo quello non basta.
    Iniziamo: Originale l’inizio, nel senso che mi è piaciuto scoprire il colpo di scena che stessi descrivendo lo scrittore e non la storia, ma sono arrivata fino alla fine per miracolo. Al secondo “a destra” e al terzo “Accanto”, stavo per mollare tutto e non leggere più. Tutte quelle descrizioni, date tutte in una volta, non servono. Come hanno detto a me (se hai tempo leggi i commenti del mio primo racconto, Ti saranno molto utili) i dettagli è giusto che tu li abbia chiari in mente, ma vanno usati solo e se la storia lo richiede. Nei capitolo successivi sei migliorato, l’incidente mi è piaciuto tanto, le descrizioni lì ci stavano tutte, ma inframmezzate con dei sentimenti li avrebbe rese molto meno da articolo giornalistico.
    Ultima cosa: va bene che non sai cosa succederà, o meglio, non so se va bene, ma lo faccio anch’io. L’importante è che fissi bene in mente dove vuoi arrivare, altrimenti non esisterà la trama è un racconto senza trama è come un filo che svolazza al vento senza meta. Non serve a nessuno e nessuno lo noterà.
    Aspetto il prossimo.
    Comunque bravo 🙋🏻‍♀️

  3. Eccomi qua 🙂 Devo dire che concordo con i commenti che hai ricevuto, hai uno stile molto dettagliato ma forse un po’ “freddo”, come se stessi semplicemente raccontando una storia invece di cercare di farcela vivere e di farci empatizzare con il protagonista. Anche il racconto di Claudio nell’ultimo capitolo sembra proprio la cronaca di un fatto più che le parole di un ragazzo che sta riferendo quello che ha vissuto. Proverei a farci mettere un po’ più nei suoi panni, mostrandoci aspetti del suo carattere e di come si rapporta con gli altri invece di raccontarceli e basta… so che non è facile, comunque 😀
    Parlando d’altro, il primo capitolo del racconto è molto particolare e spero che la storia alternerà tra Claudio e lo scrittore, o almeno che ci si torni per il finale, altrimenti avresti “sprecato” un capitolo in un racconto che ne conta solo dieci, che purtroppo non sono tanti quanto sembra.

    Ah, ti ho mandato in parità con i voti perchè vorrei sapere qualcosa di più sull’incidente. Aspetto che spunti fuori qualche elemento intrigante 😀

  4. Caio Lecter! Hai pubblicato già quattro capitoli in pochi giorni, ti consiglio di far passare un po’ più di tempo tra uno e l’altro per dare modo ai lettori di votare! Detto questo, ti consiglio anche di commentare qua e là qualche storia e farti notare, perchè la tua storia merita di essere seguita 🙂
    Alla prossima!

  5. Eccomi qui, Lecter…
    Il tuo incipit mi ha davvero colpita, ero convinta stessi parlando del protagonista della nostra storia, e invece stavo descrivendo te stesso, pronto a iniziare un’avventura straordinaria con la fantasia nel cuore e un foglio di carta tra le mani… Mi è piaciuto moltissimo, e avrei scelto proprio l’avventura come genere, perché credo si sarebbe collegata molto bene al tuo incipit, che mi ha fatto viaggiare tra i dettagli della stanza, quasi come se avessi avuto una macchina fotografica per zoomare su ogni particolare ed esplorare ogni angolo.
    Purtroppo sono arrivata tardi, e credo i lettori abbiano optato per un genere che non fa proprio per me, l’horror… Ho comunque letto il secondo capitolo, sperando erroneamente che fosse il giallo la scelta vincitrice. Mi piace molto il tuo stile, anche se forse il secondo capitolo non mi ha catturata come il primo, e mi piacerebbe scoprire di più su Carlo, anche se ho paura di scoprire il lato horror della storia, che so non mi attirerà… Scusami, non è colpa tua!
    Mi piacerebbe molto in futuro leggere qualcosa di tuo su un altro genere, magari che ti permetta di esprimere tutta la tua attenzione per i dettagli, un elemento davvero fondamentale e fuori dal comune.

  6. Ciao Lecter! ti faccio i miei complimenti, scrivi bene. Il primo capitolo è stato un po’ fuorviante, fino alla fine pensavo che avresti tenuto lo stesso registro da “ossessivo compulsivo” (e ti dirò, mi stava piacendo molto). Con questo secondo capitolo abbiamo capito che effettivamente esiste una storia, e sono curioso di sapere come la strutturerai. Da quanto ho potuto osservare nell’incipit, sei bravo con le descrizioni e le atmosfere, quindi mi aspetto una struttura che esalti queste tue abilità!
    Ti seguo con piacere, e voto per sapere qualcosa in più su Claudio 🙂

  7. Ciao, come promesso sono passato a leggere la tua storia.
    Scrivi con dovizia di particolari, un ottimo metodo applicato alla scrittura di un libro, ma nel contesto di questo format basato su 5000 battute per capitolo e 10 capitoli potrebbe rivelarsi meno efficace e efficiente.
    Se vuoi per dare più movimento e brio alla storia aggiungi una parte discorsiva.
    A presto.

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