IL DOTTORE PULEO

Dove eravamo rimasti?

cosa farà il dottore la porta nella sua casa in attesa di decidere (100%)

La tomba di Iohanna

  Con mano tremante svolse il panno, sul visino martoriato della bambina, la boccuccia, indenne da deformità, si apriva in cerca di un seno che la nutrisse. La sua vocina diveniva man mano un pianto disperato e lui, per farla tacere, le mise un dito in bocca. La bimba vi si attaccò subito e lo succhiò con vigore. Era atterrito, non poteva ucciderla, doveva riprendersi, riflettere, cercare una soluzione. “Domani.”, si disse, ora doveva tornare a casa, mettere la creatura al riparo dal freddo, nutrirla in qualche modo. Domani avrebbe parlato al barone, era lui il padre della bimba, il problema era suo.

Giunse a casa che era quasi giorno; il cielo livido prometteva un’altra giornata di pioggia; la bimba nascosta sotto il pesante mantello di panno si muoveva inquieta. Entrò in cucina e depose la piccola in un canestro, la ripulì e l’avvolse in una coperta; poi inzuppò uno straccetto con il latte e glielo mise tra le labbra, a più riprese, finché questa si addormentò. Rimase seduto accanto al cesto a guardarla, aveva folti capelli nerissimi, la parte superiore del viso era formata da un unico grumo di carne violacea, su cui si aprivano, posti a livelli diversi, i due globi oculari serrati; la bimba era cieca e non mostrava la sporgenza del nasino, che consisteva, a guardar bene, in due forellini appiattiti sopra la bocca, che era invece rosea e umida, distesa in una specie di sorriso.

Si risolse, nel primo pomeriggio del giorno appresso, mentre la creatura dormiva, a recarsi in paese per informare il barone della situazione venutasi a creare. Salì sul carretto del barone, che era rimasto lì dalle notti precedenti e percorse la strada pensando a come raccontare l’accaduto e cercare di risolvere insieme la difficile questione riguardante la piccola creatura.

Il barone lo accolse in piedi nel suo studio, aveva un atteggiamento gelido, dal quale traspariva la volontà di un veloce congedo. Le tende erano tirate e gli specchi coperti da drappi scuri in segno di lutto; il dottore fu sorpreso dalla presenza di quelle manifestazioni funebri; il barone aveva mostrato di voler far sparire le tracce della nascita, ed ora invece le mostrava con evidenza.

“Siete qui per il vostro compenso? Non occorreva che mi incontraste; potete rivolgervi al mio segretario; lui è già pronto a chiudere i conti con voi.”.

“No, no, barone. E’ viva, la bimba è viva,  sta a voi trovarle una sistemazione.”.

“Siete pazzo dottore, o siete ubriaco? La mia povera creatura riposa già nella sua piccola tomba, nella cappella del palazzo, dove sono sepolti tutti i suoi antenati. Potete, se volete, vedere voi stesso la lapide che serra il corpicino. Venite.”.

“Ma io… ma voi… che dite, eccellenza?”. “Venite, vi dico; vedrete voi stesso.”.

Il dottore seguì il barone con passo incerto, stravolto da quella notizia.

Alla cappella privata del palazzo si accedeva, oltre che dalla strada, anche da una porta interna situata nel vestibolo al piano nobile. I due uomini scesero per una scala che conduceva al matroneo dal quale, nei giorni di festa, la famiglia assisteva alle funzioni religiose aperte al pubblico. Sopra un piccolo altare laterale, una lapide recitava:

Hic iacet Ioanna barones Cangialosi

nata et mortua in february Xll diebus anno MDCCXXXII.

 

“ Vedete dottore? E’ tutto a posto. La mia povera figliola è ora tra gli angeli; padre Don Liborio ha benedetto la piccola salma e abbiamo pregato qui per la sua anima. E’ tutto a posto; capite?”. E veramente la lapide era lì, murata di fresco, una ricca corona di fiori era poggiata ai piedi dell’altare, non ancora sfiorita. 

Poi lo prese sottobraccio con fare amichevole e lo accompagnò all’uscita della cappella guidandolo verso il portone che dava sulla strada. Lo guardò allontanarsi col capo chino e le braccia abbandonate, inerti, lungo i fianchi. Il suo sguardo irridente ed il sorrisetto ironico sottolinearono le parole dette fra i denti al sacrestano che chiuse il portone: “ E’ strammu, sa chi ci passa pa’ testa a stu puvirazzu.”.

Già, al povero dottore vorticavano nella testa pensieri aggrovigliati come matasse di lana caprina, non riusciva a trovarne il capo, ma sapeva come risolvere la questione. Tornare a casa; prendere la piccola e portarla al palazzo; smascherare la menzogna; fare scoppiare lo scandalo. Ah … lui non temeva certo l’ira del barone, non era un suo servo. L’evidenza gli avrebbe fatto giustizia. Il barone doveva rispondere alle sue responsabilità, al diavolo le chiacchiere e le malelingue, quella creatura era sua e doveva farsene carico. L’inganno della tomba vuota non lo avrebbe assolto dal suo dovere.

A passo svelto attraversò la piazza del paese, ma il carro che aveva lasciato lì al suo arrivo non c’era più. “ Dutturi chi cerca?”. Cosimo, il fabbro, lo apostrofò, vedendolo girar intorno lo sguardo.

“Il carretto, lo avevo lasciato qui.”

“ Dutturi, u baruni lu mannau a pigghiari, u picciottu rissi c’a robba du baruni dormi n’casa d’iddu.”. 

chi o cosa c'è nella tomba?

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  • la tomba è vuota. (100%)
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34 Commenti

  • Buongiorno Anna!

    In questi giorni sto riprendendo a leggere e a scrivere dopo il mese di dicembre, che è dedicato al lavoro. mi sono letto d’un fiato gli ultimi episodi della storia, che purtroppo non sono riuscito a seguire in tempo, diciamo così, “reale”.
    Me ne scuso, non ho potuto partecipare e mi dispiace, perché la triste storia del dottore Puleo è stata scritta davvero splendidamente. Una vicenda di onore, sopruso, violenza senza pietà, che poteva finire solo così, oppure con la morte per omicidio. Nessuno sconto nel diciottesimo secolo.
    Spero di leggere ancora di lei, presto
    Arrivederci!

    • Grazie per l’attenzione. Mi sorge spontanea una curiosità, poiché dici che il mese di dicembre lo dedichi al lavoro, non sarai mica Babbo Natale? Bando agli scherzi. Apprezzo davvero tanto il tuo interesse per il mio racconto. Forse tornerò ancora a scrivere su questo sito, e spero di ritrovarti.
      A presto Anna

    • 😂😂😂
      No, niente Babbo Natale! Lavoro in un ipermercato, quindi l’ultimo mese dell’anno (ed anche l’inizio del primo) è assai caotico e mi fa dimenticare tutti i passatempi extralavorativi.
      Mi auguro scriva ancora qua; iniziando lei una storia comunque mi arriverà la mail di notifica, e lo verrò a sapere.
      Quindi a presto, spero!

  • Che dire, prof! Il finale è tragicamente crudo, non potevo prendere dal dottor Puleo che proseguisse a vivere in serenità col peso di una lotta del genere sul cuore. Nessun santo né salvatore in questa storia, ma almeno i demoni che meritano di stare all’Inferno ci vanno.
    Complimenti davvero, non avrei potuto immaginare un finale migliore.

    Grazie davvero per avermi emozionata e tenuta col fiato sospeso fino allo scioglimento della vicenda.
    A presto!

    • Grazie a te per aver avuto la pazienza di seguire fino all’ultimo il mio racconto.
      Certo era evidente fin dall’incipit che non ci sarebbe stato un lieto fine. Comunque un atto di giustizia sebbene cruento, secondo il mio parere, doveva punire la crudeltà e la tracotanza di un uomo che alla fin fine era un vigliacco.

  • Salve, prof! L’atmosfera dolorosamente realistica degli eventi mi farebbe pensare ad una conclusione comunque tragica, ma alla fine anche nella realtà ognuno si becca il suo avere. Il barone ha veramente passato il segno, non può andargli bene per sempre. Ammetto di essermi commossa per il coraggio tardivo della badessa, maturato dopo anni di risentimento.

    Il dottore, esasperato, accuserà il barone di fronte a tutti, portando la povera creatura a testimonianza. Che poi si concluda con una giustizia pulita o con un linciaggio sta a te!
    Ancora tanti complimenti, sono qua col fiato sospeso.

  • Ciao Anna,
    Ho letto con molto interesse il tuo incipit e devo dire che, alla fine, mi è piaciuto.
    In generale è scritto molto, molto bene, è coinvolgente e invoglia il lettore a volerne sapere di più. Tu, però cominci la storia parlandoci della morte del dottore e poi passi a raccontare di qualcos’altro. Anche se la notte di cui racconti è la notte della morte di Puleo avresti potuto gestire meglio questa informazione da dare al lettore perché così passa quasi inosservata. Altra osservazione che ti faccio è per a frase in dialetto, bellissima ma troppo complessa. Richiede una conoscenza minima del siciliano e ha bisogno del tuo supporto per essere tradotta!
    Non vedo l’ora di leggere i prossimi episodi, a presto!

    • Ciao Trix,
      grazie per l’apprezzamento espresso al mio incipit. devo confidarti che la prima riga del racconto dice solo come finirà e ti dirò che la storia è ancora lunga. Per quanto riguarda le frasi in dialetto che forse ritroverai nel corso della storia, mi riprometto di tradurle o almeno di renderle più comprensibili.
      Apprezzo molto le tue parole e vedrò di far tesoro dei tuoi consigli. A risentirci.

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