IL DOTTORE PULEO

Dove eravamo rimasti?

chi o cosa c'è nella tomba? la tomba è vuota. (100%)

in cerca della verità

“ Questo è sicuro! A robba d’iddu ava ddormiri n’casa d’iddu.”, disse Vittorio Puleo, preso dall’ira, così girò i tacchi e si avviò per tornare a casa.

La strada la fece di buon passo, un po’ per la rabbia contenuta contro la prepotenza del barone e un po’ per la fretta di accudire la piccola che da ore era sola e incustodita.

Camminando tra sé discorreva: “ Eh no, caro barone, non sono pazzo e neanche ubriaco, la vedremo come finisce. Io non l’ammazzo con le mie mani quella disgraziata creatura, se muore, muore, ma io non ci metto mano, fallo tu! Ne risponderai alla tua coscienza o a dio, se esiste. Io te la porto sul portone del palazzo, poi te la sbrighi tu questa faccenda.”. E imprecava contro se stesso per aver accettato di liberarsi del corpicino, senza riflettere sulle implicazioni di quell’azione.

Così giunse a casa ch’era quasi buio. Entrò, si tolse il mantello, accese il lume, il silenzio assoluto lo accolse minaccioso; sembrava dirgli: che cerchi? Che vuoi? Fermo in mezzo alla stanza fissava il cesto nel quale aveva lasciato la bimba addormentata, nessun fremito, nessun suono proveniva da lì; il panno che aveva riparato la piccola dal freddo della casa era scomparso insieme con lei. Il cesto era vuoto. Gli si parò subito dinanzi la sequenza di quanto certamente era accaduto: il barone l’aveva privato del carro per ritardare il suo rientro e in quelle ore aveva ordinato a un suo sgherro di far sparire la bambina. La bambina … di nuovo i pensieri si aggrovigliarono nella sua testa. Avrebbe pianto, avrebbe avuto fame e freddo fuori nella notte.

Usci dalla casa, così come si trovava, senza mantello, scarmigliato, sconvolto; si aggirò per la boscaglia gridando, senza quasi vedere dove si dirigeva, finché, svegliati dalle grida, non accorsero due contadini della casupola vicina. Non diede loro tempo di far domande, il dottore, ma gli si avventò contro accusandoli, di un delitto orrendo, farfugliando di una bimba rapita.

I due lo guardavano con tanto d’occhi sgranati: “Ma chi dici dutturi? Quali picciridda?”. Chiese il più giovane dei due e, con le palme unite scuoteva le mani, come a ribadire l’assurdità delle accuse. Il più vecchio, con voce gentile gli si rivolse: “Si senti bonu dutturi? Un s’ava proccupare, magari fici un malu sonnu! Vinissi lu purtamu n’casa e s’arriposa.”

“ Nenti viristu, nenti sintistu? U baruni è patruni puru di l’occhi e di l’aricchi vostri! Dicitimillu, a picciridda cu si la purtau?”. Con queste parole il dottore si allontanò incespicando, dando grandi voci che l’eco rimandava vane e disperate.

Nella notte senza un lume che gli schiarisse le ombre, intabarrato, curvo,  Vittorio Puleo scivolava tra i vicoli di Canalazzo, diretto al portone della chiesa. A quell’ora il paese era deserto, solo l’abbaiare di un cane, continuo, insistente, lo seguiva. Gli sembrò, ad un tratto, che una figura fosse appostata all’angolo del portone, aderente al muro; si fermò, ma quella non fece mossa, restava fissa, seminascosta dalla colonna del portale, solo un luccicare d’occhi gli confermò l’impressione:

 “Il barone fa sorvegliare la cappella? Dunque non mi sbaglio – pensò –  non sono pazzo come mi si vuol far intendere.”. In quel momento la figura ondeggiò e scomparve oltre l’angolo della via, come non fosse mai esistita; corse all’angolo per vedere chi fosse lo sconosciuto, lo vide scomparire dietro l’angolo della sacrestia e allungo il passo per raggiungerlo, dette una voce: “Fermati, chi sei, è il barone che ti comanda?”. Ma l’ombra si dissolse come nebbia tra i vicoli del paese. Segui il rumore dei passi e arrivato sul retro del palazzo baronale non udì più nulla,  nessuno si aggirava nella strada. Aveva le traveggole?  Continuò ad aggirarsi per il paese, in ascolto d’un vagito, d’una luce ad una finestra, niente, niente, niente.

Si svegliò all’alba il paese, e i primi contadini uscirono per avviarsi ai campi, a tutti il dottore stralunato domandava della bambina scomparsa, diceva che era la figlia del barone e a tutti raccontava delle sue deformità, e li afferrava per le spalle supplicandoli di parlare, di dire quello che sapevano.

La furia, che sembrava essersi impadronita dell’uomo, scatenò, nella folla, che si era raccolta alle sue grida, un timore tale che tutti si rintanarono nelle loro case e, dalle finestre serrate, scostando gli scuri, guardavano quel pazzo che si dimenava, che urlava, che imprecava contro il barone e tutta la sua mala razza.

Infine si scagliò contro il portone della chiesa, tempestandolo di pugni e gridando che gli si aprisse, che si guardasse nella piccola tomba.

 “ Ma chi faciti dutturi?” supplicava don Liborio da dietro il portone: “ Chista è casa di Dio. Calmativi ora vi rapu u purtuni, ma stativi calmu! Volete vedere aperta a tomba da picciridda? Volete fare stu sacrilegio, ma siete pazzo?”.

“ Casa di Dio? Questa è casa del demonio e il barone è suo servo . Fatemi entrare e apriamo la tomba!”. Così inveiva il dottore, mentre il povero don Liborio cercava d rabbonirlo.

cosa deciderà di fare il barone?

  • chiederà consiglio al vescovo sul da farsi (0%)
    0
  • farà incarcerare il dottore per le sue accuse (40%)
    40
  • farà aprire la tomba (60%)
    60
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34 Commenti

  • Buongiorno Anna!

    In questi giorni sto riprendendo a leggere e a scrivere dopo il mese di dicembre, che è dedicato al lavoro. mi sono letto d’un fiato gli ultimi episodi della storia, che purtroppo non sono riuscito a seguire in tempo, diciamo così, “reale”.
    Me ne scuso, non ho potuto partecipare e mi dispiace, perché la triste storia del dottore Puleo è stata scritta davvero splendidamente. Una vicenda di onore, sopruso, violenza senza pietà, che poteva finire solo così, oppure con la morte per omicidio. Nessuno sconto nel diciottesimo secolo.
    Spero di leggere ancora di lei, presto
    Arrivederci!

    • Grazie per l’attenzione. Mi sorge spontanea una curiosità, poiché dici che il mese di dicembre lo dedichi al lavoro, non sarai mica Babbo Natale? Bando agli scherzi. Apprezzo davvero tanto il tuo interesse per il mio racconto. Forse tornerò ancora a scrivere su questo sito, e spero di ritrovarti.
      A presto Anna

    • 😂😂😂
      No, niente Babbo Natale! Lavoro in un ipermercato, quindi l’ultimo mese dell’anno (ed anche l’inizio del primo) è assai caotico e mi fa dimenticare tutti i passatempi extralavorativi.
      Mi auguro scriva ancora qua; iniziando lei una storia comunque mi arriverà la mail di notifica, e lo verrò a sapere.
      Quindi a presto, spero!

  • Che dire, prof! Il finale è tragicamente crudo, non potevo prendere dal dottor Puleo che proseguisse a vivere in serenità col peso di una lotta del genere sul cuore. Nessun santo né salvatore in questa storia, ma almeno i demoni che meritano di stare all’Inferno ci vanno.
    Complimenti davvero, non avrei potuto immaginare un finale migliore.

    Grazie davvero per avermi emozionata e tenuta col fiato sospeso fino allo scioglimento della vicenda.
    A presto!

    • Grazie a te per aver avuto la pazienza di seguire fino all’ultimo il mio racconto.
      Certo era evidente fin dall’incipit che non ci sarebbe stato un lieto fine. Comunque un atto di giustizia sebbene cruento, secondo il mio parere, doveva punire la crudeltà e la tracotanza di un uomo che alla fin fine era un vigliacco.

  • Salve, prof! L’atmosfera dolorosamente realistica degli eventi mi farebbe pensare ad una conclusione comunque tragica, ma alla fine anche nella realtà ognuno si becca il suo avere. Il barone ha veramente passato il segno, non può andargli bene per sempre. Ammetto di essermi commossa per il coraggio tardivo della badessa, maturato dopo anni di risentimento.

    Il dottore, esasperato, accuserà il barone di fronte a tutti, portando la povera creatura a testimonianza. Che poi si concluda con una giustizia pulita o con un linciaggio sta a te!
    Ancora tanti complimenti, sono qua col fiato sospeso.

  • Ciao Anna,
    Ho letto con molto interesse il tuo incipit e devo dire che, alla fine, mi è piaciuto.
    In generale è scritto molto, molto bene, è coinvolgente e invoglia il lettore a volerne sapere di più. Tu, però cominci la storia parlandoci della morte del dottore e poi passi a raccontare di qualcos’altro. Anche se la notte di cui racconti è la notte della morte di Puleo avresti potuto gestire meglio questa informazione da dare al lettore perché così passa quasi inosservata. Altra osservazione che ti faccio è per a frase in dialetto, bellissima ma troppo complessa. Richiede una conoscenza minima del siciliano e ha bisogno del tuo supporto per essere tradotta!
    Non vedo l’ora di leggere i prossimi episodi, a presto!

    • Ciao Trix,
      grazie per l’apprezzamento espresso al mio incipit. devo confidarti che la prima riga del racconto dice solo come finirà e ti dirò che la storia è ancora lunga. Per quanto riguarda le frasi in dialetto che forse ritroverai nel corso della storia, mi riprometto di tradurle o almeno di renderle più comprensibili.
      Apprezzo molto le tue parole e vedrò di far tesoro dei tuoi consigli. A risentirci.

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