IL DOTTORE PULEO

Dove eravamo rimasti?

cosa deciderà di fare il barone? farà aprire la tomba (60%)

la bimba sepolta

“ Casa di Dio? Questa è casa del demonio e il barone è servo del diavolo. Fatemi entrare e apriamo la tomba!”. Così inveiva il dottore, mentre il povero don Liborio cercava d rabbonirlo.

 Intanto il barone si era affacciato al balcone del palazzo, con le mani strette alla ringhiera circonvoluta, si contorceva di rabbia contenuta e per non mostrarla ai paesani, rideva amaro, rideva, di quel mentecatto che delirava e tenendosi la pancia gridava: “ Tinitilu ch’è foddi!” e così dicendo fece segno a due servi di afferrare il dottore e condurlo a segno di ragione. Il dottor Vittorio Puleo venne allontanato dal paese, con tutte le cortesie che i servi usavano per rabbonire le bestie.

Dopo questo clamoroso episodio, però, nel paese si mormorava a mezza bocca che forse il dottore non era pazzo. E che! Così improvvisamente iddu ch’era stato sempre calmo e pacifico aveva perso la ragione? Che veramente ci fosse un mistero che il barone voleva nascondere?

Tutte queste chiacchiere, si ingigantivano passando di bocca in bocca, dai contadini, ai servi di palazzo, giungevano alle orecchie dei nobili. Il barone non era ben visto e a molti piaceva alimentare dubbi e pettegolezzi su di lui. Si raccontavano a mezza voce della sua dissolutezza, dei suoi vizi e qualcuno dei suoi pari evitava di ammetterlo nei salotti.

Nel circolo dei nobili del luogo, il barone la metteva sul ridere se qualcuno gli domandava del fatto, poi alle insistenze si mostrava irritato e si infuriava se ancora infastidito da domande ragionevoli. Una sera, durante un ricevimento, il marchese Sasà Ripalta, tra i più autorevoli membri dell’aristocrazia locale disse: “ Tutti sti chiacchieri, caro barone, non fanno bene al vostro nome né al nostro rango, per mettere fine alle curiosità,  mostrate a tutti, popolo e nobili, il contenuto della piccola tomba. Così si mette la parola fine a quella storia spiacevole.”.

Con grande sorpresa di tutti, il barone si disse contento di quella soluzione, col patto che il dottore, che era causa di tutti i fastidi, fosse presente all’apertura del sepolcro, cosicché la smettesse di sproloquiare sul suo onore.

Pochi giorni dopo davanti al barone, in prima fila con tutta la famiglia, ai nobili e a tutti contadini, nella chiesa gremita, con don Liborio salmodiante si diede il colpo di scalpello che fece saltare la lapide che copriva il sepolcro. Di lato, quasi nascosto dalla colonna dell’altare c’era, irriconoscibile nella sua magrezza, Vittorio Puleo, quasi tenuto in piedi dai servi del barone guardava con occhi spiritati la piccola bara, che scoperchiata mostrò una bimbetta dal volto angelico, ancor bella nella sua ricca veste di broccato, con i ricci capelli scuri sul cuscino di candido raso.

Il barone volse gli occhi al dottore: “ Siete contento ora, dottore? Vi sembra deforme questa bambina?”. Il pover’uomo si inginocchiò e pianse; due bambine dunque erano nate quella notte, una con lui presente, l’altra subito dopo, morta. Quando si alzò asciugandosi gli occhi mormorò: “E l’altra barone, dove riposa adesso?”.

dove è finita la piccola Ioanna?

  • si trova nel monastero di cui il barone è benefattore (67%)
    67
  • è stata affidata a zingari di passaggio nel paese (0%)
    0
  • è stata uccisa la stessa notte in cui è scomparsa. (33%)
    33
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34 Commenti

  • Buongiorno Anna!

    In questi giorni sto riprendendo a leggere e a scrivere dopo il mese di dicembre, che è dedicato al lavoro. mi sono letto d’un fiato gli ultimi episodi della storia, che purtroppo non sono riuscito a seguire in tempo, diciamo così, “reale”.
    Me ne scuso, non ho potuto partecipare e mi dispiace, perché la triste storia del dottore Puleo è stata scritta davvero splendidamente. Una vicenda di onore, sopruso, violenza senza pietà, che poteva finire solo così, oppure con la morte per omicidio. Nessuno sconto nel diciottesimo secolo.
    Spero di leggere ancora di lei, presto
    Arrivederci!

    • Grazie per l’attenzione. Mi sorge spontanea una curiosità, poiché dici che il mese di dicembre lo dedichi al lavoro, non sarai mica Babbo Natale? Bando agli scherzi. Apprezzo davvero tanto il tuo interesse per il mio racconto. Forse tornerò ancora a scrivere su questo sito, e spero di ritrovarti.
      A presto Anna

    • 😂😂😂
      No, niente Babbo Natale! Lavoro in un ipermercato, quindi l’ultimo mese dell’anno (ed anche l’inizio del primo) è assai caotico e mi fa dimenticare tutti i passatempi extralavorativi.
      Mi auguro scriva ancora qua; iniziando lei una storia comunque mi arriverà la mail di notifica, e lo verrò a sapere.
      Quindi a presto, spero!

  • Che dire, prof! Il finale è tragicamente crudo, non potevo prendere dal dottor Puleo che proseguisse a vivere in serenità col peso di una lotta del genere sul cuore. Nessun santo né salvatore in questa storia, ma almeno i demoni che meritano di stare all’Inferno ci vanno.
    Complimenti davvero, non avrei potuto immaginare un finale migliore.

    Grazie davvero per avermi emozionata e tenuta col fiato sospeso fino allo scioglimento della vicenda.
    A presto!

    • Grazie a te per aver avuto la pazienza di seguire fino all’ultimo il mio racconto.
      Certo era evidente fin dall’incipit che non ci sarebbe stato un lieto fine. Comunque un atto di giustizia sebbene cruento, secondo il mio parere, doveva punire la crudeltà e la tracotanza di un uomo che alla fin fine era un vigliacco.

  • Salve, prof! L’atmosfera dolorosamente realistica degli eventi mi farebbe pensare ad una conclusione comunque tragica, ma alla fine anche nella realtà ognuno si becca il suo avere. Il barone ha veramente passato il segno, non può andargli bene per sempre. Ammetto di essermi commossa per il coraggio tardivo della badessa, maturato dopo anni di risentimento.

    Il dottore, esasperato, accuserà il barone di fronte a tutti, portando la povera creatura a testimonianza. Che poi si concluda con una giustizia pulita o con un linciaggio sta a te!
    Ancora tanti complimenti, sono qua col fiato sospeso.

  • Ciao Anna,
    Ho letto con molto interesse il tuo incipit e devo dire che, alla fine, mi è piaciuto.
    In generale è scritto molto, molto bene, è coinvolgente e invoglia il lettore a volerne sapere di più. Tu, però cominci la storia parlandoci della morte del dottore e poi passi a raccontare di qualcos’altro. Anche se la notte di cui racconti è la notte della morte di Puleo avresti potuto gestire meglio questa informazione da dare al lettore perché così passa quasi inosservata. Altra osservazione che ti faccio è per a frase in dialetto, bellissima ma troppo complessa. Richiede una conoscenza minima del siciliano e ha bisogno del tuo supporto per essere tradotta!
    Non vedo l’ora di leggere i prossimi episodi, a presto!

    • Ciao Trix,
      grazie per l’apprezzamento espresso al mio incipit. devo confidarti che la prima riga del racconto dice solo come finirà e ti dirò che la storia è ancora lunga. Per quanto riguarda le frasi in dialetto che forse ritroverai nel corso della storia, mi riprometto di tradurle o almeno di renderle più comprensibili.
      Apprezzo molto le tue parole e vedrò di far tesoro dei tuoi consigli. A risentirci.

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