IL DOTTORE PULEO

Dove eravamo rimasti?

dove è finita la piccola Ioanna? si trova nel monastero di cui il barone è benefattore (67%)

L’epidemia di colera a Canalazzo

Le contrade di Canalazzo non videro cadere una goccia di pioggia da marzo, dai terreni aridi spuntavano solo stoppie pungenti e dai pozzi asciutti un fetore d’acqua morta stagnante sui fondi melmosi appestava l’aria. Giunse agosto, torrido; i contadini spiavano il cielo a ponente ma non una nuvola si vedeva all’orizzonte; l’acqua da bere custodita come oro nei serbatoi era inquinata. Il colera giunse e dilagò nel paese.

All’apparire del contagio il barone e la famiglia abbandonarono il paese al suo destino e si rifugiarono in un baglio fortificato con pochi servitori e molte provviste. S’allontanarono nottetempo, dopo aver caricato sui carretti oltre alle provviste anche le suppellettili di un certo valore. La baronessa era carica di tutti i suoi gioielli, tanto da somigliare ad una miracolosa Madonna apparata con gli ex voto: “Megghiu diri chi sacciu e no chi sapia.”, aveva mormorato la povera nobildonna, temendo saccheggi. Gli ordini impartiti dal barone a bassa voce, secchi e rabbiosi, erano eseguiti, nel silenzio della notte, dai servi, controvoglia. I cavalli avevano gli zoccoli fasciati per non far rumore e dimenavano le code infastiditi dalla stranezza di quell’uscita inusuale. E quando il convoglio fu fuori dal portone del palazzo, Giovanni, il più vecchio dei servitori che ancora indossava la livrea si levò la parrucca bianca e la scagliò nella polvere: “ A navi affunna e i surci scappanu!”, poi tutti uscirono dal palazzo chiuso e a testa bassa, sprovveduti come cani randagi, si dispersero per le strade del paese verso le loro case.

Don Liborio, unico ad aver il privilegio di entrare nel convento di clausura delle monache, prostrato ai piedi della badessa, quasi strisciava baciando il crocefisso che pendeva dal cordone della veste di suor Maria della Catena, sorella del barone Cangialosi e perciò destinata al chiostro.

 “ Pi santa carità, nobile badessa, aprite il chiostro, accogliete i malati, il dottore ha detto che devono essere isolati.”, supplicava in ginocchio, baciando l’orlo della veste della suora che cercava con fastidio di scansar le mani del parroco che la incalzavano: “Che dite don Liborio, noi siamo suore di clausura non possiamo accoglier persone che non abbiano il privilegio concesso da mio fratello, il barone.”, protestava la badessa.

“Ci parlu io col barone. È omo di Chiesa, non dirà di no. Benefattore della sua gente è il nostro barone.”. Pur di liberarsene la nobildonna acconsentì, ma solo se suo fratello le concedeva il privilegio di accogliere i malati.

Così don Liborio a cavallo di un asinello che ad ogni passo tirava l’anima, si recò nel baglio che ospitava la famiglia. Giunse impolverato, assetato, scarmigliato e il barone vedendolo s’irritò: “Accussì vi prisintati  a mia? Mentri stiamo a tavola, n’aviti rispettu?”.

“Domando perdono eccellenza, ma il momento è veru tintu. A Canalazzo la gente muore, per strada, a casa, granni e picciriddi.”

“E io chi ci  pozzu fari? U Miraculu? Pregate san Calogero e chiamate il dottore.”

“U dutturi c’è, eccellenza, aiuta, cura, ma la malattia è cosa c’ammisca e u dutturi dici che i malati si devono isolare. Il chiostro del convento di vostra sorella, la badessa, fussi adatto per curare i malati, ma suor Maria Catena dici chi voi solo potete dare il permesso d’aprire le porte del convento a chi non ha il privilegio vostro.

“Veru è, non si può trasiri nel convento.”.

“Eccellenza, pi carità, date il permesso, così stu colera passa, è bono pure per voi. San Calogero ve  lo comanda e promette ricompensa. Accontentatelo, iddu è santo vendicativo.”.

La minaccia velata, ma non tanto, convinse il barone.

 Si aprirono per i malati le porte del convento; il chiostro divenne un lazzaretto; il dottore, aiutato dalle monache assisteva i malati e don Liborio dava l’estrema unzione a quelli che morivano. Pure Caluzzo, servo del barone e suo complice nella sparizione della piccola Ioanna, era tra i moribondi e farfugliava, stringendo le mani di don Liborio: “ No… iu non lo feci… a picciridda mi ridia… iddu vociava…  la lassai e scappai. A picciridda  iddu la prese. Iddu… u baruni.”

“ Quali picciridda? Chi dici Caluzzu?, chiese il dottore che lì vicino aveva sentito il servo delirare.

“ Nenti, nenti, stu puvirazzu strammia. Sta murennu.”, disse don Liborio facendo il segno della croce sulla fronte del moribondo.

Ma Vittorio Puleo a quelle parole era ripiombato nell’incubo già vissuto. Cosa ne era stato della bambina? Il barone aveva da solo compiuto il delitto sfidando l’inferno?

cosa rivelerà il servo prima di morire?

  • verrà messo a tacere prima che possa parlare? (0%)
    0
  • indicherà al dottore chi può svelare il mistero? (100%)
    100
  • morirà lasciando il dottore all'oscuro della sorte della bimba? (0%)
    0
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16 Commenti

  1. Ciao Anna,
    Ho letto con molto interesse il tuo incipit e devo dire che, alla fine, mi è piaciuto.
    In generale è scritto molto, molto bene, è coinvolgente e invoglia il lettore a volerne sapere di più. Tu, però cominci la storia parlandoci della morte del dottore e poi passi a raccontare di qualcos’altro. Anche se la notte di cui racconti è la notte della morte di Puleo avresti potuto gestire meglio questa informazione da dare al lettore perché così passa quasi inosservata. Altra osservazione che ti faccio è per a frase in dialetto, bellissima ma troppo complessa. Richiede una conoscenza minima del siciliano e ha bisogno del tuo supporto per essere tradotta!
    Non vedo l’ora di leggere i prossimi episodi, a presto!

    • Ciao Trix,
      grazie per l’apprezzamento espresso al mio incipit. devo confidarti che la prima riga del racconto dice solo come finirà e ti dirò che la storia è ancora lunga. Per quanto riguarda le frasi in dialetto che forse ritroverai nel corso della storia, mi riprometto di tradurle o almeno di renderle più comprensibili.
      Apprezzo molto le tue parole e vedrò di far tesoro dei tuoi consigli. A risentirci.

  2. Minollo ha detto:

    Buonasera Anna!
    Ho votato perché fratello e sorella si parlino. Vorrei sapere di più sul rapporto tra di loro, così da approfondirne gli aspetti dolorosi.
    Sta continuando bene!
    Alla prossima!

  3. LineaAlloStudio ha detto:

    Buongiorno prof, finalmente ho l’occasione per commentare quest’ottimo racconto. Mi lascia addosso la sensazione di una novella realista, anche se alcuni tratti e la caratterizzazione di personaggi mi danno l’impressione di avere in mano un romanzo di Victor Hugo.
    Vediamo cosa riserva il prossimo capitolo a seguito di una risposta inaspettata!

  4. Minollo ha detto:

    Buonasera Anna!
    Ho votato per l’indicazione di chi può aiutare il dottore. Complimenti, un altro bell’episodio, veloce, che sul finale tiene vivo l’interesse. “Strammia” è bellissimo!
    Alla prossima!

  5. Minollo ha detto:

    Buongiorno Anna!
    Ho letto d’un fiato i quattro episodi: davvero complimenti. Ben scritti, avvincenti, le descrizioni mi consentono di essere presente ai fatti! Inoltre si parla di Sicilia, terra che adoro. Ti chiedo di mantenere i pezzi in siciliano, magari spendendo qualche carattere per le spiegazioni. Seguo!!

  6. loredana auci ha detto:

    L’episodio tu intriga, aspetto con curiosità il continuo.

  7. loredana auci ha detto:

    Il racconto è molto interessante e ti fa entrare nella storia

  8. Trix ha detto:

    Farà incarcerare il dottore, non aprirebbe mai la tomba, sa che è vuota.
    Anna il capitolo è scritto bene, brava. Aspetto il prossimo!

  9. MARIAcristina ha detto:

    Complementi, brava la scrittrice!

  10. loredana auci ha detto:

    Il racconto è molto coinvolgente e ti lascia con il fiato sospeso. Complimenti!

  11. Bellissimo inizio di racconto, vorrei leggere anche la continuazione

  12. Trix ha detto:

    Direi proprio che la tomba è vuota.
    Dall’atteggiamento del barone, non mi sembra affatto una persona pronta a farsi carico di problemi che non vuole affrontare. Che abbiano o meno il suo stesso sangue

  13. Trix ha detto:

    Ciao Anna,
    Ho letto con molto interesse il tuo incipit e devo dire che, alla fine, mi è piaciuto.
    In generale è scritto molto, molto bene, è coinvolgente e invoglia il lettore a volerne sapere di più. Tu, però cominci la storia parlandoci della morte del dottore e poi passi a raccontare di qualcos’altro. Anche se la notte di cui racconti è la notte della morte di Puleo avresti potuto gestire meglio questa informazione da dare al lettore perché così passa quasi inosservata. Altra osservazione che ti faccio è per a frase in dialetto, bellissima ma troppo complessa. Richiede una conoscenza minima del siciliano e ha bisogno del tuo supporto per essere tradotta!
    Non vedo l’ora di leggere i prossimi episodi, a presto!

    • anna genna ha detto:

      Ciao Trix,
      grazie per l’apprezzamento espresso al mio incipit. devo confidarti che la prima riga del racconto dice solo come finirà e ti dirò che la storia è ancora lunga. Per quanto riguarda le frasi in dialetto che forse ritroverai nel corso della storia, mi riprometto di tradurle o almeno di renderle più comprensibili.
      Apprezzo molto le tue parole e vedrò di far tesoro dei tuoi consigli. A risentirci.

  14. Luca C. ha detto:

    Incipit carino, forse troppi intervalli che rallentano leggermente la lettura, ma la seguo, ha tutta la mia attenzione

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