IL DOTTORE PULEO

Dove eravamo rimasti?

cosa rivelerà il servo prima di morire? indicherà al dottore chi può svelare il mistero? (100%)

la ruota degli esposti

Caluzzo poteva svelare la verità su quanto accaduto in quella notte terribile?

Carezzandogli il viso, si avvicinò alle labbra dell’uomo per udire meglio le parole che quello andava biascicando: “ Iddu… iu lu vitti pigghiari a picciridda e nun sacciu dunni la purtau. A nicaredda chiancia e u baruni bistimmiava…”

Suor Maria della Catena, china sopra un malato per dargli conforto, nell’udire le parole del servo morente, s’alzo di scatto e si avvicinò ai due uomini, era pallida come il suo velo e le sue mani tremanti  si posarono sulle labbra di Caluzzo a sigillare la bocca che ancora faticosamente con un ultimo sforzo svelava il mistero. Negli occhi della monaca passarono lampi scuri, ed ella volse il capo a nascondere la paura: le immagini di quanto accaduto in una notte lontana le si srotolarono dinanzi e le fecero cedere le gambe, come un pupazzo che si sgonfia, si afflosciò su se stessa e rimase a terra avvolta dalle ampie pieghe della sua veste.

Quella notte la monaca guardiana, suor Celeste, bussò forte alla sua cella: “Madre badessa, diceva torcendosi le mani, alla ruota degli esposti qualcuno ha lasciato un bambino, ora, ora,  la sintivi sunare a campanella. Chi fazzu, viniti vui… chi fazzu?”. Suor Maria Catena s’alzò e in camicia com’era si affacciò alle sbarre della finestrella. Un uomo, intabarrato in un ampio mantello, si allontanava di corsa dirigendosi verso una carrozza che l’attendeva nell’oscurità. Poi la carrozza, passò sotto la finestrella del convento, allontanandosi verso il paese, velocemente ma non tanto da non permettere alla badessa di riconoscere lo stemma dei Cangialosi sulla portiera.

Nella ruota degli esposti, un neonato avvolto in una coperta si agitava e quando con le manine si liberò del panno che le nascondeva il volto, le due monache fecero un passo indietro: “ Santa Matri di Diu!” esclamarono facendosi il segno della croce. La bimba, sfregiata nella parte superiore del viso, piangeva e si agitava: “ Ha fame.” sentenziò suor Celeste non appena si fu ripresa dallo sbalordimento e presa in braccio la piccola la portò in cucina. Non passò così in fretta lo stupore della badessa: ciò che aveva visto dalla finestrella l’aveva sconvolta più ancora dell’aspetto della bambina. A bordo della carrozza non poteva esserci che suo fratello, ma non si capacitava conoscendone l’indole del perché avesse agito personalmente nell’abbandonare la neonata, il coraggio e l’azione non erano sue prerogative. Così ragionava tra sé, mentre osservava distrattamente suor Celeste che tenendo in braccio la bimba, la nutriva, facendole mille moine.

Nel convento c’era silenzio e l’ora del mattutino era ancora lontana, nessuno aveva sentito quello che era accaduto e la badessa chiese alla suora di mantenere il segreto e di sistemare la bimba nella cella più lontana, perché nessuno la sentisse e di occuparsene personalmente. La notte trascorse lunga e insonne per Suor Maria Catena non sapeva cosa fare, si recò nella cappella e lì pregò fino a quando non sentì la campanella che annunciava le preghiere del mattino. Pregò per sé, per la bimba, per il fratello, sebbene egli fosse stato l’artefice della sua infelicità. L’aveva costretta a prendere il velo e ad abbandonare il suo sogno d’aver famiglia e figli, ciò avrebbe significato l’esborso di una ricca dote. Alla fine decise che lo avrebbe affrontato per chiedergli conto del suo gesto.

La mattina seguente, dopo che don Liborio ebbe celebrato la messa, lo convocò nel parlatorio, il prete si presentò immediatamente, dopotutto la badessa era donna di potere e per di più sorella del barone. Lasciandolo in piedi dinanzi alla scrivania suor Maria Catena, gli consegnò una lettera sigillata da consegnare con urgenza a suo fratello; desiderava aver una risposta al suo ritorno.

Il povero don Liborio prese il plico con somma precauzione e un certo timore. Affrontare di nuovo il barone lo preoccupava e poi si domandava cosa mai la badessa avesse da comunicare con tanta urgenza al fratello. Magari erano brutte notizie e chissà che il barone non se la prendesse con lui e lo facesse cacciare a bastonate dai suoi gaglioffi. Col cuore gonfio d’ansia, non di meno don Liborio salì sul suo asinello e si diresse verso il baglio fortificato nel quale il nobiluomo s’era ritirato.

cosa accadrà nel convento di San Calogero?

  • risponderà alla lettera in modo inaspettato (50%)
    50
  • il barone andrà nel convento e parlerà alla sorella (50%)
    50
  • il barone ignorerà la lettera e non andrà nel convento (0%)
    0
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34 Commenti

  • Buongiorno Anna!

    In questi giorni sto riprendendo a leggere e a scrivere dopo il mese di dicembre, che è dedicato al lavoro. mi sono letto d’un fiato gli ultimi episodi della storia, che purtroppo non sono riuscito a seguire in tempo, diciamo così, “reale”.
    Me ne scuso, non ho potuto partecipare e mi dispiace, perché la triste storia del dottore Puleo è stata scritta davvero splendidamente. Una vicenda di onore, sopruso, violenza senza pietà, che poteva finire solo così, oppure con la morte per omicidio. Nessuno sconto nel diciottesimo secolo.
    Spero di leggere ancora di lei, presto
    Arrivederci!

    • Grazie per l’attenzione. Mi sorge spontanea una curiosità, poiché dici che il mese di dicembre lo dedichi al lavoro, non sarai mica Babbo Natale? Bando agli scherzi. Apprezzo davvero tanto il tuo interesse per il mio racconto. Forse tornerò ancora a scrivere su questo sito, e spero di ritrovarti.
      A presto Anna

    • 😂😂😂
      No, niente Babbo Natale! Lavoro in un ipermercato, quindi l’ultimo mese dell’anno (ed anche l’inizio del primo) è assai caotico e mi fa dimenticare tutti i passatempi extralavorativi.
      Mi auguro scriva ancora qua; iniziando lei una storia comunque mi arriverà la mail di notifica, e lo verrò a sapere.
      Quindi a presto, spero!

  • Che dire, prof! Il finale è tragicamente crudo, non potevo prendere dal dottor Puleo che proseguisse a vivere in serenità col peso di una lotta del genere sul cuore. Nessun santo né salvatore in questa storia, ma almeno i demoni che meritano di stare all’Inferno ci vanno.
    Complimenti davvero, non avrei potuto immaginare un finale migliore.

    Grazie davvero per avermi emozionata e tenuta col fiato sospeso fino allo scioglimento della vicenda.
    A presto!

    • Grazie a te per aver avuto la pazienza di seguire fino all’ultimo il mio racconto.
      Certo era evidente fin dall’incipit che non ci sarebbe stato un lieto fine. Comunque un atto di giustizia sebbene cruento, secondo il mio parere, doveva punire la crudeltà e la tracotanza di un uomo che alla fin fine era un vigliacco.

  • Salve, prof! L’atmosfera dolorosamente realistica degli eventi mi farebbe pensare ad una conclusione comunque tragica, ma alla fine anche nella realtà ognuno si becca il suo avere. Il barone ha veramente passato il segno, non può andargli bene per sempre. Ammetto di essermi commossa per il coraggio tardivo della badessa, maturato dopo anni di risentimento.

    Il dottore, esasperato, accuserà il barone di fronte a tutti, portando la povera creatura a testimonianza. Che poi si concluda con una giustizia pulita o con un linciaggio sta a te!
    Ancora tanti complimenti, sono qua col fiato sospeso.

  • Ciao Anna,
    Ho letto con molto interesse il tuo incipit e devo dire che, alla fine, mi è piaciuto.
    In generale è scritto molto, molto bene, è coinvolgente e invoglia il lettore a volerne sapere di più. Tu, però cominci la storia parlandoci della morte del dottore e poi passi a raccontare di qualcos’altro. Anche se la notte di cui racconti è la notte della morte di Puleo avresti potuto gestire meglio questa informazione da dare al lettore perché così passa quasi inosservata. Altra osservazione che ti faccio è per a frase in dialetto, bellissima ma troppo complessa. Richiede una conoscenza minima del siciliano e ha bisogno del tuo supporto per essere tradotta!
    Non vedo l’ora di leggere i prossimi episodi, a presto!

    • Ciao Trix,
      grazie per l’apprezzamento espresso al mio incipit. devo confidarti che la prima riga del racconto dice solo come finirà e ti dirò che la storia è ancora lunga. Per quanto riguarda le frasi in dialetto che forse ritroverai nel corso della storia, mi riprometto di tradurle o almeno di renderle più comprensibili.
      Apprezzo molto le tue parole e vedrò di far tesoro dei tuoi consigli. A risentirci.

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