Il futuro è delle donne

Capitolo 1. Ricchezza, potere, sesso e felicità.

«Nonno, voglio diventare ricco.» Una voce giovanile inebriata dall’alcol rompe il silenzio nello sbadiglio dell’alba mentre ormeggio la barca in un addormentato porticciolo di pescatori.

Il giovane, camminando lungo case bianche e verdi sull‘altro lato della banchina, si sbraccia per farsi notare da un vecchio che mi sta passando accanto mentre insacco le vele ancora umide per la maestosa notte stellata trascorsa navigando con poco vento.

«Buongiorno.» gli risponde scuotendo la testa canuta in un gesto di saggia disapprovazione. Cammina indolenzito con le spalle sovraccariche di attrezzi da pesca e nella mano un secchio così pesante da farlo inclinare da quella parte.

Avvicino il vecchio con l’intento di offrirgli il mio aiuto ma lui mi lancia una rapida occhiata spirante un’aria di consapevole dignità.

Sono colpito da quegli occhi che mi fissano con una vivacità particolare, che mi ricorda quella di mio padre. Il volto è austero tatuato dalle intemperie e solcato da rughe profonde scavate da anni di fatiche sotto il sole. Vene varicose risaltano sulle braccia robuste dai muscoli vigorosi ancora capaci di affrontare il mare furioso.

«Questo è il porticciolo dei pescatori,» pronuncia con un’espressione severa di cautela verso gli sconosciuti e continua con voce rauca ma autoritaria «voi con le barche a vela dovete ormeggiare nella marina.»

Le sue parole mi raggelano mentre osservo i suoi occhi contornati da minutissime rughe causate dal guardare controvento che illuminano lo sguardo dei pescatori carico di saggezza.

Sapendo che un atteggiamento espansivo sia fonte di amabilità reciproca dico ansimante «Scusate, ma resto solo un paio di giorni per riposarmi dalla traversata.»

Lui riprende silenzioso il cammino lasciando crescere la tensione.

Mi faccio forza e lo affianco dicendo con voce socievole e cortese «Buongiorno, mi chiamo Alex, lasciate che vi aiuti a portare il secchio.»

Ora, da vicino, osservo la peluria bianca sul mento e gli occhi azzurri di una sfumatura più chiara dei lapislazzuli, più tenue, come il cielo in un giorno soleggiato e privo di nuvole. Occhi martoriati dai riflessi di mare velati di dignitosa rassegnazione per una vita semplice, ma soprattutto umile e onesta.

Lui mi si pone di fronte esaminando con fare impassibile il mio corpo alto, dalle spalle robuste, i miei spettinati capelli castano scuro mesciati dal sole e le lenti trasparenti che mi coprono gli occhi indolenziti dal sonno.

Pur intravedendo il mio disagio continua impassibile a scrutarmi negli occhi, non con la superficialità del fotografo ma quella meticolosa del radiologo.

Perché la diffidenza fra gli umani è tanto profonda? Penso infastidito. Si è diffidenti per timore di essere derubati o danneggiati, ma a dire buongiorno non si corre nessun pericolo, eppure si vive come nella giungla perseguitati da improbabili pericoli che ci rendono ansiosi.

Anch’io un tempo non salutavo neppure i vicini di casa ed ho continuato questa cattiva abitudine anche quando, ormeggiando nei primi porti all’inizio di questa avventura, mi sentivo straniero in un paese ostile.

Oggi, ogni nuovo porto diventa casa mia e saluto tutti con un buongiorno ed un discreto sorriso. Molti mi guardano sorpresi, alcuni ricambiano il sorriso e mi sento contento di averlo strappato ad uno sconosciuto. Così ho iniziato a sperare che un giorno tutti apriranno la porta della diffidenza salutando chiunque si incontra con un sorridente fraterno buongiorno come appartenenti alla grande famiglia degli umani e non come bachi da seta avviluppati nel proprio bozzolo. In fondo, tutta la nostra esistenza, il nostro benessere e persino la notorietà sussistono unicamente tramite l’impegno congiunto di altre persone ed il sorriso favorisce reazioni positive nell’attrarre nuove conoscenze. Ogni sorriso influenza positivamente il cervello, rafforza il sistema immunitario. Più si sorride più longeva sarà la vita e senza malattie. Un sorriso è un vero toccasana, è il linguaggio universale che tutti conoscono, è il primo piccolo passo verso la felicità e come dice il proverbio cinese un lungo cammino inizia dal primo passo.

Il vecchio pescatore vistomi pensoso, quasi assorto e sorridente, con un quasi impercettibile movimento accompagnato da un appena accenno di sorriso, mi segnala il consenso.

Sto per prendere il secchio quando mi allunga la mano dicendo gentilmente con voce roca «Grazie, ma fai attenzione a non pungerti con gli ami. Mi chiamo Bill, piacere di conoscerti.»

Stringo quella mano callosa e forte con immensa gioia. Sollevo il secchio e mi accorgo di quanto sia pesante malgrado la mia età compresa fra il voler conquistare il mondo e la delusione di non esserci riuscito.

Camminando, osservo il suo passo strascicato diventare più leggero senza il secchio e così decido di rompere il silenzio chiedendogli «Chi era quel bel giovanotto che vuole diventare ricco?»

Socchiudendo appena gli occhi con un’espressione seria risponde «Mio nipote. Tornava dalla discoteca dove ha festeggiato …..

Credi anche tu che un buongiorno con un discreto sorriso a chiunque si incontra è il primo piccolo passo verso la felicità?

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2 Commenti

  1. Bello! Mi ha spinto a leggere questo incipit la trama che hai scritto; e poi devi sapere che Imagine è la mia canzone preferita! Solo che non capisco perché la prima parte del racconto è scritta in grassetto, mentre l’ultimo pezzo no… sono un po’ perplessa… Comunque sono felice di averti letto! Se vuoi, passa a leggermi anche tu! Vorrei sapere che cosa ne pensi della mia storia… ciao!

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