Il futuro è delle donne

Dove eravamo rimasti?

Cosa succede in quel giorno decisivo della sua vita niente (100%)

Ci sono sempre due scelte nella vita: accettare le condizioni in cui viviamo o assumersi la responsabilità di cambiarle. (Denis Waitley)

Bill, si rende conto dal mio sorriso velato che sto rievocando piacevoli ricordi e consapevole di quanto riempiono la solitudine dei pescatori mi lascia a pensieri venuti a cercarmi da un tempo lontano.

Un incantesimo mi riporta sulle ali della memoria a quel giorno che a seguito di una fitta lancinante alla bocca dello stomaco, dovuta ad una distruttiva sensazione di colpa per la mia vita immorale e riprovevole, sono andato a riflettere al margine di un ruscello amico. Quel rivolo d’acqua attraversava un boschetto, l’ultimo frammento della Natura scampato alla strage della rivoluzione industriale. Quel boschetto era mio alleato durante l’adolescenza, quel tempo poetico, meraviglioso, innocente e radioso sfiorato dai primi amoretti fugaci ed innocenti baci. Lì, ho fumato le prime sigarette fatte con la barba della pannocchia del granoturco. Nei pomeriggi liberi dalla scuola e bidonando gli amici ci arrivavo in bicicletta con il mio primo grande amore, quello che non si sposa ma che non si scorda mai. Sdraiati, con la mano nella mano, guardavamo innocenti le bianche e compatte nuvole volare tra le cime degli alberi portandosi con sé i nostri sogni. Mi ricordo di quando mi chiese perché il cielo è azzurro. Erano momenti felici, ma di essere stati felici ce ne rendiamo conto solo dopo tanto tempo.

Percepisco gli stessi suoni di quel lontano passato incanalati nel presente. Sono più sfumati di come risuonavano allora quando scesi lungo la stupenda galleria naturale di alberi che filtravano chiazze di sole risaltare l’allegro luccichio del verde che copriva l’erba mossa dalla brezza. Le foglie, cadendo, frusciavano piano per non disturbare le farfalle svolazzare silenziose e i passeri cinguettare sulle cime degli alberi. La temperatura era piacevole e fu uno di quei rari momenti sereni, inondandoti di calma, che l’avara vita mi concedeva.

Ascoltando quei suoni rilassanti della Natura ho ritrovato la pace e mi stesi sull’invitante erba. Nel cielo doveva soffiare un forte vento perché le nubi si muovevano velocemente mutando di forma. Inspiravo profondamente i grati soffi di aria fresca lasciando che l’ossigeno, il dono vitale fornitoci dalle piante, salisse al cervello. Poi, svuotavo completamente i polmoni restituendo alle stesse piante quell’anidride carbonica per loro vitale. Dopo alcune lente e lunghe respirazioni ho sentito i primi brividi scrollarmi la coscienza e la voce della Natura bisbigliare che c’era un’altra vita ad attendermi, una vita riflessiva e pacifica lontano dalla perfida rete del capitalismo.

Raccolsi un legnetto e lo gettai nell’acqua gorgogliante scorrere rapida sulla ghiaia bianca e grigiastra del ruscello. Lo seguì alla deriva fino a quando scomparve gettandosi più in basso in un’ansa. Ho chiuso gli occhi per poterlo seguire percorrendo con lui le varie pianure, cascate, l’ingresso e l’uscita dai laghi e senza mai arrendersi arrivare al mare sconfinato. Mi sembrò di sentire il profumo del mare e proprio quel profumo immaginario di salsedine diede inizio al risveglio verso un inedito senso della vita. Si, in quel luogo si illuminò, non nel regno del pensiero ma nella profondità della coscienza, la cognizione della Natura come mio nuovo Dio che mi avrebbe accompagnato verso un domani migliore. Fu in quel momento che mi sono intimato di risorgere dal quella vertiginosa quotidiana morte e come quel secco legnetto avviarmi lentamente alla deriva nel fiume di una nuova vita. Guardavo nell’avvenire per trovare cosa avrei potuto fare. Piansi, ma piuttosto su me stesso. Quando mi levai ho sentito per la prima volta un’emozione nuova, non descrivibile a parole, pensai fosse la felicità che mi stava aspettando e sorridevo senza saperlo, come ora.

 Bill, pur intenzionato a lasciarmi rivivere i momenti gioiosi del passato, richiama la mia attenzione toccandomi lievemente la spalla e, dopo alcuni leggeri colpi di tosse discolpanti, mi sussurra con voce rispettosa «Scusami Alex, stiamo arrivando.»

Quell’amichevole tocco mi aiuta a scendere rapidamente dalle nuvole di quelle euforiche memorie e rimpiango quei gioiosi giorni lontani scoprendo quanta vita c’è nascosta in noi senza che ce ne accorgiamo.

Gli rispondo con l’aria stralunata di grato attaccamento a quel legnetto che ha rinnovato il mio destino «Scusami tu, ho rivissuto alcuni importanti momenti del lontano passato e rivisto il luogo dove sono seminati i miei ricordi.»

«Cerca il sughero luccicante, poi io fermo il motore.» accenna con un timido sorriso di comprensione.

Apprezzando il silenzio che mi ha concesso, sensibilità dei pescatori solitari, non impiego molto tempo ad individuare la luce scintillare sull’acqua del grosso sughero e gli indico la direzione. Iniziamo a salpare amo dopo amo rimettendoli ordinatamente al loro posto nel cesto rotondo.

Mi diverto a vedere il nonno sorridere quando intravede nell’acqua cristallina un pesce andare a sinistra e a destra nel tentativo di svincolarsi dall’amo ed ogni volta sentirmi dire…

Continua nella 2

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2 Commenti

  • Bello! Mi ha spinto a leggere questo incipit la trama che hai scritto; e poi devi sapere che Imagine è la mia canzone preferita! Solo che non capisco perché la prima parte del racconto è scritta in grassetto, mentre l’ultimo pezzo no… sono un po’ perplessa… Comunque sono felice di averti letto! Se vuoi, passa a leggermi anche tu! Vorrei sapere che cosa ne pensi della mia storia… ciao!

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