Il futuro è delle donne

Dove eravamo rimasti?

Credi anche tu che un buongiorno con un discreto sorriso a chiunque si incontra è il primo piccolo passo verso la felicità? si (100%)

Se vuoi essere felice per un’ora, ubriacati. Se vuoi essere felice per tre giorni, sposati. Se vuoi essere felice per un mese, uccidi il tuo maiale e mangialo. Se vuoi essere felice per sempre, impara a pescare. (Proverbio cinese)

«Mio nipote. Tornava dalla discoteca dove ha festeggiato i diciotto anni. Quando avevo la sua età non ci era permesso tornare all’alba.»

«Ma, allora, non c’erano neppure le discoteche.» gli faccio notare con tono pacato e scherzoso come per difendere la gioventù odierna. Immaginando a quanto quel comportamento fosse lontano dalle sue regole aggiungo «I tempi sono già cambiati dalla sua alla mia generazione, ma quella di suo nipote è preoccupante.»

In silenzio attraversiamo un vialetto che, fiancheggiato da una parete rocciosa coperta di minuscoli pini marittimi, conduce ad un canale dove a bordo di piccoli pescherecci colorati vi sono pescatori indaffarati.

Ci fermiamo davanti ad una barca tanto vecchia che mi ricorda quella de Il vecchio e il mare, ma anche il nonno sembra la sua copia.

Lo aiuto a caricare le attrezzature sulla barca mentre una fresca brezza ravviva l’atmosfera e mi sprona a chiedergli coraggiosamente con voce sincera e rassicurante per garantire la mia onestà e moralità «Vedo che uscite a pescare. Posso venire con voi?»

Bill salta sulla barca con una incredibile agilità per la sua vetusta età, apre il tambuccio e scende sottocoperta.

Resto in ansiosa attesa fino a quando il piccolo motore diesel scoppietta nel silenzio del porticciolo e sento la sua voce autorevole «Comincia ad aiutarmi a preparare il bolentino, poi vedremo se potrai uscire in mare.»

Esultante, prendo il secchio, salgo con attenzione sul peschereccio e mi siedo in attesa di istruzioni come uno scolaretto al primo giorno di scuola.

Sto osservando, meravigliato, la vivacità giovanile delle sue vigorose mani maneggiare filo, ami ed esche con una secolare precisione tramandata da generazioni, quando mi ordina «Tu stacca l’amo dal cesto, io ci metto l’esca e tu rimetti l’amo dov’era.»

Alzo lo sguardo verso di lui in segno di approvazione e mi impressiono di quanto i solchi della fronte siano screpolati dal vento e bruciati dal sole.

Restiamo a lungo silenziosi concentrati sul bolentino e di tanto in tanto osservo i suoi capelli, mai tagliati da mani esperte, che gli cadono disordinati sulla fronte. Improvvisamente dice con un leggero tono inquieto e preoccupato «Dai, chiudi la tua barca che partiamo.»

Lieto per la decisione inaspettata torno di corsa sulla mia barca ricoperta ancora da gocce di rugiada cadute dagli occhi dell’alba. Raccolgo velocemente un maglione ed un asciugamano, metto nel sacco di tela greggia che uso per andare a far la spesa alcune scatolette di carne, fagioli, due bottiglia di vino, dei pacchetti di pane secco e ritorno a bordo del peschereccio dicendo «Ho preso del vino, delle scatolette e del pane secco nel caso ci venga fame.»

«In mare è più importante l’acqua del vino.» mi risponde con voce severa senza però perdere la freschezza di un canuto animo nella ingenua semplicità dei pescatori.

Uscendo dal porticciolo l’aurora varia pigramente i colori dal lilla-lavanda al pesca-arancione e Bill saluta con un cenno di mano gli amici dall’aria incuriosita per la straordinaria presenza di uno sconosciuto a bordo.

Superata una chiesetta bianca, con un minuscolo campanile illuminato dai primi raggi di sole brillare sopra il suo appuntito tetto, lasciamo il faro di color verde che indica l’ingresso del porto ai naviganti.

Il nonno mi informa incoraggiandomi «Prima buttiamo il bolentino, raccogliamo la rete che ho messo ieri sera, controlliamo la nassa ed al ritorno raccogliamo il bolentino. Saremo in porto prima che il sole arrivi in mezzo al cielo.» indicando il mezzogiorno ricoperto da trasparenti nuvolette.

Il raggiante mattino bacia il mare ancora addormentato e la tiepida brezza avvolge leggermente con la sua nitidezza la mia immensa gioia.

«Adesso che siamo usciti dal porto tieni tu il timone, punta quel promontorio con sopra la torre, io vado a controllare la sentina.»

Sentendomi responsabile per la sua barca e le nostre vite stappo una bottiglia di vino e per farmi coraggio ne bevo un sorso accompagnato con un pezzo di pane secco.

Bill riappare, osserva con attenzione il promontorio e dalla sua espressione stupita capisco che ha voluto verificare la mia capacità di timoniere.

Con un movimento soddisfatto del viso mi chiede «Perché sei venuto nel porticciolo dei pescatori e non nella marina?»

«Per due motivi. Il primo, per non pagare l’ormeggio. Il secondo per fare amicizia con i pescatori, che ho sempre trovato gentili ed ospitali, nella speranza di uscire con loro a pescare.»

«Come sei riuscito a fare con me?»

«Si.»

«Per avere qualche pesce da mangiare?» mi chiede aggrottando il viso mentre indaga sulla mia reazione con lo sguardo decisamente penetrante.

«Anche, ma soprattutto per capire perché i poveri pescatori sono felici ed i ricchi cittadini invece no.»

Credi anche tu, cara lettrice, che i poveri pescatori sono felici ed i ricchi cittadini invece no?

Credi anche tu che i poveri pescatori sono felici ed i ricchi cittadini invece no?

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2 Commenti

  • Bello! Mi ha spinto a leggere questo incipit la trama che hai scritto; e poi devi sapere che Imagine è la mia canzone preferita! Solo che non capisco perché la prima parte del racconto è scritta in grassetto, mentre l’ultimo pezzo no… sono un po’ perplessa… Comunque sono felice di averti letto! Se vuoi, passa a leggermi anche tu! Vorrei sapere che cosa ne pensi della mia storia… ciao!

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