Il tempo del raccolto

Dove eravamo rimasti?

Sarà davvero così? Seguiamo l'uomo nel suo vagabondaggio (50%)

Lungo la via

Il cammino che conduce alla spiaggia serpeggia tra rocce e rovi piegati dal vento. Simile a un nastro di pietra si srotola dall’alto della rupe, vertiginoso e lastricato sentiero che ho percorso tante, troppe volte. Arrivo all’imboccatura della spiaggia con il fiato corto, una mano appoggiata all’enorme roccia granitica che riposa qui da sempre. Il sole delle nove scalda anche questo gigante, fino a proiettare un’ombra sbilenca che per un attimo assorbe il cane, prima di lasciarlo andare. Inspiro e i polmoni borbottano in fondo al petto, mentre lo sguardo si posa sulla moltitudine silenziosa che mi attende, sparsa ovunque. Ho smesso di contarli da tempo, mi limito a osservare e dedico a ognuno di questi morti il tempo che meritano. Anche il cane si è abituato a questo spettacolo, li annusa nervoso e ogni tanto ne sposta qualcuno con la testa, come a ricomporre un suo grottesco quadro mentale. Poi si blocca di colpo, avvicina il muso a quei resti scomposti e inizia a ringhiare senza tregua. 

È il segno che ha trovato “la voce”.

Viviamo così anche questa giornata. Lui che annusa la morte che torna a galla e io ad aspettare appoggiato alla vanga, accerchiati da una distesa di sagome scure tra terra e mare. Mi avvicino alla “voce”, o a quanto resta ancora di lui, o di lei. L’olfatto si è inabissato, zuppo ormai del tanfo di alghe e salsedine. Mi colpisce quell’occhio immobile, puntato per sempre a riflettere il bianco sbiadito di una nuvola, prima che la mia faccia si avvicini a rubare la scena al cielo. 

Il mio viso scarno riempie quel cerchio imperfetto, e cala lento e inesorabile verso il ricordo di una faccia che non è più.”Potrei baciarti se avessi ancora una bocca”, dico tra me e me, osservando quel grumo verdastro trafitto da schegge d’osso. Devio all’ultimo la traiettoria e gli faccio dono dell’orecchio destro; quello buono ad ascoltare le storie. Resto così, immobile, piegato ad osservare di sbieco il cane con fare interrogativo, mentre qualcosa di umido preme contro il lobo dell’orecchio. Il cane non ha smesso di ringhiare, la testa calata quasi a sfiorare la sabbia e un sorriso dei suoi incastonato tra denti e bava.

“Ecco, sta arrivando”

Qualcosa si fa strada lungo quella carcassa immonda, la cassa toracica che si solleva da terra, inarcandosi come a scalare dall’interno quel corpo marcio, per sbocciare poi tra denti spezzati e una lingua salmastra. È un fiume di parole, lettere ignote che non conosco e mai saprò, ma che sono chiamato ad ascoltare. Non c’è tremito, paura o gioia in quelle frasi sputate a forza. Solo urgenza e la consapevolezza di una fine imminente, di un tempo in cui quella stessa voce sarà a messa a tacere, donata al silenzio in cambio di nulla. “Hai tempo fino al tramonto” gli sussurro io, ma “la voce” non si cura di me, neppure quando in lontananza qualcuno o qualcosa sembra rispondere. Spalanco gli occhi e mi sollevo, mentre per la prima volta da quando son qui vedo il cane correre, distante da quel luogo. Un coro di voci dal basso cresce e si moltiplica, scuote come un battito quei resti abbandonati ed esplode come un fiume in piena, fino a zittire il mare.

L’onda mi travolge.

Cosa accadrà ora al nostro protagonista?

  • Cerca in tutti i modi di mettersi in salvo da quelle voci (50%)
    50
  • Si sveglia in una misteriosa grotta sull'isola (17%)
    17
  • Impazzisce definitivamente travolto dalle voci dei morti in mare (33%)
    33
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10 Commenti

  1. Mi è piaciuta la descrizione di ciò che il protagonista vive, che, attraverso le parole, è in grado di far visualizzare al lettore luoghi e oggetti. Ho apprezzato l’alternanza tra racconto in terza persona e i pensieri espressi in prima persona dal personaggio. In alcuni punti si potrebbe raccontare ciò che accade in modo diretto.

  2. L’inizio mi piace, è aperto a diverse possibilità, ed è comunque permeato del fascino dell’uomo che, s’intuisce, vive da solo confinato in un posto da dove non se nè può andare e il motivo si apprenderà più in là nel racconto. Ho anche imparato una parola nuova, ossia sbrecciare, visto che io conoscevo solo la versione senza “i”.

  3. Bellissimo! Certo, un po’ corto lo è, questo incipit… Te lo faccio notare perché anche io, nella mia storia, scrivevo molto poco e poi, grazie ai numerosi commenti e ai consigli che mi hanno dato gli altri utenti su The Incipit, ho capito che provare a usare almeno 3000 caratteri su 5000 è una buona cosa. Perché ti aiuta a sviluppare di più la tua storia e a rapire il lettore, capisci? Ciao!

  4. Oddio ti giuro sono stato troppo indeciso tra il punto di vista del cane e il proseguo del vagabondaggio dell’uomo.
    Wow, da tempo non venivo rapito così tanto da una storia. Le atmosfere che descrivi hanno portato anche me su quell’isola, dalla quale però mi hai riportato troppo presto alla realtà, con mio grande dispiacere; e questa è l’unica – mi permetto di dire grande – pecca: la durata troppo corta del capitolo.

  5. Questa storia è scritta bene, con parole che trasmettono immagini chiare e nitide direttamente in testa. La conclusione finale è una vera chicca e mi fa venire voglia di sapere come la pensa il fedele (e finora l’unico, pare) amico sull’isola. Attendo di leggere con piacere ulteriori sviluppi!

  6. Gambisilvia11 ha detto:

    Diventa sempre più intrigante…Riesco a immedesimarmi nel protagonista e faccio il tipo per lui!

  7. Michi ha detto:

    Mi è piaciuta la descrizione di ciò che il protagonista vive, che, attraverso le parole, è in grado di far visualizzare al lettore luoghi e oggetti. Ho apprezzato l’alternanza tra racconto in terza persona e i pensieri espressi in prima persona dal personaggio. In alcuni punti si potrebbe raccontare ciò che accade in modo diretto.

  8. Minollo ha detto:

    Ciao Paolo!
    Racconto strano, molto affascinante. La prima cosa che mi viene in mente è un’agonia, un’allegoria di un passaggio, forse a miglior vita.
    Sono curioso di vedere come andrà
    Ciao!

  9. L’inizio mi piace, è aperto a diverse possibilità, ed è comunque permeato del fascino dell’uomo che, s’intuisce, vive da solo confinato in un posto da dove non se nè può andare e il motivo si apprenderà più in là nel racconto. Ho anche imparato una parola nuova, ossia sbrecciare, visto che io conoscevo solo la versione senza “i”.

  10. c-7 ha detto:

    Bellissimo! Certo, un po’ corto lo è, questo incipit… Te lo faccio notare perché anche io, nella mia storia, scrivevo molto poco e poi, grazie ai numerosi commenti e ai consigli che mi hanno dato gli altri utenti su The Incipit, ho capito che provare a usare almeno 3000 caratteri su 5000 è una buona cosa. Perché ti aiuta a sviluppare di più la tua storia e a rapire il lettore, capisci? Ciao!

  11. Luca C. ha detto:

    Oddio ti giuro sono stato troppo indeciso tra il punto di vista del cane e il proseguo del vagabondaggio dell’uomo.
    Wow, da tempo non venivo rapito così tanto da una storia. Le atmosfere che descrivi hanno portato anche me su quell’isola, dalla quale però mi hai riportato troppo presto alla realtà, con mio grande dispiacere; e questa è l’unica – mi permetto di dire grande – pecca: la durata troppo corta del capitolo.

  12. Gambisilvia11 ha detto:

    Questa storia è scritta bene, con parole che trasmettono immagini chiare e nitide direttamente in testa. La conclusione finale è una vera chicca e mi fa venire voglia di sapere come la pensa il fedele (e finora l’unico, pare) amico sull’isola. Attendo di leggere con piacere ulteriori sviluppi!

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