Il tempo del raccolto

Dove eravamo rimasti?

Cosa accadrà ora al nostro protagonista? Cerca in tutti i modi di mettersi in salvo da quelle voci (50%)

Del silenzio

Mi sanguinano le orecchie. A nulla sono serviti gli stracci stretti intorno la testa. Quel mare di voci si fa strada senza tregua. Alcune strisciando come i corpi dilaniati che abitano, altre con grida allucinanti verso il cielo, prima di sfracellarsi dentro le volute dell’orecchio ed esplodere in una babele di parole. La torma si muove come guidata da una mano invisibile e ondeggia, sospinta a intervalli regolari verso di me. Io sono la spiaggia e l’approdo, il testimone e il confessore. 

Cerco di tenerli a distanza il più possibile, scalciandoli via mentre stringo forte le mani intorno alle orecchie, le unghie quasi conficcate nel cranio. Poi un conato dal fondo dello stomaco mi scuote. Un grumo scuro ritorna alla terra, un altra parte di me che questo posto mi ha strappato via, fin dentro le viscere. 

Abbandono su questa isola parti di me e in cambio di cosa!?! Sputo via tutta la mia rabbia, mentre gli altri si stringono in un abbraccio fino a fondersi, mutando in unico ammasso di corpi sovrapposti. Un’ombra lunga si distende sulla sabbia mentre le voci si sommano e si allineano, modulando e partorendo un grido inumano che mi sbalza via.

Atterro con la faccia dentro la sabbia e quando mi volto, scorgo un brillare intermittenti d’ali che abbandona l’isola. Gli animali si rintano nelle profondità, mentre gli uccelli preferiscono virare altrove, lontano da questa eco di morte.

Non c’è pieta in questa voce, nessuna salvezza se non sprofondare nella follia. Così faccio l’unica cosa possibile e dono a questa terra infame un altro pezzo di me.

Mi è bastata solo una scheggia d’osso e il mondo là fuori si è zittito. Si è spezzato anche un altro legame con questa terra, su cui ora cammino con passi che non potrò più sentire. Mi lascio alle spalle quella massa ondulante di morti che si avvicina, mentre mi trascino verso casa. Ho bisogno di stendermi, di ritrovare una posizione da cui guardare questo scenario allucinato. 

La chiglia di una barca a remi poggia nella sua interezza davanti l’imbocco della porta, bloccando il passaggio. Ha il colore di un tizzone smorto, con il legno nero attraversato da righe e segni sanguigni. Faccio per spostarla con entrambe le mani ma il freddo che emana mi brucia i palmi delle dita. Mi scosto gridando un dolore muto. L’entrata alla casa è sbarrata e lo spazio della finestra troppo piccolo per poter passare.

Non c’è rifugio. Mi appoggio sfinito alla parete, toccata per un attimo da uno spicchio di sole che scompare dietro i picchi di granito in lontananza. Ed ecco, tra quelle punte e gobbe di pietra, noto qualcosa muoversi. Una figura umana che procede a passo lento, come appoggiandosi a un bastone. Si, non può essere uno dei morti riportati dal mare, di certo un cadavere mai potrebbe fare ciò che i miei occhi stanno vedendo ora…

Cosa starà facendo la figura che il nostro protagonista intravede su un picco distante?

  • Si ferma e grida un nome che solo il nostro protagonista riesce a sentire (20%)
    20
  • Si ferma di colpo una volta raggiunta la cima per poi gettarsi in basso (20%)
    20
  • Si ferma di colpo e solleva una mano in segno di saluto (60%)
    60
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

14 Commenti

  • Mi è piaciuta la descrizione di ciò che il protagonista vive, che, attraverso le parole, è in grado di far visualizzare al lettore luoghi e oggetti. Ho apprezzato l’alternanza tra racconto in terza persona e i pensieri espressi in prima persona dal personaggio. In alcuni punti si potrebbe raccontare ciò che accade in modo diretto.

  • L’inizio mi piace, è aperto a diverse possibilità, ed è comunque permeato del fascino dell’uomo che, s’intuisce, vive da solo confinato in un posto da dove non se nè può andare e il motivo si apprenderà più in là nel racconto. Ho anche imparato una parola nuova, ossia sbrecciare, visto che io conoscevo solo la versione senza “i”.

  • Bellissimo! Certo, un po’ corto lo è, questo incipit… Te lo faccio notare perché anche io, nella mia storia, scrivevo molto poco e poi, grazie ai numerosi commenti e ai consigli che mi hanno dato gli altri utenti su The Incipit, ho capito che provare a usare almeno 3000 caratteri su 5000 è una buona cosa. Perché ti aiuta a sviluppare di più la tua storia e a rapire il lettore, capisci? Ciao!

  • Oddio ti giuro sono stato troppo indeciso tra il punto di vista del cane e il proseguo del vagabondaggio dell’uomo.
    Wow, da tempo non venivo rapito così tanto da una storia. Le atmosfere che descrivi hanno portato anche me su quell’isola, dalla quale però mi hai riportato troppo presto alla realtà, con mio grande dispiacere; e questa è l’unica – mi permetto di dire grande – pecca: la durata troppo corta del capitolo.

  • Questa storia è scritta bene, con parole che trasmettono immagini chiare e nitide direttamente in testa. La conclusione finale è una vera chicca e mi fa venire voglia di sapere come la pensa il fedele (e finora l’unico, pare) amico sull’isola. Attendo di leggere con piacere ulteriori sviluppi!

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi