Il tempo del raccolto

Dove eravamo rimasti?

Cosa starà facendo la figura che il nostro protagonista intravede su un picco distante? Si ferma di colpo e solleva una mano in segno di saluto (60%)

Un segno

Mi appoggio con una mano alla pietra ruvida della casa. La figura distante sta immobile, appoggiata a quello che da qui sembra uno strano bastone o una pertica. Quello che mi preoccupa è l’altra mano. Sta salutando qualcuno. Mi volto di scatto, ma alle mie spalle c’è solo il granito delle rocce, intervallato da rovi di ginepro e dall’odore pungente delle bacche esplose in terra. 

“Sta salutando me?” mi chiedo mentre sollevo tentennante la mano in risposta a quel gesto. Il braccio dell’altro si blocca a mezz’aria, incorniciato per un attimo dai raggi del sole che si nascondono prima di scavallare il monte. Le montagne si scuriscono imbronciate e la figura diventa un’ombra tra le ombre, un’oscurità viva e in attesa.

La testa squadrata del cane rompe l’incanto e il ronzio dei pensieri che assediano la testa. Reagisco d’istinto, ficcando il braccio nell’unico rettangolo di pietra ancora accessibile. La mia mano rovista sulla credenza, guidata come un randagio cieco che fiuta una pista umida. Poi le dita sbattono sulla ghiera d’acciaio della lampada ad olio e risalgono con forza fino a toccare con presa salda la maniglia. Richiamo il braccio con il trofeo con cui fronteggiare la notte che avanza e il viaggio che ci aspetta.

Ormai camminiamo da ore, diretti verso la vecchia cava dei conigli ai piedi della montagna. Da lì, il sentiero dei minatori serpeggia verso l’alto, andando incontro a quel misterioso ospite che si aggira come me su quest’isola. Il tragitto è una serie intermittente di luci e ombre da attraversare con il braccio teso in avanti. Procedo a testa bassa, seguendo la coda irsuta del cane zizzagante. Anche lui è emozionato come me, fiuta un odore nuovo, la lingua a raccogliere gli odori notturni e la testa a scavare nel buio pesto.

Questo luogo non è sempre stato così. Le tracce di una cava, le vanghe spezzate e gli abiti consunti; sono i testimoni che abitano i ruderi qui intorno. Ricordi di un tempo in cui le schiene si spezzavano calando come un maglio sul granito, bagnando di sudore la terra in un coro di voci e di pietra spaccata. Ora sono pietre miliari, segnali e segni che popolano una rotta mentale, abitati dal mio sguardo che li percorre.

Mi fermo all’imbocco della piccola ferrata che conduce alla cattedrale del vento, un arco naturale che incornicia questi picchi smangiucchiati. Il cane scompare dietro la prima curva di roccia. 

Mi appoggio con la mano libera al passamano divorato dalla ruggine. Sollevo il braccio ad illuminare il sentiero e il metallo mi parla.

È una vibrazione simile al passaggio in lontananza di un treno, un tintinnare che attraversa il ferro e si propaga dal passamano fin lungo le mie dita. Qualcuno sta stringendo come me questa fune metallica. 

Lo strattone arriva improvviso, di riflesso mi aggrappo al passamano che scompare risucchiato da una forza inumana. La lampada ad olio si infrange sulla roccia, mentre punto i piedi cercando di resistere inutilmente.

Svolto l’angolo e sbatto contro una parete fatta di stracci e carne, le testa appoggiata come un bambino al petto sconosciuto di una madre o un padre ignoti. Continuo a tremare anche quando due braccia mi sollevano, gli occhi sono cuciti dal terrore e tutto ciò che sento è un respiro.

Il suo respiro.

Finalmente l'incontro. Cosa si troverà davanti il nostro protagonista?

  • Un energumeno strambo che lentamente inizia a divorarlo, senza però ucciderlo (33%)
    33
  • Una creatura femminile che lo adotta, trasformandolo nel suo animale da compagnia (17%)
    17
  • Un essere silenzioso che lo trasporta come un sacco verso un rifugio nascosto tra i monti (50%)
    50
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10 Commenti

  1. Mi è piaciuta la descrizione di ciò che il protagonista vive, che, attraverso le parole, è in grado di far visualizzare al lettore luoghi e oggetti. Ho apprezzato l’alternanza tra racconto in terza persona e i pensieri espressi in prima persona dal personaggio. In alcuni punti si potrebbe raccontare ciò che accade in modo diretto.

  2. L’inizio mi piace, è aperto a diverse possibilità, ed è comunque permeato del fascino dell’uomo che, s’intuisce, vive da solo confinato in un posto da dove non se nè può andare e il motivo si apprenderà più in là nel racconto. Ho anche imparato una parola nuova, ossia sbrecciare, visto che io conoscevo solo la versione senza “i”.

  3. Bellissimo! Certo, un po’ corto lo è, questo incipit… Te lo faccio notare perché anche io, nella mia storia, scrivevo molto poco e poi, grazie ai numerosi commenti e ai consigli che mi hanno dato gli altri utenti su The Incipit, ho capito che provare a usare almeno 3000 caratteri su 5000 è una buona cosa. Perché ti aiuta a sviluppare di più la tua storia e a rapire il lettore, capisci? Ciao!

  4. Oddio ti giuro sono stato troppo indeciso tra il punto di vista del cane e il proseguo del vagabondaggio dell’uomo.
    Wow, da tempo non venivo rapito così tanto da una storia. Le atmosfere che descrivi hanno portato anche me su quell’isola, dalla quale però mi hai riportato troppo presto alla realtà, con mio grande dispiacere; e questa è l’unica – mi permetto di dire grande – pecca: la durata troppo corta del capitolo.

  5. Questa storia è scritta bene, con parole che trasmettono immagini chiare e nitide direttamente in testa. La conclusione finale è una vera chicca e mi fa venire voglia di sapere come la pensa il fedele (e finora l’unico, pare) amico sull’isola. Attendo di leggere con piacere ulteriori sviluppi!

  6. Gambisilvia11 ha detto:

    Diventa sempre più intrigante…Riesco a immedesimarmi nel protagonista e faccio il tipo per lui!

  7. Michi ha detto:

    Mi è piaciuta la descrizione di ciò che il protagonista vive, che, attraverso le parole, è in grado di far visualizzare al lettore luoghi e oggetti. Ho apprezzato l’alternanza tra racconto in terza persona e i pensieri espressi in prima persona dal personaggio. In alcuni punti si potrebbe raccontare ciò che accade in modo diretto.

  8. Minollo ha detto:

    Ciao Paolo!
    Racconto strano, molto affascinante. La prima cosa che mi viene in mente è un’agonia, un’allegoria di un passaggio, forse a miglior vita.
    Sono curioso di vedere come andrà
    Ciao!

  9. L’inizio mi piace, è aperto a diverse possibilità, ed è comunque permeato del fascino dell’uomo che, s’intuisce, vive da solo confinato in un posto da dove non se nè può andare e il motivo si apprenderà più in là nel racconto. Ho anche imparato una parola nuova, ossia sbrecciare, visto che io conoscevo solo la versione senza “i”.

  10. c-7 ha detto:

    Bellissimo! Certo, un po’ corto lo è, questo incipit… Te lo faccio notare perché anche io, nella mia storia, scrivevo molto poco e poi, grazie ai numerosi commenti e ai consigli che mi hanno dato gli altri utenti su The Incipit, ho capito che provare a usare almeno 3000 caratteri su 5000 è una buona cosa. Perché ti aiuta a sviluppare di più la tua storia e a rapire il lettore, capisci? Ciao!

  11. Luca C. ha detto:

    Oddio ti giuro sono stato troppo indeciso tra il punto di vista del cane e il proseguo del vagabondaggio dell’uomo.
    Wow, da tempo non venivo rapito così tanto da una storia. Le atmosfere che descrivi hanno portato anche me su quell’isola, dalla quale però mi hai riportato troppo presto alla realtà, con mio grande dispiacere; e questa è l’unica – mi permetto di dire grande – pecca: la durata troppo corta del capitolo.

  12. Gambisilvia11 ha detto:

    Questa storia è scritta bene, con parole che trasmettono immagini chiare e nitide direttamente in testa. La conclusione finale è una vera chicca e mi fa venire voglia di sapere come la pensa il fedele (e finora l’unico, pare) amico sull’isola. Attendo di leggere con piacere ulteriori sviluppi!

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