Il tempo del raccolto

Dove eravamo rimasti?

Come cambierà il mondo dopo il gesto della creatura? L'uomo si getta dalla barca in preda al terrore, cercando scampo dall'incubo. (67%)

Senza fiato

Fuggo, cerco una via di scampo da questo inferno liquido che mi circonda. La lastra di alabastro che una volta era il mare si sta sgretolando sotto i colpi incessanti degli abitanti di sotto, richiamati come pesci affamati dal remo della creatura. Mi volto ancora una volta e cado e scivolo come una biglia su un piano inclinato, irreale eppure così dolorosamente presente.

La creatura non si è mossa, è ferma dove l’ho lasciata. Spicca sola e immobile, orgogliosamente ferma sulla prua della barca come un monito e una promessa. Nel momento esatto in cui ha calato il remo in mare, spezzando le lastre di ghiaccio come fiori calpestati, il fondo si è come illuminato, rivelando gli abitanti nascosti da quelle profondità abissali. La corsa del remo non si è fermata, allungandosi come una falange ciclopica che punta dritto verso il fondo, qualunque esso sia, dovunque conduca. 

Io ero lì, spettatore incredulo incapace di muovere anche la più piccola fibra, le mani gelate aperte e poggiate a forza su quella cornice rivelatoria e cangiante. Ho scrutato tra i riflessi del mare ghiacciato, incredulo e affascinato come un fanciullo davanti al mondo. Poi c’è stato un colpo, un’eco distante che risaliva quel fondo facendosi strada lungo quella corsia acquatica.

Poi, come un’immagine che via via si fa più nitida, ho scorto nell’abisso il legno del remo,  avvolto da spirali vegetali leggermente sospinte dalle correnti, placido giunco in uno stagno infinito. L’immobilità è durata due o tre respiri, per poi essere sostituita da un formicolare prima distante e poi sempre più vicino.

Meglio la fuga, una corsa infinita fino all’ultimo respiro piuttosto che assistere a quello spettacolo imminente. Dal fondo di quella terra sprofondata, attaccati con mani di morto e gambe avvinghiate al tronco di quel remo, frotte di cadaveri muovevano verso l’alto, ascendendo e superandosi l’uno con l’altro, travolgendo e precipitando di nuovo verso il basso, in una disperata ascesa verso l’aria. Non avevo raggiunto neppure mezza lega quando mi sono voltato per la seconda volta a guardare.

La creatura sulla barca aveva sollevato il braccio con cui stringeva il remo, i frutti di quella pesca immonda attaccati al legno e scaraventati sul mare ghiacciato. Poi ha puntato l’altra mano verso di me e ha steso il dito, tracciando una linea perfetta che ha tagliato il cielo, letteralmente.

I bordi dell’orizzonte sono caduti giù come una coperta sgualcita e dietro a quella quinta ho visto che non c’era fuga possibile, nessun orizzonte o porto da raggiungere. Mi sono arreso e ho pianto, mischiando il sale degli occhi con l’azzurro di quel mare notturno. Non avevo freddo, stavo così, disteso sulla superficie aspettando la creatura e la prossima rivelazione.

Guardando il cielo o quel che ne rimaneva ho anche sorriso, non so perché. Forse è così che succede a chi infine, con un sospiro smette di dibattersi e accetta ciò che verrà. 

Cosa verrà?

  • Dal cielo cominciano a staccarsi le stelle, precipitando come meteore dentro quel mare, salvando solo l'uomo e la creatura (20%)
    20
  • I morti dal basso trascinano con sé l'uomo, in un viaggio rivelatore negli abissi; desiderosi di donargli la loro verità (80%)
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  • La creatura raggiunge il fuggiasco e gli rivela i segreti di quel luogo (0%)
    0
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14 Commenti

  • Mi è piaciuta la descrizione di ciò che il protagonista vive, che, attraverso le parole, è in grado di far visualizzare al lettore luoghi e oggetti. Ho apprezzato l’alternanza tra racconto in terza persona e i pensieri espressi in prima persona dal personaggio. In alcuni punti si potrebbe raccontare ciò che accade in modo diretto.

  • L’inizio mi piace, è aperto a diverse possibilità, ed è comunque permeato del fascino dell’uomo che, s’intuisce, vive da solo confinato in un posto da dove non se nè può andare e il motivo si apprenderà più in là nel racconto. Ho anche imparato una parola nuova, ossia sbrecciare, visto che io conoscevo solo la versione senza “i”.

  • Bellissimo! Certo, un po’ corto lo è, questo incipit… Te lo faccio notare perché anche io, nella mia storia, scrivevo molto poco e poi, grazie ai numerosi commenti e ai consigli che mi hanno dato gli altri utenti su The Incipit, ho capito che provare a usare almeno 3000 caratteri su 5000 è una buona cosa. Perché ti aiuta a sviluppare di più la tua storia e a rapire il lettore, capisci? Ciao!

  • Oddio ti giuro sono stato troppo indeciso tra il punto di vista del cane e il proseguo del vagabondaggio dell’uomo.
    Wow, da tempo non venivo rapito così tanto da una storia. Le atmosfere che descrivi hanno portato anche me su quell’isola, dalla quale però mi hai riportato troppo presto alla realtà, con mio grande dispiacere; e questa è l’unica – mi permetto di dire grande – pecca: la durata troppo corta del capitolo.

  • Questa storia è scritta bene, con parole che trasmettono immagini chiare e nitide direttamente in testa. La conclusione finale è una vera chicca e mi fa venire voglia di sapere come la pensa il fedele (e finora l’unico, pare) amico sull’isola. Attendo di leggere con piacere ulteriori sviluppi!

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