Il tempo del raccolto

Dove eravamo rimasti?

Cosa verrà? I morti dal basso trascinano con sé l'uomo, in un viaggio rivelatore negli abissi; desiderosi di donargli la loro verità (80%)

Sussurri e...

Mani scarne e consunte mi trasportano in basso, avvolto da ogni parte dall’oscurità mormorante. Bocche si accalcano per arrivare prima al mio orecchio, ognuna gravida di storie e memorie. Un baccano implorante, accomunato da una supplica ricorrente; un passaggio verso l’alto, l’altrove che i disperati agognano come pesci dentro una bolla di cristallo. L’acqua ha riempito come un mantice silenzioso i polmoni ma il respiro non mi manca anzi, mi fa sentire stranamente più intimi i miei “vicini abissali”. Guardo dentro quegli occhi, svuotati come ciotole dal tempo e da pesci famelici. Sono simile a un otre, cucito e rammendato in quella poca pelle che ancora mi resta attaccata. Mi riempiono di storie, imprecazioni e sussurri fino allo sfinimento, per poi lasciarmi galleggiare placido sul foglio trasparente del mare. Sembrano soddisfatti, svuotati e in pace mentre mille mani mi sostengono dal basso.

Ora so.

La forma scelta dalla verità è davanti a me, un essere immane che danza silenzioso da eoni su questa realtà acquatica. Anche lui è un condannato, il remo e la chiglia di questa imbarcazione ricordi perenni di una missione che lo inchiodano alla cruda realtà. L’essere poggia un piede sulla lastra di alabastro marino e la fessura si richiude. Le voci però continuano a echeggiare dentro me, si disfano e si ricompongono, mischiando alfabeti, numeri e i volti degli scomparsi. Il mio corpo è diventato il confessionale, un orecchio spalancato che mi è impossibile richiudere. La creatura allunga la sua mano su di me, ci guardiamo in faccia silenziosi. Il remo passa di mano, l’essere lo rigira e lo soppesa per poi passarlo a me. Sbaglio, o tra quei denti sminuzzati e una carne in perenno conflitto ho visto spuntare un sorriso?

-Cosa vuoi che faccia?, – gli domando senza alzare gli occhi.

-Il primo è l’ultimo viaggio – risponde lui, mentre si accascia come una veste bagnata sul fondo della barca.

Cerco di sollevarlo con tutte le forze che mi restano, ma invano. Riesco solo a voltarlo su un fianco, una mano tremante che si appoggia al legno della barca tremante è l’unico segno che qualcosa lo anima ancora.

-Approdo – sussurra tra le labbra spaccate

-Non c’è nulla qui intorno! – Gli grido a due centimetri dal viso

È in quel momento che la punta della barca sbatte contro qualcosa. In quel preciso istante sollevo per la seconda volta lo sguardo dall’essere e guardo davanti a me. 

-Ormai neanche mi stupisco più, – dico tra me e me di fronte a quella maestosità silenziosa.

Una silenziosa meta attende i due, pronti a mettere piede su...

  • Un enorme foglio bianco, con un calamaio e una penna in bella mostra (0%)
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  • Una creatura ciclopica addormentata sul fianco (67%)
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  • Una baia desolata con una sola casa dalle finestre accese (33%)
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11 Commenti

  • Mi è piaciuta la descrizione di ciò che il protagonista vive, che, attraverso le parole, è in grado di far visualizzare al lettore luoghi e oggetti. Ho apprezzato l’alternanza tra racconto in terza persona e i pensieri espressi in prima persona dal personaggio. In alcuni punti si potrebbe raccontare ciò che accade in modo diretto.

  • L’inizio mi piace, è aperto a diverse possibilità, ed è comunque permeato del fascino dell’uomo che, s’intuisce, vive da solo confinato in un posto da dove non se nè può andare e il motivo si apprenderà più in là nel racconto. Ho anche imparato una parola nuova, ossia sbrecciare, visto che io conoscevo solo la versione senza “i”.

  • Bellissimo! Certo, un po’ corto lo è, questo incipit… Te lo faccio notare perché anche io, nella mia storia, scrivevo molto poco e poi, grazie ai numerosi commenti e ai consigli che mi hanno dato gli altri utenti su The Incipit, ho capito che provare a usare almeno 3000 caratteri su 5000 è una buona cosa. Perché ti aiuta a sviluppare di più la tua storia e a rapire il lettore, capisci? Ciao!

  • Oddio ti giuro sono stato troppo indeciso tra il punto di vista del cane e il proseguo del vagabondaggio dell’uomo.
    Wow, da tempo non venivo rapito così tanto da una storia. Le atmosfere che descrivi hanno portato anche me su quell’isola, dalla quale però mi hai riportato troppo presto alla realtà, con mio grande dispiacere; e questa è l’unica – mi permetto di dire grande – pecca: la durata troppo corta del capitolo.

  • Questa storia è scritta bene, con parole che trasmettono immagini chiare e nitide direttamente in testa. La conclusione finale è una vera chicca e mi fa venire voglia di sapere come la pensa il fedele (e finora l’unico, pare) amico sull’isola. Attendo di leggere con piacere ulteriori sviluppi!

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