Il tempo del raccolto

Dove eravamo rimasti?

Una silenziosa meta attende i due, pronti a mettere piede su... Una creatura ciclopica addormentata sul fianco (67%)

Il Testimone

La donna giace distesa su un fianco, completamente avvolta da una distesa di boschi che si perdono lungo il corpo ciclopico in un intrico di rami e radici. Ci siamo arenati qui, seguendo le indicazioni di questo misterioso compagno di viaggio che la sorte mi ha donato. L’aria qui sa d’estate e di rinascita, cancellando per un attimo il lezzo di quel mare che ci osserva silenzioso, popolato da occhi che ci scrutano. Qui i morti non osano emergere, ricacciati da un misterioso patto nella loro prigione marina. Man mano che il tempo passa, il mio compagno si fa più leggero, così riesco a caricarlo su una spalla e insieme ci trasciniamo verso quel monolite umano dormiente. 

Se è questo l’approdo di cui tanto blatera, magari il nostro viaggio è giunto al termine. La meta è questo piccolo continente disteso, tutto per noi. Raggiungiamo la donna verso mezzogiorno, a giudicare dalla posizione del sole. Il suo volto è un tempio ignoto senza età, nessuna emozione l’attraversa, fatta eccezione per una leggera piega del labbro, quasi a suggerire un leggero disappunto per qualcosa o qualcuno che verrà. Siamo noi il ronzio giunto da lontano a disturbare, quel minuscolo eppure significativo evento che la richiama al mondo. 

Ad aprirsi è un solo occhio, al centro un’iride rossa screziata di nero, enorme spirale dentro cui riusciamo quasi a specchiarci deformati. Questo l’unico dono che questo essere ci ha riservato. Un briciolo d’attenzione sufficiente a spezzarmi le gambe che mi abbandonano di colpo. Il mio compagno invece resiste immobile, piegato in avanti come un ramo che sfida i venti. Con lentezza disarmante si dirige verso quelle labbra verdastre che si schiudono, affamate di quel pasto promesso da tempo immemore. Lui non grida, non cerca di fuggire mentre il rosso dell’occhio si stringe a fessura e un rumore di ossa spezzate popola quei luoghi. Osservo appoggiato al remo il mio compagno scomparire, mentre l’occhio della creatura si richiude lentamente, sazio. Mi volto verso il mare e sento un mormorio che sale dal basso, un richiamo  a sprofondare in quel mare o la possibilità di restare su questa terra, in compagnia di una massa silenziosa che si nutre di offerte votive. Un tintinnare acuto richiama la mia attenzione. Le labbra della donna sono percorse da un tremito mentre qualcosa tocca terra. 

Mi avvicino lentamente, scostando le foglie e i rovi spinosi che la circondano. Le mie mani si battono prima di incontrare due monete, leggermente piegate e corrose dalla salsedine ma di monete si tratta. Due cerchi imperfetti dorati su cui non è raffigurato nulla e che rimiro incantato sul palmo della mano. Le ripongo in tasca e mi avvio verso la barca. Il ricordo dorato di quell’essere agonizzante mi accompagnerà a lungo e il viaggio è appena cominciato. La prima mano spunta dal mare come un fiore che sboccia dall’acqua, seguita da un’altra e un’altra ancora. Tutte, nessuna esclusa, a stringere due perle luminose baciate per sempre dal giallo del sole, identiche alla coppia che stringo in mano e che pesa come non mai… 

Quale storia si aprirà ora dopo il lascito delle monete?

  • L'accettazione di quelle monete trasporta l'uomo nel mondo reale e nei suoi orrori reali (50%)
    50
  • Il prezzo delle monete e l'avidità dell'uomo lo faranno sprofondare in mare (25%)
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  • Un destino segnato dal viaggio perenne, trasportando i morti in mare verso una meta sconosciuta (25%)
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11 Commenti

  • Mi è piaciuta la descrizione di ciò che il protagonista vive, che, attraverso le parole, è in grado di far visualizzare al lettore luoghi e oggetti. Ho apprezzato l’alternanza tra racconto in terza persona e i pensieri espressi in prima persona dal personaggio. In alcuni punti si potrebbe raccontare ciò che accade in modo diretto.

  • L’inizio mi piace, è aperto a diverse possibilità, ed è comunque permeato del fascino dell’uomo che, s’intuisce, vive da solo confinato in un posto da dove non se nè può andare e il motivo si apprenderà più in là nel racconto. Ho anche imparato una parola nuova, ossia sbrecciare, visto che io conoscevo solo la versione senza “i”.

  • Bellissimo! Certo, un po’ corto lo è, questo incipit… Te lo faccio notare perché anche io, nella mia storia, scrivevo molto poco e poi, grazie ai numerosi commenti e ai consigli che mi hanno dato gli altri utenti su The Incipit, ho capito che provare a usare almeno 3000 caratteri su 5000 è una buona cosa. Perché ti aiuta a sviluppare di più la tua storia e a rapire il lettore, capisci? Ciao!

  • Oddio ti giuro sono stato troppo indeciso tra il punto di vista del cane e il proseguo del vagabondaggio dell’uomo.
    Wow, da tempo non venivo rapito così tanto da una storia. Le atmosfere che descrivi hanno portato anche me su quell’isola, dalla quale però mi hai riportato troppo presto alla realtà, con mio grande dispiacere; e questa è l’unica – mi permetto di dire grande – pecca: la durata troppo corta del capitolo.

  • Questa storia è scritta bene, con parole che trasmettono immagini chiare e nitide direttamente in testa. La conclusione finale è una vera chicca e mi fa venire voglia di sapere come la pensa il fedele (e finora l’unico, pare) amico sull’isola. Attendo di leggere con piacere ulteriori sviluppi!

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