Il tempo del raccolto

Dove eravamo rimasti?

Quale storia si aprirà ora dopo il lascito delle monete? L'accettazione di quelle monete trasporta l'uomo nel mondo reale e nei suoi orrori reali (60%)

Respiro

Riapro gli occhi e sono di nuovo altrove. Nessun inferno sottomarino questa volta, nessuna isola o creatura ciclopica. Solo l’orizzonte del mare e una costa che si scorge in lontananza. Mi trovo su un gommone, a stringere l’acceleratore con le dita morse dal freddo. L’imbarcazione dondola sospesa e risale un muro d’acqua dopo l’altro, gonfia di passeggeri in precario equilibrio. Gli uomini occupano il bordo esterno, aggrappati come possono alla curva del gommone, poi ci sono gli anziani e al centro le donne e i bambini. Li ho disposti io così, viaggio dopo viaggio ho imparato le geometrie e i giusti incastri tra le persone, un po’ come quando si conosce il profilo di una costa o di un approdo nascosto.

C’è chi guarda fisso davanti a sé, quasi a voler scavalcare l’onda anche con lo sguardo. Altri hanno gli occhi affondati sul fondo della barca, persi tra le scarpe zuppe e le borse ammassate. Accarezzo le due monete che ho ancora in tasca e non mi stupisco della cosa. A ogni schizzo d’acqua gelida che mi precipita in faccia, ogni mio pensiero si ritrae. Ho gli occhi stretti a seguire le linee di una costa non più immaginata, una rotta a cui io solo riesco a dare una direzione e per cui questi disperati hanno speso più di una vita. Mentre avanziamo lentissimi e costanti, si affaccia per un attimo un barlume bagnato di sole. 

Il bianco delle onde ci nasconde e ci sprofonda, con il sole opaco che dondola sempre più in alto nel cielo. Riabbasso per un attimo lo sguardo sui passeggeri e lo vedo. In mezzo ai bambini si è fatto largo un anziano inginocchiato in preghiera. L’uomo ha i palmi delle mani rivolti verso l’alto, ad accogliere le gocce di pioggia che gli esplodono tra le dita. I suoi occhi guardano me e per un attimo, dentro quelle pupille annebbiate, scorgo un riflesso dorato. Un’onda attacca il fianco del gommone e la visuale si impenna verso il cielo plumbeo. Un coro di voci disperate rompe quell’incanto e la gravità ci precipita in mare tutti.

Tiro con forza il laccio del giubbotto di salvataggio e ringrazio la mia buona sorte. Il tessuto si gonfia e in un attimo dondolo sospeso a filo d’acqua. Siamo come pezzi spaiati di una scacchiera e in quel dondolio scorgo per un attimo il vecchio. È senza giubbotto di salvataggio, circondato dai bambini e dalle donne. La vita che lo anima ha preso il sopravvento su quel corpo in rovina. In preda a un delirio di sopravvivenza il vecchio cerca un appiglio e annaspa tra i corpi che gli sono accanto. Scorgo la testa di una donna spinta senza pietà verso il fondo da quelle mani raggrinzite. Le mie parole si perdono tra gli affanni e le urla. Non posso far altro che avvicinarmi. Al resto ci pensa la lama che affondo nella schiena dell’uomo. Una, due, tre volte. L’anziano si inarca al primo colpo e nei suoi occhi leggo un certo stupore, mentre sprofonda portandosi dietro mezze parole.

 La testa della donna riemerge dall’acqua, alla ricerca disperata d’aria. Lentamente, tutte le voci e le grida si affievoliscono, sopraffatte dall’immensità del mare.

I naufraghi non hanno raggiunto terra, sospinti in balia del mare...

  • L'uomo stringe ancora una volta le due monete d'oro che ha in tasca e.... (57%)
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  • Il racconto prosegue con gli ultimi pensieri dell'uomo prima di sprofondare (14%)
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  • Un'imbarcazione si avvicina lentamente (29%)
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13 Commenti

  • Mi è piaciuta la descrizione di ciò che il protagonista vive, che, attraverso le parole, è in grado di far visualizzare al lettore luoghi e oggetti. Ho apprezzato l’alternanza tra racconto in terza persona e i pensieri espressi in prima persona dal personaggio. In alcuni punti si potrebbe raccontare ciò che accade in modo diretto.

  • L’inizio mi piace, è aperto a diverse possibilità, ed è comunque permeato del fascino dell’uomo che, s’intuisce, vive da solo confinato in un posto da dove non se nè può andare e il motivo si apprenderà più in là nel racconto. Ho anche imparato una parola nuova, ossia sbrecciare, visto che io conoscevo solo la versione senza “i”.

  • Bellissimo! Certo, un po’ corto lo è, questo incipit… Te lo faccio notare perché anche io, nella mia storia, scrivevo molto poco e poi, grazie ai numerosi commenti e ai consigli che mi hanno dato gli altri utenti su The Incipit, ho capito che provare a usare almeno 3000 caratteri su 5000 è una buona cosa. Perché ti aiuta a sviluppare di più la tua storia e a rapire il lettore, capisci? Ciao!

  • Oddio ti giuro sono stato troppo indeciso tra il punto di vista del cane e il proseguo del vagabondaggio dell’uomo.
    Wow, da tempo non venivo rapito così tanto da una storia. Le atmosfere che descrivi hanno portato anche me su quell’isola, dalla quale però mi hai riportato troppo presto alla realtà, con mio grande dispiacere; e questa è l’unica – mi permetto di dire grande – pecca: la durata troppo corta del capitolo.

  • Questa storia è scritta bene, con parole che trasmettono immagini chiare e nitide direttamente in testa. La conclusione finale è una vera chicca e mi fa venire voglia di sapere come la pensa il fedele (e finora l’unico, pare) amico sull’isola. Attendo di leggere con piacere ulteriori sviluppi!

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