Un soffio di vita

Dove eravamo rimasti?

Cosa farà Dylan? Andrà alla festa insieme ad Adrien (67%)

Siamo frutti del caso

Il cuore gli batteva a mille. 

Sembrava calmo dal di fuori, impassibile, eppure ciò che aveva dentro -qualsiasi cosa fosse- ribolliva tanto da dolergli. 

Appena due ore prima era stato seduto nella sua stanza con in mano una lama affilata pronto a recidere l’ultimo esile filo rimasto a connetterlo alla vita, e ora era in piedi con un cocktail in mano, al solito posto. Si sentiva intrappolato in un sogno, un incubo tetro in cui il Dylan di poco prima era riuscito nel suo intento per risvegliarsi in un inferno in cui tutto era rimasto uguale. Persino il sapore nauseabondo dell’alcol che ingollava per smettere di pensare.  

“Proprio un bel tipo quel Johnny”, fece una voce dietro di lui, e una mano calò tenue sulla sua spalla, per richiamare la sua attenzione. Dylan sussultò impercettibilmente: si era quasi dimenticato di quel tipo che si era trascinato dietro, eppure era lui il motivo per cui si trovava lì. “Prima ti invita e poi sparisce dietro una bionda qualsiasi”. 

“Mi spiace averti trascinato fin qui” gli fece, scrollando le spalle, sentendosi improvvisamente in colpa. “Questo posto è una merda”. 

Adrien gli sorrise con quell’espressione vivace che già gli conosceva, Dylan intravide il brillio dei suoi occhi castani illuminati dalle fastidiose luci stroboscopiche. “Sicuro di reggere? Devi guidare”. 

“Sta’ tranquillo, tu e Johnny siete in buone mani” scherzò, con un ghigno che mal celava una profonda malinconia. Tu e Johnny tornerete a casa, io invece, se tutto va bene… Adrien continuò a sussurrargli qualcosa alle orecchie, ma la sua mente era ormai da tutt’altra parte. Sul ponte dell’autostrada dietro casa, per l’esattezza, in quel passaggio in cui sapeva le macchine corressero senza fermarsi, fino a quando…

Vrr. Il telefonò gli vibrò in tasca. Con una mossa rapida sbloccò lo schermo e lesse il nome di Cathy. Si fece strada tra la folla e rispose solo una volta fuori dal locale,  i bassi e le urla esaltate gli unici suoni ormai udibili, ovattati. 

“Sei uscito fuori di senno?” non gli aveva neanche dato il tempo di dirle ciao.

“Che succede?”

“Quel ragazzo…?!”

Con tutto quell’alcol in corpo impiegò qualche istante in più prima di ricordare il messaggio che le aveva mandato prima di uscire di casa. Qualcosa a proposito di quel tipo che era venuta a cercarla. 

“Adrien, sì. Dovevo uscire e non volevo lasciarlo solo a casa ad aspettarti, quindi me lo sono portato dietro”.

“Tu hai fatto cosa?”

“Perché non ti calmi e…” provò a dire, ma venne interrotto prima.

“Adrien non è un mio amico! E’ un maniaco, non dargli ascolto! Devi stargli alla larga!”

Per un attimo volle pensare fosse solo uno stupido scherzo, ma il tono della sorella, solitamente così calma e pacata, non dava spazio a dubbi ulteriori.

“Che vuoi dire…?”

“Per favore, non fargli più mettere piede a casa nostra”.

Fece per controbattere, ma giusto un attimo dopo aver dischiuso le labbra fu distratto dal suono di passi.

“Ah, sei qui”.

A quel punto, sarebbe stato capace di distinguere la voce di Adrien ovunque. D’istinto chiuse la chiamata e mise via il telefono, quasi fosse incandescente. 

“Già” esclamò, nervoso, sperando di suonare il più naturale possibile. “Torniamo dentro, allora…?”

“Perché?” esitò forse un attimo di troppo, una quantità di tempo sufficiente per far nascere nel cuore di Dylan un crescente senso di apprensione. Poi quello scoppiò in una risata così spontanea che anche lui si lasciò contagiare, e per un attimo gli venne da chiedersi se Cathy non avesse sbagliato persona. “L’hai detto tu che è un posto terribile”

“Lo è”.

Adrien annuì: 

“Non è il tipo di ambiente che mi piace frequentare,ma quando mi hai detto della festa ho pensato ti potesse fare comodo della compagnia”.

“Perché mai?”

“Neanche tu sembri esattamente a casa qui. La gente beve per trovare il coraggio necessario a parlare ad una sconosciuta e pagarle a sua volta da bere così da portarsela a letto. Tu bevi per stare solo qui fuori” scrollò le spalle, stringendosi nella sciarpa come gli aveva visto fare qualche ora prima. 

“Ci hai visto male: anch’io faccio certe cose” sorrise, ostentando sicurezza.

“Sì, ma non oggi”.

“E’ che oggi c’è qualcosa di diverso” disse, senza aggiungere ciò che avrebbe davvero voluto dirgli. E’ che oggi non sarebbe dovuto più nemmeno esistere, perché oggi sarei dovuto morire. 

“Andiamo” esclamò d’un tratto, dal nulla. 

“Andiamo? Che intendi? Andiamo via?”

Lui annuì, raggiante. 

“Ma c’è Johnny dentro e…”

“Johnny? Quello che chiami amico anche se non è stato in grado di leggere la tristezza nel tuo sguardo, stasera?” gli disse, puntandogli gli occhi addosso. “E credimi se ti dico che te lo si legge addosso a chilometri di distanza, e io non ti conosco neppure”.

Dylan sgranò gli occhi, sbigottito.

“Ma Johnny cos’è se non un frutto del caso? La vita per come la conosciamo, dopotutto, aveva una percentuale infinitesimale di essere creata dal nulla. Noi tutti siamo frutti del caso, perché non usare questo dono statisticamente improbabile per qualcosa di più che una bella scopata?”

Cosa farà Dylan?

  • Sospettoso per le parole della sorella, tornerà a casa lasciando Adrien e Johnny alla festa (0%)
    0
  • Resterà alla festa fino a tardi e accompagnerà Johnny e Adrien, come da programma (0%)
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  • Si fiderà di Adrien e andrà via con lui (100%)
    100
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4 Commenti

  1. Beeeello! Mi piace come scrivi, solo un piccolo appunto (anzi, due): nella frase “… ce l’aveva con sé stesso” quel “sé” deve andare andare sostituito con un “se”; in “Sta sera ci vediamo al Blue Star” bisogna scrivere “stasera”, dato che è una parola unica; e alla fine di un dialogo, dopo le virgolette, devi decidere se mettere il punto oppure no. Non so se hai capito, quindi ti faccio un esempio: nella frase “Scusa, non volevo spaventarti” non hai messo il punto, mentre in “… o magari riprova domani” l’hai messo.
    Ciao e, se vuoi, passa a trovarmi!

  2. c-7 ha detto:

    Beeeello! Mi piace come scrivi, solo un piccolo appunto (anzi, due): nella frase “… ce l’aveva con sé stesso” quel “sé” deve andare andare sostituito con un “se”; in “Sta sera ci vediamo al Blue Star” bisogna scrivere “stasera”, dato che è una parola unica; e alla fine di un dialogo, dopo le virgolette, devi decidere se mettere il punto oppure no. Non so se hai capito, quindi ti faccio un esempio: nella frase “Scusa, non volevo spaventarti” non hai messo il punto, mentre in “… o magari riprova domani” l’hai messo.
    Ciao e, se vuoi, passa a trovarmi!

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